Giuseppe Garibaldi (551)

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Giuseppe Garibaldi (551)
Il Garibaldi in navigazione nell'Atlantico
Il Garibaldi in navigazione nell'Atlantico
Descrizione generale
Naval Ensign of Italy.svg
Tipo incrociatore portaelicotteri
portaerei leggera (STOVL) - CVS[1]
Ordinata 21 novembre 1977
Costruttori Italcantieri
Cantiere Monfalcone (Go), Italia
Impostata 20 febbraio 1978
Varata 4 giugno 1983
Completata 30 settembre 1985
Caratteristiche generali
Dislocamento 10.100 (13.850 a pieno carico)
Lunghezza 180,2 m
Larghezza 33,4 m
Pescaggio 6,7 m
Ponte di volo 173,8 × 30,4 m m
Propulsione COGAG:
Velocità 30 nodi  (56 km/h)
Autonomia 7.000 miglia (13.000 km) alla velocità di 20 nodi
Equipaggio 550 uomini + fino a 230 addetti componente aerea
Sensori di bordo radar:
  • Hughes AN/SPS-52C in banda E
    (ricerca aerea a lungo raggio 3D)
  • Selenia MM/SPS-768 (RAN-3L)
    (ricerca aerea medio raggio in banda D)
  • Selenia SPS/RAN-10
    (ricerca aerea e di superficie)
  • SPS-702 CORA (superficie)
  • SPN-749 (navigazione)
  • SPN-728 (approccio)
  • RTN-30X
    (tiro per Albatros/Aspide)
  • RTN-10X
    (controllo fuoco per Dardo)
Sistemi difensivi ECM/ESM:
Armamento
Armamento missili:

siluri:

Note
Motto Obbedisco
ITU: India.svg Alpha.svg India.svg Quebec.svg

[senza fonte]

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La portaerei leggera STOVL Giuseppe Garibaldi, matricola CVS[1]-551, è un'unità della Marina Militare Italiana e prende il nome dal generale del Risorgimento Giuseppe Garibaldi. L'unità è stata la prima portaerei nella storia della Marina Militare ad entrare in servizio attivo dato che due unità portaerei, l'Aquila e lo Sparviero, furono approntate nel corso della seconda guerra mondiale ma non entrarono mai in servizio. La nave ha ricoperto il ruolo prestigioso di nave ammiraglia della Marina Militare, fino al varo della nuova portaerei Cavour. Il ruolo di portabandiera della flotta era stato ricoperto dal 1961 al 1971 con lo stesso nome e la stessa matricola, dall'incrociatore Giuseppe Garibaldi.

La sua costruzione programmata in base alla Legge Navale del 1975, venne ordinata all'Italcantieri il 21 novembre 1977 ed è avvenuta negli stabilimenti di Monfalcone dove lo scafo della nave venne impostato il 20 febbraio 1978. La nave venne varata il 4 giugno 1983 e dopo le prove in mare iniziate il 3 dicembre 1984 è stata consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 1985 ed al momento del varo era la portaerei in servizio più piccola al mondo.

Indice

[modifica] Caratteristiche

L'unità, progettata per operazioni antinave, antiaeree e antisommergibile e per assolvere funzioni di comando e di controllo di operazioni da parte di forze complesse, dispone di una componente aerea che può, alternativamente, essere composta fino ad un massimo di 12 aerei STOVL AV-8B Harrier II o 18 elicotteri Agusta SH-3D. Lo scafo è suddiviso in 13 compartimenti stagni da paratie verticali, mentre è suddiviso in sei ponti in senso longitudinale.[2]

Il ponte di volo, dalla caratteristica struttura disassata rispetto all'asse longitudinale della nave, è dotato di un trampolino di lancio (sky-jump) inclinato di 6° 5', è lungo 174 e largo 30 metri ed è provvisto di una passerella laterale per il movimento del personale e per la sistemazione di attrezzature accessorie quali punti rifornimento carburanti, prese di energia e servizi antincendi. Tale passerella è posizionata circa un metro al di sotto del ponte di volo.[2]

All'equipaggio che con il personale del comando complesso sfiora i 600 componenti, vanno aggiunti 230 del personale del gruppo aereo. L'hangar per ospitare la componente imbarcata è situato al di sotto del ponte di volo; esso misura 108×15×6 metri, è diviso in 3 sezioni da 2 pareti tagliafiamma ed è dotato di 2 elevatori da 18×10 m della portata di 18 tonnellate posti rispettivamente a prua ed a poppa della sovrastruttura (detta isola) e praticamente in asse con essa[3].

[modifica] Il gruppo aereo imbarcato

A causa della legislazione vigente all'epoca dell'entrata in servizio, che permetteva esclusivamente all'Aeronautica il possesso di mezzi aerei militari ad ala fissa il Giuseppe Garibaldi non ebbe, fino al cambio delle legge nel 1989, alcuna dotazione di aerei. In seguito all'approvazione della legge 36 del 1 febbraio 1989, la Marina fu autorizzata a dotarsi di velivoli ad ala fissa.[4] Dopo una valutazione tra il Sea Harrier britannico e l'Harrier II americano, la scelta italiana ricadde su quest'ultimo[5], dotato di un radar multimodale più sofisticato uguale a quello montato sullo F/A 18 Hornet, e che contrariamente al Sea Harrier[6] è tuttora in produzione; nel 1990 venne fatto l'ordine per l'acquisto degli AV-8B+ con la consegna ai piloti e tecnici della Marina Militare dei primi due velivoli che avvenne il 7 giugno 1991, presso la base dei Marines di Cherry Point nella Carolina del Nord, con la cerimonia ufficiale di consegna che avvenne il successivo 23 agosto a bordo del Garibaldi, ormeggiato nella base americana di Norfolk in Virginia.[2]

Nonostante il Garibaldi avesse imbarcato i primi aerei a bordo solamente a partire dal 1991, già in precedenza durante le esercitazioni internazionali, alcuni Harrier alleati avevano operato sul ponte di volo del Garibaldi come in occasione dell'esercitazione NATO Dragon Hammer 90.[2]

[modifica] Propulsione

L'apparato di propulsione è del tipo COGAG, dotato di centrale di telecomando, con 4 turbine a gas costruite dalla Avio su licenza della General Electric, che forniscono una potenza, a regime, di 82.000HP (60MW) ai due alberi motore dotati di eliche a cinque pale fisse che consentono una velocità massima di 30 nodi[3].
La nave ha un'autonomia di circa 7.000 miglia (13.000 km) ad una velocità media di 20 nodi.

[modifica] Armamento

Per la difesa aerea a medio raggio la nave è dotata di due lanciamissili brandeggiabili a 8 celle Selenia "Albatros", posti davanti e dietro l'isola, ciascuno dei quali dispone di 8 armi pronte al lancio e 16 di riserva per un totale di 48 missili Aspide. Per la difesa ravvicinata sono presenti tre torrette binate dotate di cannoni leggeri Breda da 40mm/70 integrate nel CIWS Dardo con una cadenza di fuoco di 300 colpi/minuto ed una portata di 4km contro missili e bersagli aerei e di 12km contro bersagli di superficie.

Per la difesa antisommergibile la nave dispone di due lanciasiluri tripli del tipo ILAS-3 da 324mm, simili al tipo MK 32 americano, armati con siluri leggeri Mk 46 e A-244[7]. Gli stessi siluri leggeri equipaggiano anche gli elicotteri ASW di bordo.

In origine era installato anche un sistema missilistico teleguidato antinave basato su quattro lanciamissili OTOMAT sbarcati nel 2003.

[modifica] Elettronica di bordo

La nave è dotata di vari radar di scoperta, di navigazione e di tiro, di sonar a scafo e sistemi di contromisure elettroniche.

Alla ricerca aerea a lungo raggio provvede il radar 3D Hughes AN/SPS-52C in banda E che ha ben 400km di portata. Alla ricerca aerea a medio raggio provvede il radar della Selenia MM/SPS-768 (RAN-3L) che opera in banda D con una portata di 200km, mentre il radar Selenia SPS-774 (RAN-10S) che ha una portata di 150km provvede alla ricerca aerea e di superficie ed il radar SPS-702 CORA si occupa della ricerca di superficie. Il radar di navigazione è il modello SPN-749, mentre il radar SPN-728 è per funzioni di approccio. Il radar di tiro e controllo del fuoco RTN-30X è asservito al sistema Albatross/Aspide, mentre tre radar di controllo del fuoco Selex NA-21, integrati da un radar direzione del tiro SPG-70 (RTN-10X) sono asserviti ai tre CIWS Dardo.

La dotazioni dei sensori è completata dal sonar a bassa frequenza Raytheon DE 1160LF[8] montato a scafo.

Per le contromisure elettroniche sono presenti due lanciarazzi SCLAR per chaff e flares ed il sistema per il Nettuno SLQ-732 per il jamming.

La protezione elettronica antisiluro è affidata al sistema SLAT e al sistema AN/SLQ-25 Nixie, usato da molte marine NATO. Il sistema AN/SLQ-25 è dotato di una fonte di decoy antisiluro mediante un apparato filabile in mare, che emette segnali di disturbo, come il rumore di un'elica o del motore per ingannare e deviare i siluri in arrivo. Una versione più moderna del sistema AN/SLQ-25, denominata AN/SLQ-25B, è dotata di sensori in grado anche di individuare e localizzare sommergibili e siluri in arrivo.[9]

L'unità è dotata di sistema di comando e controllo IPN 20 (SADOC 2) della Selex Sistemi Integrati che si occupa di raccogliere i dati dai vari sensori e dai sistemi di comunicazione. Il sistema di comunicazione comprende comunicazioni Wide Area Network (WAN) e satellitare SATCOM Link 11, Link 14 e Link 16, alcuni implementati dopo gli ammodernamenti del 2003.[2]

[modifica] Servizio

Il Garibaldi è stato assegnato al 2º Gruppo Navale d'Altura della II Divisione Navale dislocato nella base di Taranto.

In seguito alla riorganizzazione della Flotta avvenuta nel 1999, il Garibaldi è stato inquadrato nel COMFORAL, il Comando Forze d'Altura di base a Taranto.

Nave Giuseppe Garibaldi è affiancata dalla portaerei Cavour, varata il 20 luglio 2004 e completata nel 2008, che è entrata in servizio nel 2009 dopo aver terminato le prove. Nave Cavour sostituisce il più vecchio incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto, non più operativo dal 2003 e posto in disarmo nel 2006.

Il Garibaldi (in primo piano) durante un'esercitazione nel Mar Adriatico davanti alle coste croate nel gennaio 1996.

L'attività del Garibaldi è stata intensissima. La nave è stata impiegata come unità sede comando della Squadra Navale, partecipando ad attività addestrative di vario tipo e di rappresentanza in Mediterraneo e oltreoceano, prendendo parte a tutte le più importanti esercitazioni e missioni in cui è stata impegnata la flotta della Marina Militare, ed è stata sempre impiegata nelle aree di crisi.

Nell'estate del 1991 l'unità si è recata negli Stati Uniti per la cerimonia di consegna dei primi due velivoli, due TAV-8B bi-posto in versione da addestramento, facendo rientro in Italia il 24 settembre 1991, con i velivoli che raggiunsero la base aerea di Grottaglie.

Nella prima metà degli anni novanta l'unità prese parte alle operazioni in Oceano Indiano durante la crisi in Somalia. All'inizio del 1994 prese parte alla missione Ibis II in qualità di nave comando del 25º Gruppo Navale formato oltre che dal Garibaldi, dal rifornitore Stromboli, dalle LPD San Giorgio e San Marco e dalla fregata Scirocco, per il ritiro del contingente italiano che era stato impegnato nell'Operazione Restore Hope.

Al ritorno della missione, nella primavera del 1994 l'unità effettuò un nuovo viaggio negli Stati Uniti per ricevere i primi tre AV-8B+[10] in versione monoposto, e nel corso di una lunga permanenza negli Stati Uniti toccò anche i porti di Baltimora, Boston e New York.

Dopo il rientro in Italia, tra l'11 gennaio e il 23 marzo 1995 il Garibaldi fece ritorno nelle acque somale per prendere parte alla missione Ibis III per il ritiro del contingente di pace delle Nazioni Unite dalla Somalia con compiti di nave comando del 26º Gruppo Navale composto dalle stesse unità del precedente 25º Gruppo ad eccezione dello Scirocco sostituito dal Libeccio. Dal ponte di volo del Garibaldi nell'occasione operarono 5 caccia tra TAV-8B e AV-8B+, 2 SH-3D, 4 AB-212 NLA e 4 A-129 Mangusta. Agli equipaggi delle unità navali si aggiungevano 198 tra paracadutisti e cavalleggeri dell'esercito, 320 del battaglione San Marco e 30 incursori del Comsubin.[2]

Da marzo a giugno del 1997 il Gruppo Aereo imbarcato del Garibaldi ha preso parte all'Operazione "Alba Neo" (Albania Non Combat Evacuation Operation) con velivoli armati che giornalmente hanno effettuato decolli dalla base di Grottaglie.

Nel 1999 con la guerra del Kosovo l'Italia è stata impegnata nell'Allied Force. I caccia AV-8B II+ Harrier imbarcati a bordo del Garibaldi, a partire dal 13 maggio fino a inizio giugno 1999, hanno svolto 30 sortite per 63 ore di volo. Gli aerei hanno impiegato bombe Mk 82 e GBU-16 e missili AGM-65 Maverick. La forza navale italiana oltre alla portaerei Garibaldi con il suo gruppo aereo, includeva anche la fregata Zeffiro.

Il Garibaldi (in primo piano) durante l'operazione Enduring Freedom nel febbraio 2002.

In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 e la guerra al terrorismo proclamata dal Presidente degli Stati Uniti Bush, con la partecipazione dell'Italia all'Operazione Enduring Freedom l'unità è stata impegnata in qualità di nave comando del GRUPNAVIT I, il 1º Gruppo Navale Italiano che oltre al Garibaldi comprendeva anche la fregata Zeffiro, il pattugliatore di squadra Aviere e il rifornitore Etna. Salpata da Taranto il 18 novembre 2001 la formazione ha operato in Oceano Indiano dal 3 dicembre 2001 al successivo 1º marzo, rientrando a Taranto il 18 marzo 2002. Nel corso della missione gli Harrier AV-8B dell'unità hanno effettuato 288 missioni per complessive 860 ore di volo ed i quasi 1500 componenti degli equipaggi delle unità navali e del gruppo aereo che hanno partecipato alla missione hanno svolto compiti di controllo, intercettazione/interdizione in mare e di supporto aereo e interdizione aerea in territorio afghano.

Il Garibaldi a Malaga nel 2004.

Nel 2003 la nave è stata sottoposta a lavori di ammodernamento che hanno dotato l'unita di capacità C4I, nel corso dei quali sono stati sbarcati i lanciamissili Teseo e riposizionato uno dei lanciarazzi SCLAR, consentendo così un allargamento del ponte di volo a dritta di poppa. Sono stati anche installati il sistema dati MCC (acronimo di Maritime Coordination Centre), il sistema di comunicazione satellitare SATCOM ed è stato sostituito il sonar.[2]

Dopo i lavori di ammodernamento svolti nel 2003 l'unità ha preso parte in Atlantico all'esercitazione Majestic Eagle svolta nel 2004.

Nell'estate 2006 la Marina Militare è stata una delle prime ad intervenire nella crisi del Libano.[11] partecipando all'operazione Mimosa '06 e successivamente all'operazione Leonte con il San Giusto, il San Marco[12] e il San Giorgio[13] in prima fila insieme alla fregata Aliseo, al cacciatorpediniere Durand De La Penne e alla portaerei Garibaldi. Le navi, hanno sbarcato nel porto di Beirut, sotto il controllo del Reggimento San Marco, tonnellate di materiale destinato alla popolazione, cucine da campo, ambulanze, generatori per la produzione di corrente elettrica, tende pneumatiche, tonnellate di medicinali e tonnellate di generi alimentari destinati alla popolazione civile non combattente messi a disposizione dal Ministero degli Esteri, dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa Italiana e dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

Nel corso dell'operazione Mimosa '06 il Durand de la Penne,[14] in esercitazione in Grecia, è stata tra le prime unità neutrali ad entrare nel porto di Beirut per l'evacuazione dei connazionali ed altri europei verso l'isola di Cipro con ben due viaggi.[15] Successivamente è intervenuto il battaglione San Marco, con l'unità da sbarco San Giusto che ha permesso il trasporto di beni di prima necessità per la popolazione in guerra oltre all'evacuazione di altri connazionali. L'operazione Leonte[16][17] è scattata a settembre, sotto l'egida dell'ONU all'interno della missione UNIFIL 2. Le navi Garibaldi, San Giusto, San Giorgio e San Marco (in pratica l'intera flotta tuttoponte), con la scorta della corvetta Fenice, hanno sbarcato sulla spiaggia di Tiro la "forza d'ingresso" (Entry Force) del contingente di pace italiano, costituita dalle truppe anfibie della nuova Forza di Proiezione dal Mare (FPM), a loro volta composta dal Reggimento San Marco della Marina Militare e dai Lagunari dell'Esercito.

Nell'occasione il Gruppo Aereo Imbarcato ha effettuato missioni di ricognizione sul traffico mercantile da e per le coste libanesi.

Nel settembre 2008 il Garibaldi è entrato in bacino per un ciclo di lavori di manutenzione straordinaria programmata da tempo. Il ciclo di manutenzione del 2008 è stato il primo durante il quale la Marina Militare dispose di un'altra portaerei, la Cavour, allora non ancora pienamente operativa[2]. La Cavour ha rilevato dal Garibaldi al momento dell'entrata nella squadra il ruolo di nave ammiraglia della flotta.

[modifica] Nome

L'attuale nave Giuseppe Garibaldi (551) è la quinta, nella storia della Marina Militare Italiana e della Regia Marina, a prendere il nome dall'eroe dei due mondi; le altre navi che l'hanno preceduta sono:

  • Giuseppe Garibaldi - incrociatore lanciamissili ottenuto dalla trasformazione/ricostruzione in unità missilistica della precedente unità andata in disarmo nel 1953. Fu il primo incrociatore missilistico ad entrare in servizio in una marina europea e prima unità di superficie al mondo ad essere predisposta al lancio di missili balistici. Dopo il rientro in Squadra ha ricoperto il ruolo di ammiraglia della flotta fino al 1971, anno in cui è andata definitivamente in disarmo[18].

Queste navi hanno avuto come stemma il volto di Garibaldi ed il motto «Obbedisco».

[modifica] Galleria immagini

[modifica] Note

  1. ^ a b Garibaldi Aircraft Carrier, Italy
  2. ^ a b c d e f g h Garibaldi - Portaerei leggera STOVL. URL consultato il 15 dicembre 2008.
  3. ^ a b http://www.marina.difesa.it/unita/portaeromobili.asp
  4. ^ Saverio Zuccotti. La Marina militare italiana e le sue portaerei. www.paginedidifesa.it, 8 febbraio 2004. URL consultato il 16-04-2008.
  5. ^ La Marina Militare alla fine degli anni '80. sito web Marina Militare. URL consultato il 16-04-2008.
  6. ^ Farewell Sea Harrier, Royal Navy
  7. ^ specifiche tecniche sul sito Eurotorp
  8. ^ Descrizione dei sonar serie AN/SQS-56//DE1160 sul sito FAS
  9. ^ (EN)Il sistema AN/SLQ-25
  10. ^ Gruppo Aerei Imbarcati. URL consultato il 12-12-2008.
  11. ^ Operazione Leonte. URL consultato il 17-11-2007.
  12. ^ Libano: parte Nave San Marco con un carico di aiuti umanitari . URL consultato il 14-12-2007.
  13. ^ Beirut: arriva Nave San Giorgio con i primi aiuti umanitari. URL consultato il 14-12-2007.
  14. ^ La Marina Militare in soccorso dei cittadini italiani in Libano. URL consultato il 14-12-2007.
  15. ^ Beirut: secondo intervento di Nave Durand de la Penne. URL consultato il 14-12-2007.
  16. ^ Preparativi di sbarco sulle unità in navigazione alla volta del Libano . URL consultato il 14-12-2007.
  17. ^ Operazione Leonte: terminate le operazioni di sbarco. URL consultato il 14-12-2007.
  18. ^ Nel ruolo di nave ammiraglia della Marina Militare Italiana, il Vittorio Veneto ha sostituito l'incrociatore lanciamissili Giuseppe Garibaldi, disarmato nel 1971, per poi essere sostituito dalla portaerei leggera/incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. La particolarità è che le due unità ammiraglie erano accomunate, oltre che dallo stesso nome, anche dalla stessa matricola, 551.

[modifica] Bibliografia

  • Robert Gardiner; Stephen Chumbley; Przemysław Budzbon, Conway's All the World's Fighting Ships 1947-1995, Naval Institute Press, Annapolis [1996]. ISBN 101557501327

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