Giuliano l'ospitaliere

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Giuliano l'Ospitaliere
San Giuliano l'Ospitaliere, in un dipinto trecentesco di Taddeo Gaddi
San Giuliano l'Ospitaliere, in un dipinto trecentesco di Taddeo Gaddi
Nascita Fiandre
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 29 gennaio e 31 agosto
Attributi spada
Patrono di albergatori, viaggiatori, città di Macerata e diocesi di Macerata

San Giuliano l'Ospitaliere è venerato come santo e protettore di Macerata dalla Chiesa cattolica e viene festeggiato il 31 agosto.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La storia parla di un benestante mercante fiammingo dal carattere duro e vendicativo che un giorno, partito per la caccia, non esita ad uccidere il padre e la madre coricati nel suo letto credendoli la moglie e il suo presunto amante. Dopo questo fatto decide di cambiare vita e di migrare per l'Europa in cerca dei bisognosi; è una vita di preghiera e di espiazione.

Dopo anni ed anni di cammino arriva sulle rive del fiume Potenza dove traghetta da una parte all'altra pellegrini e malati di lebbra. La leggenda vuole che un giorno un malato di lebbra stava cadendo dalla sua barca e lui non si tirò indietro dal dargli la mano salvandolo dalle acque; quel lebbroso era il Signore che con quel gesto voleva vedere se Giuliano fosse cambiato in cuor suo. Il reale pentimento, la reale voglia di espiazione e la vita dedicata alla preghiera e ai poveri bisognosi malati lo fecero diventare santo.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che a Macerata, dove sembra sia sepolto, la figura di San Giuliano l'Ospitaliere è venerata anche nel quartiere latino di Parigi dove sorge una chiesa intitolata a Saint Julien l'Hospitalier. San Giuliano l'Ospitaliere è il patrono di Faleria, ed è rappresentato nell'affresco del catino absidale con la spada ed il falcone[non chiaro]. A Macerata ci sono innumerevoli rappresentazioni del santo; la più antica è del 1326, una scultura in pietra, un tempo sita a "fonte maggiore" e ora nell'atrio della pinacoteca comunale; la più scenografica è sita all'interno della chiesa del quartiere "Vergini" mentre tiene in mano un modellino della città; non di minor importanza è la rappresentazione della sua storia, sotto forma di affresco, presente all'interno del Duomo cittadino.

Le fonti letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Non è nota la data in cui la storia di Giuliano venne divulgata per la prima volta, ma è sicuro che il XIII secolo consacrò numerosi scritti alla sua figura. All'epitome del domenicano Bartolomeo da Trento (1244) fecero seguito lo Speculum historiale (compreso nello Speculum Maius) di Vincent de Beauvais (1248) e la Leggenda aurea di Jacopo de Voragine, collocabile attorno alla metà del secolo, quando fu composta con buone probabilità una vita in prosa di san Giuliano, cui si aggiunse, forse qualche anno più tardi, una vita in poesia.[1]

La leggenda raggiunse il suo apice letterario nell'Ottocento, quando Gustave Flaubert scrisse La leggenda di San Giuliano l'Ospitaliere, il secondo dei suoi Tre racconti (1877). Flaubert conosceva le opere di Vincent de Beauvais e Jacopo de Varagine e potrebbe essersi inoltre servito di un riadattamento della vita in prosa trecentesca, curato da Gabriel Dupont e pubblicato nel 1838.[2] Inoltre l'autore fa riferimento ad una vetrata della Cattedrale di Rouen, in cui è narrata in sequenza l'intera leggenda del santo, datata a partire dal XIII secolo. [3]

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

San Giuliano è di solito rappresentato con l'attributo della spada.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Entrambe le agiografie sono in francese
  2. ^ Per tutti i riferimenti cfr. Note, in G. Flaubert, Opere (a cura di G. Bogliolo), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, vol. II, p. 1766. La versione di Dupont apparve in Mémoires de la Société des Antiquaires de l'Ouest
  3. ^ Per tutti i riferimenti cfr. Note, in G. Flaubert, Trois Contes - La Légende de Saint Julien l'Hospitalier, Paris, Folio Gallimard, 2003, p. 100

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Vallecchi, Firenze 1977, 19.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]