Giulio Venini

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Giulio Venini (Milano, 6 novembre 1915Lekdush, 1º gennaio 1941) è stato un militare italiano, medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Venini nasce a Milano nel 1915, figlio di Corrado, ufficiale di carriera degli Alpini.

Nel maggio del 1916, durante le operazioni di contrasto alla Strafexpedition scatenatasi in Trentino, Corrado Venini muore eroicamente in combattimento, ed è successivamente decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Prima di morire, in una lettera indirizzata al figlio ancora in fasce, aveva scritto:

« Se io cado per la Patria, dovrai nella mia morte trovare una ragione in più per amare questa nostra Italia. »

Giulio Venini cresce dunque avendo costantemente di fronte l’esempio di valore ed eroismo del proprio padre, decidendo così di seguirne le orme, perseguendo la carriera militare.

Entrato nel Regio Esercito, ottiene i gradi di sottotenente e viene assegnato ai Granatieri di Sardegna.

La Campagna di Grecia[modifica | modifica wikitesto]

Nell’ottobre del 1940, Venini, nel frattempo promosso tenente, si trova in Albania, inquadrato nel 3º Reggimento dei Granatieri di Sardegna.

Il 28 ottobre, con l’inizio della Campagna di Grecia, gli Italiani avanzano velocemente in territorio greco sebbene, nel volgere di alcune settimane, la situazione si ribalta: la controffensiva greca riesce infatti a far indietreggiare le forze italiane, fino a minacciare lo stesso possesso italiano dell’Albania.

Alla metà di dicembre, il 3º Reggimento Granatieri di Sardegna si trova schierato sui monti del Kurvelesh, decimato dai violentissimi combattimenti sostenuti e dalle rigidissime condizioni climatiche.

Nonostante ciò, gli Italiani riescono a resistere ai continui attacchi dei reparti greci, che si susseguono ininterrottamente fino agli ultimi giorni dell’anno.

Il 30 dicembre, la 9ª compagnia del 3º Reggimento Granatieri, al cui comando si trova il tenente Venini, ridotta a un pugno di uomini, viene sottoposta all’ennesimo assalto greco: nonostante il violento bombardamento d’artiglieria e la bufera di neve che infuria sul costone est del vallone di Lekdush, ove il reparto si trova schierato, i granatieri riescono a resistere.

Due giorni dopo, il 1º gennaio 1941, i Greci attaccano nuovamente il fronte tenuto dal 3º Reggimento Granatieri. La 9ª compagnia, ridotta a soli venti uomini, riesce però a mantenere le proprie posizioni, contrattaccando disperatamente: il tenente Venini, ferito da una fucilata, rimane al suo posto, per incoraggiare i propri soldati, finché viene abbattuto da una raffica di mitragliatrice. Riesce però a risollevarsi, incitando ancora una volta i suoi uomini a resistere, ma una nuova fucilata lo uccide.

Pochi mesi prima, in una lettera alla madre, aveva scritto:

« Se la Patria mi chiederà il sacrificio più grande, quello della vita, credimi, lo faccio con la nostra dedizione più completa, con la coscienza con cui lo fece papà, e sono certo che da questa nostra fine saprai trovare una ragione di orgoglio e di forza per sopportare il sacrificio ben più grande che la Patria ha chiesto a te. Io sono tranquillo e fiducioso; la gloria degli alamari che porto, il sublime sacrificio di mio padre mi saranno di esempio e di sprone. »

Alla sua memoria viene concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante di compagnia fucilieri, già distintosi per valore in precedenti azioni, durante un violentissimo attacco nemico, ridottosi il reparto a soli venti uomini, teneva testa valorosamente al preponderante avversario, battendosi coi suoi granatieri, al canto degli inni nazionali, animato dal più puro ed elevato sentimento del dovere, spinto scientemente fino al sacrificio. Con gagliarda ed eccezionale audacia si esponeva ove maggiore era il pericolo e dimostrava con la virtù dell’esempio, ai suoi uomini, la ferrea decisione di resistere e di vincere a qualsiasi costo. in un aspro contrassalto finale, che stroncava l’ultimo tentativo nemico, ferito rifiutava ogni soccorso e continuava a combattere. Nuovamente colpito da raffica di mitragliatrice, si abbatteva al suolo, ma trovava ancora l’energia, in un supremo sforzo, per risollevarsi, incitare i dipendenti e lanciare bombe a mano, fino a quando, colpito per la terza volta, mortalmente, segnava col suo sangue l’estremo limite oltre il quale l’avversario non doveva avanzare.»
— Costone Est di Lekdushaj, 1º gennaio 1941[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi sono i riconoscimenti che, in varie località italiane e specialmente tra Como e Milano, sono stati tributati alla memoria del tenente Giulio Venini e del padre Corrado. Milano, la sua città natale, gli ha intitolato:

  • una via, attuale Via Giulio e Corrado Venini
  • la scuola elementare “Giulio e Corrado Venini”.

Como, città natale del padre, gli ha invece intitolato:

  • una via, attuale Via Corrado e Giulio Venini
  • la scuola elementare “Corrado e Giulio Venini”.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Albo d'Oro dei Decorati della provincia di Como, a cura dell'Istituto Nazionale del Nastro Azzurro - Federazione di Como.
  • le Medaglie d’Oro al valor militare – Gruppo Medaglie d’Oro al valor militare d’Italia, Roma 1965
  • I granatieri del 3º Reggimento nella guerra contro la Grecia, Edizioni Museo Storico dei Granatieri, Tipografia Regionale, Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motivazione della M.O.V.M. dal sito www.quirinale.it. URL consultato il 25-02-2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]