Giuseppe Gasparo Mezzofanti

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Cardinale
Berretta cardinalizia.png
Giuseppe Mezzofanti
 
della Chiesa cattolica
Immagine di Giuseppe Mezzofanti
titolo
[[Immagine:|100px|Stemma di Giuseppe Mezzofanti]]
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Nato 19 settembre 1774, Bologna
Ordinato
sacerdote
Consacrato
vescovo
Consacrato
arcivescovo
Consacrato
patriarca
Elevato
arcivescovo
Elevato
patriarca
Ruoli ricoperti
Proclamato
cardinale
12 febbraio 1838 da papa Gregorio XVI
Deceduto 15 marzo 1849, Roma
 

Giuseppe Gasparo Mezzofanti (Bologna, 19 settembre 1774Roma, 15 marzo 1849) è stato un cardinale e linguista italiano.

Nato in una famiglia di umili origini, dimostrò fin da piccolo una memoria superiore al comune, un fine orecchio musicale, e una straordinaria capacità di apprendimento delle lingue straniere.

Frequentò le Scuole Pie della sua città natale, e lì entrò in contatto con parecchi missionari gesuiti ospiti dello Stato Pontificio a causa della soppressione dell'ordine. Dialogando con loro apprese rapidamente lo svedese, il tedesco, lo spagnolo e varie lingue sudamericane. Apprese anche le lingue morte che studiò a scuola.

Entrato in seminario, terminò gli studi di filosofia e teologia parecchio prima dell'età minima richiesta per l'ordinazione presbiterale. Nel frattempo si dedicò allo studio delle lingue orientali.

Nel 1797, all'età di 23 anni, venne ordinato sacerdote e ricevette la cattedra di ebraico, arabo, lingue orientali e greco all'Università di Bologna.

Tra il 1799 e il 1800 assistette negli ospedali i feriti stranieri degli scontri con l'esercito napoleonico, captando così vari idiomi europei. Divenne il confessore dei turisti e viaggiatori che passavano in città.

Nel 1806 rifiutò l'invito di Napoleone di stabilirsi a Parigi. In precedenza aveva rifiutato di prestare giuramento di fedetà alla Repubblica Cisalpina. Nel 1814 rifiuta pure l'invito di papa Pio VII. Invece nel 1831 accetta la richiesta di papa Gregorio XVI di mettere le sue capacità al servizio della Congregazione per la Propagazione della Fede.

Il contatto con l'ambiente cosmopolita di Roma, tra missionari e dotti provenienti da ogni angolo della cattolicità, permise al Mezzofanti di imparare numerosi altri idomi.

Nello studio delle lingue, solo il cinese gli diede filo da torcere: fu costretto a spendere quattro mesi di studio prima di sentirsi padrone della lingua. Da quel momento padre Umpierres, già missionario a Macao e insegnante di lingua presso Propaganda Fide, converserà con lui in cinese, confermando ufficialmente la sua piena padronanza del mandarino.

Gregorio XVI diventò suo amico e protettore, e lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 12 febbraio 1838.

Morì a Roma nel 1849. Il suo monumento funebre si trova nella Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo.

Indice

[modifica] Testimonianze

Mezzofanti è descritto comunemente come un uomo mite, senza particolari ambizioni se non quella di dedicarsi alla cura delle anime, alla docenza universitaria e allo studio quotidiano delle lingue.

Varie personalità contemporanee si sono espresse su di lui:

Lo stesso Russel affermò che il Mezzofanti arrivò a scrivere e parlare pressoché perfettamente 38 lingue, tra le quali figurano l'ebraico, l'arabo, il neo-aramaico-caldeo, il copto, l'armeno antico e il moderno, il persiano, il turco, l'albanese, il maltese, il greco antico e moderno, il latino, lo spagnolo, il portoghese, il francese, il tedesco, lo svedese, l'inglese, il russo, il polacco, il ceco, l'ungherese, il cinese, il siriaco, il ge'ez, l'amarico, l'hindi, il gujarati, il basco, il rumeno. Possedeva con minor sicurezza un'altra quarantina di lingue (oltre a un numero imprecisato di dialetti), per un totale di 78 idiomi. E tra i suoi rimpianti figurava il sanscrito, il malese, il tibetano, l'islandese, il lappone, il ruteno, il frisone, il lettone, il cornico, il quechua, il bambara: era in grado solo di leggerli, non di parlarli.

[modifica] Fonti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

Franco Pasti, Un poliglotta in biblioteca. Giuseppe Mezzofanti (1774-1849) a Bologna nell'età della Restaurazione, Editore Patron, ISBN 88-555-2869-6

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