Giovanni Battista Guglielmini

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Giovanni Battista Guglielmini (Bologna, 19 novembre 1760Bologna, 17 dicembre 1817) è stato un fisico e religioso italiano, noto soprattutto per aver conseguito una delle prime prove meccaniche della rotazione terrestre.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La gioventù[modifica | modifica sorgente]

Nato a Bologna nel 1761 da Pietro Antonio Guglielmini ed Elisabetta Musiani, fu il primo di tre figli. Dopo di lui nacquero due sorelle, Rosalia e Teresa. Frequentò il seminario di Bologna e ricevette da giovanissimo il titolo di abate. Data la modesta agiatezza della sua famiglia, dovette portare avanti gli studi più importanti con l'aiuto e la protezione del cardinale Ignazio Gaetano Boncompagni Ludovisi, fino a diplomarsi in filosofia nel 1787, a 24 anni. In seguito, presentato dal suo maestro Sebastiano Canterzani, si trasferì a Roma, dove due anni dopo (1789) pubblicò il suo primo trattato: Riflessioni sopra un nuovo esperimento in prova del diurno moto della Terra.

L'esperimento dei gravi a Bologna[modifica | modifica sorgente]

Già Aristarco di Samo intorno al III secolo a.C. aveva avanzato supposizioni sulla possibile esistenza del moto di rotazione della Terra; ma una delle prime vere e proprie prove fisiche della rotazione, che hanno portato a dimostrare in modo inequivocabile la rotazione terrestre, risalgono solo a partire dalla fine del Settecento. L'esperimento fu ripetuto poiché la prima volta il grave lanciato dal famoso scienziato, provocò la morte del cittadino Giovan Pietro Marchesi, colpito alla testa dal grave. Una di queste la si deve proprio a Guglielmini. Egli, infatti, dopo essere ritornato a Bologna nel 1790, mise a punto, potendo anche contare sulla collaborazione di molti amici e colleghi della Accademia delle scienze, un esperimento basato sul getto dall'alto di alcuni gravi, delle sfere di piombo dal diametro di un pollice lasciate cadere esattamente lungo la verticale fisica del globo. Dunque si recò presso la Torre degli Asinelli e, da un'altezza di 100 metri dal suolo, si accorse che i gravi lanciati venivano ripetutamente deviati verso est di circa 16 mm. Guglielmini giustificò l'esito dell'esperimento in questo modo: se il grave fosse stato soggetto alla sola forza di gravità, esso sarebbe caduto secondo la verticale al suolo, ma, poiché la Terra ruota su se stessa attorno al proprio asse, in senso diretto, cioè da ovest verso est, il corpo in caduta libera viene "trascinato" dalla Terra in questo movimento, come peraltro tutti i punti e i corpi della superficie terrestre, possedendo, anche prima di cadere, una propria velocità lineare di rotazione; questa è rappresentata da un vettore con direzione orizzontale e modulo che aumenta al pari della latitudine e della quota del luogo. Per quest'ultima ragione, un corpo che si trovi alla sommità di una torre cadrà al suolo (deviato verso est) più velocemente di un corpo che si trovi alla sua base, in quanto la sua distanza dall'asse di rotazione terrestre è maggiore; e, siccome un corpo tende a mantenere per inerzia la propria velocità di rotazione iniziale, che, nel caso di Guglielmini, è figurato dal piccolo grave di piombo in cima alla torre, il corpo stesso giungerà al suolo leggermente deviato verso est rispetto alla verticale. Guglielmini raccolse i risultati dell'esperimento in un noto opuscolo, il "De diurno Terrae motu", che vennero ampiamente accolti nel mondo scientifico italiano.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Due anni dopo l'esperienza, Guglielmini fu nominato professore di matematica all'Università di Bologna, posto che conserverà per ventitré anni. Nel 1801 ottenne anche la cattedra di astronomia, e durante l'anno scolastico 1814-15, ricoprirà anche la carica di rettore dell'università. Dal 1802 al 1810 Guglielmini prese parte ai lavori sulla rete idrica della città di Bologna.

Morì il 17 dicembre 1817 consumato da una lenta malattia. Nel 1837 la città di Bologna eresse una statua di marmo a lui dedicata nel cimitero cittadino.

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