Giuseppe Viscovich

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Il conte Giuseppe Viscovich, ultimo capitano veneziano di Perasto.

Il conte Giuseppe Viscovich (Perasto, 1728Perasto, 1804) è stato un militare italiano. Fu l'ultimo capitano veneziano di Perasto (oggi in Montenegro), ultimo territorio rimasto fedele alla Serenissima.

Il Giuramento di Perasto[modifica | modifica sorgente]

Il 23 agosto del 1797, i cittadini di Perasto si radunarono per seppellire il gonfalone della Serenissima sotto l'altar maggiore della loro chiesa parrocchiale. Davanti ad una folla inginocchiata, il Capitano di Perasto Giuseppe Viscovich tenne un discorso commovente: il Giuramento di Perasto, altrimenti conosciuto come Ti co nu, nu co Ti:

“In sto amaro momento, che lacera el nostro cor; in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, el Gonfalon de la Serenissima Repubblica ne sia de conforto, o Cittadini, che la nostra condotta passada che quela de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso per nu. Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tutta l'Europa, che Perasto ha degnamente sostenudo fino all'ultimo l'onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co' sto atto solenne e deponendolo bagnà del nostro universal amarissimo pianto. Sfoghemose, cittadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti coi quai sigilemo la nostra gloriosa carriera corsa sotto el Serenissimo Veneto Governo, rivolzemose verso sta Insegna che lo rappresenta e su ela sfoghemo el nostro dolor. Per trecentosettantasette anni la nostra fede, el nostro valor l'ha sempre custodìa per tera e par mar, per tutto dove né ha ciamà i so nemici, che xe stai pur queli de la Religion. Per trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stade sempre per Ti, o San Marco; e felicissimi sempre se semo reputà Ti con nu, nu con Ti; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti n'ha visto scampar nissun con Ti n'ha visto vinti o spaurosi! Se i tempi presenti, infelicissimi per imprevidenza, per dissenzion, per arbitrii illegali, per vizi offendenti la natura e el gius de le genti, no Te avesse tolto dall'Italia, per Ti in perpetuo sarave stade le nostre sostanze, el sangue, la nostra vita, e piutosto che vederTe vinto e desonorà dai Toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio soto de Ti ! Ma za che altro no resta da far per Ti, el nostro cor sia l'onoratissima To tomba e el più puro e el più grande elogio, Tò elogio, le nostre lagreme". }

Dopo aver letto questo proclama, il conte Viscovich si sarebbe rivolto al piccolo bambino che aveva con sé, suo nipote Annibale:

« Inzenocite anca ti, Anibale, e tiente in la mente par tuta la vita! »

Il conte Viscovich fu, inoltre, il primo a baciare il gonfalone repubblicano e a bagnarlo delle proprie lacrime. Quando tutti i cittadini le ebbero reso omaggio, la bandiera raffigurante il leone marciano fu chiusa in una cassetta e posta sotto l'altar maggiore della chiesa cittadina[1].

La lingua utilizzata da Viscovich[modifica | modifica sorgente]

Il celebre discorso conosciuto come “Ti co nu, nu co Ti” non fu pronunciato né in italiano, né in veneto ma in lingua illirica, dove con tale termine si intendeva l'insieme degli attuali dialetti serbocroati. Di esso sono state fatte varie traduzioni sia in veneto che in italiano in modo da dar maggior risonanza sia all’evento che al suo sincero e sentito messaggio affinché questo commiato non rimanesse un evento locale ma venisse trasmesso alle genti d’Italia e dell’Europa. Questo è riferito sia dai documenti conservati nell’Archivio della chiesa parrocchiale di San Nicola di Perasto che riflesso anche nella “Storia di Perasto”, scritta da Francesco Viscovich, nipote del conte Giuseppe Viscovich, autore del discorso in oggetto.

L’opera venne pubblicata a Trieste nel 1898, Francesco Viscovich, nel rimarcare per “istorica verità” quanto sopra detto trascrive nella sua opera il testo originale e la traduzione italiana anteponendovi le seguenti parole: “credo necessario di pubblicarlo per esteso in omaggio ad una istorica verità, e per rammentare ancora una volta, acciocché non vada in dimenticanza un fatto che altamente onora il sentimento leale dei nostri proavi verso il legittimo Sovrano, ed illustra splendidamente la nostra storia, perché è più unico che raro l’esempio d’un popolo che tributa omaggio ad un governo caduto, e del quale non spera più ne onori, ne premi, ne ricompense”.

Il fatto che il discorso venne detto spontaneamente ed in illirico, lingua in uso della popolazione autoctona di Perasto probabilmente scontenta in primis i nazionalisti croati sempre impegnati a sostegno delle loro tesi a denigrare in ogni modo il periodo veneziano. Questa celebre locuzione venne prontamente tradotta, per maggior diffusione, in veneto e poi in italiano affinché potesse essere divulgata alle genti d’Europa. È giunto a noi, essendo conservato in varie biblioteche di Venezia, un estratto di un periodico privo di frontespizio, portante il n. CXXIV, uscito nel mese di Ottombre del 1797 nel quale si fa accenno alla sudetta locuzione in veneto allegandodovi il suo testo. Prestando dunque fede alla data del periodico (Ottobre 1797) vediamo che la traduzione in veneto (veneziano) è praticamente contemporanea e non come credevasi ascrivibile alla N. D. Giustina Renier Michiel che nella sua opera “Origine delle Feste Veneziane” (stampata nel 1817 in francese e 1829 in italiano) riportandone il testo da maggior diffusione di quanto ebbe dalle copie dell’anonimo periodico. Tra le varie traduzioni in italiano la più celebre è quella proposta da Cesare Cantù inclusa nella sua “Della letteratura italiana” (stampata nel 1865). Questa probabilmente attinse dall’opera del canonico co: Vincenzo Ballovich: “Notizie intorno alla miracolosa immagine di Maria Vergine Santissima detta dello Scarpello e del suo celebre Santuario, Venezia (1823) seconda edizione.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Alla fedeltà di Viscovich e di Perasto verso la Serenissima sono state dedicate due canzoni di gruppi di musica alternativa: Ti con nu nu con ti degli Ultima Frontiera e Addio a Perasto della Compagnia dell'Anello.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

1898 - VISCOVICH FRANCESCO: Storia di Perasto. 2010 - PAZZI PIERO: Tesori del Montenegro in tre volumi: I. Introduzione alle Bocche di Cattaro. II. Gli ex-voto delle Bocche di Cattaro. III. Gioielli delle Bocche di Cattaro 2013 - GAZZETTA DI CATTARO - N. 3

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Venessia.com

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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