Giovanni Prodi

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« Quello del matematico è un mestiere stupendo: il matematico è uno specialista che si interessa di tutto... »
(Giovanni Prodi)
Giovanni Prodi nel 1995.

Giovanni Prodi (Scandiano, 28 luglio 1925Pisa, 29 gennaio 2010) è stato un matematico italiano. È noto anche per le sue molteplici attività riguardanti l'insegnamento della matematica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Prodi era il primogenito di nove figli (tra i suoi fratelli ci sono Romano, economista e uomo politico; Vittorio, fisico ed eurodeputato; Giorgio, medico e scrittore; Paolo, storico; e Franco, fisico dell'atmosfera). Suo padre, Mario Prodi, era un ingegnere proveniente da una famiglia contadina; la madre, Enrica, una maestra elementare.

Studia al Liceo Ginnasio Ariosto[1] di Reggio Emilia e si diploma nel 1943, nonostante gli esami si svolgano in condizioni di emergenza a causa della guerra. Si iscrive quindi all'Università di Parma per studiare matematica, ma prestissimo viene chiamato alle armi e arruolato, ancora diciottenne. Dopo alcuni mesi di addestramento in Germania, in un campo con altri militari italiani (di cui egli conserva alcuni ricordi interessanti, come la cartina su cui i soldati, di nascosto, tenevano traccia, con delle bandierine americane, dell'avanzata degli Alleati), torna in Italia come telefonista, ma nella primavera del 1944, come molti commilitoni, abbandona le truppe. Si costituisce a Parma e viene rinchiuso a Coltano, dove passa 5 mesi.

Uscitone, torna a studiare all'Università di Parma e si laurea in matematica il 24 novembre del 1948 con una tesi nell'ambito delle equazioni differenziali (in particolare sul problema della stabilità). A Parma, tra l'altro, conosce il prof. Giovanni Ricci dell'Università di Milano, titolare dei corsi di analisi superiore e teoria delle funzioni; all'epoca, nell'ambito di un importante convegno, ha l'occasione di sentire, da Renato Caccioppoli stesso, l'esposizione delle idee di base dell'analisi funzionale, che lo entusiasmano. Dopo la laurea, quindi, prosegue gli studi a Milano come assistente del prof. Ricci.

Nel 1956, viene chiamato dalla Facoltà di Scienze dell'Università di Trieste per ricoprirvi la cattedra di analisi matematica (a quel tempo, l'unica cattedra di matematica pura della facoltà). Resta a Trieste fino all'ottobre del 1963, quando ottiene la cattedra all'Università di Pisa, dove sarà a lungo professore di analisi.

Uno dei suoi principali risultati è stato il teorema di unicità delle equazioni di Navier-Stokes in due dimensioni spaziali, ottenuto nel 1959 contemporaneamente, e indipendentemente, anche da Jacques-Louis Lions.

A partire dagli anni settanta si occupa intensamente dei problemi della didattica della matematica, anche per influenza della moglie Silvia Dentella, insegnante di matematica; in questo ambito sviluppa il cosiddetto "progetto Prodi", con particolare attenzione al calcolo delle probabilità e agli aspetti costruttivi della matematica, che trova poi un naturale prolungamento nel PNI (Piano Nazionale Informatica). Contemporaneamente gli viene affidato l'insegnamento di Matematiche complementari nella stessa Università di Pisa.

È morto il 29 gennaio 2010[2] per un arresto cardiaco, come conseguenza della malattia di Parkinson, malattia da cui era affetto da molti anni.

L'impegno nel campo della didattica lo aveva portato anche all'impegno politico, come assessore all'istruzione prima del comune di Trieste e più tardi di quello di Pisa. Il matematico Fernando Amendola è stato suo allievo.

Membro dell’Unione Matematica Italiana, dal 1961 al 1982 ha fatto parte della sua Commissione scientifica e, dal 1967 al 1996, della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica, dove ha collaborato con Giulio Cesare Barozzi. È stato anche il coordinatore e poi il presidente onorario del Gruppo di Formazione Matematica della Toscana.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 l’Università degli Studi di Palermo gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze della formazione primaria. In onore di Giovanni Prodi, il «Nestore dell'analisi non lineare in Italia»[3], nel 2006 è stata istituito una cattedra presso l'Università di Würzburg, la Giovanni Prodi Chair in Nonlinear Analysis.[3]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Prodi, Analisi matematica, 2ª edizione, Bollati Boringhieri, 1972, ISBN 978-88-339-5329-8.
  • Giovanni Prodi, Lezioni di analisi matematica 2, a cura di Antonio Ambrosetti e Giovanna Cerami, Bollati Boringhieri, 2011, VII-262, ISBN 978-88-339-5812-5.[4]
  • Matematica come scoperta. Per il biennio delle scuole medie superiori, Messina-Firenze, D'Anna, 1975-1978, 4 voll. 2ª ed. ampliata: 1981 e 1986-1988.
  • Giovanni Prodi (a cura di), Processi cognitivi e apprendimento della matematica nella scuola elementare (atti del convegno tenutosi a Trento nel 1980), Brescia, La scuola, 1984 (ristampe: 1987 e 1992). ISBN 88-350-7428-2.
  • Giovanni Prodi, Enrico Magenes, Elementi di analisi matematica. Guida dell'Unione matematica al progetto Prodi. Per il triennio, D'Anna, 1985, ISBN 978-88-8104-445-0.
  • Giovanni Prodi, Metodi matematici e statistici, McGraw-Hill, 1992, ISBN 978-88-386-0629-8.
  • Giovanni Prodi, Antonio Ambrosetti, A primer of nonlinear analysis, Cambridge University Press, 1993, ISBN 0-521-48573-8.
  • con Loris Mannucci, Scoprire la matematica. Amico calcolatore, Milano, Ghisetti e Corvi, 2003. ISBN 978-88-8013-934-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oggi Liceo Classico e Scientifico Ariosto-Spallanzani; a quel tempo, le due scuole erano ancora separate. Presso lo scientifico Spallanzani, Prodi, da studente universitario, svolgerà per qualche tempo la funzione di tecnico di laboratorio.
  2. ^ Pisa: morto Giovanni Prodi in Corriere della Sera, 29 gennaio 2010. URL consultato il 30 gennaio 2010.
  3. ^ a b (EN) Giovanni Prodi Chair in Nonlinear Analysis.
  4. ^ Riproposizione di un testo originariamente pubblicato da ETS edizioni, Pisa, 1974 (ISBN 88-7741-227-5), basato sui corsi all'Università di Trieste, nelle dispense curate dagli studenti Romano Isler e Franco Boiti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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