Giovanni Battista Branconio dell'Aquila

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Raffaello, Autoritratto con un amico. Il personaggio sulla destra dovrebbe essere Giovanni Branconio dell'Aquila

Giovanni Battista Branconio, dell'Aquila (L'Aquila, 14731522), è stato un orafo e protonotario apostolico italiano. Fu un personaggio importante nella Roma del primo Cinquecento, influente membro della corte papale ed importante committente artistico.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Membro di un'agiata famiglia originaria dell'Aquila, si trasferì a Roma per apprendere ed esercitare l'attività di oreficeria che gli aprì le porte della corte papale. La sua carriera di cortigiano fu coronata nel 1513 quando poté accompagnare in conclave il cardinale della Rovere, agendo in favore del futuro Leone X di cui una volta eletto divenne consigliere e "cameriere segreto" e fu insignito di varie commende e titoli che gli assicurarono prestigio sociale e solidità economica. Fu amico personale e committente di Raffaello di cui fu uno degli esecutori testamentari.[1].

Un dipinto di Raffaello riferito a Branconio è il cosiddetto Autoritratto con un amico, esposto al museo del Louvre in cui Raffaello si ritrae in una delle sue ultime opere con accanto un personaggio che potrebbe essere Giovanni Battista Branconio.

Giovanni Battista Branconio dell'Aquila ebbe quasi un ruolo di consigliere artistico all'interno della corte di papa Leone X. Fu anche il custode dell'elefante bianco Annone portato a Roma nel 1514 come dono a Leone X ed alloggiato nei giardini del Vaticano. L'esotico animale, proveniente dall'India divenne oggetto di curiosità per tutta la città e fu ritratto da molti artisti. In tale veste compare nella commedia La cortigiana dell'Aretino.

L'elefante Annone, disegno attribuito a Giulio Romano

Palazzo Branconio[modifica | modifica sorgente]

Prospetto del palazzo Branconio in un'incisione del XVII secolo

Raffaello, verso la fine del secondo decennio del Cinquecento, per lui progettò un palazzo, non più esistente, presso del Vaticano nel quartiere di Borgo, sulla via Alessandrina.[2] Palazzo Branconio dell'Aquila presentava una facciata che rinnovava il linguaggio architettonico rinascimentale con un disegno complessivo veramente innovativo rispetto ai precedenti modelli derivati da Bramante.[3] L'edificio presentava un ricco apparato ornamentale ed una sintassi compositiva estremamente libera che fa venir meno la perfetta corrispondenza tra linguaggio architettonico e struttura costruttiva e anticipa l'architettura manierista e influenzò gli sviluppi futuri dell'architettura romana.[4] In particolare il piano terra presentava un ordine di colonne tuscaniche che inquadravano archi, il piano nobile caratterizzato dall'alternarnanza di nicchie e finestre a timpano sormontato da un alto fregio decorata con festoni a stucco dello specialista Giovanni da Udine ed un piano attico con un cornicione e triglifi.

Visitazione Branconio[modifica | modifica sorgente]

La Visitazione di Raffaello

Verso il 1517, Raffaello dipinge su tavola una grande Visitazione su richiesta di Marino Branconio padre di Giovanni Battista, per la cappella di famiglia nella chiesa di San Silvestro ad Aquila, posta nei pressi del palazzo di famiglia nella città abruzzese.La tavola, trasportata successivamente su tela per il degrado subito a seguito di numerose peripezie, raffigura la Vergine e Sant'Elisabetta; Elisabetta era il nome della moglie di Marino Branconio. Nel 1655 il dipinto fu sottratto con la forza dalle truppe di occupazione spagnole e fu portato in Spagna. Oggi si trova al museo del Prado.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eugène Müntz, Raphaël, sa vie, son œuvre et son temps, 1881.
  2. ^ P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007, pp. 164-165.
  3. ^ Pier Nicola Pagliara, Raffaello Architetto, Milano 1984.
  4. ^ P. Murray, Op. cit., Bari 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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