Gli scrupoli di Maigret

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Gli scrupoli di Maigret
Titolo originale Les Scrupules de Maigret
Autore Georges Simenon
1ª ed. originale 1958
1ª ed. italiana 1960
Genere Romanzo
Sottogenere Giallo
Lingua originale francese
Serie Romanzi con Maigret protagonista
Preceduto da Maigret viaggia
Seguito da Maigret e i testimoni reticenti

Gli scrupoli di Maigret (titolo originale francese Les scrupules de Maigret) è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il Commissario Maigret.

Il romanzo è stato scritto dal 9 al 16 dicembre 1957 in Svizzera[1] e pubblicato per la prima volta il 25 giugno dell'anno successivo in Francia, presso l'editore Presses de la Cité.

È il cinquantaduesimo romanzo dedicato al celebre commissario.

Simenon non nasconde, in questo romanzo, la sua personale passione per la medicina in generale e per la psichiatria in particolare. Oltre al fatto che nello stesso periodo in cui il romanzo venne scritto, la fine degli anni cinquanta, la seconda moglie di Simenon comincia a manifestare i primi segni di psicosi[2].

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sono i primi giorni dell'anno e al Quai des Orfèvres l'atmosfera è molto calma, quasi noiosa. Il commissario è malinconico. Tanto più che la signora Maigret non sta bene: i primi acciacchi, le piccole riparazioni obbligate, lo spettro della vecchiaia. Xavier Marton, il responsabile del reparto giocattoli dei Grands Magasins nel quartiere del Louvre, uno specialista di trenini elettrici, vuole parlare con il commissario Maigret, e con lui soltanto, e il commissario accetta la sua visita anche se ascolta il racconto di Marton quasi superficialmente come se fosse assorto da altri e più importanti pensieri. Marton è convinto che la moglie sia una folle e che voglia avvelenarlo, ne parla a Maigret, ma prima di finire il suo racconto lascia l'ufficio del commissario approfittando di una sua momentanea assenza. Lo stesso giorno Maigret riceve la visita della moglie dell'uomo, la signora Gisèle Marton, la quale racconta a Maigret la sua versione della storia e cioè che il marito è reduce da una forte despressione causata a suo parere dal fatto che la signora Marton, grazie alla sua attività di commerciante di indumenti intimi, abbia più successo del marito. Marton torna al Quai il giorno successivo, parla di nuovo con Maigret che propone allo specialista di trenini un'altra visita psichiatrica: Marton ne aveva già fatta una dallo specialista in psichiatria e neurologia dottor Steiner, che aveva giudicato Marton sano. Marton accetta questa seconda visita, ma avverte Maigret che se la moglie dovesse avvelenarlo, prima di esalare l'ultimo respiro lui farà di tutto per ucciderla, sparandole. Nel frattempo Maigret, approfittando anche del periodo calmo al palazzo di giustizia, ordina alla sua squadra di indagare sulle abitudini dai Marton e viene a scoprire che la sorella di Gisèle, Jenny, vive con i Marton e che Xavier è apparentemente innamorato di lei. Dall'altra parte, Gisèle pare che abbia una relazione con il suo socio/datore di lavoro, il signor Harris (pseudonimo di Maurice Schwob). Maigret decide di mettere sotto sorveglianza la casa dei Marton e lascia il giovane Lapointe sul posto per tutta la notte, ma alla mattina viene scoperto il cadavere di Xavier Marton, avvelenato accidentalmente da Jenny: Xavier infatti aveva messo nella tazza del tè della moglie una quantità non letale di veleno. Jenny ne era al corrente, e sapeva anche che il signor Marton non avrebbe avuto il coraggio di uccidere la moglie e così aggiunge il veleno necessario a uccidere la sorella/rivale. La signora Marton però, come ormai faceva d'abitudine, scambia la sua tazza con quella del marito che muore nella notte.

Maigret si trova ad indagare su un delitto non ancora commesso. E, contraddicendo il suo normale modo di procedere, si affida ai libri di medicina e psichiatria e in questo senso consulta anche il dottor Pardon, suo amico. Non riesce a capire chi dei due coniugi Marton sia pazzo, e cerca tale risposta sui libri. Una volta abbandonata questa via, Maigret scopre che questa storia è molto simile a molte altre con cui lui si è trovato a che fare, e alla fine riesce a venirne a capo anche se troppo tardi.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta presso l'editore Presses de la Cité nel 1958.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1960, tradotto da Guido Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana "Il girasole. Biblioteca economica Mondadori" (n° 135). Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato in altre collane o raccolte tra gli anni sessanta e novanta[3] (dal 1992 nuova traduzione di Marianna Basile). Nel 2006 il romanzo è stato pubblicato presso Adelphi, tradotto da Margherita Belardetti, nella collana dedicata al commissario (parte de "gli Adelphi", al n° 290).

Film e televisione[modifica | modifica sorgente]

Due sono gli adattamenti del romanzo per la televisione:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il romanzo è il secondo scritto a Noland (dall'inglese nessuna terra) che è, chiaramente, un luogo immaginario. In realtà Simenon si trovava nella sua tenuta svizzera, il castello di Echandens nel cantone di Vaud, una delle sue residenze preferite.
  2. ^ Da Memorie intime, autobiografia di Simenon.
  3. ^ Le edizioni dei "Maigret"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]