Giuseppe Pagano Pogatschnig

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Giuseppe Pagano Pogatschnig (Parenzo, 20 agosto 1896Melk, 22 aprile 1945) è stato un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Pogatschnig nasce a Parenzo, cittadina della costa istriana, nel 1896. Partecipa come volontario irredentista alla Prima guerra mondiale, arruolandosi il 24 maggio 1915 nelle file italiane pur essendo ancora cittadino austriaco cambiando il suo cognome da Pogatschnig a Pagano. Inviato al fronte come sottotenente al 53º reggimento fanteria il 2 novembre 1915 fu ferito per la prima volta durante l'assalto del Monte Sabotino. Con il 228º reggimento nel maggio 1916 venne ferito per la seconda volta in varie parti del corpo. Fu decorato con due medaglie di bronzo al valore. Nel luglio del 1917 con la 58º fanteria fu ferito e imprigionato dagli austriaci a quota 124 di Grazigna. Imprigionato come non irredento in Lubiana a Theresienstadt. Nel giugno 1918 evase, dopo varie vicissitudini fu ricatturato in Italia e riportato a Theresienstadt. Nell'ottobre del 1918 evase di nuovo. Partecipò ai moti austriaci, prese la sua terza medaglia al valor militare e venne processato come disertore, ma assolto con la formula piena. Dopo il liceo a Capodistria si iscrive al Politecnico di Torino e frequentò i corsi della facoltà di architettura guadagnando un anno sui cinque si laurea a pieni voti con lode nel 1924. La sua tesi di laurea una villa fu costruita con poche varianti a Parenzo. Resta fuori dal Gruppo sette di estrazione più milanese ma ne condivide le Tesi.

La sala d'Icaro Milano 1934

Nel 1927 viene nominato capo dell’ufficio tecnico dell’Esposizione internazionale di Torino del 1928 ed è un convinto attivista del partito fascista, illudendosi di poter conciliare i temi del Movimento Moderno con quelli del regime.

Dal 1931 è a Milano dove dirige insieme a Edoardo Persico la rivista Casabella che mantiene, da solo dal 1936 dopo la morte di quest'ultimo, fino al 1943 anno d'interruzione delle pubblicazioni. Alla fine del 1940, per un breve periodo, si occupa della rivista Domus diretta insieme a Massimo Bontempelli e Melchiorre Bega.

È chiamato ad insegnare all'ISIA, l'innovativa scuola d'arte che era sorta da pochi anni a Monza.

Collabora a diversi progetti, come il piano urbanistico "Milano verde", con altri architetti razionalisti, tra cui Franco Albini, Giancarlo Palanti, Ignazio Gardella, Irenio Diotallevi. Tra le sue opere più importanti l’Istituto di Fisica dell’Università di Roma (1934), e la Bocconi a Milano (1936-42), che sono da annoverarsi tra le maggiori del Razionalismo Italiano.

Si arruola volontario insieme ai suoi colleghi della Scuola di mistica fascista nella Seconda guerra mondiale, comprende però in un secondo momento l'impossibilità di conciliare il suo impegno civile e la sua visione della società con il Fascismo. Nel dicembre del 1942 dà le dimissioni dalla scuola di "Mistica" e dal partito. Nel giugno 1943 mentre si trovava a Cuneo come addetto al deposito entra in contatto con il movimento clandestino.[1]

« Egli aveva già presi contatti (ndr giugno 1943 con le organizzazioni locali antifasciste per passare a un'attività più diretta nel campo politico; aveva iniziato l’opera di sondaggio e di propaganda anche con i colleghi e i dipendenti militari; durante una licenza s'era messo in rapporto con alcune organizzazioni antifasciste a Milano »
(Giancarlo Palanti)

Il 9 novembre 1943 viene arrestato e duramente malmenato a Carrara per una fatale indicazione sbagliata era finito in prossimità dell'ingresso della caserma della milizia fascista. Rinchiuso al Castello di Brescia ha la possibilità di riconsiderare tutte le sue posizioni di architetto e d'intellettuale attraverso lettere, disegni e letture. Il 25 marzo del 1944 viene trasferito nelle carceri giudiziarie bresciane dove sempre più intensamente pensa a evadere. Il 13 luglio alle 3 di notte Giuseppe Pagano durante un bombardamento riesce a evadere insieme ai 260 detenuti senza aver ucciso nessuno. Ritorna da clandestino a Milano riprendendo le attività politiche. Il 6 settembre tradito da tre falsi clandestini fu arrestato, malmenato e condotto alla Villa Triste gestita da Pietro Koch lì incontra molti attivisti del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Durante il periodo di prigionia fu spesso torturato e deputato per una trattativa di mediazione. Progetta un'evasione per il 1º ottobre che fallisce per un'evasione di detenuti piantonati all'ospedale Muti per questo motivo il giorno prima furono tutti trasferiti al carcere di S. Vittore. Il 9 novembre del 1944 viene trasferito nel campo di concentramento di Bolzano e dopo otto giorni deportato nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen. Trasferito dopo dieci giorni in un altro sottocampo, a Melk, e costretto a lavorare in miniera per circa un mese, nel dicembre Ignazio Sforza riesce a far passare Pagano in infermeria, ma dopo un mese per una denuncia ritorna nel campo di lavoro. Il 4 (o 6?) aprile del 1945 i Russi sono in prossimità di Melk e Pagano in condizioni di salute precaria in seguito ad un pestaggio è trasferito a Mauthausen dove muore il 22 aprile.[2] Lo stesso giorno morì Gian Luigi Banfi, anche lui deportato a Mauthausen. Il campo verrà liberato tredici giorni dopo.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Di lui Bruno Zevi annotava che non aveva le capacità compositive di Terragni e che il suo essere architetto mirava "non alla poesia, ma a un linguaggio civile". Questo suo modo di intendere l'architettura, come "impegno civile", faceva parte integrante anche della sua vita e secondo tale principio visse.[senza fonte]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giancarlo Palanti, Notizie Biografiche, Costruzione (Casabella), dicembre 1946, n.195/198, p. 7
  2. ^ Giancarlo Palanti, Notizie biografiche in Casabella 195/198 allegato a Casabella 763
  3. ^ E. Vicini, Edilizia pubblica pavese fra le due guerre. Regesto e catalogazione, Pavia, 2002, p. 19.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Casabella 195/198 fascicolo speciale dedicato all'architetto Giuseppe Pagano, allegato a Casabella 763, 1946
  • Carlo Melograni, Giuseppe Pagano, Il Balcone, Milano 1955
  • Giuseppe Pagano, Architettura e città durante il fascismo, a cura di Cesare de Seta, Laterza 1976; nuova edizione giornata Jaca Book, Milano 2009
  • Antonino Saggio, L’opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura, edizioni Dedalo, Bari 1984 [2]
  • Alberto Bassi, Giuseppe Pagano, Laterza, 1994
  • Rita Levi Montalcini, Senz'olio contro vento,Baldini&Castoldi,1999
  • Luca Marzi, Giuseppe Pagano L’Istituto di Fisica a Roma, 1932-35, in "Costruire in laterizio" n. 128, marzo/aprile 2009 [3]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 73958204 LCCN: n79063091 SBN: IT\ICCU\CFIV\071775