Girolamo D'Auria

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Girolamo D'Auria (forme varianti: Hieronymus, Ieronimo, Hieronimo, Jeronimo, Geronimo, Gerolamo; 15771620) è stato uno scultore italiano.

Geronimo d'Auria, Sepolcro di Camillo de' Medici di Gragnano, 1596-1600, cm 350×280. Napoli, Chiesa dei Santi Severino e Sossio, cappella Medici
Geronimo d'Auria, Resurrezione di Lazzaro, ca. 1596, cm 81x149. Chiesa dei Santi Severino e Sossio, cappella Medici

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Allievo di Giovanni da Nola, lavorò spesso insieme ad Annibale Caccavello e Giovanni Domenico D'Auria, appartenenti alla stessa scuola[1]. Come il suo maestro, fu molto attivo nella realizzazione di monumenti funebri. Uno di questi si trova nella chiesa di Monteoliveto, dove, nella cappella Orefice, si trova la sua tomba di Antonio Orefice, risalente agli ultimi anni del Cinquecento.

Si trova nella cappella Medici di Gragnano (e non Ottaviano, come in passato ritenuto[2]), nella chiesa napoletana dei Santi Severino e Sossio, il sepolcro di Camillo de' Medici, realizzato nell'ultimo lustro del '500[3] e posto sulla parete destra, entrando nella cappella; sul lato opposto vi è un bassorilievo con la Resurrezione di Lazzaro, firmato[4], ma non datato. Nella stessa chiesa, procedendo nella testata del transetto sinistro, è il sepolcro di Vincenzo Carafa, morto nel 1611.

Collaborò con i colleghi della sua scuola alla decorazione delle nicchie in cui, nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, furono collocati i sepolcri Caracciolo: Girolamo scolpì nel 1573 la statua di Marcello Caracciolo.

Insieme a Salvatore Caccavello intagliò gli armadi per la sagrestia della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore (1577-79), con bassorilievi del Vecchio e Nuovo Testamento e statuine di profeti e santi; gli stessi armadi presentano anche ulteriori decorazioni eseguite da altri artisti napoletani. Con lo stesso Caccavello aveva collaborato l'anno precedente per due monumenti funebri nella chiesa di Santa Maria delle Grazie Maggiore a Caponapoli: il sepolcro del giureconsulto Fabrizio Brancaccio e della madre Giovanna Scorziata, decorate con allegorie della Prudenza e della Giustizia.

Nel 1586 Girolamo D'Auria fu l'autore del sepolcro di Giovan Battista Capece Minutolo, sito nel transetto destro del Duomo di Napoli; del 1592 è invece la sua Madonna con Bambino nella Cappella Montalto della Chiesa di Santa Maria del Popolo.

Nella Chiesa di Santa Maria la Nova è conservata, nel Cappellone di San Giacomo della Marca, la sua Immacolata fra i Ss. Francesco e Bernardino (1590-1600); adiacente al luogo di culto si trova un convento, oggi parzialmente occupato dalla pubblica amministrazione. Proprio nella parte degli uffici della Provincia di Napoli, nell'androne, si trova una statua allegorica del D'Auria raffigurante l'Astronomia.

Nell'anno 1600 l'artista campano scolpì per la Chiesa del Gesù Nuovo una statua raffigurante San Giovanni Evangelista, oggi situata in alto sopra la seconda cappella della navata sinistra. Una sua statua del Battista si trova invece nella terza cappella della navata sinistra della Chiesa di San Domenico Maggiore.

Risalgono al 1619 il sarcofago di Giovan Alfonso Bisballo e, sopra di esso, due statue raffiguranti S.Giovanni e San Giacomo, conservati nella Chiesa di San Severo al Pendino.

Un'altra sua opera notevole è una statua del Battista, all'interno della Chiesa di Sant'Agostino alla Zecca.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Abbate, Il sodalizio tra Annibale Caccavello e Gian Domenico D'Auria e un'ipotesi per Salvatore Caccavello, in "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", classe di Lettere e Filosofia, ser. 3., vol. 6., 1, 1976.
  2. ^ L'equivoco è ancora in Napoli e dintorni, 6. ed., Milano, Touring Editore, 2001, p. 179 ed in Pier Luigi Rovito, Il viceregno spagnolo di Napoli. Ordinamento, istituzioni, culture di governo, Napoli, 2003, pp. 136-137, 169.
  3. ^ Lawrence R. d'Aniello, La cappella Medici di Gragnano nella chiesa dei Santi Severino e Sossio a Napoli, in "Napoli Nobilissima", ser. 5., vol. 6, fasc. 1/4 (genn.-ago. 2005). Lo scultore napoletano è infatti registrato nel 1596 al lavoro per "guarnire il sepolcro di sua [di Camillo] cappella da tutte le bande". Archivio Storico del Banco di Napoli, Banco dello Spirito Santo, giornale copiapolizze di banco del 1596, matr. 13, partita di 80 ducati estinta il 7 agosto, f. 683. L'altro estremo cronologico è fornito dall'epigrafe, che data il compimento dell'opera al 1600.
  4. ^ HIERON. AURIA / NEAP. SCULP. Il primo a citare il bassorilievo fu il canonico Carlo Celano nel 1692: "Vi si vede, ancora, dalla parte del Evangelo una tavola di marmo antica, nella quale sta' espressa con diverse figure picciole di mezzo rilievo un'istorietta, degna d'essere osservata". Carlo Celano, Delle notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri raccolte dal canonico Carlo Celano, vol. III, Napoli, Giacomo Raillard, 1692, giornata terza, p. 222.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bartolomeo Capasso, Appunti per la storia delle arti in Napoli, in "Archivio Storico per le Province Napoletane", VI, 1881, p. 541.
  • Giovan Battista D’Addosio, Origine, vicende storiche, e progressi della Real Casa dell’Annunziata di Napoli (Ospizio dei trovatelli), Napoli, 1883, p. 182.
  • Gaetano Filangieri di Satriano, Saggio di un indice di prospetti cronologici della vita e delle opere di alcuni artisti che lavorarono in Napoli, in "Archivio Storico per le Province Napoletane", XII, 1887, pp. 76-78.
  • Gaetano Filangieri di Satriano, Documenti per la storia, le arti e le industrie delle provincie napoletane, Napoli, 1889, IV, pp. 355-362.
  • Giuseppe Ceci, Per la biografia degli artisti del sedicesimo e diciassettesimo secolo. Nuovi documenti: scultori, in "Napoli Nobilissima", s. I, XV, 9, 1906, pp. 137-139.
  • Giovan Battista D'Addosio, Documenti inediti di artisti napoletani dei secoli XVI e XVII dalle polizze dei banchi, in "Archivio storico per le province napoletane", n.s., III, 1917, p. 383.
  • Ottavio Morisani, La scultura napoletana del Cinquecento, in Storia di Napoli, Cava dei Tirreni-Napoli, 1972, V, 2, pp. 776-778.
  • Francesco Abbate, Il sodalizio tra Annibale Caccavello e Gian Domenico D'Auria e un'ipotesi per Salvatore Caccavello, in "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", classe di Lettere e Filosofia, ser. 3., vol. 6., 1, 1976.
  • Francesco Abbate, La decorazione scultorea della cappella Montalto nella chiesa napoletana di Santa Maria del Popolo agli Incurabili, in "Antichità viva", XXIV, 1985, pp. 138-144.
  • Francesco Abbate, voce D'Auria, Geronimo [Girolamo], in Dizionario biografico degli italiani, vol. XXXIII, Roma 1987, pp. 84-86.
  • Francesco Abbate, La scultura napoletana del Cinquecento, Roma : Donzelli, 1992.
  • Letizia Gaeta, Le sculture della sagrestia dell'Annunziata a Napoli : nuove presenze iberiche nella prima meta del Cinquecento, Galatina : M. Congedo, 2000, ISBN - 88-8086-343-6
  • Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale. Il Cinquecento, Roma : Donzelli, 2001, p. 260.
  • Napoli e dintorni, 6. ed., Milano, Touring Editore, 2001, ISBN - 8836519547, 9788836519545, ora interamente accessibile su google libri.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]