Giulio Douhet

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Giulio Douhet

Giulio Douhet (Caserta30 maggio 1869 – Roma15 febbraio 1930) è stato un generale italiano, teorico della guerra aerea, contemporaneo degli altri sostenitori del bombardamento strategico Billy Mitchell e Sir Hugh Trenchard. Nel 1921 pubblicò il trattato Il dominio dell'aria che ebbe una grande influenza sui contemporanei.

Indice

[modifica] Biografia

Giulio Douhet, nasce il 30 maggio 1869 da una famiglia di origini francesi, transfuga in Italia (a Caserta) dopo la cessione del 1859 di Nizza e Savoia. Vent’anni più tardi frequenta l’Accademia Militare di Modena da cui esce col grado di sottotenente dei bersaglieri. Si iscrive anche al Politecnico di Torino laureandosi in ingegneria.

La sua carriera militare fu travagliata. Nel 1911 durante la guerra italo-turca per il controllo della Libia gli venne assegnato il compito di scrivere un rapporto sull'uso dell'aviazione da guerra. In esso teorizzò che l'unico uso efficace era il bombardamento da alta quota. Nel 1912 Douhet assunse il comando del Battaglione Aviatori della specialità del genio a Torino e scrisse il libro Regole per l'uso degli aeroplani in guerra uno dei primi manuali di dottrina sulla materia. Le sue teorie vennero viste come troppo radicali. Dopo un episodio in cui venne accusato, assieme a Caproni, di aver ordinato senza autorizzazione la costruzione di bombardieri (il prototipo Ca.31), già precedentemente bocciati da un superiore, venne allontanato dall'aviazione e destinato alla fanteria, con incarico ad Edolo alla 5ª Divisione, in quel momento in retroguardia sul fronte dell'Adamello.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Douhet iniziò ad invocare un massiccio investimento nella costruzione di aerei da bombardamento, per ottenere il controllo dell'aria e privare il nemico delle difese. Propose la costruzione di cinquecento bombardieri in grado di lanciare 125 tonnellate di bombe al giorno. Scrisse ai superiori e ai vertici politici per promuovere le proprie idee e criticare l'incompetenza in materia degli alti comandi. La sua ostilità a Cadorna e le sue lettere gli valsero la corte marziale per diffusione di false notizie. Venne condannato ad un anno di carcere militare.

Dopo Caporetto, scontata il periodo di pena (che trascorse in cella a scrivere sull'argomento che ormai lo ossessionava) tornò in servizio dopo l’uscita di scena di Cadorna. Douhet venne proposto da Armando Diaz per un incarico al commissariato generale per l’aeronautica del Ministero delle armi e munizioni, ma lasciò di nuovo polemicamente il servizio quando entrò in conflitto coi Perrone dell'Ansaldo su questioni relative alle commesse. Riuscì poi ad ottenere una revisione del processo e la promozione a generale mentre nel frattempo continuava a scrivere.

Nel 1921 pubblico il suo libro più conosciuto, il trattato Il dominio dell'aria. Nelle accademie americane di Francia, Stati Uniti e Germania il suo libro fu oggetto di attento studio. La Royal Air Force britannica invece lo trattò con disinteresse, salvo poi applicarne le teorie nel corso della Seconda guerra mondiale sotto la guida di Sir Arthur Travers Harris.

Grazie alle sue amicizie all'interno del neonato Partito nazionale fascista Douhet ottenne anche la nomina a commissario per l'aviazione ma presto abbandonò il lavoro troppo burocratico per dedicarsi interamente allo studio. Morì nel 1930 per attacco di cuore, mentre coltivava rose nel suo giardino.

A lui è intitolata la Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet di Firenze.

[modifica] La dottrina sul dominio dell'aria

Obiettivo dei bombardamenti incendiari, chimici e batteriologici dovevano essere, secondo Douhet, non tanto le forze armate avversarie, ma soprattutto le popolazioni civili e le città densamente popolate. A questo proposito i concetti fondamentali della dottrina di Douhet sono facilmente desumibili da alcune citazioni dirette del suo trattato.

« Basta immaginare ciò che accadrebbe, fra la popolazione civile dei centri abitati, quando si diffondesse la notizia che i centri presi di mira dal nemico vengono completamente distrutti, senza lasciare scampo ad alcuno. I bersagli delle offese aeree saranno quindi, in genere, superfici di determinate estensioni sulle quali esistano fabbricati normali, abitazioni, stabilimenti ecc. ed una determinata popolazione. Per distruggere tali bersagli occorre impiegare i tre tipi di bombe: esplodenti, incendiarie e velenose, proporzionandole convenientemente. Le esplosive servono per produrre le prime rovine, le incendiarie per determinare i focolari di incendio, le velenose per impedire che gli incendi vengano domati dall'opera di alcuno. L'azione venefica deve essere tale da permanere per lungo tempo, per giornate intere, e ciò può ottenersi sia mediante la qualità dei materiali impiegati, sia impiegando proiettili con spolette variamente ritardate. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 24)
« Immaginiamoci una grande città che, in pochi minuti, veda la sua parte centrale, per un raggio di 250 metri all'incirca, colpita da una massa di proiettili del peso complessivo di una ventina di tonnellate: qualche esplosione, qualche principio d'incendio, gas venefici che uccidono ed impediscono di avvicinarsi alla zona colpita: poi gli incendi che si sviluppano, il veleno che permane; passano le ore, passa la notte, sempre più divampano gli incendi, mentre il veleno filtra ed allarga la sua azione. La vita della città è sospesa; se attraverso ad essa passa qualche grossa arteria stradale, il passaggio è sospeso. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 67)
« Ed, in ordine al conseguimento della vittoria, avrà certamente più influenza un bombardamento aereo che costringa a sgombrare qualche città di svariate centinaia di migliaia di abitanti che non una battaglia del tipo delle numerosissime che si combattono durante la grande guerra senza risultati di apprezzabile valore. »
(Giulio Douhet, Il dominio dell'aria, Verona, 1932, pagina 166)

Le teorie di Douhet vennero subito criticate in Italia, tanto da portarlo allo scontro con l'establishment militare (anche se forse l'ostilità era più diretta all'uomo - e ai gruppi di interesse che lo supportavano - che non alle teorie che egli promuoveva).

Oggi può sembrare che la storia gli abbia dato ragione, infatti nella seconda guerra mondiale la guerra aerea si è svolta nel modo che lui preconizzava (si veda ad esempio il bombardamento di Dresda). Tuttavia ad una analisi attenta si scopre che forse i suoi detrattori non avevano torto. I bombardamenti aerei a tappeto e la distruzione di quasi tutte le città non sono bastati a piegare la Germania e solo lo spettro di una totale distruzione nucleare ha portato il Giappone alla resa. Quindi le visioni apocalittiche di Douhet si sono dimostrate nello stesso tempo corrette e fuorvianti. Corrette nel profetizzare una nuova forma di guerra di cui l'umanità avrebbe volentieri fatto a meno, fuorvianti nel suggerire che l'uso del bombardamento aereo indiscriminato sarebbe stato il metodo decisivo per vincere le guerre del futuro.

Resta aperto il problema etico di una condotta di guerra che mira esplicitamente alla uccisione di civili inermi, vecchi, donne e bambini per colpire il potenziale economico del nemico ed influire sul morale delle sue truppe.

[modifica] Onorificenze

Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia commemorativa italiana della vittoria


[modifica] Voci correlate


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