Glenda León

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Glenda León (L'Avana, 1976) è un'artista cubana che opera nel campo del disegno, della video art, delle installazioni e della fotografia. León è interessata "all'incontro tra il visibile e l'invisibile, tra il suono e il silenzio, tra l'effimero e l'eterno".[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Glenda León nasce all'Avana, Cuba nel 1976.[1][2] Inizia gli studi di arti visive nel 1988 presso la Scuola 20 Ottobre dell'Avana.[2] Studia filologia all'Università dell'Avana, dove si laurea in Storia dell'Arte nel 1999.[1][2] Nel 2007 consegue il Master in Arte dei Nuovi Media presso l’Academia di Arte Superiore e Nuovi Media di Colonia, Germania.[1][2] Studia inoltre balletto classico al Centro Prodanza di Cuba per dieci anni (1990–1999).[2] Sin dall'inizio i lavori di León appaiono innovativi nel contesto dell'arte cubana per il suo particolare approccio all'arte concettuale.[3][4] Nelle sue opere utilizza materiali insoliti come fiori naturali e artificiali, capelli e gomme da masticare, inoltre realizza spesso installazioni audio e video.[3]

Il lavoro di León è riconosciuto a livello internazionale, ha infatti ottenuto il premio della Pollock-Krasner Foundation e residenze presso il Couvent des Recollets e la Foundation Brownstone a Parigi, e la Darling Foundry a Montréal.[1][2] Le sue opere sono state acquisite dalle collezioni permanenti di musei internazionali fra cui il Centro Pompidou, il Museo delle Belle Arti di Montréal e lo Houston Museum of Fine Arts.[2][1] Esse sono state inoltre recensite da importanti riviste d'arte fra cui Bomb Magazine, ArtNexus e ArtForum.[5][6][7] Tra i suoi lavori più noti ricordiamo Mundo interpretado, Tiempo perdido, Ascension silencieuse, Huella cósmica e i video Inversión, Cada respiro e Destino.[8][9][10][11]

Il suo spettacolo del 2012, Listening to Silence, si concentra sullo scorrere del tempo e sul silenzio tra le note musicali.[12] León pone numerosi carillon sulle pareti della sala e scrive su ognuno il nome di una diversa divinità.[13] Al centro un grande mucchio di sabbia con una clessidra in cima rappresenta il tempo perduto.[13] Nel 2013 i curatori Jorge Fernández Torres e Giacomo Zaza chiamano León a esporre al padiglione cubano della Biennale di Venezia, dove presenta Music of the Spheres, una scatola musicale sospesa su un’immagine del sistema solare in cui all'orbita di ogni pianeta è sovrapposto un pentagramma.[14][15][16] Le note musicali associate ai pianeti creano una sinfonia, e intorno alla stanza statue di divinità greche ascoltano in silenzio la musica delle sfere.[16]

L'opera del 2004 Habitat è un letto coperto da un tappeto di erba artificiale su uno sfondo che rappresenta il cielo.[17] Sulle federe sono stampate immagini di rocce, e sulle lenzuola immagini di terra.[17] Infine, sulla parete opposta al letto è appesa l'opera Noche de fantasia, che rappresenta un cielo stellato in cui le stelle sono composte da orecchini di zircone.[17] Dieci anni dopo Habitat e Noche de fantasia sono scelte dal curatore Gerardo Mosquera per essere esposte nella mostra Perduti nel paesaggio presso il Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, dal 5 aprile al 31 agosto 2014.[18]

Mostre personali[modifica | modifica wikitesto]

  • Shapes of the Instant, Centro Desarrollo de las Artes Visuales, L'Avana, Cuba, 2001
  • Magical Realities, Galería 23 y 12, L'Avana, Cuba, 2003
  • Flight of Reason, Galerie m:a contemporary, Berlino, Germania, 2005
  • El Ir y Venir de la Permanencia (Inner Sea), Centre d’Art Contemporain Optica, Montréal, Canada, 2006
  • Mar Interno, Le Plateau Espace Expérimental, Parigi, Francia, 2007
  • Flight of Reason, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, L'Avana, Cuba, 2008
  • Un Ruido Azul, Galeria Habana, L'Avana, Cuba, 2010
  • Delirios, Galerie Dominique Fiat, Parigi, Francia, 2010
  • Blue Noise, Galerie Pierre-François Ouellette Comtemporain, Montreal, Canada, 2010
  • Escuchando el Silencio, Galeria MagnanMetz Projects, New York, Stati Uniti, 2012
  • Delirios, Biennale dell'Avana, Cuba, 2012
  • Sueño de Verano, Biennale dell'Avana, Cuba, 2012
  • Bruit Bleu, Chateau des Adhemar, Montélimar, Francia, 2013
  • Hacia el Silencio, Galería Senda, Barcellona, Spagna, 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Glenda Léon, Darling Foundry. URL consultato il 23 giugno 2014.
  2. ^ a b c d e f g (EN) Glenda León, Glenda León – CV. URL consultato il 23 giugno 2014.
  3. ^ a b (ES) Wendy Navarro Fernández, Mariposas en el estómago in SalonKritik, 25 febbraio 2007. URL consultato il 23 giugno 2014.
  4. ^ (FR) Geneviève Marot, Glenda Léon — Notes sur la musique des choses in Spirale Magazine. URL consultato il 23 giugno 2014.
  5. ^ (EN) Magaly Espinosa, Glenda León in Bomb Magazine, 2003. URL consultato il 23 giugno 2014.
  6. ^ (EN) Alberto Barral, Glenda León in ArtNexus, 2012. URL consultato il 23 giugno 2014.
  7. ^ (EN) Allese Thomson, Glenda León in ArtForum, 15 febbraio 2013. URL consultato il 23 giugno 2014.
  8. ^ (EN) Glenda León, Glenda León — Sound Works. URL consultato il 23 giugno 2014.
  9. ^ Glenda León, Glenda León — Objects and Installations. URL consultato il 23 giugno 2014.
  10. ^ (EN) Glenda León, Glenda León — Videos. URL consultato il 23 giugno 2014.
  11. ^ Glenda León, Inversión, YouTube. URL consultato il 23 giugno 2014.
  12. ^ (EN) Glenda Leon: Listening to Silence, Magnan Metz Gallery, 2012. URL consultato il 23 giugno 2014.
  13. ^ a b Glenda León, Glenda León — Listening to Silence. URL consultato il 23 giugno 2014.
  14. ^ Biennale di Venezia: Cuba sedotta dalla classicità, Sky Arte, 27 maggio 2013. URL consultato il 23 giugno 2014.
  15. ^ (ES) Clelia Coussonnet, 55a Bienal de Venecia, Entrevista Exclusiva: Jorge Fernández Torres / Curador del Pabellón de Cuba, Uprising Art, 9 giugno 2013. URL consultato il 23 giugno 2014.
  16. ^ a b (EN) 55th Venice Biennale, Exclusive Interview: Glenda Leon / Cuban Pavilion, Uprising Art, 12 giugno 2013. URL consultato il 23 giugno 2014.
  17. ^ a b c (EN) Glenda León, Mattress Factory, 3 ottobre 2004. URL consultato il 23 giugno 2014.
  18. ^ Perduti nel paesaggio/Lost in Landscape, Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 2014. URL consultato il 23 giugno 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]