Giuseppe Scalvini

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Giuseppe Scalvini (Milano, 1908Desio, 8 settembre 2003) è stato uno scultore italiano.

Indice

Biografia artistica [modifica]

Figlio di un artigiano stuccatore, fu impegnato nell'impresa familiare, potendo iscriversi all'accademia di Brera solo frequentandone i corsi serali[1][2]. Dal 1930 inizia ad esporre le proprie opere scultoree, dedicandosi pienamente all'attività plastica nella sua storica bottega milanese, da egli appena aperta in quell'anno[1] in via Mac Mahon[2].

Nel 1937 scolpì la sua prima opera importante, i due angeli collocati sul timpano del frontone della seicentesca Basilica di San Siro e Materno di Desio[3], a cui si accompagneranno, in breve tempo, a Milano la realizzazione di diverse opere: decorazioni e bassorilievi, tra cui le aquile del prospetto, per la Stazione centrale a Milano[2], chiamatovi da Ulisse Stacchini[4]; la Nike del Palazzo di giustizia[2]; altre sculture nel Cimitero monumentale[2].

Sarà proprio in quell'anno che una borsa premio conferitagli dalla "Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente" di Milano gli permetterà di lasciare la città per la Francia, dove farà esperienza della scena artistica della Parigi degli anni trenta[1] e in particolare della pittura di Picasso che egli conoscerà attraverso l'opera Guernica[4][1].

Nel secondo dopoguerra fu attivo nella scena artistica milanese aderendo dapprima al movimento artistico "15 Borgonovo" (dal civico della galleria d'arte cittadina che ne raccolse i fermenti) per poi orientarsi verso un personale percorso, partendo dalle tematiche intimiste e quotidiane del Realismo esistenziale milanese degli anni cinquanta[1].

Nel 1946 tenne a Milano la sua prima personale alla Galleria d'arte moderna[4].

Nel 1948 espose alla Biennale di Venezia dove fu ancora invitato nell'edizione 1954[1].

La collezione di Villa Traversi Tittoni [modifica]

Villa Traversi Tittoni a Desio, che ospita la donazione Scalvini.

Nel 1999[3] ha fatto dono di 35 sculture all'amministrazione civica di Desio[1]. A questo primo lotto si sono poi aggiunte, nel gennaio 2003, un nutrito numero di altre opere: «40 statue di bronzo, 15 disegni a carboncino e 10 fra calchi di gesso e incisioni»[2].

Si realizzava in questo modo la sua volontà di veder tutta l'opera in suo possesso così riunita in un'unica collezione, al di fuori di logiche commerciali[1]. Il fondo artistico Scalvini ha trovato ospitalità nel museo a lui dedicato nella settecentesca Villa Traversi Tittoni di Giuseppe Piermarini[2].

Note [modifica]

  1. ^ a b c d e f g h «Giuseppe Scalvini», cenni biografici
  2. ^ a b c d e f g Tittoni diventa museo di Giuseppe Scalvini» dal Corriere della Sera del 2 gennaio 2003
  3. ^ a b «Morto lo scultore Giuseppe Scalvini Le sue opere esposte a Villa Tittoni» dal Corriere della Sera dell'8 settembre 2003
  4. ^ a b c «Giuseppe Scalvini», dal sito del Museo Vito Mele di Santa Maria di Leuca

Collegamenti esterni [modifica]