Giorgio Castriota Scanderbeg

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« Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi! »
(Scanderbeg a Dibra, appena tornato in Albania)
« Io ho lasciato la falsa fede di Maometto e sono ritornato alla vera fede Cristiana »
(scrive Giorgio Castriota Scanderbeg in una nota a Murad, Sultano ottomano)
Statua equestre di Giorgio Castriota Scanderbeg eretta in Piazza Albania a Roma (1940, scultore Romanelli).

Giorgio Castriota Scanderbeg (Gjergj Kastrioti Skënderbeu in albanese; Iskender Beg lingua turca ottomana; Croia, 6 maggio 1405Alessio, 17 gennaio 1468) è stato un condottiero e patriota albanese. Tra le figure più rappresentative del XV secolo, unì i principati dell'Epiro e d'Albania e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero turco ottomano a difesa della sua Albania, dell'Europa e della fede cristiana dall'invasione ottomana; per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di Atleta di Cristo e Difensore della Fede ed è considerato l'eroe nazionale dell'Albania.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Giovinezza

Giorgio Castriota Scanderbeg nacque a Croia da Giovanni Castriota (Gjon Kastrioti) principe di Croia (Krujë) e dalla principessa Vojsava Tripalda, originaria della valle Polog, nella parte nord-occidentale dell'attuale Repubblica di Macedonia.

Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo l'Albania fu occupata dalle forze ottomane le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi. Giovanni Castriota, principe di Kruje e padre di Giorgio Castriota Scanderbeg, fu uno dei signori ribelli all'occupazione ottomana contro cui il sultano Murad II infierì più pesantemente poiché Giovanni era uno tra i potenti ed indomiti condottieri avversi alla occupazione. Le forze ottomane catturarono i quattro figli maschi di Giovanni: Stanisha, Reposhi, Costantino e Giorgio e li tennero come ostaggi, conducendoli alla corte di Adrianopoli. Due di loro morirono, probabilmente uccisi, uno si fece monaco, mentre il quarto, Giorgio, combatté per i Turchi.

Alla corte del sultano, Giorgio Castriota si distinse per capacità ed intelligenza, parlava perfettamente, oltre all'albanese, il greco, il turco, il latino, il bulgaro e il serbo-croato. Divenne esperto nell'uso delle armi nonché di strategia militare, guadagnò a tal punto la stima e la fiducia del sultano, che gli diede il nome: Iskender[1] Beg, che gli Albanesi nazionalizzarono in Skënderbej.

[modifica] Ritorno in Albania

Dopo una serie di imprese militari portate a termine brillantemente nell'interesse dei Turchi, la fama del giovane Castriota giunse in Albania e si iniziò a sperare in un suo ritorno in patria. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel quartiere generale del sultano e lo informarono della drammatica situazione degli Albanesi, senza ottenere apparentemente risultati. Il 28 novembre 1443, il sultano diede incarico a Scanderbeg di affrontare una coalizione di eserciti cristiani a maggioranza ungherese guidati dal signore di Transilvania, János Hunyadi ("Il Cavaliere bianco") per riprendersi la Serbia, che il nobile ungherese aveva liberato dall'oppressione ottomana. Scanderbeg, probabilmente influenzato dalle suppliche della sua gente, disattese gli ordini del sultano scegliendo di non intervenire nello scontro e favorendo per giunta di fatto una colossale sconfitta turca. Poi, assieme ad altri suoi 300 fedelissimi albanesi che appartenevano al suo settore di esercito turco, decise di combattere per la causa nazionale albanese, con il suo gruppo di soldati si riprese il castello di Krujë, radunò i nobili e diede inizio alla attività di ricupero nei confronti del territorio occupato dai turchi. In rapidissima successione conquistò tutte le fortezze che erano state occupate.

Scanderbeg, conquistata la fortezza di Croia, si autoproclamò vendicatore della propria famiglia e del proprio Paese pronunciando queste famose parole: "Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi".

[modifica] Guerra contro i Turchi

Ritratto di Giorgio Castriota

Il 2 marzo 1444, nella cattedrale veneziana di San Nicola ad Alessio, Scanderbeg organizzò un grande convegno con la maggior parte dei principi albanesi, e con la partecipazione del rappresentante della Repubblica di Venezia; qui egli fu proclamato all'unanimità come guida della nazione albanese. Intanto il sultano Murad II, furioso per il tradimento del suo protetto, inviò contro gli albanesi, un potente esercito guidato da Alì Pascià alla testa, si disse, di 100.000 o addirittura 150.000 uomini. Al di là del fatto che raramente gli eserciti turchi eccedevano il numero di 20.000 uomini, per insormontabili problemi logistici - tanto più irrisolvibili quanto più si trattava di operare in ambienti montagnosi e forestati scarsamente abitati da contadini e allevatori - il contemporaneo impegno bellico dell'Impero contro il Beilikato di Karaman in Anatolia, condotto in persona dallo stesso Sultano ottomano Murad II, rende incredibile una simile cifra.
Lo scontro con le forze notevolmente inferiori di Scanderbeg avvenne, quali che fossero le consistenze numeriche, il 29 giugno 1444, a Torvjoll. I turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Scanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese, arrivò fino alle orecchie di Papa Eugenio IV il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l'Islam guidata da Scanderbeg[2][3][4]. L'esito dello scontro rese ancora più furibondo il sultano, che ordinò a Firuz Pascià di distruggere Scanderbeg e gli Albanesi e così il comandante ottomano partì alla testa di ben 15.000 cavalieri. Il Castriota lo attese alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445 e ancora una volta ne uscì vincitore. Le gesta di Scanderbeg risuonavano per tutto l'Occidente, delegazioni del papa e di Alfonso d'Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa. Scanderbeg si guadagnò i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo".

Ma Murad II non si rassegnava. Allora dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi il 27 settembre 1446: l'esito fu disastroso, si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.
Le imprese di Scanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare il Castriota. La battaglia del 3 luglio 1448 vide la sconfitta dei veneziani, che si vendicarono radendo al suolo la fortezza di Balsha.

Nel giugno del 1450, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 150.000 soldati, assediando il castello di Kruje. I Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso da Scanderbeg. Ma, anche se le straordinarie vittorie avevano inferto profonde ferite alle forze e all'orgoglio turco, avevano pure indebolito le forze albanesi e il Castriota, ben cosciente dei propri limiti, decise di chiedere aiuto ad Alfonso d'Aragona, che si rese disponibile riconoscendo a Scanderbeg il merito di essersi fatto carico di una durissima lotta contro i Turchi, che assai inquietavano la Corona napoletana.

Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze, che l'alleanza degli albanesi con il Regno di Napoli poteva far nascere, decise quindi di mandare due armate contro l'Albania; una comandata da Hamza Bey, l'altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza Bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia.

Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte, Skopje il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, il 7 settembre 1457 nella valle del fiume Mati. Infine, nel corso del 1458 in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Scanderbeg, altre tre armate turche furono sbaragliate.

La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che i suoi uomini a disposizione non furono mai più di 20.000, ed al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, il Castriota rifiutò ogni accordo e continuò la sua battaglia.

Nel 1459 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli albanesi costringendo Scanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopjë che vide i Turchi sconfitti, tanto da far retoricamente dire che il sogno di Maometto II di far giungere il potere musulmano fino a Roma s'era allora infranto. L'atto finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II ed il Castriota.

Ferdinando I nel 1464, in segno di riconoscimento per l'aiuto ricevuto da Scanderbeg, concesse al signore albanese i feudi di Monte Sant'Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo. Intanto, la morte di papa Pio II ad Ancona, il 14 agosto 1464, determinò il fallimento della grande crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano. Quest'ultimo, dopo aver fatto costruire nel giugno-luglio 1466 la fortezza di Elbasan, "avamposto che resistette a tutti gli attacchi degli albanesi",[5] nel settembre del 1464 incaricò Sceremet bey di muovere contro gli Albanesi, ma i Turchi furono nuovamente sconfitti. Il figlio di Sceremet bey fu catturato e rilasciato a fronte di un grosso riscatto.

L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco in prossimità di Ocrida, fu messo in fuga dalle forze albanesi.

Ancora una volta, nella primavera del 1466, Maometto II riunite forze imponenti, mosse contro gli albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Scanderbeg ad un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò nuovamente il suo esercito e, nell'estate del 1467, pose di nuovo l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi di attacco alla città, dovette rassegnarsi a sgombrare il campo.

La ostinazione di Maometto II si spiega facilmente col fatto che l'Albania non poteva essere aggirata; lasciarsi alle spalle intatta l'Albania di Scanderbeg sarebbe stato un errore strategico micidiale, appunto qualunque avanzata verso l'Europa cristiana dell'esercito ottomano lo avrebbe esposto al sicuro attacco alle spalle da parte di Scanderbeg, e Maometto II si sarebbe trovato tra due fronti; per di più Scanderbeg era divenuto un vero esperto in agguati e contrattacchi, e conosceva a perfezione le debolezze dell'esercito ottomano.

Nonostante i successi in imprese, alcune delle quali assolutamente straordinarie, Scanderbeg si rese conto che resistere alla pressione turca diventava sempre più difficile. La stessa preoccupazione convinse il doge di Venezia ad inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune, ma l'ambasciatore veneziano non poté portare a termine l'incarico perché Scanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468. Kruja, l'eroica cittadina, cadde nelle mani turche dieci anni dopo la sua morte. L'Albania alla fine fu occupata, ma per gli Ottomani ormai ogni possibilità di invasione dell'occidente europeo era svanita.

Erede di Giorgio Castriota fu Giovanni, il figlio avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti. Giovanni (a quel tempo era ancora un fanciullo) si rifugiò con la madre a Napoli, dove fu ospitato affettuosamente da Ferdinando d'Aragona, figlio d'Alfonso. Nel 1481, Giovanni radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, osannato dal popolo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché i turchi vanificarono immediatamente i tentativi del figlio di Scanderbeg.

[modifica] Le fonti storiche

Copertina del "Historia e jetës dhe veprave të Skënderbeut, princit të Epirit"

La prima biografia di Giorgio Castriota è opera di Marin Barleti, un sacerdote cattolico di Scutari, contemporaneo del Castriota. Egli si basò su testimonianze di alcuni dei valorosi condottieri al seguito del “primo cavaliere” e su documenti ufficiali dell’archivio di Venezia, dove Barleti si era rifugiato dopo la caduta di Scutari sotto il dominio turco ottomano. Scritta in latino, la Historia de vita et gestis Scanderbegi, Epirotarum principis venne pubblicata a Roma all’inizio del XVI secolo (1508-1510).

Un secolo più tardi Giovanni Maria Biemmi, prete di Brescia, trovò una biografia di Scanderbeg scritta da un autore anonimo di Tivari, che venne battezzato “il Tivarese” da Fan Stilian Noli. Il manoscritto originale dell’opera del Tivarese, datato 1480, è andato perduto: lo si conosce soltanto da riferimenti e citazioni del libro di Biemmi intitolato Istoria di Giorgio Castrioto Scander-Begh.

Un’altra testimonianza sulla vita di Castriota fu quella di Giovanni Musachio (Gjin Muzaka), appartenente alla famiglia feudale che governava la città di Berat. Gjin Muzaka ha combattuto accanto a Skanderbeg e visse in Albania ancora per undici anni dopo la morte dell’eroe; più tardi si trasferì a Napoli dove scrisse il libro Historia dhe trashegimi brez mbas brezi te familjes se Muzakeve (Historia e Genealogia della casa Musachia) nella quale narra le vicende di cui fu testimone diretto. Nel XIX secolo studiosi di nazionalità diverse, accantonando le tante opere dei due secoli precedenti, si sono occupati delle fonti originali conservate negli archivi del Vaticano, di Venezia, di Ragusa e di Istanbul. La scoperta di questi documenti ha posto sotto una luce diversa la vita e l’opera di Scanderbeg. Alcuni di questi studiosi lo nominano nelle loro lunghe e generiche opere che trattano il periodo in cui i Turchi dominarono i Balcani. Altri, come l’inglese Clement Moors, il francese Camille Paganelle, il tedesco Z. Pisko, hanno scritto lunghe biografie su Castriota. Il lavoro maggiore si deve agli eruditi Thalloczy, Jireçek e Shufflay, i quali raccolsero e pubblicarono una collezione di documenti che costituisce un'opera monumentale per l’Albania del XIX secolo.

[modifica] Discendenti

La famiglia Castriota Scanderbeg, alla morte di Giorgio[6], ottenne dalla corona aragonese il ducato di San Pietro in Galatina e la contea di Soleto (Lecce, Italia). Giovanni, figlio di Scanderbeg, sposò Irene Paleologo, ultima discendente della famiglia imperiale di Bisanzio. In virtù di tale imparentamento, i membri della famiglia Castriota Scanderbeg oggi sono tra i discendenti diretti degli ultimi imperatori di Costantinopoli[7].

Attualmente esistono due linee della famiglia Castriota Scanderbeg d'Albania, una delle quali discende da Pardo e l'altra da Achille, entrambi figli naturali del Duca Ferrante, figlio di Giovanni e nipote di Scanderbeg. Entrambe fanno parte da secoli della nobiltà italiana e membri del Sovrano Militare Ordine di Malta con prove di giustizia[8]. L'unica figlia legittima del Duca Ferrante, Erina, nata da Adriana Acquaviva, ereditò lo Stato paterno, portando il ducato di Galatina e la contea di Soleto nella famiglia Sanseverino dopo il suo matrimonio con il principe Pietrantonio Sanseverino, conte di Tricarico.

[modifica] Leggende

  • Durante una furente battaglia contro i Turchi che si prolungò oltre il tramonto, lo Skanderbeg ordinò ad alcuni suoi soldati di recuperare un branco di capre, fece legare delle torce accese alle loro corna e le liberò in direzione delle file dei soldati turchi a notte inoltrata. I Turchi credendo di essere assaliti da preponderanti forze nemiche batterono in ritirata. Per l'importante servigio reso dall'animale il nostro eroe decise di assumerlo come suo emblema e raffigurarlo sul suo elmo.
  • Un partecipante alla spedizione contro la Macedonia disse “il loro guerriero più debole è paragonabile al più forte dei nostri guerrieri turchi”.
  • Narra una leggenda che Scanderbeg sul punto di morte ordinasse al figlio di sottrarsi dalla vendetta turca fuggendo in Italia; gli disse inoltre che appena fosse sbarcato sulla spiaggia avrebbe trovato un albero presso cui legare il suo cavallo e la sua spada e per sempre quando avesse soffiato il vento i turchi avrebbero sentito la spada di Skanderbeg volteggiare nuovamente nell'aria e il suo cavallo nitrire e, per paura, non lo avrebbero seguito.
  • Nel suo letto di morte, Scanderberg ordinò, fra tutte le persone riunite accanto a lui, ad un bambino di andare fuori, raccogliere tanti pezzetti di legno e di queste farne un mazzo. Al suo ritorno, Scanderberg sfidò i presenti a spezzare questo mazzo, ma nessuno di essi riuscì nell'impresa. Fu così che il nostro eroe disse allora al giovane di disfare il mazzo e romperli uno per volta... Concluse dicendo: "Con questo gesto, io, vi volevo dimostrare che se restate tutti uniti nessuno potrà mai spezzarvi, ma dividendovi anche un solo bambino potrà condurvi alla morte". Detto questo spirò.
  • Appena diffusasi la notizia della morte di Skanderbeg, i Turchi decisero di assalire le forze albanesi in virtù del basso morale che l'avvenimento aveva generato. I luogotenenti albanesi allora decisero di ricorrere ad un singolare stratagemma: presero dal letto di morte il corpo esanime del loro condottiero e lo issarono sul suo cavallo, spronandolo in battaglia con dietro tutto il suo esercito. I Turchi, sentitisi ingannati dalla falsa notizia circa la sua morte, batterono in ritirata.
  • Durante gli anni in cui i turchi provavano a conquistare l'impero di Skanderbeg, la strada che portava a Kruje, fu chiamata “jezitjoll”, cioè la via del diavolo.

[modifica] Arte, musica e letteratura

[modifica] Monumenti

  • Il palazzo a Roma dove risiedette Scanderbeg negli anni 1465-1466 porta ancora il suo nome, sebbene non offra purtroppo testimonianze delle sue gesta, ma ospiti oggi il "Museo Nazionale delle Paste Alimentari". Nella città è anche presente una statua a lui dedicata, situata a piazza Albania.
  • Gli è dedicata la piazza principale di Tirana.
  • Un monumento[9] a Scanderbeg è stato inaugurato nel 1968 a Bruxelles dagli immigrati albanesi per celebrare i 500 anni della sua morte.
  • A Fermo nel 2005 per celebrare 600 anni della sua nascita e stata inaugurata una piazza intitolata Giorgio Castriota Scanderbeg Eroe Albanese, e due anni dopo, nel 2007, per l'occasione della festa Nazionale Albanese 95º anniversario d'indipedenza, con il contributo dell'Associazione Skanderbeg a Fermo, è stato inaugurato il busto del Eroe.
  • In Umbria, presso il Castello di Castelleone, un'antica fortezza feudale di origini medioevali nei pressi di Deruta (Perugia), è presente una statua equestre a dimensioni naturali di Giorgio Castriota Scanderbeg. La grande scultura è posizionata sulla cima della cosiddetta Torre Longobarda del castello, risalente al XII sec. Secondo recenti ricerche storiche svolte presso gli Archivi Vaticani e la Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, il Castriota, proprio dalla sommità di quest'antica torre, avrebbe incitato i Perugini alla Crociata contro i Turchi di cui l'aveva incaricato Papa Pio II Piccolomini e che lo aveva indotto, attorno agli anni 1465/66, a risalire da Roma la Valle del Tevere fino a Perugia Vecchia.
  • Il Palazzo Castriota o Palazzo del Tufo, ubicato a Napoli, è uno dei principali palazzi monumentali della Città. Si trova in via Santa Maria di Costantinopoli e costituisce un bell'esempio di architettura rinascimentale e barocca. L'edificio, che appartenne ai Castriota de Scanderbeg, presenta una facciata ornata mediante un semplice parametro in mattoni con alto basamento sul quale si apre il portale a conci alterni in marmo.
  • A Rochester Hills, Michigan, presso St. Paul Albanian Parish è stato eretto il primo monumento a lui dedicato degli Stati Uniti.
  • In molti dei paesi Albanesi d'Italia (Arbëreshë) la piazza centrale è dedicata a Giorgio Castriota Scanderberg ((Gjergj Kastrioti Skënderbeu)).

[modifica] Musica

[modifica] Letteratura

Dopo la prima guerra mondiale padre Fan Stilian Noli, prete ortodosso, filosofo, storico e scrittore albanese, pubblicò nel 1921 l’opera Istorinë e Skënderbeut (La storia di Skanderbeg), riscuotendo ben presto una straordinaria popolarità, al punto d'essere quasi imparata a memoria da tutti gli studenti delle scuole dell'Albania libera. Dopo la seconda guerra mondiale pubblicò un altro libro sulla storia di Castriota in lingua inglese, un’analisi scientifica e critica delle opere di tutti i precedenti autori che avevano scritto la biografia dello Scanderbeg. In questo lavoro del 1947 Noli cercò di distinguere i fatti storici dalle leggende e dai pregiudizi, interpretando e ponendo Castriota allo stesso livello di un comandante di guerriglia dei tempi più moderni.

Nel 1937 Thanas Gegaj presentò una tesi in francese, nell’Università belga di Louvain, intitolata L’Albanie et l’invasion au XVe siècle.

All'eroe nazionale dell'Albania e alla sua epopea sono riferite decine di leggende e tradizioni locali, e dedicate numerose opere di narrativa: tra queste meritano di essere ricordati il George Kastioti Scanderbeg del 1962 di Naim Frasheri, considerato il fondatore della letteratura nazionale albanese, il romanzo Kështjella (I Tamburi della Pioggia, lett. La Fortezza) del 1970, del più noto scrittore contemporaneo albanese, Ismail Kadare. La presenza di Scanderbeg in Italia è stata raccontata nel romanzo storico Skanderbeg-La campagna d'Italia di Alban Kraja. Gli atti eroici di Scanderbeg, di suo figlio Giovanni e di suo nipote Giorgio Castriota i Ri sono raccontati sotto forma romanzata nel libro Il mosaico del tempo grande di Carmine Abate.

[modifica] Cinema

Fu presentato al Festival di Cannes del 1954 e vinse il titolo come miglior regista Sergei yutkevich

[modifica] Galleria

[modifica] Note

  1. ^ Versione turca del nome Alessandro.
  2. ^ Giorgio Castriota Scanderbeg, di Barbara Barletta, Personaggi del Medioevo
  3. ^ Famiglia Castriota Scanderbech
  4. ^ InStoria - Scanderbeg
  5. ^ Robert Mantran, Storia dell'impero ottomano, Lecce, Argo, 1999, p. 113.
  6. ^ Edward Gibbon, History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Vol. 6, Scanderbeg section, 1788.
  7. ^ Steven Runciman, The fall of Costantinople 1453, Cambridge University Press, 1990. Curiosamente, il Consiglio di Stato della Repubblica italiana negli anni novanta del secolo scorso ha ospitato nelle sue sezioni giurisdizionali due discendenti delle due famiglie: Giovanni Paleologo e Giulio Castriota Scandenberg.
  8. ^ Archivio del Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta, Napoli.
  9. ^ Immagine del Monumento di Scanderberg a Bruxelles.

[modifica] Bibliografia

  • Giorgio Sfranze, Paleologo Grandezza e caduta di Bisanzio, Palermo, Sellerio 2008, ISBN 88-389-2226-8
  • Alban Kraja, Skenderbeg - La Campagna d'Italia, Roma-Rimini 2003.
  • Tajar Zavalani, Historia e Shqipërisë, 2 vol., Londra 1961-1966.
  • Jaho Brahaj - Skender Sina, Gjergj Kastrioti Skënderbeu, Tirana 1967.
  • Gino Pallotta, Skanderbeg Principe degli Albanesi, 1968.
  • Anton Logoreci, The Albanians, Londra 1977.
  • Papàs Lino Bellizzi, Giorgio Kastriota Skanderbeg - Monografia su Villa Badessa.
  • Deuxième Conférence des études albanologiques à l'occasion du 5e centenaire de la mort de Georges Kastriote Skanderbeg (Tirana, 12-18 gennaio 1968), Tirana 1969-1970.

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