Glauco (Poseidone)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Glauco e Scilla (Glaucus und Scylla) di Bartholomäus Spranger.

Glauco (dal greco Γλαῦκος) è una figura della mitologia greca, figlio di Poseidone e di una Naiade.

Come il padre fu una divinità del mare. La sua figura appare ne Le Argonautiche di Apollonio Rodio e nelle Metamorfosi (libro XIII) di Ovidio.

Si incontra inoltre, la figura di questo personaggio all'interno del Paradiso, nel I canto (v.68).

Secondo la leggenda, nacque umano, praticò l'attività di pescatore in Beozia, la sua immortalità e la sua natura di divinità marina derivarono da un'erba magica. Un giorno posò il pescato su di un prato in cui mai nessuno aveva messo piede. I pesci, mangiando l'erba, riprendevano vita e si rigettavano in acqua. Incuriosito assaggiò quell'erba e subito il suo corpo mutò sembianze, assumendo una forma di coda di pesce nella parte inferiore.

Si ricordano i suoi amori, da quello per Scilla fino al tentativo di circuire Arianna.

Glauco cercò di sedurre Scilla senza successo, impedito da Circe che lo coprì di ridicolo.

La statua di Glauco[modifica | modifica wikitesto]

Jean-Jacques Rousseau nel Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini parla della statua di Glauco che, stando sotto il mare, si è riempita di incrostazioni fino a farlo assomigliare più a una belva mostruosa che a un dio. Questo esempio serve da metafora per l'uomo moderno il quale (come l'immagine di colui che è diventato un dio per mezzo di un'erba magica ma appare più simile a una bestia) evolvendosi nelle scienze e nelle arti, ha creduto di elevarsi ma in realtà, sostiene Rousseau, si è solo depravato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Mitologia greca