Giovanni Francesco Gonnelli

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Jusepe de Ribera detto Lo Spagnoletto, Ritratto di Giovanni Francesco Gonnelli

Giovanni Francesco Gonnelli (Gambassi Terme, 1603Roma, 1664) è stato uno scultore italiano, noto come Il Cieco di Gambassi.

Vita e opere[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Francesco Gonnelli nacque a Gambassi nel 1603 figlio di Dionigi di professione bicchieraio.[1] Nel 1614, rimasto orfano di entrambi i genitori, si trasferì a Firenze dove iniziò a lavorare nella bottega dello scultore Chiarissimo Fancelli e in seguito in quella del più celebre Pietro Tacca.

Il Gonnelli, data la cecità che l'aveva colpito all'età di venti anni, è meglio conosciuto come Il Cieco di Gambassi o da Gambassi.

Alla corte dei Gonzaga[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il suo handicap fu uno scultore molto richiesto nelle corti italiane del Seicento. Fu, in un primo tempo, non ancora cieco, chiamato a Mantova dai Gonzaga che lo nominarono Scultore di Corte. Proprio in questo periodo s'ammalò e divenne completamente cieco, secondo gli storici perse la vista durante l'assedio di Mantova del 1630[2].

Nella Vita dello scultore scritta da Filippo Baldinucci si cerca di spiegare l'improvviso incidente, apparentemente senza spiegazione con i "patimenti dell'assedio" o "a cagione dell'umidità" del clima di Mantova. .

Alla corte dei Medici[modifica | modifica sorgente]

Tornò a Gambassi, probabilmente perché non ritenuto in grado di mantenere la propria carica di scultore di corte. Ma la manualità che aveva appreso come scultore, con un metodo da lui inventato, usando della cera per fare le fattezze del personaggio che doveva rappresentare, poté continuare a lavorare come scultore. Gran parte della sua produzione artistica è costituita da figure in terracotta, modellate abilmente con l’uso delle mani. Con questo metodo fu chiamato a lavorare a Firenze dove fu molto apprezzato sia come scultore che come personaggio con delle facoltà particolari.

A Firenze si conservava già un busto di Cosimo II de' Medici, fatto, quando era ancora vedente, al tempo del suo alunnato presso il Tacca, e restaurato dallo stesso scultore in tempo di cecità. Arrivato a Firenze fu chiamato dal Granduca Ferdinando II de' Medici per fare un suo busto in terracotta, e un altro gli fu commissionato dal nobile Lorenzo Usimbardi. A Firenze fu talmente apprezzato che Ottavio Rinuccini, poeta e librettista della Camerata de' Bardi scrisse ben due odi per la nascita di una figlia dello scultore.

Alla corte del Papa[modifica | modifica sorgente]

Forse per questo motivo papa Urbano VIII della famiglia Barberini lo volle a Roma, nel 1637, dove il Gonnelli scolpì un busto del papa , che si trova nei Musei Vaticani. Oltre il busto del papa

« Fra le altre persone di conto, ch'egli ritrasse in Roma fu Gio. Francesco di Giustiniano [...] Andrea Giustiniano, Marchese di Bassano, suo fratello e [...] il Cardinale Pallotta »
(Filippo Baldinucci, Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua del 1681)

Nel Museo del Prado a Madrid, un dipinto Jusepe de Ribera (detto lo Spagnoletto) è intitolato al Cieco di Gambassi, e anche il pittore Livio Mehus, durante il suo soggiorno a Firenze fece un suo ritratto oggi conservato in una collezione privata.

Purtroppo la maggior parte delle opere del Cieco di Gambassi, come usava firmarsi nelle sue sculture, sono divise in varie collezioni e oggi irreperibili o disperse.

Vista la fattura delle sue opere, che potevano competere con quelle di altri scultori "vedenti", erano stati sollevati dei dubbi sulla sua cecità e Gonnelli quindi fu sottoposto a delle prove. A Roma un alto prelato lo sfidò a comporre una terracotta in una stanza completamente buia. Il Gonnelli passò la prova dimostrando la sua buona fede e la straordinarietà delle sue capacità.

Un'altra prova fu quella di cui ci narra sempre il Baldinucci, è riferita al Cardinal Pallotta che lo vide comporre un busto della sua innamorata, e in seguito moglie, Elisabetta Sesti. Lo scultore, pur senza la modella rimasta a Gambassi, fece un ritratto a memoria. Stupito il Cardinale compose questo motto:

« Giovan, ch'è cieco e Lisabetta amò
Scolpì nell'Idea che amor formò »

Giovanni Francesco Gonnelli morì a Roma, dove si era trasferito definitivamente, nel 1664.

Opere artistiche attribuite[modifica | modifica sorgente]

Oltre al Busto di Urbano VIII citato, ci sono le seguenti sculture a lui attribuite:

In alcuni trattati ottocenteschi sono citate altre opere, come le sculture per l'altare del Convento dell'Osservanza presso Siena, come conferma Ettore Romagnoli nella sua Cenni storico-artistici di Siena e suoi suburbii del 1840. Nel tomo Siena e il suo territorio (1862), il Lazzeri aggiunge che questo gruppo di personaggi in terracotta rappresentano:

« ...un Gesù morto colle Marie e altri santi...(p. 274) »

Ma la testimonianza più importante è la Vita dello scultore scritta da Filippo Baldinucci in Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua del 1681.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alcuni storici come il Ticozzi e Filippo de Boni spostano la data della sua nascita al 1610, più verosimile perché lo scultore rimase cieco nel 1630 "all'età di vent'anni". Vd. Stefano Ticozzi, Dizionario degli architetti, pittori, scultori, intagliatori in rame e in pietra (1830) e Filippo de Boni, Biografia degli artisti (1852)
  2. ^ Francesco Inghirami, Storia della Toscana, Volume 10, Poligrafia fiesolana, dai torchi dell' autore, 1843, p. 787
  3. ^ http://www.museodiocesanofirenze.org/pagine/chiesa.htm

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Baldinucci, Notizie de' Professori del Disegno da Cimabue in qua ..., a cura di F. Ranalli, IV, Firenze 1846, pp. 620-629
  • A. Cinci, Lo scultore cieco o Cenni biografici di Giovanni Gambassi, Volterra 1879
  • P. Minucci Del Rosso, Il Cieco di Gambassi, Firenze 1880
  • O. Bacci, Una lettera del Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XIII (1905), pp. 157-158
  • I. B. Supino, Le opere del Cieco di Gambassi a San Vivaldo, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XIII (1905), pp. 262-267
  • M. F. Franchi, Lo scultore cieco, Castelfiorentino 1910
  • C. Airaghi, Giovanni Gonelli detto il cieco da Gambassi, L'Amico dei Ciechi, 1912, (XXXIII), n.329, pp.1080-1082
  • O. Pogni, Tre opere del Cieco di Gambassi che si trovavano nel Palazzo Attavanti, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XXXIV (1926), pp. 58-60
  • S. Isolani, Altre opere del Cieco da Gambassi in Castelfiorentino, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XXXIV (1926), pp. 156-157
  • E. Mattone Vezzi, Il cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XLV (1937), pp. 99-115
  • P. D. Neri, Intorno alla personalità artistica del Cieco da Gambassi (Nel terzo centenario della sua morte), «Miscellanea Storica della Valdelsa», L (1942), pp. 3-15
  • S. Isolani, La moglie del Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», L (1942), pp. 113-117
  • C. D'Affitto, Il ritratto seicentesco, in La civiltà del cotto. Arte della terracotta nell'area fiorentina dal XV al XX secolo, Firenze 1980, pp. 125-128
  • M. G. Ciardi Duprè Dal Poggetto, Un contributo per il Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», C (1994), pp.141-156