Giustiniano II di Bisanzio
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Solidus di Giustiniano II.
Giustiniano II Rinotmeto (cioè "naso tagliato", greco: Ιουστινιανός Β΄ο Ρινότμητος) (699 – Costantinopoli, dicembre 711) è stato un imperatore bizantino che regnò per due volte, nel 685-695 e dal 704 alla morte. Figlio di Costantino IV e di Anastasia, fu l'ultimo rappresentante della dinastia eracliana o eraclidea. A lui si deve tra l'altro la definitiva unificazione degli uffici di imperatore e di console, cui conseguì l'effettiva abolizione del secondo titolo.
Indice |
[modifica] Primo regno
Giustiniano salì al trono nel 681, associato dal padre quale co-imperatore, rimanendo, alla morte di questi nel 685, quale unico sovrano all'età di sedici anni. Spostatosi con Eudocia, grazie alle vittorie del padre egli ereditava un regno sicuro, con una stabile situazione nelle province orientali.
Dopo un primo scontro con gli Arabi in Armenia, Giustiniano si adoperò per incrementare il tributo annuo pagato dal califfo omayyade e per riguadagnare il controllo di una parte di Cipro, mentre i due imperi si spartivano il controllo di Armenia e Iberia. Nel 687, come parte del suo accordo con il Califfato, egli ordinò la deportazione di 12000 cristiani maroniti dal Libano, che continuavano ad opporsi agli Arabi.
La sostanziale tranquillità sui confini orientali permise nello stesso anno a Giustiniano di rivolgersi ai Balcani, invasi dalle tribù degli Slavi: trasverì la cavalleria dall'Anatolia alla Tracia e tra il 688 e il 689 sconfisse i Bulgari in Macedonia, riprendendo possesso di Tessalonica, la seconda città dell'impero in Europa. Gli sconfitti vennero deportati in Anatolia, dove andarono a costituire una forza militare di 30000 uomini.
Vittorioso, l'imperatore pensò quindi di rivolgersi contro gli Arabi, ma venne sconfitto a Sebastopoli nel 691.
Frattanto, la sanguinosa persecuzione dell'eresia manichea e la soppressione delle tradizioni popolari di origine non cristiana provocarono dissensi in seno alla Chiesa e spinsero l'imperatore a convocare a Costantinopoli il cosiddetto concilio in Trullo. Le decisioni del concilio causarono un aperto scontro con la Chiesa di Roma e Giustiniano ordinò l'arresto di papa Sergio I. Ma l'uso della forza fallisce, perché impedito dalla ribellione delle truppe romane, ravennati e della Pentapoli: è la prima volta che un imperatore romano non riesce a far valere la sua forza su di un pontefice.
Questo episodio, accompagnato all'occupazione dell'Armenia da parte degli Arabi nel 694 e al crescente risentimento per lo sperpero di risorse attuato dagli agenti di Giustiniano, Stefano e Teodoto, per la realizzazione di costose opere edilizie e nel mantenimento del sontuoso stile di vita della corte, provocò la ribellione. Nel 695 Leonzio venne acclamato imperatore e Giustiniano venne deposto, privato del naso (un tipo di amputazione ricorrente in un sistema in cui la menomazione fisica risultava parametro sufficiente per precludere l'accesso al trono) ed esiliato a Cherson, in Crimea.
[modifica] Esilio
Mentre nella capitale il breve regno di Leonzio veniva rovesciato nel 698 da Tiberio Apsimaro, ammiraglio della flotta, acclamato imperatore come Tiberio III, Giustiniano riusciva ad acquisire sempre maggiore influenza su Cherson, suo luogo di relegazione. Quando questa condizione divenne troppo pericolosa, nel 702-703 le autorità decisero il suo trasferimento a Costantinopoli, nelle mani del nuovo basileus. Avvisato, Giustiniano fuggì riparando presso i Kazari, venendo entusiasticamente accolto dal khan Ibusirus Glibanus, che gli diede in sposa la sorella, che assunse il nome bizantino di Teodora.
Giustiniano si trasferì quindi nella città di Fanagoria, sulle rive del mar d'Azov. Da Costantinopoli, però, l'imperatore Tiberio sobillò Busir a consegnargli la testa di Giustiniano e questi accettò di tradirlo. Buzir inviò quindi due ufficiali, Papatzys e Balgitzin, con l'ordine di assassinare il cognato. Questi, però, avvisato dalla moglie Teodora, strangolò con le proprie mani i due e raggiunse quindi a Cherson i suoi sostenitori, da dove ripartì diretto a Ovest attraverso il mar Nero.
Si presentò quindi ai Bulgari, suoi antichi nemici, venendo accolto dal khan Tervel, che gli fornì tutta l'assistenza necessaria a riguadagnare il trono di Bisanzio, in cambio della promessa del titolo e dell'appannaggio di Cesare, della mano della figlia di Giustiniano, Anastasia, e di cessioni territoriali.
Nella primavera del 704, dunque, Giustiniano fu in grado di presentarsi sotto le mura di Costantinopoli forte di 15000 cavalieri bulgari. Non potendo però sperare di prendere la città con la forza, penetrò con pochi uomini le difese attraverso un condotto idrico che passava al disotto delle fortificazioni, congiungendosi con i suoi sostenitori all'interno della città. Nella notte le porte furono aperte e Giustiniano prese il controllo della città.
[modifica] Secondo regno
Rompendo la tradizione che impediva l'incoronazione di chi portasse mutilazioni fisiche, Giustiniano indossò un naso d'oro e riprese il diadema imperiale. Tiberio e il predecessore Leonzio, prelevato dalle prigioni, vennero giustiziati assieme ad un gran numero di loro sostenitori. Il patriarca Callinico I, reo di aver incoronato Leonzio e Tiberio, venne accecato. L'intero impero è pervaso da un'ondata repressiva.
Tornato imperatore, Giustiniano incoronò Tervel quale Cesare, ottemperando a tutte le clausole del loro accordo.
Contemporaneamente, stando alle cronache di Teofano al Chronographikon syntomon del patriarca Niceforo I, egli inviò nel 705 una flotta nel mar d'Azov per ottenere con la forza dal cognato Busir la restituzione della moglie Teodora, che egli ancora teneva in custodia. Una tempesta disperse però le navi di Giustiniano, ma Busir rispose comunque che egli era libero di reclamare la moglie, senza bisogno di guerra, semplicemente inviando degli emissari per scortarla. Quando la moglie giunse a Costantinopoli nel 706 recava con sé il figlio di Giustiniano, Tiberio: l'imperatore incoronò quindi la moglie col titolo di Augusta e pose il figlio quale co-imperatore, per assicurargli la successione.
Nel 708 Giustiniano ruppe l'accordo con Tervel, muovendo guerra ai Bulgari, apparentemente per riprendere i territori ceduti al momento dell'incoronazione, venne però sconfitto e bloccato ad Anchialo e quindi costretto a ritirarsi. La pace con Tervel venne rapidamente ricostruita, ma nel 709-711, però, gli Arabi attaccarono l'Asia minore, occupando la Cappadocia e molte fortezze della Cilicia, ma la resistenza di Giustiniano fu blanda, essendo l'imperatore più interssato a punire i suoi nemici a Cherson e soprattutto in Italia e a Ravenna. Ordinò a papa Costantino di piegarsi alle decisioni del concilio di Trullo e contemporaneamente scatenò nel 709 una spedizione punitiva su Ravenna che si risolse in un massacro. L'anno successivo il papa giunse quindi a Costantinopoli accogliendo alcune delle richieste dell'imperatore e ristabilendo le relazioni con la corte.
L'imperatore si rivolse quindi alla riorganizzazione dello Stato, gettando le basi dell'organizzazione tematica dell'impero e appoggiando i diritti dei contadini liberi e dei piccoli proprietari, che costituivano il principale bacino di reclutamento per l'esercito.
Il governo tirannico di Giustiniano provocò però una nuova rivolta contro di lui, partita da Cherson, dove era stato esiliato il generale Filippico Bardanes, sostenitore dei monoteliti. La città resistette contro le truppe inviate a reprimere la rivolta, che passarono in massa dalla parte dei ribelli. Filippico mosse quindi su Costantinopoli, assediandola.
Giustiniano, che si trovava in quel momento con le truppe in marcia verso l'Armenia, con l'intenzione di sottrarla agli Arabi, marciò quindi a tappe forzate per soccorrere la città, ma non riuscì a raggiungerla in tempo. Forte dell'appoggio degli oppositori di Giustiniano, terrorizzati all'idea del ritorno dell'imperatore, Filippico era entrato in città, venendo proclamato nuovo basileus.
Giustiniano venne arrestato e giustiziato ancora fuori dalla città nel dicembre del 711 e la sua testa mozzata consegnata come trofeo a Filippico. Quando seppe dell'accaduto, la madre di Giustiniano cercò di portare al sicuro il nipote sedicenne e co-imperatore Tiberio, nel santuario di Santa Maria delle Blacherne, ma gli emissari di Filippico li raggiunsero e trascinarono il ragazzo, che si era disperatamente aggrappato all'altare, fuori dalla basilica, uccidendolo e ponendo così fine alla dinastia dei discendenti di Eraclio.
La testa mozzata di Giustiniano venne in seguito inviata a Roma e Ravenna per essere esposta alla vista del popolo.
[modifica] Bibliografia
- Georg Ostrogorsky. Storia dell'Impero bizantino. Milano, Einaudi, 1968. ISBN 8806173626
- Gerhard Herm. I bizantini. Milano, Garzanti, 1985.
- John Julius Norwich. Bisanzio . Milano, Mondadori, 2000. ISBN 8804481854
- Silvia Ronchey Lo stato bizantino. 2002. Torino, Einaudi. ISBN 8806162551
- Aleksandr Petrovič Každan Bisanzio e la sua civiltà. 2004. 2a ed. Bari, Laterza. ISBN 8842046914
- Giorgio Ravegnani. La storia di Bisanzio . Roma, Jouvence, 2004. ISBN 8878013536
- Giorgio Ravegnani. I bizantini in Italia . Bologna, il Mulino, 2004.
- Ralph-Johannes Lilie. Bisanzio la seconda Roma . Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0286-5
- Alain Ducellier. Bisanzio (IV-XV secolo) . Milano, San Paolo, 2005. ISBN 8821553663
- Giorgio Ravegnani. Bisanzio e Venezia . Bologna, il Mulino, 2006.
- Giorgio Ravegnani. Introduzione alla storia bizantina . Bologna, il Mulino, 2006.
- Giorgio Ravegnani. Imperatori di Bisanzio . Bologna, Il Mulino, 2008. ISBN 978-88-15-12174-5
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Giustiniano II di Bisanzio
| Predecessore: | Imperatore bizantino | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Costantino IV | 681-695 | Leonzio | I |
| Tiberio III | 705-711 | Filippico | II |
| con Costantino IV (681-685) Tiberio IV (706-711) |

