Giovanni I Zimisce

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Giovanni I Zimisce
Histamenon di Giovanni I Zimisce.
Histamenon di Giovanni I Zimisce.
Basileus
In carica 11 dicembre 969 - 10 gennaio 976
Predecessore Niceforo II Foca
Successore Basilio II Bulgaroctono
Morte 10 gennaio 976
Casa reale Zimisce
Coniuge Teodora

Giovanni I Zimisce (in greco: Ιωάννης Α΄ Τζιμισκής, Iōannēs I Tzimiskēs; Gerapoli, 924 circa – 10 gennaio 976) è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dall'11 dicembre 969 fino alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Brillante generale sotto i regni di Costantino VII, Romano II e Niceforo II Foca, succedette a quest'ultimo dopo averlo assassinato, con la complicità dell'imperatrice Teofano, che era divenuta sua amante. Su pressione del patriarca Polieucte di Costantinopoli fu però costretto a mandare in esilio Teofano. Grazie a ciò, e grazie ad altre notevoli concessioni, ottenne infine l'appoggio del patriarca e poté essere incoronato imperatore.[1]

Quindi, per legittimare in qualche maniera la sua salita sul trono, decise di sposare la sorella di Romano II, Teodora. Associò poi al trono come co-imperatori i due figli di Romano, Basilio II e Costantino VIII

Giovanni I fu un abile condottiero, che sconfisse i Bulgari e riconquistò la Siria, caduta in mano agli Arabi per l'ennesima volta. Assicurò inoltre la pace dell'Italia meridionale trattando con Ottone I, al cui figlio, Ottone II, dette in sposa una principessa bizantina, Teofano.

La sua campagna contro Svjatoslav I di Kiev appartiene alle più splendide gesta della storia militare bizantina. Svjastolav era sceso in Bulgaria alla testa di un forte esercito e sembrava che i Bulgari stessero per allearsi con lui in una comune guerra contro Bisanzio. Falliti gli sforzi per giungere a una sistemazione pacifica, nell' aprile del 971 Zimisce passó all' azione, muovendo contro la capitale bulgara Preslav ed espugnandola dopo breve, furiosa battaglia. Da Preslav, Zimisce si diresse a marce forzate verso la città danubiana di Silastra (Durostorum), tra le cui mura Svjatoslav si era rifugiato. Silastra vene circondata e nello stesso tempo apparve sul Danubio la flotta bizantina con il terribile fuoco greco. I Russi tentarono di resistere disperatamente, ma l' esercito bizantino respinse ogni loro tentativo di sortita. Alla fine di luglio del 971, dopo che l'ultimo tentativo di rompere l' assedio era fallito e i Russi erano stati ricacciati dentro le mura delle città dopo una lotta di durezza senza precedenti, Svjatoslav si arrese a Zimisce, impegnandosi a sgombrare subito la Bulgaria e a non tornare mai più nei Balcani. La grande vittoria di Zimisce rappresentò per Bisanzio un doppio vantaggio: egli liberava l' impero da un avversario pericoloso, quale Svjatoslav aveva dimostrato di essere, e allo stesso tempo, poneva la Bulgaria sotto il dominio bizantino[2].

Nel 974 e 975 diresse due poderose spedizioni in Oriente contro I Fatimidi, che poco prima avevano stabilito il loro dominio in Egitto e stavano estendendo la loro potenza anche sul territorio dell' Asia anteriore. La spedizione del 975 ebbe il vero e proprio carattere di una crociata. A maggio di quell'anno gli si arrese Damasco e da lì Zimisce irruppe in Terra Santa, conquistando Tiberiade, Nazareth, Acri e infine Cesarea, la principale roccaforte degli Arabi. Non era ormai lontano da Gerusalemme, ma vide i pericoli che comportava una ulteriore avanzata prematura e vi rinunciò. [3]

Al ritorno a Costantinopoli dopo la trionfale campagna, cadde mortalmente malato. Pare si trattasse di tifo. Secondo altri fu avvelenato dal potente eunuco Basilio. Morì il 10 gennaio del 976. Il suo glorioso regno si concluse così inaspettatamente dopo soli sei anni.

Galleria

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia dell'Impero bizantino, pag. 256

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Léon Bloy, Costantinopoli e Bisanzio, Milano, Medusa, 1917.
  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, 2ª ed, Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-4691-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Giorgio Ravegnani, I bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.
  • Gianfranco Cimino, L'esercito Romano d'Oriente, 2009, edizioni Chillemi, ISBN 978-88-903765-0-4

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore bizantino Successore Double-headed eagle of the Greek Orthodox Church.svg
Niceforo II 969-976 Basilio II

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