Giuseppe Miraglia (militare)

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Giuseppe Miraglia

Giuseppe Miraglia (Lugo, 21 giugno 1883Venezia, 21 dicembre 1915) è stato un ufficiale, marinaio e aviatore italiano.

Indice

Biografia[modifica]

« Piccolo, robusto, infaticabile, sorridente, pareva nato solo per vedere il lato buono degli uomini e delle cose e considerare la vita con immutabile, serena benevolenza.
Il suo ardire appariva fantastico. »
(Angelo Lodi, Storia delle origini dell'aeronautica militare, 1884-1915, dell'Ateneo & Bizzarri, 1977, Vol. 2.)

Nasce a Lugo, in Emilia Romagna, ultimo di tre figli, al solstizio d'estate del 1883, nella città che diede i natali ad illustri personaggi dell'aviazione, come la medaglia d'oro al valor militare maggiore Francesco Baracca. Suo padre è il commendatore Nicola Miraglia, che diverrà deputato del Regno d'Italia e direttore generale del Banco di Napoli. Sua madre, Elena Mazzarini, è discendente di un'antica e benemerita famiglia patrizia di Lugo, mentre la nonna materna, Daria degli Zauli di Baccagnano, apparteneva ad un'antica famiglia nobiliare del XIII secolo delle colline di Faenza. Suo fratello maggiore è Luigi, che come lui farà parte della Regia Marina, raggiungendo il grado di ammiraglio di squadra ed aiutante di campo del re Vittorio Emanuele III, e diverrà inoltre senatore nella XXX Legislatura del Regno d'Italia.


Frequenta le scuole a Napoli, dopodiché, nel 1900, il Miraglia entra allievo nella regia Accademia Navale di Livorno, matricola 1220, ed è nominato guardiamarina nel Corpo di stato maggiore nel dicembre 1903. È promosso sottotenente di vascello sull'ariete Torpediniera Dogali nel dicembre 1908, per poi partecipare alla guerra italo-turca imbarcato sulle RR. NN. Lombardia ed Emanuele Filiberto. È in questo periodo che s'interessa delle prime esperienze nelle scuole di volo istituite dagli italiani in Libia che faranno nascere in lui la passione per l'aviazione. Promosso al grado di tenente di vascello, dietro sua richiesta viene destinato nel marzo 1914 presso la scuola idrovolanti di Venezia, diretta dal comandante della squadriglia San Marco. Appena una settimana dopo, compie il suo primo volo da allievo passeggero che si conclude con un ammaraggio di fortuna che ferirà lievemente il giovane Miraglia procurandogli una non grave commozione cerebrale. Nonostante l'incidente, il lughese riesce a conseguire il brevetto di pilota d'aereo a Venezia il 13 settembre 1914. Lo scoppio delle ostilità della Grande Guerra trova il giovane tenente di vascello Giuseppe Miraglia a guidare la squadriglia idrovolanti di Venezia, che viene da lui addestrata secondo le moderne cognizioni belliche e d'efficienza aerea. Il 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, un aeroplano austriaco getta bombe su Venezia ma, investito dal fuoco di Miraglia, è costretto ad allontanarsi. Il 25 e 27 maggio esegue, su comando dello Stato maggiore della Regia Marina, vaste ricognizioni su Pola, poi, nel mese di giugno su Trieste e quindi su tutta la costa istriana, lanciando il 4 luglio, diverse bombe sulle batterie nemiche di difesa contraerea di Punta Salvore. Il 8 luglio insegue un idrovolante austriaco ed avvista un sommergibile nelle acque marine di Pola. Il giorno seguente lancia bombe su una torpediniera nel canale di Fasana, poiché minacciato dall'artiglieria nemica. Il 13 luglio insegue ancora un idrovolante austriaco e bombarda postazioni avversarie su Salvore riuscendo a schivare il tiro di un cacciabombardiere austriaco che cerca di intercettarlo. Memorabile il volo che il tenente di vascello Miraglia effettua sul cielo di Trieste il 7 agosto 1915 insieme al tenente del reparto Lancieri di Novara, Gabriele D'Annunzio, al quale sarà legato, d'ora in poi, da una profonda amicizia. Quell'azione, compiuta insieme ad un velivolo italiano ed uno francese, viene riportata sulle pagine del Giornale d'Italia:

« Il velivolo condotto dal Comandante Miraglia, avendo a bordo Gabriele D'Annunzio, partì alle ore 3.30 del pomeriggio, sabato 7 agosto 1915, cominciando subito a prendere quota lungo la costa e giungendo sopra Trieste; alle 4.30 era già altissimo. Subito avvistato ebbe il caloroso saluto dai cannoni, dalle mitragliatrici e dai fucili. Fu lanciata una bomba sul magazzino militare Maria Teresa. L'apparecchio colpito da un proiettile di mitragliatrice, ebbe la fusoliera fracassata. Fece lunghi giri sulla città che appariva deserta. Nel primo giro furono lanciate carte col messaggio, dettato dal Poeta. »

Il messaggio lanciato da Gabriele D'Annunzio è il seguente:

« Coraggio fratelli! Coraggio e costanza! Per liberarvi più presto, combattiamo senza respiro. Nel Trentino, nel Cadore, nella Carnia, su l'Isonzo, conquistiamo terreno ogni giorno. Non v'è sforzo del nemico che non sia rotto dal valore dei nostri. Non v'è menzogna impudente che non sia sgonfiata dalle nostre baionette. Abbiamo già fatto ventimila prigionieri. In breve tutto il Carso sarà espugnato. Io ve lo dico, io ve lo giuro, fratelli: la nostra vittoria è certa. La bandiera d'Italia sarà piantata sul grande Arsenale e sul Colle di San Giusto. Coraggio e costanza! La fine del vostro martirio è prossima. L'alba della nostra allegrezza è imminente. Dall'alto di queste ali italiane che conduce il prode Miraglia, a voi getto per pegno questo messaggio e il mio cuore. Io Gabriele D'Annunzio. Nel cielo della Patria, 7 agosto 1915. »

Su Pola, Miraglia, esegue ricognizioni più volte alla settimana e il 8 settembre comanda un'esplorazione aerea sul cielo di Venezia al fine di proteggere le navi da guerra italiane, ma incendiatosi il motore del suo velivolo deve effettuare un atterraggio di emergenza davanti a Malamocco. Il 25 ottobre attacca un idrovolante austriaco che ha gettato bombe su Venezia, mentre il 18 novembre costringe all'allontanamento un altro velivolo nemico che mostra la medesima missione offensiva sull'antica repubblica marinara. Il 18 dicembre 1915, il tenente di vascello Miraglia è insieme al sottotenente di vascello Manfredi Gravina che così lo ricorda:

« Pilotò quel giorno il più vecchio idrovolante della stazione, un Albatros che tante volte lo aveva portato su in alto a sfidare la morte. Fu quella la trentatreesima volta che dall'inizio della guerra egli intraprendeva l'ardimentosa ricognizione sulla principale roccaforte marittima nemica. In lontananza scorgemmo le torpediniere uscite per la nostra scorta e dirigemmo per passare sovra di esse. Nell'insieme, la giornata era bella, ma non priva di fatica per il pilota essendo l'aria mossa, la visibilità limitata dalla foschia, il mare alquanto agitato. Il velivolo ballava violentemente, ma, nei momenti più bruschi, io non avevo, per tranquillizzarmi che voltarmi verso l'amico e guardare attraverso il grandi occhiali nei suoi occhi buoni e sereni, quasi sempre sorridenti, dall'espressione infantile – sempre la stessa – immutata dal giorno della nostra prima conoscenza che datava da quindici anni. Illimitata era la mia fiducia nella sua abilità di pilota, nella sua prontezza di decisione – sempre uguali e presenti – sia sotto il fuoco della batterie nemiche, che in altre gravi circostanze. … Passammo così sulle nostre torpediniere, procedemmo oltre verso l'ignoto, forse senza ritorno, mentre l'apparecchio guadagnava rapidamente quota. Giungemmo a 1450 metri d'altezza e più non si vedeva la costa italiana. Ed ecco ad un tratto l'atmosfera schiarirsi, dopo qualche tempo ancora, staccarsi ben visibile, sulla sinistra in avanti, il noto caratteristico arcipelago, antistante Rovino.

Dopo otto o dieci minuti di volo, siamo sulla minore delle Brioni, alcune navi sono nel canale di Fasana, la flotta nemica è nel porto di Pola. Con rapida mossa il pilota accosta sulla dritta descrivendo una esse sulle Brioni, mentre io col binocolo posso tranquillamente osservare e prendere appunti. Giunti verso sud, all'altezza di Capo Campare, il compagno mi chiede a mezzo di gesti se ho compiuto l'osservazione, alla mia risposta negativa giriamo nuovamente verso nord completando l'otto, lungo il litorale foraneo delle Brioni. Alle 13 precise, ultimata la ricognizione, giriamo definitivamente per Ponente, ed assicuratomi di non essere inseguiti da alcun velivolo nemico, scrivo all'amico sul libretto di volo: Finalmente è fatta, si tratta ora di tornare a riferire. Egli mi risponde con un sorriso di assicurazione, dal suo viso traspare l'intima soddisfazione di aver compiuto interamente il suo dovere e risponde, calmo, intrepido, la condotta del velivolo agitato. Alle 14.30, con magnifico vol plané, scendiamo a S.Andrea. »

L'aviatore della Regia Marina, nel giorno del solstizio d'inverno, in una calma giornata di sole, poco dopo mezzogiorno, si alza in volo su Venezia con il fedele sottocapo motorista Giorgio Fracassini Serafini, ai comandi dell'idrovolante austriaco Albatros L173. Questo velivolo era stato catturato dagli italiani durante l'ammaraggio forzato dell'aviatore austriaco che lo pilotava e, dato che si trattava di un più moderno modello del medesimo in dotazione all'aviazione della marina italiana, portato alla stazione idrovolanti di Venezia per essere provato da esperti piloti e essere poi usato in eventuali missioni nel territorio nemico. Quel 21 dicembre 1915, dopo le prove di motore e la verifica del buon funzionamento di tutti gli strumenti a terra, Miraglia parte compiendo sulla laguna un paio di giri, quindi risale ad una quota di circa seicento metri in venti minuti. Dal rumore del motore sembra che il pilota sia in procinto di effettuare il volo a vela per discendere pian piano con il motore parzialmente escluso, com'era la tipica manovra di Miraglia, arrivando così approssimativamente a trecento metri d'altezza davanti a Santa Maria del Lido. Da quel momento le manovre del pilota appaiono confuse: sembra per un momento che egli con la prora a settentrione, voglia entrare nel canale di sant'Andrea, poi però cambia direzione e si dirige verso san Nicolò del Lido, con un'inclinazione che andava progressivamente aumentando per arrivare infine a circa quaranta metri dal livello del mare, in posizione completamente verticale, e precipitare fragorosamente nello specchio d'acqua del passo del lido. Miraglia e Fracassini in quei brevissimi secondi prima dell'impatto sono consci del loro destino, visto che cercano di liberarsi della tuta di pelliccia, della cuffia e degli occhiali, nell'imminenza della nuotata imprevista. Per primo è recuperato il corpo del pilota da una lancia della Difesa e subito gli viene praticata la respirazione artificiale, inutilmente perché spira a seguito delle gravi lesioni riportate nell'urto; i resti del povero motorista invece vegono rinvenuti due ore dopo. Il cadavere del Miraglia viene in seguito portato nell'ospedale della Regia Marina.

Onorificenze[modifica]

L'annuncio della morte del Miraglia è un colpo per il poeta Gabriele D'Annunzio che gli dedicherà ben sessanta pagine del suo poema Notturno. Egli si precipita di corsa all'ospedale, dove trova sopra un lettuccio a ruote, disteso il cadavere dell'amico. D'Annunzio gli rimane accanto per molte ore in ginocchio nella sala mortuaria, tra l'afa dei fiori e della cera. Il fratello, Luigi Miraglia, giunge da Valona, dove era stato distaccato, tre giorni dopo la morte, per presenziare al funerale. Alla vigilia di Natale, giorno del funerale, la folla si accalca al cancello dell'ospedale, mentre nella cappella si svolge la messa funebre; poi, all'uscita si sosta nel cortile del nosocomio e, ad un ordine del comandante Valli, si forma un quadrato, intorno al feretro, composto dal fratello Luigi, da ammiragli, generali ed ufficiali. Nel silenzio assoluto D'Annunzio pronuncia un lungo discorso che ci conclude così:

« O fratello, fratello generoso ed infelice, mi sia almeno concessa la gloria di raggiungerti con le tue stesse ali e di portarti questo nostro amore che non sapevi così dolce, questo nostro dolore che noi non sapevamo così alto. Non addio, compagno, non addio. Con te siamo, con noi tu rimani. Con noi vincerai, e per te compiremo il tuo voto e il voto di tutti i nostri morti. »

Una lancia parata di nero con i ricami in argento porta successivamente la salma del tenente di vascello Giuseppe Miraglia, seguita da innumerevoli imbarcazioni, lungo la laguna, al cimitero dell'isola di San Michele, cosiddetta isola dei morti. Trenta giorni dopo la sua morte, nel camposanto viene eretto un cippo, in pietra d'Istria, a lui dedicato, opera dell'artista triestino Achille Tamburini, dove viene scolpita l'epigrafe dettata da Gabriele D'Annunzio:

« Qui si scioglie il corpo mortale del tenente di vascello Giuseppe Miraglia – che ebbe d'Icaro l'animo e la sorte – le sue ali immortali solcano tuttavia il cielo della Patria sopra il mare liberato. »

Il re Vittorio Emanuele III, di sua iniziativa, conferisce alla memoria del Miraglia, la medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione:

« Per l'ardimento spiegato in numerose, difficili esplorazioni aeree sulla costa nemica e segnatamente su Pola e Trieste, riuscendo, quantunque scoperto e fatto segno alle offese nemiche, a riportare sempre utili informazioni. »
(Alto Adriatico, maggio – dicembre 1915)

Il Miraglia è anche insignito della medaglia commemorativa per l'opera di soccorso prestata nei luoghi devastati dal terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, della medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911–1912, della Croce d'oro per anzianità di servizio militare, della medaglia commemorativa della guerra 1915–1918, della medaglia interalleata della vittoria.

Alla fine del primo dopoguerra il suo nome è assegnato dal Ministro della Difesa al reparto di cui era comandante:

« Alla Stazione idrovolanti di Venezia assegno il nome di Stazione idrovolanti Giuseppe Miraglia per onorare la memoria del tenente di vascello Giuseppe Miraglia che per primo ne ebbe il comando e diede allo sviluppo di essa, tutto il suo lavoro e la sua fede, perdendo la vita mentre si preparava a nuovi cimenti. »


A Lugo, città natale, viene intitolato a suo nome il gruppo locale dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia che commemora Miraglia tra i decorati con medaglia d'argento e per questa onorificenza i marinai lughesi lo celebrano orgogliosamente nel 2000. Sempre in ricordo dell'aviatore, a Venezia, nell'autunno del 1925, è disputata una gara aviatoria, la Coppa Giuseppe Miraglia, e la città di Lugo dona al vincitore un prezioso orologio recante la dicitura dannunziana: Lugo matrice ferrigna. A Napoli, la città adottiva dove ha frequentato le prime scuole, è intitolato a suo nome il locale aeroclub.

Nave appoggio idrovolanti
Giuseppe Miraglia

Un'importante onorificenza gli è attribuita dalla Regia Marina intitolando a suo nome la prima nave italiana con le prerogative di una portaerei, seppure priva di un ponte di volo: si tratta della regia nave Giuseppe Miraglia che resterà in servizio per oltre vent'anni fin dal 1º novembre 1927 e alla cui bandiera di combattimento, ricevuta il 23 giugno 1929, fa da madrina la contessa Elena Miraglia Mazzarini, madre dello stesso aviatore. La nave, che può ritenersi l'antenata della moderna portaerei Giuseppe Garibaldi, è radiata il 15 luglio 1950, quindi smantellata.
Il 26 settembre 2009 un importante evento commemorativo è tenuto in onore dell'aviatore Giuseppe Miraglia per l'intitolazione di una piazza nel comune di Lauria, luogo natio del padre Nicola; alla cerimonia inaugurale è presente anche una delegazione dell'amministrazione comunale di Lugo.

Note[modifica]


Bibliografia[modifica]

  • Archivio Ufficio Storico della Marina Militare. Biografia Giuseppe Miraglia (cartella 13/7)

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]