Girlfriend in a Coma (film)

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Girlfriend in a Coma
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Logo del film
Titolo originale Girlfriend in a Coma
Paese di produzione Regno Unito, Italia
Anno 2012
Durata 103 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere documentario
Regia Annalisa Piras
Soggetto Bill Emmott (romanzo)
Sceneggiatura Annalisa Piras, Bill Emmott
Produttore Annalisa Piras
Casa di produzione Springshot Productions
Fotografia Patrizio Sacco
Montaggio Matteo Bini, Francesco Caradonna
Musiche Alex Harwood
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
« Una disperata lettera d'amore all'Italia »
(Philippe Ridet, Le Monde)
« Pellicola meravigliosamente indigesta »
(Il Sole 24 Ore)
« Bello quanto fa rodere lo stomaco »
(Marco Zatterin, La Stampa[1])


Girlfriend in a Coma è un film documentario realizzato nel 2012 da Bill Emmott (ex direttore della rivista britannica The Economist) e da Annalisa Piras, e prodotto da Springshot Productions.[2]
Il film è stato proiettato per la prima volta a Londra, il 26 novembre 2012, presso l'Institute of Contemporary Arts. Del pubblico facevano parte cineasti inglesi, politici, diplomatici, opinionisti e molti italiani residenti all'estero, compresi alcuni imprenditori, come il presidente della FIAT, John Elkann, e l'amministratore delegato di Vodafone, Vittorio Colao.[3]

Il titolo del film prende spunto da un successo musicale del gruppo rock inglese Smiths, tratto dall'album del 1987 Strangeways, Here We Come. Emmott lo ha scelto come titolo riferendosi al suo coinvolgimento emotivo con l'Italia, vista come una fidanzata che versa in uno stato comatoso.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il documentario si interroga sulla situazione politica italiana e sul processo di declino economico e sociale subito dal Paese nel precedente ventennio. La tesi del documentario è che questo processo è il frutto di una situazione peculiare all'Italia, un collasso morale che ha colpito il paese e che non trova riscontro in nessun'altra nazione del mondo occidentale. L'arretramento dell'Italia nelle varie classifiche mondiali viene illustrato con l'immagine della caduta della sua Personificazione nazionale, una giovane Italia turrita, nel Pozzo di San Patrizio di Orvieto.

Il documentario si mostra fortemente critico nei confronti di Silvio Berlusconi, della sua attività politica e di governo, e del berlusconismo.

Il film è diviso in tre parti, La mala Italia, La buona Italia e Gli ignavi, una tripartizione che corrisponde a quella Inferno-Paradiso-Purgatorio della Divina Commedia dantesca. Non è questo l'unico richiamo all'opera, dal momento che diversi momenti del film sono inframezzati e sottolineati da frammenti di Dante Alighieri, affidati alla voce di Roberto Herlitzka (nella versione italiana).

Contenuti[modifica | modifica sorgente]

Il tentativo dell'autore di comprendere il fenomeno della "Mala Italia" e contrapporlo a quello della "Buona Italia" lo porta a documentare interviste a diversi esponenti della politica, dell'economia e della cultura italiana, come Mario Monti (primo ministro dell'epoca), la ministra Elsa Fornero, lo scrittore e semiologo Umberto Eco, il filosofo della politica Maurizio Viroli, il regista Nanni Moretti, gli attori Giampiero Judica e Hugh Grant, l'attivista Lorella Zanardo, la regista e attivista Cristina Comencini, la produttrice cinematografica Livia Giuggioli, l'amministratore delegato FIAT Sergio Marchionne, il presidente della FIAT, John Elkann, Vittorio Colao (amministratore delegato di Vodafone), i giornalisti Mario Calabresi e Marco Travaglio, il magistrato Nicola Gratteri, lo scrittore impegnato nella lotta contro la mafia e autore del romanzo "Gomorra", Roberto Saviano, don Giacomo Panizza, la politica ed ex commissario europeo Emma Bonino e la segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso.[3]

Critica[modifica | modifica sorgente]

A parere del documentarista e giornalista Wolfgang Achtner,[4] già ambasciatore per il dialogo tra scienza e religione in Germania, il film non è un documentario “anti-Berlusconi” né ha per obiettivo il discredito dell'Italia. Sarebbe piuttosto un atto d’amore verso il Bel Paese, una sorta di "chiamata alle armi” degli italiani onesti e un invito rivolto in particolare ai giovani, a impegnarsi per far uscire dalla crisi l'Italia e determinarne un cambiamento in meglio.

Philip French, critico cinematografico del The Observer dal 1978, ha notato come il film risulta particolarmente provocatorio nelle considerazioni e nella messa in luce del ruolo di primo piano svolto dal Vaticano sui dilemmi morali e politici della nazione. Nel documentario, ad esempio, viene riportata l'opinione di Maurizio Viroli che sottolinea l'influenza della doppia morale cattolica nella formazione e nella definizione dell'identità italiana, citando Machiavelli che addebitava il degrado della sfera morale dell'Italia all'invadenza della religione cattolica.[5]

Philippe Ridet, corrispondente da Roma di Le Monde, che definisce il film un bellissimo e crudele documentario, risponde ai critici della pellicola, che vi vedono soltanto un attacco all'Italia e un'esasperazione dei suoi lati negativi, dicendo che l'unico vero pregiudizio nei confronti del Bel Paese da parte dei due autori, è quello dell'amore.[6] Dello stesso parere Pierre de Gasquet, Les Echos, che vede in Girlfriend in a Coma un accorato appello all'Italia e agli italiani a riprendere il controllo del proprio destino.[7]

Distribuzione in Italia e controversie[modifica | modifica sorgente]

La proiezione del film era programmata al MAXXI di Roma, per il 13 febbraio 2013. Per decisione di Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, la presentazione è stata procrastinata a data da definirsi, non prima, comunque, delle elezioni politiche del 2013.

Questa decisione ha suscitato le critiche dell'autore che ha parlato di censura,[8] e di Stefano Corradino, direttore di "Articolo21" (il riferimento è all'articolo della Costituzione Italiana sulla libertà di pensiero), un sito internet che si batte contro ogni forma di censura e bavaglio, in tutti i media, il quale ha lanciato una petizione chiedendo a Giovanna Melandri di fare marcia indietro e riprogrammare l'uscita del film prima delle elezioni.[9][10]

La petizione ha raccolto più di 30.000 firme e il film è stato proiettato, per la prima volta in Italia, al Teatro Eliseo a Roma il 13 febbraio 2013.[11][12]

Vista la crescente popolarità raggiunta, l'emittente satellitare Sky Italia ha deciso di trasmettere il film in prima visione televisiva il 15 febbraio 2013 sul canale tematico Sky Cinema Cult[13] come parte della rassegna “Cultpolitik”, dedicata alla politica italiana e internazionale. Negli stessi giorni il sito internet del settimanale L'Espresso ha messo a disposizione il download completo del film.[14] Il film è stato trasmesso anche in Inghilterra, il 26 febbraio 2013 dall'emittente BBC4.[15]

Dopo le polemiche sulla ritardata distribuzione in Italia gli autori, a partire dal febbraio 2013, hanno deciso di lanciare e promuovere il film attraverso un tour (GIAC on tour, dalle iniziali del titolo del film) nelle principali città europee e in diverse città italiane.[16]

Il film è stato trasmesso in chiaro dall'emittente televisiva La7 il 9 marzo 2013, in prima serata,[17] e, successivamente, in seconda serata il 4 luglio 2013, per poi essere riproposto, sempre in seconda serata, il 20 agosto 2013.

Reazione dei media internazionali[modifica | modifica sorgente]

Il divieto della proiezione in nome della par condicio ha suscitato scalpore anche all'estero. Diverse testate si sono occupate della vicenda. Lizzy Davies, corrispondente a Roma per The Guardian ha messo in evidenza come il museo si sia dichiarato completamente svincolato da qualunque imposizione dall'alto ma abbia agito, nella persona di Giovanna Melandri, soltanto nel rispetto della "correttezza istituzionale" durante una campagna elettorale così delicata.[18]

Oltre all'indignazione per il divieto imposto dal MAXXI, il film ha svolto un ruolo importante anche nell'attirare l'attenzione internazionale sull'argomento Italia, sul suo declino economico e politico e sulle implicazioni che questo potesse avere all'interno del panorama internazionale. Al Jazeera cita il film sottolineando come sia riuscito a mostrare i vizi e le virtù dell'Italia post-berlusconiana e l'ingovernabilità del paese in un'Europa in cui sembra aver predominato la politica dell'austerità.[19] Arte lo definisce un "documentaire électrochoc" che mostra un'Italia asfissiata e maltrattata ma che ha nella diaspora italiana, in tutti i giovani professionisti che hanno lasciato il paese, la risposta per una futura rinascita.[20]

Lista degli intervistati[modifica | modifica sorgente]

Roberto Saviano, Nicola Gratteri, Marco Travaglio, Giuliano Amato, Mario Monti, Sergio Marchionne, Vittorio Colao, Nanni Moretti, Bruno Manfellotto, Matteo Renzi, Umberto Eco, Mario Calabresi, Elsa Fornero, Toni Servillo, Federico Varese, Lorella Zanardo, Solen De Luca, Eva Giovannini, Emma Bonino, Emma Marcegaglia, Susanna Camusso, Don Giacomo Panizza, Vincenzo Linarello, Cristina Comencini, Sergio Marchionne, Giovanni Ferrero, John Elkann, Carlo Petrini, Maurizio Viroli, Stefano Livadiotti, Beppe Grillo, Livia Giuggioli, Nicol Vizioli, Quayola, Massimo Banzi, Giovanna Tinetti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marco Zatterin, Se l'Italia è in coma a Bruxelles, http://www.lastampa.it/, 18 gennaio 2013. URL consultato il 26 marzo 2013..
  2. ^ British Board of Film Classification, "Girlfriend in a Coma", BBFC Age ratings you trust. URL consultato il 5 febbraio 2012..
  3. ^ a b Press release, "Girlfriend in a Coma". URL consultato il 5 febbraio 2012..
  4. ^ Festival Internazionale del Giornalismo 2013: Achtner Wolfgang, documentarista, Perugia International Journalism Festival. URL consultato il 18 febbraio 2013.
  5. ^ Opinioni su Giac: Philip French, http://girlfriendinacoma.eu/. URL consultato il 27 marzo 2013.
  6. ^ Lettre d’amour désespérée à l’Italie, http://www.lemonde.fr/. URL consultato il 26 marzo 2013.
  7. ^ La petite bombe de l'ancien patron de 'The Economist' lâchée à Rome, http://www.lesechos.fr/, 14 febbraio 2013. URL consultato il 26 marzo 2013.
  8. ^ Emmott contro Maxxi e Ministero della Cultura. "'Girlfriend in a coma' rinviata per le elezioni", La Repubblica, 2 febbraio 2013. URL consultato il 2 febbraio 2013.
  9. ^ Il film di Emmott non deve essere censurato, Change.org, 2 febbraio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  10. ^ Bill Emmott: “L’auto-censura è una minaccia per la libertà”. Oltre 28mila firme alla petizione Articolo21-Change.org, Articolo21.org, 5 febbraio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  11. ^ [url http://www.teatroecritica.net/2013/02/al-teatro-eliseo-girlfriend-in-a-coma-il-film-lanciato-dalla-censura/ Al Teatro Eliseo Girlfriend in a Coma. Il film lanciato dalla censura].
  12. ^ [url http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-75742/441959.htm/ Photogallery Girlfriend in a Coma al Teatro Eliseo], Dagospia. URL consultato il 1 maggio 2013.
  13. ^ Cultpolitik: su Sky arriva "Girlfriend in a coma", Sky.it, 5 febbraio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  14. ^ Girlfriend in a Coma: il documentario di Annalisa Piras con Bill Emmot. In esclusiva per l'Espresso in download.
  15. ^ Good Italy, Bad Italy: Girlfriend in a Coma.
  16. ^ GIAC on tour, http://girlfriendinacoma.eu. URL consultato il 19 febbraio 2013.
  17. ^ Girlfriend in a Coma, questa sera su La7 in prima Tv da tv.fanpage.ot 09/03/2013
  18. ^ Film-maker accuses Italian government of censorship after premiere is called off, http://www.guardian.co.uk/, 1º febbraio 2013. URL consultato il 26 marzo 2013.
  19. ^ The 'Fall of the House of Europe', http://www.aljazeera.com/, 10 marzo 2013. URL consultato il 4 aprile 2013.
  20. ^ Italie: documentarie électrochoc, http://www.arte.tv/fr, 17 marzo 2013. URL consultato l'8 aprile 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]