Giulio Douhet

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« Giulio Douhet è forse unico nella storia del pensiero militare italiano, così avaro di talenti e di personalità di spicco. Il suo torto maggiore fu di nascere nel paese sbagliato »
(Gianni Rocca - I Disperati[1])
Giulio Douhet
Giulio Douhet
Giulio Douhet
30 maggio 1869 - 15 febbraio 1930
Nato a Caserta
Morto a Roma
Luogo di sepoltura Cimitero del Verano, Roma
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Specialità Bersaglieri
Servizio Aeronautico
Anni di servizio 1898 - 1926
Grado Rank insignia of maggior generale in comando di brigata of the Italian Army (1918).png Maggior generale
Guerre Prima guerra mondiale
Comandante di Battaglione Aviatori
Studi militari Accademia Militare di Modena

Treccani.it[2]

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Giulio Douhet (Caserta, 30 maggio 1869Roma, 15 febbraio 1930) è stato un generale italiano, teorico della guerra aerea, contemporaneo degli altri sostenitori del bombardamento strategico Billy Mitchell e sir Hugh Trenchard. Nel 1921 pubblicò il trattato Il dominio dell'aria che ebbe una grande influenza sui contemporanei ed ancora oggi è oggetto di studi di ambito aeronautico-militare[3].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giulio Douhet, (Giulio Felice Giovanni Battista all'anagrafe[4]) nasce da una famiglia di origini savoiarde. Il padre, ufficiale farmacista del Regio Esercito, scelse di diventare cittadino del Regno di Sardegna dopo la cessione del 1860 di Nizza e Savoia. Dopo l'Unità d'Italia (17 marzo 1861) venne trasferito a Caserta. A vent'anni frequentò l'Accademia Militare di Modena, da cui uscì col grado di sottotenente dei bersaglieri. Si iscrisse anche al Politecnico di Torino, laureandosi in ingegneria.

La sua carriera militare fu travagliata. Nel 1911, durante la guerra italo-turca per il controllo della Libia, gli venne assegnato il compito di scrivere un rapporto sull'uso dell'aviazione da guerra. In esso teorizzò che l'unico uso efficace era il bombardamento da alta quota. In effetti, il primo impiego bellico di aeroplani della storia fu condotto dagli Italiani nel corso di quel conflitto e il primo bombardamento fu messo in pratica il 1º novembre 1911 dalla sezione aviazione del Battaglione specialisti del Genio, che bombardò le posizioni turche di Ain Zara.[5]

Il 27 giugno del 1912 la legge numero 698 istituiva il Servizio Aeronautico, presso la Direzione Generale Genio ed Artiglieria e creava il Battaglione Aviatori con reparti di aeroplani e scuole di volo a Torino. Douhet, promosso maggiore, divenne il comandante del battaglione dal 13 novembre 1913 e l'organizzò in squadriglie perfettamente autonome dal punto di vista organizzativo e logistico, dotandole di aviorimesse smontabili, automezzi e carri officina.

Lo stesso anno promosse un'iniziativa per la raccolta di tutti i cimeli aeronautici militari italiani che si erano ormai accumulati dal 1884, epoca dei primi aerostieri del Genio. L'iniziativa portò alla realizzazione del primo museo aeronautico in Italia, costituito acquisendo la sede del Museo storico del Genio a Roma presso Castel Sant'Angelo. È lo stesso museo che dopo molto spostamenti e vicissitudini adesso è ospitato presso Vigna di Valle.[6]

Scrisse il libro Regole per l'uso degli aeroplani in guerra, uno dei primi manuali di dottrina sulla materia, ma le sue teorie vennero viste come troppo radicali. Dopo un episodio in cui venne accusato di aver ordinato alla Caproni senza autorizzazione la costruzione di grossi bombardieri trimotori basati sul prototipo Ca.31, già precedentemente bocciato da un superiore,[5] venne allontanato dall'aviazione e destinato alla fanteria, con incarico ad Edolo presso lo stato maggiore della 5ª Divisione, in quel momento in retroguardia sul fronte dell'Adamello.

La prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Douhet iniziò ad invocare un massiccio investimento nella costruzione di aerei da bombardamento, per ottenere il controllo dell'aria e privare il nemico delle difese. Propose la costruzione di cinquecento bombardieri in grado di lanciare 125 tonnellate di bombe al giorno. Scrisse ai superiori e ai vertici politici per promuovere le proprie idee e criticare l'incompetenza in materia degli alti comandi. L'atteggiamento critico riguardo alla conduzione della guerra da parte del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il generale Cadorna, gli procurò l'ostilità delle alte gerarchie. Una lettera diretta a Leonida Bissolati, molto critica nel contenuto verso lo Stato Maggiore, venne intercettata e ne conseguì un processo militare per diffusione di notizie riservate. Douhet venne conseguentemente condannato a un anno di carcere militare, che espiò nel forte di Fenestrelle.[1]

Il dopoguerra e il monumento al Milite Ignoto[modifica | modifica sorgente]

Dopo la battaglia di Caporetto, che screditò il suo avversario Cadorna, scontato il periodo di pena (che trascorse in cella a scrivere sull'argomento che ormai lo ossessionava), tornò in servizio. Douhet venne proposto da Armando Diaz per un incarico al commissariato generale per l'aeronautica del Ministero delle armi e munizioni, ma lasciò di nuovo polemicamente il servizio quando entrò in conflitto con Ferdinando Maria Perrone, dell'Ansaldo, su questioni relative alle commesse.[7] Riuscì poi ad ottenere una revisione del processo che portò all'annullamento della condanna subita e la promozione a generale, mentre nel frattempo continuava a scrivere.

In precedenza, nel 1920, mentre era un colonnello in congedo, fondò l'Unione nazionale ufficiali e soldati e, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia ed in altri Paesi coinvolti nella "Grande Guerra", propose di erigere monumenti ai caduti della "Grande Guerra" in ogni città d'Italia e - primo in Italia[8] - di onorare i caduti italiani le cui salme non erano state identificate, con la creazione di un monumento al milite ignoto a Roma, presso il monumento a Vittorio Emanuele II.[7][9]

Il dominio dell'aria[modifica | modifica sorgente]

Nel 1921 pubblicò Il dominio dell'aria, il suo libro più noto, che ebbe molta fortuna all'estero[10]. Tale saggio fu oggetto di attento studio, particolarmente da parte dei fautori della nascente specialità dell'aeronautica militare come l'americano Billy Mitchell, che ebbe modo di conoscere nel 1922 e al quale illustrò la sua opera.[11]. Le forze armate britanniche invece non prestarono apparentemente attenzione al libro e gli autori inglesi ritengono sia stato Hugh Trenchard, il padre della Royal Air Force il primo teorico del bombardamento strategico, poi di fatto attuato durante la seconda guerra mondiale, sotto le direttive di Sir Arthur Travers Harris.[12][13]

È da segnalare che le teorie di Douhet trovarono, fra le due guerre, un certo seguito anche nell'Unione Sovietica: alla metà degli anni trenta le forze aeree dell'URSS disponevano di circa 1000 bombardieri bimotori e quadrimotori destinati all'attacco strategico[14]. Sempre nel 1921, grazie anche alle sue amicizie all'interno del neonato Partito nazionale fascista, Douhet venne richiamato in servizio e nominato maggior generale, ricevendo l'incarico di Capo dell'Aviazione,[15] ma presto abbandonò il lavoro troppo burocratico per dedicarsi interamente allo studio.

Douhet non conseguì mai il brevetto di pilota. Scrittore e polemista brillante, scrisse anche due brevi opere che oggigiorno verrebbero classificate come fantapolitica: La vittoria alata e La guerra del '19. Nella prima si immagina un finale alternativo della prima guerra mondiale: gli Imperi Centrali sono costretti alla capitolazione non da una sconfitta sui fronti terrestri bensì da un'offensiva aerea strategica. Nel secondo, collocato temporalmente negli anni trenta del XX secolo, si immagina una guerra tra Francia e Belgio da un lato e una riarmata Germania; vince la Germania che punta su di una forte aviazione strategica e sugli attacchi ai centri urbani del nemico. Coerentemente con se stesso, Douhet, anche nelle opere di finzione, riteneva necessaria e sufficiente per il conseguimento della vittoria una forte aviazione strategica.[16][17]

La scomparsa e la tomba[modifica | modifica sorgente]

Morì nel 1930 colpito da un infarto, mentre coltivava rose nel suo giardino. È sepolto, insieme alla moglie, Teresa (Gina) Casalis, che morì nel 1960. La tomba dove riposano assieme è a Roma al Cimitero del Verano. La vedova vi fece scolpire la seguente iscrizione:[4]

« Anima e cuore di soldato italiano spirito colto geniale e lungimirante fin dai primi tentativi dell’aviazione intravide l’ineluttabile avvento delle armate del cielo e per la patria una ne invocò strenuamente con gli scritti e con la parola sprezzando ogni personale interesse. Di ogni ideale umano e patriottico profondamente pervaso primo in Italia e fuori il culto del milite ignoto propose. Doveva triste destino del genio chiudere la vita perché le sue idee fossero attuate e fosse proclamato maestro MCMXXX – La vedova orgogliosa »

Nel 2008 un articolo sulla rivista della Associazione arma aeronautica denunciò lo stato di degrado della tomba. L'articolo portò al lancio di iniziative per il restauro[18], che si completarono in occasione della commemorazione degli 80 anni dalla morte, con una cerimonia il 19 febbraio 2010 presso il cimitero, con deposizione di una corona di alloro alla presenza degli allievi della Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet, l'istituto di formazione militare con sede a Firenze che l'Aeronautica Militare ha voluto intitolargli nel 2006. Il portale web dell'Aeronautica Militare ha proposto una pagina, intitolata "I grandi aviatori", dove vengono citate le maggiori personalità storiche dell'aviazione italiana, ponendo Douhet tra di esse.[19]

La dottrina sul dominio dell'aria[modifica | modifica sorgente]

Busto alla Scuola di Guerra Aerea, Firenze

Secondo Douhet l'aeroplano non poteva più essere inteso solo come un mezzo ausiliario dell'Esercito e della Marina per colpire obiettivi terrestri e navali, bensì era diventato l'unico mezzo per combattere una terza lotta nella nuova dimensione, l'aria. Il generale auspicava dunque parallelamente alla permanenza delle Aviazioni dell'Esercito e della Marina, la formazione di una "terza sorella": l' "Armata Aerea". Questa sarebbe stata la sola e unica forza armata capace di garantire la conquista del "dominio dell'aria", conquista necessaria per proteggere i cieli italiani dall'aggressione di mezzi aerei nemici e unico mezzo capace di garantire il possesso dei cieli avversari in un conflitto.

Incidentalmente si osserva che Douhet era scettico sulle possibilità di difesa antiaerea, sia a mezzo caccia sia tramite artiglieria e, conseguentemente, non riteneva si dovesse investire negli aeroplani da caccia,[11][20][21] teorizzò invece come guerra di "contraviazione" il bombardamento dei campi da volo nemici attraverso materiale esplosivo che crei "imbuti di scoppio".

Douhet prevedeva, sin dalle premesse della sua opera, un impiego di massicci quantitativi di aeroplani, dispiegati in grosse formazioni. Nel suo libro scriveva:

« Immediatamente sorge il primo principio del suo impiego: l'Armata Aerea deve venire impiegata in massa. Questo principio è perfettamente identico a quello che regge la guerra terrestre e quella marittima. L'effetto materiale e morale delle offese aeree - come di qualunque altra offesa - è massimo quando le offese stesse vengono concentrate nello spazio e nel tempo. »

Secondo i detrattori, invece, egli con la sua dottrina avrebbe affermato che l'obiettivo dei bombardamenti incendiari, chimici e batteriologici dovevano essere non tanto le forze armate avversarie, ma soprattutto le popolazioni civili e le città densamente popolate. Doueht nel suo trattato scrisse di bombe "velenose" il cui effetto aveva una durata limitata e presumibilmente, come tradussero gli americani, faceva riferimento ai gas già sperimentati durante la prima guerra mondiale. I passi che hanno scatenato la controversia sono tra gli altri:

« Ammettiamo, sempre in via di ipotesi, che la Germania possegga una Armata Aerea e la Francia l'attuale aviazione militare: in questo caso, se la Germania si decidesse ad attaccare la Francia, le converrebbe, nella prima giornata di operazioni, distruggere 50 stabilimenti d'aviazione francese, oppure gettare 50 superfici distruggibili su Parigi e dintorni, per togliere alla Francia non la sua aviazione, ma il suo cervello?" »
« Basta immaginare ciò che accadrebbe, fra la popolazione civile dei centri abitati, quando si diffondesse la notizia che i centri presi di mira dal nemico vengono completamente distrutti, senza lasciare scampo ad alcuno. I bersagli delle offese aeree saranno quindi, in genere, superfici di determinate estensioni sulle quali esistano fabbricati normali, abitazioni, stabilimenti ecc. ed una determinata popolazione. Per distruggere tali bersagli occorre impiegare i tre tipi di bombe: esplodenti, incendiarie e velenose, proporzionandole convenientemente. Le esplosive servono per produrre le prime rovine, le incendiarie per determinare i focolari di incendio, le velenose per impedire che gli incendi vengano domati dall'opera di alcuno. L'azione venefica deve essere tale da permanere per lungo tempo, per giornate intere, e ciò può ottenersi sia mediante la qualità dei materiali impiegati, sia impiegando proiettili con spolette variamente ritardate. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 24)
« Immaginiamoci una grande città che, in pochi minuti, veda la sua parte centrale, per un raggio di 250 metri all'incirca, colpita da una massa di proiettili del peso complessivo di una ventina di tonnellate: qualche esplosione, qualche principio d'incendio, gas venefici che uccidono ed impediscono di avvicinarsi alla zona colpita: poi gli incendi che si sviluppano, il veleno che permane; passano le ore, passa la notte, sempre più divampano gli incendi, mentre il veleno filtra ed allarga la sua azione. La vita della città è sospesa; se attraverso ad essa passa qualche grossa arteria stradale, il passaggio è sospeso. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 67)
« Ed, in ordine al conseguimento della vittoria, avrà certamente più influenza un bombardamento aereo che costringa a sgombrare qualche città di svariate centinaia di migliaia di abitanti che non una battaglia del tipo delle numerosissime che si combattono durante la grande guerra senza risultati di apprezzabile valore. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 166)

Tuttavia Douhet è ben conscio della delicatezza necessaria della scelta degli obiettivi, ne è testimone la trattazione riportata in forma di domande rivolte al lettore

« Ammesso che un eventuale nostro nemico possegga una Armata Aerea provvista di unità da bombardamento della superficie distruggibile di 500 metri di diametro e di un raggio di azione adeguato:

1. - Quante unità da bombardamento occorrerebbero per tagliare tutte le comunicazioni ferroviarie del Piemonte e della Liguria col resto dell'Italia, in un solo giorno?
2. - Quante unità da bombardamento occorrerebbero per tagliare Roma da tutte le comunicazioni ferroviarie, telegrafiche, telefoniche, radiotelegrafiche, gettando Roma stessa nel terrore e nella confusione mediante la distruzione dei principali ministeri e delle banche maggiori, in un sol giorno?" »

Le teorie di Douhet furono e tuttora sono oggetto di studio e controversia da parte degli storici militari e degli studiosi di strategia dagli anni venti del ventesimo secolo fino ad oggi.[1][22][23][24] Nel 1945 la realizzazione e l'impiego bellico delle armi nucleari, cui seguì la resa incondizionata del Giappone, sembrò confermare le teorie di Douhet[25]. Gli studiosi hanno analizzato le principali campagne militari dalla seconda guerra mondiale fino ai recenti avvenimenti della Balcani, dell'Afghanistan e dell'Iraq. Tutti riconoscono l'imprescindibilità del potere aereo, ma non tutti concordano che una campagna militare possa essere decisa solamente dall'aeronautica.

Le teorie di Douhet vennero subito criticate in Italia, tanto da portarlo allo scontro con l'establishment militare (anche se forse l'ostilità era più diretta all'uomo - e ai gruppi di interesse che lo sostenevano - che non alle teorie che egli promuoveva).[12] Oggi può sembrare che la storia gli abbia dato ragione, infatti nella seconda guerra mondiale la guerra aerea si è svolta nel modo che lui preconizzava (si veda ad esempio l'effetto strategico del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki).[12] Tuttavia ad una analisi attenta, si scopre che forse i suoi detrattori non avevano del tutto torto.[21]

I bombardamenti aerei a tappeto delle città inglesi e tedesche non sono bastate a risolvere da soli il conflitto, tuttavia lo spettro di una totale distruzione nucleare portò il Giappone alla resa. Né le guerre successive al 1945 hanno confermato incontrovertibilmente le teorie del Douhet.[21] La netta superiorità aerea delle forze delle Nazioni Unite non impedì che la guerra di Corea si trascinasse per oltre tre anni con ingenti costi umani e materiali. Né il bombardamento strategico assicurò la vittoria agli U.S.A. nella guerra del Vietnam.

Per contro, in altre campagne come la guerra delle Falkland, combattuta dal Regno Unito e dall'Argentina per il possesso dell'Arcipelago delle Falkland nell'Oceano Atlantico, si è rivelata imprescindibile e decisiva l'azione dell'aviazione tattica.[26] Quindi le visioni apocalittiche di Douhet si sono dimostrate nello stesso tempo corrette e no.[12] Corrette nel profetizzare una nuova forma di guerra di cui l'umanità avrebbe volentieri fatto a meno, non corrette nel suggerire che l'uso del bombardamento aereo sarebbe stato il metodo decisivo per vincere qualsiasi guerra del futuro.[21]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Gianni Rocca, I Disperati - La tragedia dell'Aeronautica Italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1991, ISBN 88-04-44940-3.
  2. ^ Douhet ‹du-è›, Giulio. URL consultato il 27 maggio 2013.
  3. ^ Piano dell’Offerta Formativa (P.O.F.) e Piano degli Studi Extracurricolari per l’Anno Scolastico 2010/2011 (PDF), p. 4. URL consultato il 4 maggio 2011.
  4. ^ a b Maurizio Piva, la tomba dimenticata di Giulio Douhet in Aeronautica, Associazione Arma Aeronautica, Data pubblicazione marzo 2008. URL consultato il 10 novembre 2008.
  5. ^ a b (EN) A. D. Harvey, Bombing and the Air War on the Italian Front, 1915-1918 in Air Power History, CBS Interactive Inc., 2000. URL consultato il 7 novembre 2008.
  6. ^ Aeronautica: Museo Storico accesso=9 novembre 2008, http://www.arte.go.it.
  7. ^ a b Università degli studi di Firenze, Il soldato ignoto, il Piave ed altre canzoni (PPT) in Corso di Storia Militare, Data pubblicazione 20-05-2008. URL consultato il 3 novembre 2008.
  8. ^ Umberto Maiorca "Il soldato senza nome che unì l’Italia" in Storiadelmondo n. 11, 30 giugno 2003
  9. ^ Pietro Trivelli, [idrassegna=715 Una sola memoria per vincitori e vinti], Il Messaggero, Data pubblicazione 05-11-2002. URL consultato il 2 novembre 2008.
  10. ^ R. De Felice, Mussolini, vol. IV, Einaudi, Torino 1965, p. 39.
  11. ^ a b (EN) Alfred F. Hurley, Billy Mitchell crusader for Air Power, Bloomington, IN, Indiana University press, p.76, ISBN 978-0-253-20180-5.
  12. ^ a b c d (EN) Giulio Douhet, everything2.com, Data pubblicazione 02-06-2005. URL consultato il 30 ottobre 2008.
  13. ^ (EN) Brett Holman, The Douhet dilemma in Airminded - Airpower and British society, 1908-1941, airminded.org, Data pubblicazione 07-04-2007. URL consultato il 30 ottobre 2008. che cita Malcolm Smith, A matter of faith’: British strategic air doctrine before 1939 in Journal of Contemporary History, 15 (1980), pp. 423-42.
  14. ^ Patrick Facon, Le bombardement stratègique Munich, Editions du rocher, 1996, p. 122
  15. ^ Il generale Douhet e il generale Mitchell in Le schede, Portale dell'Aeronautica Militare. URL consultato il 2 novembre 2008.
  16. ^ Ferruccio Botti, Virgilio Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra, Roma, USSME,1985
  17. ^ Ferruccio Botti, Mario Cermelli, La teoria della guerra aerea in Italia dalle origini alla seconda guerra mondiale (1884-1938) Roma, USSMA, 1989
  18. ^ Antonio Daniele, Lettere al direttore (PDF), Istituto del Nastro Azzurro, Data pubblicazione set-ott 2008, pp. 5. URL consultato l'11 novembre 2008.
  19. ^ I grandi aviatori in aeronautica.difesa.it. URL consultato il 31 maggio 2013.
  20. ^ Ferruccio Botti, Mario Cermelli, La teoria della guerra aerea in Italia dalle origini alla seconda guerra mondiale (1884-1939), Roma, USSMA, 1989.
  21. ^ a b c d (EN) Colonel John F. Shiner, Reflections on Douhet the classic approach in Air University Review, Office of Air Force History, Data pubblicazione gen-feb 1986. URL consultato il 30 ottobre 2008.
  22. ^ (FR) Patrick Facon, Le bombardement stratégique, Monaco-Paris, Éditions du Rocher, coll. L'Art de la Guerre, 1995.
  23. ^ Georg W. Feuchter, La guerra aerea, Firenze, Sansoni, 1968.
  24. ^ Raffaele Giacomelli, Il Terrorismo Aereo Nella Teoria e Nella Realtà (Supplemento Storico al Volume XXV De L'Aerotecnica), Roma, Ass.Ital.d'Aerotecnica, 1945.
  25. ^ Rivista Aeronautica, 1945
  26. ^ Sven Lindqvist, (trad. Giorgetti Cima C.), Sei morto! Il secolo delle bombe, Milano, Ponte alle Grazie, 2005, ISBN 88-7928-761-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giorgio Bonacina, Obiettivo: Italia - I bombardamenti aerei delle città italiane dal 1940 al 1945, Milano, Mursia, 1970, ISBN 88-425-3517-6.
  • Ferruccio Botti, Virgilio Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra 1919-1949, Roma, USSME, 1985.
  • Ferruccio Botti, Mario Cermelli, La teoria della guerra aerea in Italia dalle origini alla seconda guerra mondiale (1884-1939), USSMA, 1989.
  • Basil Collier, Storia della guerra aerea, Milano, Mondadori, 1973.
  • Raffaele Giacommelli, Il terrorismo aereo nella teoria e nella realtà, Roma, 1945
  • George W. F. Hallgarten, (trad. Sergi P.), Storia della corsa agli armamenti, Roma, Editori Riuniti, 1972, ISBN 88-359-0415-3.
  • Amedeo Mecozzi, Guerra agli inermi ed aviazione d'assalto, Roma, Libreria dell'orologio, 1965.
  • (EN) Peter Paret, Gordon A. Craig, Felix Gilbert, Makers of Modern Strategy: From Machiavelli to the Nuclear Age, Princeton, New Jersey,USA, Princeton University Press, 1986, ISBN 978-0-691-02764-7.
  • AA.VV., (a cura di Peter Paret), Guerra e strategia nell'età contemporanea, Genova, Marietti, 2007, ISBN 978-88-211-9405-4.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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