Giudeo-cristianesimo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Giudeo-Cristianesimo)
La Stella di Davide con incorporata la Croce di Cristo, simbolo con il quale s'identificano oggi il giudeo-cristianesimo e talvolta anche il giudaismo messianico.

Il termine giudeo-cristianesimo ha principalmente due significati:

  • Indica in primo luogo i primi cristiani e, più specificamente, quelli di origine ebraica che continuavano a osservare le prescrizioni della Legge mosaica (circoncisione, tabù alimentari, osservanza dello Shabbat, festa di Pesach) dopo la loro conversione al cristianesimo[1]. Dagli altri giudei venivano chiamati Notzrim (nazareni), in quanto seguaci di Gesù di Nazareth[2].
  • Le comunità che discendono più o meno geneticamente dalla movimento primordiale già citato, quindi la setta dei nazareni, gli ebioniti, gli elcasaiti e altri gruppi relativi a questi; essi sono citati nei frammenti dei Vangeli apocrifi indicati come Vangeli giudeo-cristiani.
  • Meno di frequente può indicare i giudaizzanti, cioè i giudei e i gentili convertiti al cristianesimo che predicavano l'obbligo di continuare a seguire a Legge mosaica (la circoncisione in particolare) ai cristiani che invece non l'avevano adottata. Il termine venne ripreso durante il medio evo per qualificare in senso peggiorativo i marrani ritornati al giudaismo.

I giudeo-cristiani, o anche ebrei cristiani, erano i membri originali del movimento ebraico di riforma che più tardi divenne il cristianesimo vero e proprio. Nella fase più precoce, la comunità era composta da tutti i giudei che avevano accettato Gesù Cristo come una persona venerabile o addirittura il Messia e il Figlio di Dio (quindi equivalenti a tutti i gruppi cristiani successivi). Nel momento in cui il cristianesimo cominciò a evolversi e diffondersi, i giudeo-cristiani divennero solo un filone della comunità cristiana ed iniziarono ad essere discriminati dai cristiani gentili (cioè non-ebrei) perché continuavano a seguire la Legge mosaica.

I giudeo-cristiani si differenziavano dagli altri gruppi cristiani in quanto, sebbene confidassero in Gesù Cristo, aderivano costantemente a principi e pratiche ebraiche come l'osservanza dello Shabbat, del calendario ebraico (come i Quartodecimani), delle leggi ebraiche e doganali relative alla purezza sessuale, la circoncisione, la visita alla sinagoga ecc. Il termine giudeo-cristiano appare nei testi storici che mettevano in contrasto i cristiani di origine ebraica con i cristiani gentili, nella discussione della chiesa dell'Età Apostolica e in discussioni successive[3][4]. Questo termine veniva usato anche per indicare i giudei che si convertirono al cristianesimo, ma che avevano mantenuto la loro eredità ebraica e le tradizioni ebraiche. Tra i principali e più importanti giudeo-cristiani troviamo i discepoli di Gesù e Paolo di Tarso (quest'ultimo era originariamente un fariseo).

Alister McGrath, già professore di Teologia storica nell'Università di Oxford, sostiene che durante il I secolo d.C. i "giudeo-cristiani" erano giudei totalmente devoti. Essi differivano dagli altri ebrei contemporanei solo nella loro accettazione di Gesù come Messia[5].

Tuttavia, nel momento in cui il cristianesimo si sviluppò in tutto il mondo gentile, i cristiani si discostarono dalle loro radici ebraiche e da Gerusalemme[6][7]. Il giudeo-cristianesimo, inizialmente rafforzatosi nonostante la persecuzione perpetuata dai funzionari del Tempio di Gerusalemme, cadde in declino durante le guerre tra giudei e romani (66-135) e il crescente antigiudaismo venne impersonato maggiormente da Marcione (150 circa). Con la persecuzione da parte dei cristiani ortodossi cominciata nel IV secolo, i giudeo-cristiani cercarono rifugio fuori dai confini dell'Impero romano, in Arabia e anche più lontano[8]. L'Impero e più tardi altri luoghi vennero dominato dal cristianesimo di origine gentile, che divenne la Chiesa di stato dell'Impero romano, e che prese il controllo dei siti in Terra Santa (come la basilica del Santo Sepolcro e il Cenacolo) e nominò in seguito i vescovi di Gerusalemme.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e costituzione della prima Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Cristo Predica a Cafarnao, dipinto di Maurycy Gottlieb, 1878-1879 (non ultimato), Museo Nazionale di Varsavia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia del cristianesimo del I secolo, Gesù nel Nuovo Testamento, Origini del cristianesimo, Storia del cristianesimo in età antica e Storicità di Gesù.

Il giudeo-cristianesimo nasce e si sviluppa in Palestina dalla predicazione e dall'operato di Gesù di Nazareth, il quale affermava di essere il Messia e il figlio di Dio (anche se lui preferiva definirsi figlio dell'Uomo), e diffondeva la propria dottrina (l'unica che lui stesso considerasse «vera», in quanto insegnatagli da Dio) tra le regioni della Galilea e della Giudea; solo verso la fine della sua vita predicò a Gerusalemme. Il messaggio di Gesù è focalizzato essenzialmente su tre punti cardine, che egli spiega profetizzando, dicendo parabole, argomentando con le persone e con i suoi avversari, insegnando la Torah e compiendo miracoli di vario genere:

Le opere e i discorsi effettuati da Gesù durante il suo ministero sono registrati nei Vangeli canonici. A differenza delle altre sette giudaiche del periodo del Secondo Tempio, composte da uomini che cercavano una guida per la loro comunità, Gesù sceglie da solo i propri seguaci. In principio i discepoli di Gesù erano pochi, ma in seguito sarebbero diventati una settantina; tuttavia, dal momento che secondo molti di loro il linguaggio con cui Gesù si esprimeva e insegnava era troppo complicato e difficile da decifrare, la maggior parte lo abbandonò e rimasero solo in dodici (quelli che poi sarebbero stati conosciuti come "gli apostoli").

L'operato di Gesù e la sua stessa vita non furono però rose e fiori: Gesù infatti era costantemente ostacolato dai farisei (studiosi della Torah scritta che predicavano il rispetto della tradizione dei loro antenati, cioè la Torah orale), i quali mettevano alla prova la sua conoscenza e la sua interpretazione delle Scritture, e dai sadducei (la casta sacerdotale adibita ai rituali nel Tempio e al governo della capitale), i quali temevano che, siccome Gesù si autoproclamava il Messia (cioè colui che avrebbe restaurato il regno d'Israele e lo avrebbe riportato allo splendore davidico), i romani avrebbero potuto reagire aspettandosi una insurrezione politica, e quindi distruggendo tutta la nazione giudaica; in secondo luogo Gesù era stato arrestato dalle autorità giudaiche perché si era autoproclamato varie volte "Figlio di Dio"[9][10][11], il che veniva considerato una blasfemia dal Sinedrio, dal momento che, secondo l'ortodossia ebraica, Dio trascende l'universo e non può assumere una forma umana[12], e quindi condannato a morte attraverso i romani.

I Quattro Evangelisti, di Jacob Jordaens, 16251630, Louvre

Fu principalmente a causa di queste divergenze che i nazareni (così venivano chiamati i suoi fedeli) rappresentarono solo una minoranza all'interno del giudaismo; inoltre i Galilei e i Giudei che credevano in Gesù (a cominciare da quelli che aveva miracolato, come Lazzaro e il cieco nato, fino ad alcuni farisei, tra cui Nicodemo, e membri del sinedrio, come Giuseppe di Arimatea) non potevano manifestare pubblicamente la loro fede perché avevano paura dei farisei, i quali avrebbero potuto reagire, vietando loro di entrare in sinagoga. Ciò viene confermato e ulteriormente spiegato nel Vangelo di Giovanni.

Ad ogni modo i nazareni, anche dopo la morte e resurrezione di Gesù, non ebbero vita facile nel predicare il Vangelo. Ufficialmente l'attività evangelizzatrice e missionaria degli apostoli inizia nel giorno di Pentecoste[13], in cui essi vengono posseduti dallo Spirito Santo e parlano a degli stranieri nelle lingue di questi ultimi, dicendogli di convertirsi e di credere in Gesù Cristo. Affermando la divinità di Gesù e pur essendo seguiti da molte persone, gli apostoli non venivano creduti né dai farisei, né dai sadducei, ma questa incredulità le due sette l'avevano già manifestata di fronte all'evidenza dei miracoli di Gesù e della sua immensa conoscenza della Torah, nonostante egli non avesse mai studiato. Tuttavia, come si evince anche dai Vangeli e dali Atti degli Apostoli, farisei e sadducei nutrivano forti pregiudizi nei confronti degli abitanti della Galilea, reputati ignoranti e irrispettosi della Legge mosaica; fu anche per questo motivo che le due sette discriminavano Gesù e il suo ministero, non potendo sopportare il fatto che un uomo semplice e povero come lui, privo di una istruzione regolare, figlio di un falegname e per di più Galileo, insegnasse la Legge di Mosè e la morale ebraica meglio di loro. Gesù, prima della svolta missionaria dei suoi apostoli, era un personaggio anonimo per la stragrande maggioranza del popolo giudaico, sia nel resto della Palestina che nelle isole dell'Impero. Fu anche per questa ragione che non esistono altre fonti storiche relative alla vita di Gesù all'infuori dei Vangeli e degli scritti non cristiani su di lui (di questi ultimi tra l'altro l'attendibilità è piuttosto incerta). Secondo lo storico Charles Guignebert:

« La sua nascita in un borgo sperduto della Galilea, tra povera gente e quegli ebrei disprezzati e vilipesi, la sua breve e insignificante carriera, troncata da un banale intervento dell'autorità, un insegnamento che né la forma né il contenuto raccomandavano a dei Greci e dei Romani, nulla di tutto ciò aveva di che trattenere l'attenzione di uno storico del secolo, se per caso l'avesse per un istante destata »
(Charles Guignebert, Le problème de Jésus, Ernest flammarion, 1914.)

Dall'età apostolica al V secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Primi centri del cristianesimo, Persecuzione dei cristiani nell'Impero romano e Storia del cristianesimo.
Il Tempio di Gerusalemme veniva frequentato anche dai giudeo-cristiani prima della sua distruzione

Dopo il giorno di Pentecoste, gli apostoli (tra cui Paolo) si divisero per poter continuare la predicazione della buona novella nel Mediterraneo; è a questo periodo, datato all'incirca tra il 30 e il 100 d.c., che risalgono gli scritti tradizionalmente attribuito ai seguaci diretti di Gesù Cristo (il Nuovo Testamento e le opere dei Padri apostolici). Il cristianesimo primitivo aveva assunto la forma di una fede escatologica ebraica. Gli apostoli visitavano le varie comunità ebraiche in giro per il Mar Mediterraneo, attirando molti nuovi fedeli[14]. Entro 10 anni dalla morte e resurrezione di Gesù, gli apostoli erano riusciti a diffondere il cristianesimo da Gerusalemme ad Antiochia, Efeso, Corinto, Tessalonica, Cipro, Creta e Roma[15]. Il libro degli Atti degli Apostoli riferisce che i primi seguaci continuarono a frequentare quotidianamente il Tempio di Gerusalemme e a recitare la tradizionale preghiera ebraica in casa. Altri passaggi nei Vangeli canonici riflettono una simile osservanza della fede ebraica tradizionale come il digiuno, la venerazione per la Torah (generalmente tradotta come "la Legge" nelle traduzioni inglesi della Bibbia) e la celebrazione delle festività ebraiche[16][17].

Il giudeo-cristianesimo diventò in seguito oggetto di controversia tra i pagani convertiti al cristianesimo, dal momento che nel mondo ellenistico la circoncisione (considerata una pratica ripugnante[18][19]) e l'adesione a pratiche prettamente ebraiche (quindi il rispetto della Legge mosaica stessa e dell'halakha[20]) venivano rifiutate dai cristiani gentili. In seguito vi fu una discussione tra Pietro e Paolo riguardo a ciò, perché tali divergenze rischiavano di minare la stabilità e la coesione della Chiesa primitiva.
La causa scatenante di questo spiacevole episodio tra Pietro e Paolo (conosciuto come "incidente di Antiochia") fu la predicazione operata dai giudaizzanti, un gruppo formato da giudeo-cristiani e cristiani gentili il quale affermava che bisognava comunque osservare le regole della Torah, in particolare la circoncisione. Paolo e Pietro raggiunsero quindi un compromesso e affermarono che la circoncisione non era una pratica obbligatoria per i gentili[21], ma dall'altro lato sentivano che era necessario attenersi agli aspetti fondamentali della Legge[22].

« Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».

Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè.
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse:
«Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro». »   (Atti 15,1-11)

Combattendo contro i giudaizzanti, Paolo predicava nelle proprie lettere l'«ebraismo interiore» e la «circoncisione interiore», ovvero insegnava ai cristiani gentili che non c'è nessun bisogno di continuare a seguire la Legge mosaica per intera, dal momento che, grazie al sacrificio redentore di Cristo, la Legge è stata abolita e i suoi fedeli sono eternamente salvati[23]. Paolo quindi si limita, tramite le sue lettere, a divulgare tra i cristiani gentili le regole principali della Legge mosaica (ovvero i precetti noachici) e lo fa essenzialmente per impedire che questi abbandonino la fede. Ma il risultato, dopo la fine dell'Età apostolica, fu un'aspra critica da parte dei padri della Chiesa nei confronti di tutti i giudeo-cristiani rimasti, i quali venivano bollati come eretici dai cristiani gentili. Nonostante tutto il giudeo-cristianesimo sopravvisse fino al V secolo, rappresentato da diversi gruppi e sette più o meno isolate, che sono:

Due anziani disputano, di Rembrandt, 1628, National Gallery of Victoria

La fonte principale che li riguarda è il Panarion di Epifanio di Salamina, che ha tendenza a confonderli però fra loro ma che riporta il fatto che essi osservavano «la Legge, la circoncisione, il sabbat e il resto».[24] Portano testimonianza su costoro anche certi apocrifi (Vangelo dei Nazareni, Vangelo degli Ebioniti, Vangelo degli Ebrei) di cui restano solo pochi frammenti.[25]. Una delle caratteristiche essenziali dei membri di queste comunità era che continuavano a definirsi "ebrei", non "cristiani"; infatti anche i dodici apostoli, prima di evangelizzare la città di Antiochia (dove vennero chiamati per la prima volta "cristiani"), continuavano a ritenersi ebrei e a rispettare la Legge mosaica, dal momento che per loro e per i successivi giudeo-cristiani Gesù è il Messia, e quindi consideravano il loro ebraismo "completo".

Secondo Édouard-Marie Gallez,[26] e in Italia gli studi di Luigi Cirillo,[27] numerosi passaggi del Corano mostrano i legami fra tali correnti orientali e l'Islam predicato da Maometto nel VII secolo. Dire che i cristiani dei primi due secoli erano ai margini del cristianesimo ortodosso sarebbe peraltro riduttivo, giacché un'ortodossia si organizza nel cristianesimo solo a partire dal IV secolo.[28]. I padri della Chiesa, e in particolare gli eresiografi, condanneranno ulteriormente queste comunità in un momento in cui una figura di «Cristo» si sarà costituita. Si legge ad esempio nella Lettera ai Magnesi di Ignazio di Antiochia: «È assurdo parlare di Gesù Cristo e di giudaizzare. Perché non è il Cristianesimo che ha creduto al Giudaismo, ma il Giudaismo al Cristianesimo, talché s'è riunita ogni lingua che crede in Dio»[29].

Chiesa di Gerusalemme[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo il Giusto, il «fratello»[30] di Gesù citato nel Nuovo Testamento e le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe (Ant. jud., XX, 197-203), è stato il più importante rappresentante del giudeo-cristianesimo ai tempi degli Apostoli[31], in quanto zaddiq (cioè uomo giusto, maestro spirituale) e leader indiscusso della Chiesa di Gerusalemme. Benché egli ammetta che i pagani convertiti non fossero tenuti a ottemperare alle stesse disposizioni degli ebrei, ma solo la sintesi dei precetti noachici:

« Giacomo aggiunse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò,
perché anche gli altri uomini cerchino il Signore
e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome,
dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall'eternità
.
Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe». »   (Atti 15, 13-21)

Alla morte di Giacomo nel 62, riportata da Giuseppe Flavio (Ant. Jud., XX, 200), la Chiesa di Gerusalemme di cui egli era il capo sarebbe stata guidata da Simeone, egli stesso un «fratello di Gesù» - un cugino, secondo Eusebio di Cesarea (Histoire ecclésiastique, 2, 23 ; 3, 11, 32). Nel periodo che ha preceduto la guerra giudaica del 66-70, la comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme si rifugiò a Pella (una delle città della Decapoli, chiamata in seguito Faḥl o Fiḥl dagli Arabi, al momento della loro conquista della Siria), in Transgiordania (Hist. eccl. 1, 5), poi si disperse. Come sottolineato da Marie-Françoise Baslez: «Benché sopravvivano tradizioni locali che affermano la sopravvivenza di una comunità giudaico-cristiana fino alla rivolta ebraica di Bar Kochba, nel 135, Gerusalemme ha cessato di essere uno dei centri di gravità del Cristianesimo».[32]

Trasformazione e separazione dal giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gesù nell'ebraismo, Storia degli Ebrei e Storia di Israele#Impero Romano e provincia di Giudea.

La separazione tra ebraismo farisaico/rabbinico (il periodo dei Tannaim) e il primo cristianesimo è comunemente attribuita a: il rifiuto di Gesù in patria e la sua crocifissione (30-36 ca.), il Concilio di Gerusalemme (50 ca.), la distruzione del Secondo Tempio nel 70, il fiscus iudaicus nel 96, il postulato Concilio di Jamnia (90 ca.), e la rivolta di Simon Bar Kokheba del 132-135.

Testo sinaitico della Septuaginta, la versione tradotta della Bibbia ebraica in greco antico usata dai primi cristiani

Dopo il tragico epilogo della prima guerra giudaica, segnato dal suicidio di massa di 960 zeloti a Masada e dalla distruzione del Secondo Tempio, i giudeo-cristiani e i cristiani gentili di Gerusalemme iniziarono seriamente a "dubitare dell'efficacia dell'antica legge"[33] e dell'utilità del Tempio, il che potrebbe essere considerato come una delle prime rotture del cristianesimo con le sue radici; nonostante ciò i cristiani continuarono ad usufruire di liturgie, regole morali e Scritture ebraiche (comprese le traduzioni del Tanakh come la Septuaginta e il Targum). A metà del II secolo iniziano a comparire sulla scena alcuni cristiani con idee anti-giudaiche, dei quali si possono ricordare Marcione, un vescovo influenzato da idee gnostiche e dualistiche che predicava il rifiuto totale di ogni elemento ebraico nel cristianesimo[34], scomunicato dalla Chiesa di Roma nel 144; Tertulliano, con il suo Adversus Iudaeos, scritto prima del 207, e vari altri, il cui obbiettivo era principalmente affermare che la Legge è stata abolita in favore della Nuova Alleanza[35]. Secondo Taylor l'atteggiamento anti-giudaico dei primi teologi cristiani "emerse dagli sforzi della chiesa di risolvere le contraddizioni intrinseche nella sua simultanea appropriazione e rifiuto di diversi elementi della tradizione giudaica"[36].

La rivolta di Bar Kokheba fu la terza maggiore ribellione degli ebrei della Giudea romana contro l'Impero romano e l'ultima delle guerre giudaico-romane. Simon Bar Kokheba, la guida della rivolta, fu acclamato come un Messia, una figura eroica che potesse ricostituire Israele. La rivolta istituì per oltre due anni uno Stato indipendente di Israele su alcune parti della Giudea, ma un esercito romano di 12 legioni, rafforzate da ausiliari, riconquistò alla fine la zona e distrusse la comunità ebraica. I Romani proibirono poi a tutti gli ebrei dall'entrare a Gerusalemme, rinominata Aelia Capitolina, salvo che per assistere al Tisha b'Av con previo pagamento del fiscus iudaicus in monete d'argento. I giudeo-cristiani, avendo accettato Gesù come Messia, non appoggiarono la rivolta di Bar Kokheba e già nel 96-98 erano stati esentati da Nerva a pagare il fiscus iudaicus[37]. La guerra e le sue conseguenze contribuirono a distinguere il cristianesimo come una religione separata dall'ebraismo. Tuttavia, invece di una scissione improvvisa, ci fu un divario gradualmente crescente tra cristiani e giudei nei primi secoli dell'era volgare, tale per cui non era possibile fare una distinzione netta tra giudei e cristiani, dal momento che condividevano le stesse pratiche e frequentavano insieme la sinagoga. Sebbene si pensi comunemente che Paolo di Tarso abbia fondato la chiesa gentile, ci vollero secoli perché si manifestasse una rottura completa. Tuttavia, alcuni eventi, sia politico-economici che prettamente religiosi, vengono percepiti come fondamentali nella spaccatura crescente tra cristianesimo ed ebraismo.

Cacciata dei mercanti dal Tempio, di Bernardino Mei, 1655, Getty Museum, Los Angeles

Lo storico Robert Goldenberg asserisce che gli studiosi sempre più spesso accettano che "alla fine del I secolo non ci fossero ancora due religioni separate chiamate «ebraismo» e «cristianesimo».[38] Secondo gli storici del giudaismo ellenistico, il fallimento di Gesù nello stabilire il Regno di Dio (nel senso politico del termine) e la sua morte per mano dei romani, invalidò le pretese messianiche (cfr profeta e falso profeta)[39].

Secondo molti storici la maggior parte degli insegnamenti di Gesù erano comprensibili e accettabili in termini di "giudaismo del Secondo Tempio"; quello che distinse i cristiani dagli ebrei fu la loro fede in Cristo come Messia risorto.[39] La fede in un Messia risorto è inaccettabile per gli ebrei di oggi e per l'ebraismo rabbinico, e le autorità ebraiche hanno a lungo usato questo fatto per spiegare la rottura tra ebraismo e cristianesimo.

La ricerca di storici moderni dipinge un ritratto più complesso del tardo giudaismo del Secondo Tempio e del cristianesimo. Alcuni hanno indicato che, prima della sua morte, Gesù forgiò tra i suoi credenti tale certezza che il Regno di Dio e la risurrezione dei morti fossero imminenti, e, con poche eccezioni (Giovanni 20.24-29), quando lo videro poco dopo la sua esecuzione, non ebbero dubbi sul fatto che egli fosse risorto, e che la restaurazione del Regno e la risurrezione dei morti fossero a portata di mano. Queste credenze specifiche erano compatibili con il giudaismo del Secondo Tempio.[40] Negli anni successivi, il ripristino del Regno come gli ebrei si aspettavano, cioè la liberazione dal dominio romano e l'indipendenza politica di Israele, non si verificò. I cristiani infatti credono che Cristo sia Dio incarnato, che morì per i peccati dell'umanità, e che la fede in Gesù Cristo offre la vita eterna (cfr Cristologia) ma soprattutto concepiscono il suo essere Messia come colui che instaurerà la teocrazia e la pace nel mondo alla fine dei tempi; è chiaro quindi che il ruolo messianico di Gesù si lega profondamente a quello del figlio dell'Uomo, il che lo rende completamente diverso dagli altri giudei autoproclamatisi Messia, dal momento che il Regno di Dio così come insegnato da Gesù ai discepoli è un regno spirituale e divino che comprende non solo Israele ma tutto il mondo materiale, grazie a cui avverrà la resurrezione dei morti. Gesù quindi assume il ruolo di Mashiach ben David che si auto-sacrifica per salvare il proprio popolo dalle iniquità e dal peccato, rinnovando le promesse di Dio con la Nuova Alleanza, la quale non è a carattere etnico-nazionalistico ma religioso. Tutto questo secondo le autorità rabbiniche era in odore di idolatria e politeismo, quindi totalmente inammissibile dall'ortodossia ebraica.[40] La base di questa nuova interpretazione della crocifissione di Gesù e della sua risurrezione si trovano nelle Lettere di Paolo e negli Atti degli Apostoli.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paolo di Tarso e il giudaismo e Pensiero paolino.

La maggioranza degli ebrei considera Paolo (ebreo e fariseo) fondatore del cristianesimo e responsabile della rottura con l'ebraismo. L'ebreo Paolo, prima di diventare cristiano, faceva proprio parte del movimento di trasformazione che sviluppò il rabbinismo. Egli appare innanzitutto come un laico, cioè non appartenente a nessuna delle classi sacerdotali che gestivano il culto del Tempio di Gerusalemme. In Fl3,5 egli si definisce «fariseo quanto alla legge» (cfr. anche At23,6; 26,5), cioè facente parte di quel movimento che si era sviluppato pochi secoli prima dell'era cristiana e che nel I secolo era fortemente contrapposto al movimento aristocratico-sacerdotale dei sadducei su diversi aspetti dottrinali: diversamente da questi ultimi, i farisei accettavano l'immortalità dell'anima, l'esistenza degli angeli, gli altri libri della Tanakh e una tradizione orale (poi confluita nei Talmud) oltre al pentateuco della Torah, e adottavano un'interpretazione delle scritture tendenzialmente meno rigorosa e rigida, più vicina alle esigenze del popolo. I farisei si formavano in apposite scuole collegate alle sinagoghe, cioè luoghi di culto da loro gestiti e presenti ovunque vi fossero comunità giudaiche. In queste scuole tutti i giudei imparavano a leggere le scritture ebraiche e i fondamenti della dottrina. È verosimile che Paolo abbia iniziato la sua formazione farisaica in una di queste scuole a Tarso (At22,3) e continuò e perfezionò gli studi a Gerusalemme presso l'autorevole maestro Gamaliele. Dalle sue lettere traspaiono i metodi argomentativi tipici delle scuole rabbiniche del tempo, testimoniati poi nei Talmud, come, ad esempio, la gezerah shavah ("decreto simile"), che accosta argomentativamente a un passo biblico un altro per un semplice legame di similitudine-analogia (si veda Rm9,6-28 o 3,1-5,12). L'appartenenza di Paolo al Sinedrio, che sembra essere suggerita da At26,10 è solitamente esclusa dai biblisti (vedi infra). At18,18 indica che Paolo era un nazireo, cioè aveva fatto uno speciale voto di consacrazione a Dio, che implicava una vita particolarmente sobria e rigorosa, e il portare i capelli lunghi.

Interscambio col cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico delle religioni americano Alan Segal ha scritto che si deve "parlare di un parto gemellare di due nuovi ebraismi, entrambi notevolmente diversi dai sistemi religiosi che li hanno preceduti. Non solo l'ebraismo rabbinico e il cristianesimo sono stati gemelli religiosi ma, come Giacobbe ed Esaù, i figli gemelli di Isacco e Rebecca, hanno combattuto nel grembo materno, ponendo le basi per la loro vita dopo il grembo."[41] Per Martin Buber l'ebraismo e il cristianesimo, erano variazioni sullo stesso tema del messianismo. Buber fece di questo tema la base di una famosa definizione sulla tensione tra ebraismo e cristianesimo:

« Pre-messianicamente, i nostri destini sono divisi. Ma ora, per il cristiano l'ebreo è l'uomo incomprensibilmente ostinato che si rifiuta di vedere quel che è successo; e per l'ebreo il cristiano è l'uomo incomprensibilmente audace che afferma in un mondo irredento che la sua redenzione si è compiuta. Questo è un golfo che nessun potere umano può colmare. »
(Martin Buber, The Two Foci of the Jewish Soul[42].)

Il talmudista Daniel Boyarin descrive lo scambio di idee innovative tra le due religioni come "un'onda che scorre... quasi come a seguito di un sasso lanciato nell'acqua".

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vangeli giudeo-cristiani.

Ebraismo messianico moderno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Messianismo e Giudaismo messianico.

Gli aderenti all'ebraismo messianico sono descritti come ebrei messianici, credenti messianici o semplicemente messianici.[43] Sebbene termini utilizzati per identificare i seguaci dell'Ebraismo messianico siano spesso contestati, i termini utilizzati generalmente descrivono coloro che affermano di credere che Gesù sia il Messia e che abbracciano "la responsabilità dell'Alleanza di vita e identità ebraiche e radicate nella Torah, espresse nella tradizione, rinnovate e applicate nell'ambito del contesto della Nuova Alleanza ".[44] "Ebraismo messianico" è un termine relativamente nuovo, coniato di recente, nel 1895, per assistere nel separare le pratiche dei suoi seguaci da quelli del tradizionale cristianesimo nel suo insieme, e al fine di allineare più strettamente la sua fede con quell'ebraismo biblico e storico che fu il cristianesimo del I secolo.[45][46]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giudeo-Cristianesimo in "Enciclopedia Italiana" (1933), a cura di Leone Tondelli, Treccani.it
  2. ^ Esler, Phillip F. The Early Christian World, p. 157-158. Routledge (2004). ISBN 0-415-33312-1.
  3. ^ Theological dictionary of the New Testament, 1972 p. 568; Gerhard Kittel, Geoffrey William Bromiley, Gerhard Friedrich "When the Jewish Christians whom James sent from Jerusalem arrived at Antioch, Cephas withdrew from table-fellowship with the Gentile Christians."
  4. ^ Cynthia White, The emergence of Christianity, 2007, p. 36 "In these early days of the church in Jerusalem there was a growing antagonism between the Greek-speaking Hellenized Jewish Christians and the Aramaic-speaking Jewish Christians"
  5. ^ McGrath, Alister E., Christianity: An Introduction, Blackwell Publishing (2006). ISBN 1-4051-0899-1. P. 174: "In effect, they [Jewish Christians] seemed to regard Christianity as an affirmation of every aspect of contemporary Judaism, with the addition of one extra belief — that Jesus was the Messiah. Unless males were circumcised, they could not be saved (Acts 15:1)."
  6. ^ Keith Akers, The lost religion of Jesus: simple living and nonviolence in early Christianity, Lantern Books, 2000 p. 21
  7. ^ Wylen, Stephen M., The Jews in the Time of Jesus: An Introduction, Paulist Press (1995), ISBN 0-8091-3610-4, pp. 190-192.; Dunn, James D.G., Jews and Christians: The Parting of the Ways, A.D. 70 to 135, Wm. B. Eerdmans Publishing (1999), ISBN 0-8028-4498-7, Pp 33–34.; Boatwright, Mary Taliaferro & Gargola, Daniel J & Talbert, Richard John Alexander, The Romans: From Village to Empire, Oxford University Press (2004), ISBN 0-19-511875-8, p. 426.;
  8. ^ Hans Küng (2008), Islam: Passato, presente e futuro. One World Publications.
  9. ^ Craig A. Evans, The Bible Knowledge Background Commentary: Matthew-Luke, Vol. 1, 2003 pp. 487-500. ISBN 0-7814-3868-3
  10. ^ Craig L. Blomberg, Jesus and the Gospels: An Introduction and Survey, 2009, pp. 396-400. ISBN 0-8054-4482-3
  11. ^ Holman Concise Bible Dictionary, 2011, pp. 608-609. ISBN 0-8054-9548-7
  12. ^ Questa corrente di pensiero tuttavia si trova in contraddizione con le profezie del Libro di Daniele, del primo Libro di Enoch e del quarto Libro di Esdra sul figlio dell'Uomo, cioè il divino redentore-Messia d'Israele. Per approfondire vedi: Daniel Boyarin, Il Vangelo ebraico (2013), Castelvecchi Editore.
  13. ^ First Century Church History, Church History 101.
  14. ^ Bokenkotter, Thomas (2004). A Concise History of the Catholic Church, p. 18. Doubleday. ISBN 0-385-50584-1.
  15. ^ Duffy, Eamon (1997). Saints and Sinners, a History of the Popes, p. 3. Yale University Press. ISBN 0-300-07332-1.
  16. ^ White, L. Michael. From Jesus to Christianity, p. 127. HarperCollins (2004). ISBN 0-06-052655-6.
  17. ^ Ehrman, Bart D. Misquoting Jesus: The Story Behind Who Changed the Bible and Why, p. 187. HarperCollins (2005). ISBN 0-06-073817-0.
  18. ^ Bokenkotter (2004), p. 19.
  19. ^ Jewish Encyclopedia: Circumcision: In Apocryphal and Rabbinical Literature: "Contact with Grecian life, especially at the games of the arena [which involved nudity], made this distinction obnoxious to the Hellenists, or antinationalists; and the consequence was their attempt to appear like the Greeks by epispasm ("making themselves foreskins"; I Macc. i. 15; Josephus, "Ant." xii. 5, § 1; Assumptio Mosis, viii.; I Cor. vii. 18; , Tosef., Shab. xv. 9; Yeb. 72a, b; Yer. Peah i. 16b; Yeb. viii. 9a). All the more did the law-observing Jews defy the edict of Antiochus Epiphanes prohibiting circumcision (I Macc. i. 48, 60; ii. 46); and the Jewish women showed their loyalty to the Law, even at the risk of their lives, by themselves circumcising their sons."; "The Ideal Prepuce in Ancient Greece and Rome: Male Genital Aesthetics and Their Relation to Lipodermos, Circumcision, Foreskin Restoration, and the Kynodesme", The Bulletin of the History of Medicine, 2001, pp. 375–405.
  20. ^ Paul within Messiah, Torah, and Judaism, Jon C. Olson, Kesher Journal.
  21. ^ McGrath (2006), pp. 174-175.
  22. ^ Bokenkotter, p. 20.
  23. ^ «Giudeo Cristianesimo» in "Enciclopedia Italiana" (1933), a cura di Leone Tondelli, Treccani.it
  24. ^ Simon Mimouni, L'Église, le Temple et la synagogue, in: Les premiers temps de l'Église, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
  25. ^ Dictionnaire encyclopédique de la Bible, Brepols, 2003
  26. ^ Édouard Marie Gallez, Le Messie et son prophète, 2 voll., Éditions de Paris, 2005
  27. ^ Professore ordinario di Storia del Cristianesimo nell'Università degli studi di Napoli "L'Orientale"
  28. ^ Walter Bauer, Heresy & Orthodoxy, 1932 e Histoire du christianisme, chez Albin Michel, sotto la direzione di Alain Corbin, 2007.
  29. ^ Lettera ai cristiani di Magnesia, X, 3.
  30. ^ Sulla questione dei fratelli di Gesù vedere Jacques, le frère du Seigneur di Pierre André Bernheim, in Noesis.
  31. ^ André Lemaire, Jacques et les chrétiens de Jérusalem, in Les premiers temps de l'Église, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
  32. ^ Marie-Françoise Baslez, Bible et histoire, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 1998
  33. ^ Lazare, Bernard. op cit. p. 50
  34. ^ Taylor, Miriam S. (1995). Anti-Judaism and Early Christian Identity: A Critique of the Scholarly Consensus. Leiden, New York, Köln: Brill Academic Publishers. ISBN 9004021353, p. 128.
  35. ^ Lazare, Bernard. op cit. p. 61
  36. ^ Taylor, op. cit., p. 127.
  37. ^ Wylen, Stephen M., The Jews in the Time of Jesus: An Introduction, Paulist Press (1995), ISBN 0809136104, Pp 190-192.; Dunn, James D.G., Jews and Christians: The Parting of the Ways, A.D. 70 to 135, Wm. B. Eerdmans Publishing (1999), ISBN 0802844987, Pp 33-34.; Boatwright, Mary Taliaferro & Gargola, Daniel J & Talbert, Richard John Alexander, The Romans: From Village to Empire, Oxford University Press (2004), ISBN 0195118758, p. 426.
  38. ^ Robert Goldenberg, recensione di Daniel Boyarin, "Dying for God: Martyrdom and the Making of Christianity and Judaism" su The Jewish Quarterly Review, nuova serie, Vol. 92, nr. 3/4 (2002), pp. 586–588.
  39. ^ a b Shaye J.D. Cohen, From the Maccabees to the Mishnah, 1987, in Library of Early Christianity, Wayne Meeks (curatore), Westminster Press, pp. 167-168.
  40. ^ a b Paula Fredricksen, From Jesus to Christ, Yale University Press, pp. 133–142.
  41. ^ Alan F. Segal, Rebecca's Children: Judaism and Christianity in the Roman World, Harvard University Press, 1986.
  42. ^ citato su The Writings of Martin Buber, Will Herberg (curatore), Meridian Books, 1956, p. 276.
  43. ^ MessianicLife.com, Perfect Word Ministries, 2004. URL consultato il 28/01/2013.
    «Quali credenti nel Messia Yeshua, siamo chiamati a vivere una vita di applicazione pratica come ordinato dallo Spirito. MessianicLife.com è progettato per aiutare i credenti messianici ad avere un cammino più vicino a Yeshua, per assistere le famiglie messianiche a partecipare in completezza la vita abbondante promessa dal Messia, ed esortare tutti noi a trasmettere questa vita completa alla prossima generazione.».
  44. ^ Russ Resnick, Defining Messianic Judaism (PDF), Union of Messianic Jewish Congregations Theology Committee, Estate 2002. URL consultato il 28/01/2013.
  45. ^ David A. Rausch, The Messianic Jewish Congregational Movement in The Christian Century, vol. 99, nº 28, settembre 1982, p. 926. URL consultato il 28/01/2013.
    «Nell'intervistare i loro leader in giro per gli Stati Uniti, ho riscontrato una convinzione diffusa che gli altri avessero coniato il termine "ebraismo messianico". Altri ancora pensavano che il termine avesse avuto origine negli ultimi dieci o venti anni. Anche la maggior parte dei loro avversari inoltre convenivano che ciò fosse stato così. Infatti, sia il termine "ebraismo messianico" che la frustrazione con il movimento risalgono al XIX secolo. Nel corso del 1895 la rivista Our Hope (La nostra speranza) che è diventata uno dei baluardi del movimento evangelico-fondamentalista sotto la direzione di C. Arno Gaebelein, portava il sottotitolo "A Monthly Devoted to the Study of Prophecy and to Messianic Judaism (Un settimanale dedito allo studio della profezia e dell'ebraismo messianico)".».
  46. ^ "One Law Movements", di Tim Hegg, TorahResource, maggio 2005. (EN)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simon-Claude Mimouni, Les Chrétiens d'origine juive dans l'Antiquité, Parigi, Albin Michel, "Présences du judaïsme", 2004
  • Simon-Claude Mimouni, Le Judéo-christianisme ancien Essais historiques, Prefazione di André Caquot, Parigi, Cerf, 1998
  • Dictionnaire encyclopédique de la Bible, Parigi, Brepols, 2003.
  • Les premiers temps de l'Église, collectif, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
  • Marie-Françoise Baslez, Bible et histoire, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 1998.
  • Edouard-Marie Gallez, Le Messie et son prophète, 2 voll., éditions de Paris, 2005.
  • Marcel Simon, La Civilisation de l'Antiquité et le christianisme, Parigi, Arthaud, 1972.
  • Marcel Simon et André Benoît, Le Judaïsme et le christianisme antique, d'Antiochus Épiphane à Constantin, Parigi, PUF, 1998.
  • Robert Eisenman, The Dead sea scrolls and the first christians, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Wikisource[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]