Giovanni Sartori (politologo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giovanni Sartori

Giovanni Sartori (Firenze, 13 maggio 1924) è un politologo italiano. È considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale[1][2], con all'attivo diverse collaborazioni e cariche in università estere.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 si è laureato in Scienze Politiche al Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, dove alcuni anni più tardi è stato professore di Storia della Filosofia Moderna, Scienza della Politica e Sociologia. Tra i suoi allievi e assistenti, durante gli anni di insegnamento a Firenze, si annoverano Stefano Passigli, Gianfranco Pasquino, Domenico Fisichella e Giuliano Urbani[3]. Ha ricevuto la carica di Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University (USA) dal 1979 al 1994.

Nel 1971 fonda la Rivista italiana di scienza politica, di cui resta direttore fino al 2004, quando ne cede la proprietà alla Società italiana di scienza politica.

Dall'inizio degli anni novanta è editorialista de Il Corriere della Sera, con il quale aveva già collaborato durante la direzione di Giovanni Spadolini (1968-1972).

Dal 2002 fa parte dei garanti dell'associazione Libertà e Giustizia, dalla quale si è dimesso nel 2005, in polemica con l'intenzione (poi ritirata) di Carlo De Benedetti, promotore dell'associazione, di aprire a Silvio Berlusconi un fondo d'investimento da lui progettato.

Sartori può essere oggi considerato uno dei principali autori nel campo della Teoria della Democrazia, dei sistemi di partito e dell'ingegneria costituzionale nel mondo accademico internazionale.

È stato sposato con la nobildonna Giovanna di San Giuliano, e, dall'autunno 2008, è stato fidanzato con l'artista italiana Isabella Gherardi, con la quale si è unito a nozze nell'ottobre del 2013.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

È stato nominato Dottore Honoris Causa da:

Università di Genova nel 1992;

Università di Georgetown (USA) nel 1994;

Università di Guadalajara (Messico) nel 1997;

Università di Buenos Aires (Argentina) nel 1998;

Università Complutense di Madrid (Spagna) nel 2001,

Università di Bucarest (Romania) nel 2001

UNAM di Città del Messico (Messico) nel 2007.

Nel 1999 è stato nominato comendador della Ordem do Cruzeiro do Sul dal presidente della Repubblica Federale del Brasile e nel 2005 ha ricevuto il premio Principe delle Asturie per le scienze sociali dalla Fundación Príncipe de Asturias.

Teoria dei sistemi partitici[modifica | modifica wikitesto]

Molto importante è la sua teoria riguardante la classificazione dei sistemi partitici. Tale classificazione si basa sulla differenza tra il formato del sistema partitico e la meccanica funzionale. Non sempre ad un dato formato partitico corrisponde l'equivalente meccanica. Quest'ultima può essere dei seguenti tipi:

Non democratici
  • Sistema a partito unico: un sistema di eliminazione "totalitaria" delle opposizioni. Si pensi alla Germania nazista o all'Unione Sovietica comunista.
  • Sistema a partito egemonico: un sistema di eliminazione "autoritaria" delle opposizioni. Si pensi all'Italia fascista.
Democratici
  • Sistema a partito predominante: un partito domina lo scenario ininterrottamente.
  • Pluralismo semplice / bipartitismo: due partiti si alternano al potere. La competizione tende a essere centripeta, ove si presume che vi sia il maggior numero di elettori fluttuanti.
  • Pluralismo moderato / multipartitismo limitato: il numero dei partiti rilevanti non deve essere superiore a cinque. Due coalizioni si alternano al potere.
  • Pluralismo polarizzato / multipartitismo estremo: numero di partiti superiore a cinque. un centro stabilmente al governo e una doppia opposizione – destra e sinistra – presenza di partiti con caratteri antisistemici. Tendenza centrifuga.
  • Multipartitismo segmentato: numero di partiti superiore a cinque, ma con un basso livello di polarizzazione ideologica.
  • Atomizzazione: numerosi partiti con poche preferenze.

Per determinare il livello di pluralismo partitico, ovvero per “contare i partiti che contano” (G. Pasquino), Sartori individua due possibili criteri di rilevanza, legati alla meccanica della costruzione delle coalizioni:

  • potenziale di coalizione – cioè la capacità di un partito di formare coalizioni e la sua utilità all'interno della compagine governativa. Anche partiti piccoli secondo il criterio numerico possono essere rilevanti e talvolta addirittura indispensabile per la formazione di coalizioni governative.
  • potenziale di intimidazione / ricatto – alcuni partiti possono non essere mai inclusi nelle coalizioni governative, ma avere un ruolo centrale grazie alla disponibilità di voti, di rappresentanza di interessi, di seggi parlamentari in misura tale da poter condizionare il funzionamento delle coalizioni governative, incidendo sulle attività e sulle politiche della coalizione, o perfino del sistema politico in toto.

Questi due criteri si affiancano ad altri criteri di conteggio utilizzati nella teoria dei sistemi di partito:

  • criterio di rilevanza numerica, proposto da Maurice Duverger
  • criterio di rilevanza percentuale, proposto da Laakso e Taagepera, che fa riferimento alla percentuale di voti ottenuta dai partiti e che esprime nell'indice omonimo (Indice di Laakso-Taagepera) il livello complessivo di frammentazione del sistema partitico.

Voto "disgiunto"[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2008 ha proposto di adottare uno schema di voto impropriamente denominato "disgiunto" in segno di protesta contro l'attuale legge elettorale (e contro l'impossibilità di esprimere preferenze nominali). Ha suggerito di votare alla camera per lo schieramento di centro-destra (PdL) e al senato per quello di centro-sinistra (PD). Scindendo il voto in due opposte preferenze riteneva di poter influenzare il risultato elettorale attribuendo una camera alla destra e una alla sinistra. Nessuno dei due candidati premier avrebbe potuto governare non avendo la maggioranza in entrambe le camere. I due schieramenti si sarebbero dovuti accordare necessariamente ai fini della formazione di un governo tecnico (transitorio) che sarebbe stato costretto a modificare la legge elettorale. Tale risultato sarebbe stato realizzato anche se solo avessero aderito gli aventi diritto al voto che in genere si astengono (non votando o lasciando scheda bianca o nulla). [4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Hegel a Marx. La dissoluzione della filosofia hegeliana, Firenze, Università degli Studi, 1951.
  • Etica e libertà in Kant, Firenze, Università degli Studi, 1953.
  • La filosofia pratica di Benedetto Croce, Firenze, Università degli Studi, 1955.
  • Croce etico-politico e filosofo della libertà, Firenze, Università degli Studi, 1956.
  • Democrazia e definizioni, Bologna, Il Mulino, 1957; 1969.
  • Questioni di metodo in scienza politica, Firenze, Università degli Studi, 1959.
  • Il Parlamento italiano. 1946-1963, ricerca diretta da, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1963.
  • Partiti e sistemi di partito. Corso di scienza politica. A. acc. 1964-1965, Firenze, Università degli Studi, 1965.
  • Stato e politica nel pensiero di Benedetto Croce, Napoli, Morano, 1966.
  • Antologia di scienza politica, a cura di, Bologna, Il Mulino, 1970.
  • Correnti, frazionismo e fazioni nei partiti politici italiani, a cura di, Bologna, Il Mulino, 1973.
  • Parties and Party Systems. A framework for analysis, Cambridge, Cambridge University Press, 1976. ISBN 0521291062.
  • Il cittadino totale. Partecipazione, eguaglianza e libertà nelle democrazie d'oggi, Torino, Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, 1977.
  • La politica. Logica e metodo in scienze sociali, Milano, SugarCo, 1979.
  • Teoria dei partiti e caso italiano, Milano, SugarCo, 1982.
  • Elementi di teoria politica, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01252-4; 1990. ISBN 88-15-02503-0; 1995. ISBN 88-15-09081-9.
  • The Theory of Democracy Revisited, 2 voll., Chatham, N.J., Chatham House, 1987. ISBN 0934540497.
I, The contemporary debate
II, The classical issues
I, Croce filosofo pratico e la crisi dell'etica
II, Croce etico-politico e filosofo della libertà

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte
— 1971[5]
Premio Principe delle Asturie per le scienze sociali (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per le scienze sociali (Spagna)
— 2005

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Sartori. Comune di Noventa di Piave.
  2. ^ Organized Sections | APSA
  3. ^ Il grande vecchio e i suoi moschettieri, Repubblica, 14 novembre 1995
  4. ^ Voto di sfiducia costruttivo Corriere della Sera
  5. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=8658

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 90149341 LCCN: n80028532