Giuseppina Grassini

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Giuseppina Grassini
nel ruolo di Zaïra (1804)
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Giuseppina Maria Camilla Grassini, anche Josephina (Varese, 18 aprile 1773Milano, 3 gennaio 1850), è stata un contralto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi formata musicalmente sotto la guida della madre, violinista dilettante, e di Domenico Zucchinetti a Varese e di Antonio Secchi a Milano, debuttò nel mondo dell'opera nel 1789 a Parma cantando ne La pastorella nobile di Guglielmi e l'anno seguente alla Scala di Milano in tre opere buffe tra cui La bella Pescatrice dello stesso autore e La cifra di Antonio Salieri. Non avendo tali prime esecuzioni di carattere comico avuto particolarmente successo, la Grassini fu indotta a riprendere lo studio del canto e a volgersi verso il genere drammatico.

Gli esordi e l'apice della carriera italiana[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1792 ella tornò pienamente attiva esibendosi nei teatri di Vicenza, Venezia, nuovamente Milano, Napoli e Ferrara. Cantò, tra l'altro, nella prima rappresentazione alla Scala dell'Artaserse di Zingarelli (1793), nella première del Demofoonte di Portugal (1794), nell'Orfeo ed Euridice di Bertoni (Euridice), nel Telemaco nell'isola di Calipso di Mayr (première 1797), nell'Artemisia di Cimarosa (première 1797) e ne La morte di Semiramide di Nasolini, in occasione della prima rappresentazione alla Fenice nel 1798 (ruolo del titolo). Il suo anno di gloria fu comunque il 1796 quando creò due ruoli che sarebbero rimasti in repertorio alcuni decenni e famosi poi fino ai giorni nostri, in entrambi i casi a fianco del sopranista Girolamo Crescentini che fu anche suo prezioso maestro e ai cui insegnamenti rimase fedele per tutta la sua vita artistica. Per lei, infatti, Nicola Zingarelli scrisse la parte di Giulietta nella sua opera Giulietta e Romeo, andata in scena alla Scala di Milano il 30 gennaio, mentre Domenico Cimarosa compose il ruolo di Orazia ne Gli Oriazi e i Curiazi, andati invece in scena nell'altro grande teatro dell'Italia Settentrionale, La Fenice di Venezia, il 26 dicembre. In quello stesso anno, la Grassini partecipò anche alla prima di una terza opera, l'Issipile di Gaetano Marinelli, la quale non riportò però un successo neanche paragonabile a quello delle altre due.

Il periodo napoleonico e il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 giugno 1800, poco prima della vittoria di Marengo, alla Scala di Milano, mentre interpretava La vergine del sole di Andreozzi, la Grassini, del resto già nota per le sue turbolente vicende amorose, fece colpo su Napoleone Bonaparte, che l'arruolò tra le sue amanti, portandola con sé a Parigi[1], dove si esibì in alcuni concerti. La relazione con il Primo Console non aveva però probabilmente un carattere di convenienza, ma era semplicemente simbolo dello spirito libero della Grassini, la quale, invaghitasi nel frattempo del violinista Pierre Rode, non esitò ad intrecciare una nuova relazione con lui, praticamente sotto gli occhi del futuro Imperatore dei Francesi, ed a lasciare Parigi per una tournée concertistica in Olanda e Germania (1801), per poi rientrare senz'altro in Italia.

La Grassini nel 1804-5 fu a Londra, dove al King's Theatre cantò in alcune riprese de La vergine del sole di Andreozzi, de La morte di Cleopatra di Nasolini e della Camilla di Fioravanti, nonché nelle prime esecuzioni de Il ratto di Proserpina e della Zaira di von Winter. Nel “Ratto” figurava come comprimaria Elizabeth Billington che si scontrò con l'italiana in una gara di gorgheggi, dalla quale questa uscì trionfale vincitrice.

Nel 1806 la Grassini tornò a Parigi insieme al suo maestro Crescentini, dove fu nominata Prima cantante di Sua Maestà l'Imperatore. Alle Tuileries si esibì come protagonista nella prima de La Didone di Paër e nel Pimmalione di Cherubini. Il suo soggiorno nella capitale francese durò sino al 1814, anno in cui venne di nuovo scritturata dal King's Theatre di Londra e partecipò alla prima dell'Aristodemo di Pucitta. Durante il suo soggiorno londinese, la Grassini, tenendo fede alle sue turbolente inclinazioni amorose, intrecciò una nuova relazione, questa volta con il grande rivale di Napoleone, il duca di Wellington. Dopo un breve trasferimento a Roma, fece ritorno a Parigi durante i Cento giorni dell'epilogo napoleonico e vi rimase anche dopo la Restaurazione (il Duca di Wellington era stato nominato ambasciatore britannico a Parigi), finché non fu costretta a lasciare il territorio francese per l'ostilità da parte di Luigi XVIII, che considerava sconveniente la popolarità di un'ex-amante di Napoleone.[2]

Rientrata quindi definitivamente in Italia, continuò la sua attività di cantante nei teatri lirici: si esibì a Brescia, a Padova, a Trieste, a Firenze e nel 1817 nuovamente alla Scala di Milano, senza peraltro riscuotere più i successi cui era abituata. Si ritirò dai palcoscenici nel 1823 e si stabilì definitivamente nel capoluogo lombardo, dedicandosi anche all'insegnamento ed avendo tra le sue allieve Giuditta Pasta e le proprie nipoti Giulia e Giuditta Grisi. Morì molto anziana nel 1850.

Caratteristiche artistiche[modifica | modifica wikitesto]

Pur nell'usuale disaccordo tra i critici, Giuseppina Grassini deve essere indubbiamente annoverata tra i più grandi cantanti che calcarono le scene liriche a cavallo tra i due secoli, XVIII e XIX. Classificata ordinariamente come contralto, la Grassini cantava su tessiture che modernamente si definirebbero piuttosto da mezzosoprano[3] ed aveva un'estensione vocale piuttosto limitata; poteva però contare su una voce di elevata sonorità e volume che si caratterizzava peraltro per una notevole flessibilità, alle quali si accompagnarono sempre un'eccellente capacità interpretativa e, per di più, una bellezza non comune che fecero della Grassini, oltre che l'oggetto di tante avventure amorose, il modello ideale per molti pittori dell'epoca, tra cui Andrea Appiani. Fedele agli insegnamenti del suo vecchio[4] maestro e collega Crescentini, la Grassini si collocò sempre tra il gruppo di cantanti che si opposero alla deriva del belcanto nella seconda metà del Settecento, con la sua corsa incontrollata verso le vette assurde dei superacuti e la coloratura fine a sé stessa, e che cercarono invece di recuperare, come ha scritto Rodolfo Celletti, "la passione e il vigore" che avevano caratterizzato la stagione aurea del canto nel primo Settecento e che contribuirono quindi a porre le basi di quello che sarebbe stato, di lì a poco, "il gran finale rossiniano"[5] di una magnifica stagione bisecolare del canto lirico. Non solo, ma la Grassini, anche per la sua giovane età, costituì, se mai, più di altri, un vero e proprio tramite con la futura generazione rossiniana e post-rossiniana[6]. Acuto come sempre quando scrive di canto, Stendhal ebbe a rilevare, parlando di Giuditta Pasta: ella “è troppo giovane per aver potuto vedere sulla scena la Todi, Pacchierotti, Marchesi, Crescentini; ella non ha mai avuto l'occasione di ascoltarli al pianoforte; pure, i melomani che li hanno uditi dicono che sembra loro allieva. Per il canto, essa non è obbligata che alla signora Grassini, colla quale ha cantato durante una stagione a Brescia[7] e della quale, avrebbe potuto aggiungere, è stata un Curiazio ideale[8] in varie rappresentazioni de Gli Oriazi e i Curiazi.

Principali ruoli creati[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco seguente non è esaustivo, ma è senz'altro significativo della carriera, soprattutto italiana, della Grassini.

Ruolo titolo dell'opera carattere dell'opera Autore Teatro data prima esecuzione
Fulvia Ezio dramma serio per musica
(2ª versione)
Angelo Tarchi Nuovo Teatro di Vicenza estate 1792
Polissena Pirro opera seria-pasticcio (dramma per musica, 2ª versione) Francesco Gardi, Sebastiano Nasolini, Francesco Bianchi,
Nicola Antonio Zingarelli
Teatro (Venier) San Benedetto di Venezia 8 maggio 1793
Mandane Artaserse tragedia per musica (opera seria) Nicola Antonio Zingarelli Teatro alla Scala 26 dicembre 1793
Dircea Demofoonte dramma per musica (1ª versione) Marcos António Portugal Teatro alla Scala di Milano 8 febbraio 1794
Campaspe[9] Apelle e Campaspe dramma per musica Giacomo Tritto Teatro alla Scala 26 dicembre 1795
Giulietta Giulietta e Romeo tragedia per musica (opera seria) Nicola Antonio Zingarelli Teatro alla Scala 30 gennaio 1796
Issipile L'Issipile dramma per musica (opera seria) Gaetano Marinelli Teatro alla Fenice di Venezia 12 novembre 1796
Orazia Gli Orazi e i Curiazi tragedia per musica (1ª versione) Domenico Cimarosa Teatro alla Fenice di Venezia 26 dicembre 1796
Calipso Telemaco nell'isola di Calipso dramma per musica Giovanni Simone Mayr Teatro Sant'Angelo di Venezia 16 gennaio 1797
Artemisia Artemisia regina di Caria dramma serio per musica Domenico Cimarosa Real Teatro San Carlo di Napoli 12 giugno 1797
=== Consalvo di Cordova opera seria Giuseppe Maria Curcio (Curci) Real Teatro San Carlo di Napoli 13 agosto 1797
Alceste Alceste tragedia per musica Marcos António Portugal Teatro alla Fenice di Venezia 26 dicembre 1798
madre Chant national du 14 juillet 1800 inno-scena lirico-patriottica Étienne-Nicolas Méhul Tempio di Marte dell'Hôtel des Invalides di Parigi 14 luglio 1800
Proserpina Il ratto di Proserpina opera seria Peter von Winter King's Theatre in the Haymarket di Londra 3 maggio 1804
Zaira Zaira Peter von Winter King's Theatre di Londra 29 gennaio 1805
Venere Pimmalione dramma lirico Luigi Cherubini Théâtre des Tuileries di Parigi 30 novembre 1809
=== Aristodemo opera seria Vincenzo Pucitta King's Theatre di Londra 9 giugno 1814

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gallo, M, op. cit., pag. 273
  2. ^ Gavoty, A., op. cit.
  3. ^ Caruselli, S. (a cura di), op. cit.,, I, pag. 296, III, pag. 818 .
  4. ^ Per la verità, tra i due intercorrevano soltanto sette anni di età, ma, anche tenuto conto del precocissimo apprendistato cui venivano sottoposti i castrati, l'intervallo virtuale può essere concepito come maggiore.
  5. ^ Celletti, R., op. cit.,, pag. 112.
  6. ^ Un ruolo analogo poté giocarlo anche Giacomo David, non certo per la sua giovane età, ma per l'eccezionale lunghezza della sua carriera e per le sue attività di didatta.
  7. ^ Stendhal., op. cit., cap. XXXV, pag. 258
  8. ^ [curiazzeggiò] più volte con lei ”, scherza Morelli nel suo saggio citato (pag. 27)
  9. ^ il ruolo è attribuito dal sito Italianopera ad una presunta "Giuseppa Graffini", ma si tratta, con tutta evidenza, di un'errata trascrizione del nome "Graſſini", scritto, come si usava all'epoca, con la s lunga (ſ)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Elisabeth Forbes, "Grassini, Josephina", in Sadie,Stanley (a cura di), The new Grove Dictionary of Opera, Oxford University Press, 1992, vol. 2, pag. 518, ISBN 978-0-19-522186-2
  • Max Gallo, Napoléon, Paris, Edition Robert Laffont, 1997, ISBN 2-221-09796-3 (nella traduzione èdita da Arnoldo Mondadori per la Biblioteca Storica del quotidiano: Il Giornale)
  • (FR) André Gavoty, La Grassini, Paris, 1947
  • Rodolfo Celletti, Storia del belcanto, Discanto Edizioni, Fiesole, 1983
  • Salvatore Caruselli (a cura di), Grande enciclopedia della musica lirica, Voll. 4, Longanesi &C. Periodici S.p.A., Roma
  • Giovanni Morelli, “«E voi pupille tenere», uno sguardo furtivo, errante, agli «Orazi» di Domenico Cimarosa e altri”, saggio contenuto nel Programma di sala del Teatro dell'Opera per le rappresentazioni de Gli Orazi e i Curiazi, Roma, 1989.
  • Stendhal, Vie de Rossini, Parigi, Boulland, 1824, 2 voll (versione italiana consultata: Vita di Rossini, Passigli Editori, Firenze, 1998, ISBN 88-368-0013-0)

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