Giuseppe Brolis

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Giuseppe Brolis (1926Verdello, 12 luglio 2005[1]) è stato un dirigente sportivo italiano.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Inizia l'attività calcistica e dirigenziale nel Verdello, formazione dilettantistica bergamasca nella quale milita come calciatore e allenatore, prima di divenirne presidente[1]; contemporaneamente, grazie alla laurea in Economia conseguita in gioventù[2], ricopre l'incarico di dirigente nelle Acciaierie Dalmine[1][3]. In qualità di presidente del Verdello si occupa anche dell'attività di scouting di giovani calciatori, tra cui Francesco Duzioni, Pier Luigi Pizzaballa e Angelo Domenghini[1][4].

Nel 1961 lascia definitivamente la Dalmine, ingaggiato con contratto a tempo indeterminato dall'Atalanta, su decisione di Luigi Tentorio, che in quegli anni si occupava della gestione della società per conto del proprietario e presidente Daniele Turani[1][5]. Nella società nerazzurra si occupa prevalentemente del settore giovanile, nella cui gestione subentra a Giuseppe Ciatto[5]; amplia le strutture e prosegue la ricerca dei giovani da inserire nelle squadre minori atalantine[6], allargando il raggio d'azione della società alla Lombardia ed al Trentino[3][7]. Tra i giocatori portati all'Atalanta vi sono Gaetano Scirea[8], Giuseppe Savoldi[9] e Adelio Moro[10].

Prosegue la collaborazione con l'Atalanta fino al 1970, quando passa alla Cremonese con l'incarico di direttore sportivo[11] (pur risultando ufficialmente un semplice consulente[12]). Il trasferimento avviene nell'ambito di un progetto di collaborazione tra le due società[13] voluto dal presidente neroazzurro Achille Bortolotti, che in questo periodo diviene vicepresidente della società grigiorossa; mantiene comunque il proprio ruolo nel settore giovanile nerazzurro[14]. Nel corso della sua permanenza a Cremona ha modo di scoprire tra gli altri Antonio Cabrini (che Domenico Luzzara, presidente della società grigiorossa, stava per cedere alla Juventus, salvo poi cambiare idea e mandarlo all'Atalanta su consiglio di Brolis[15]) e Cesare Prandelli[1], a sua volta ceduto all'Atalanta.

Tornato a tempo pieno alla società orobica, dal 1974 vi ricopre l'incarico di direttore sportivo[16], subentrando a Franco Previtali, dimissionario per contrasti con l'allenatore Heriberto Herrera[17][18]. I rapporti tra Brolis ed Herrera sono freddi[19]; l'allenatore paraguaiano, tuttavia, viene esonerato dopo l'ottava giornata di campionato[20] e Brolis mantiene il suo ruolo di direttore sportivo fino a fine stagione. In seguito, dopo aver contribuito in modo determinante alla scelta di Giancarlo Cadè come allenatore per la stagione 1975-1976, visti i risultati non all'altezza delle aspettative del presidente Bortolotti viene sostituito da Renato Cavalleri nel ruolo di direttore sportivo[21], mantenendo tuttavia l'incarico di responsabile del settore giovanile fino a fine stagione. Dall'estate 1976 inizia a lavorare come osservatore alle dipendenze prima della Juventus (dove rimarrà per tre stagioni[22] sostituendo Ugo Locatelli[7]), poi del Perugia[1] e del Brescia[7].

Nel 1983 viene chiamato da Leonardo Garilli come direttore sportivo del Piacenza, allenato da Titta Rota, con cui Brolis aveva già lavorato in precedenza a Bergamo ed a Cremona[13][23][24]. Anche in questo caso, come a Cremona, l'incarico non è ufficiale, e Brolis risulta come consulente sportivo[25][26]; in tale veste si occupa anche del vivaio[27]. Rimane a Piacenza fino al 1988, contribuendo alla doppia promozione dalla Serie C2 alla Serie B e portando a Piacenza numerosi giovani ed ex giocatori dell'Atalanta o bergamaschi, tra cui Armando Madonna, Giorgio Mastropasqua e Aladino Valoti[28]; lascia poi l'incarico a Gian Pietro Marchetti[29], anch'egli ex giocatore atalantino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g L’Atalanta piange il «re dei giovani», L'Eco di Bergamo, 13 luglio 2005
  2. ^ Corbani, vol.1, p.185
  3. ^ a b Si è spento Brolis talent scout degli anni Settanta, Alto Adige, 15 agosto 2005, pag.18
  4. ^ Domenghini dice 70. Dalla Coppa Italia a Bergamo alla Grande Inter Tuttoatalanta.com
  5. ^ a b Corbani, vol.1, p.183
  6. ^ Il settore giovanile dell'Atalanta Prossimicampioni.com
  7. ^ a b c Bolzano, per l’Atalanta uno storico serbatoio, Alto Adige, 26 febbraio 2007, pag.23
  8. ^ Il dolore di Bergamo, la città del suo volo, Stampa Sera, 4 settembre 1989, pag.5
  9. ^ Corbani, vol.1, p.240
  10. ^ È re del centrocampo, ha un tiro da demonio, Il Corriere dello Sport, 24 febbraio 1971, pag.9
  11. ^ Brolis: le liee d'azione della "nuova" Cremonese, La Provincia, 23 luglio 1970, pag.9
  12. ^ Col primato la Cremonese è al centro del bersaglio, La Provincia, 1º novembre 1978, pag.14
  13. ^ a b Corbani, vol.1, p.254
  14. ^ Nei giovani del vivaio il futuro grigiorosso, La Provincia, 28 giugno 1972, pag.12
  15. ^ Corbani, vol.1, p.285
  16. ^ Continuerà la collaborazione tra Cremonese e Atalanta, La Provincia, 20 marzo 1974, pag.9
  17. ^ Bergamo in lutto per Previtali, il braccio destro dei Bortolotti Sportorobico.it
  18. ^ La prima sfida in B al Comunale: c'è Percassi, che si infortuna, L'Eco di Bergamo, 20 agosto 2010, pag.41
  19. ^ Corbani, vol.1, p.281
  20. ^ Corbani, vol.1, p.284
  21. ^ Corbani, vol.2, p.395
  22. ^ Corbani, vol.1, p.288
  23. ^ Garilli, il grande sogno di un presidente atipico, Libertà, 26 giugno 2012, pag.41
  24. ^ Pasquali, p.231
  25. ^ Stagione 1983-1984 Storiapiacenza1919.it
  26. ^ Album Panini, edizione 1987-1988
  27. ^ Allievi: a Vescovato torneo di Pasqua, La Provincia, 13 aprile 1984, pag.13
  28. ^ Titta e gli altri. Qui Piacenza, succursale dell'Atalanta, L'Eco di Bergamo, 23 ottobre 2010, pag.63
  29. ^ Stagione 1988-1989 Storiapiacenza1919.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]