Giovanni Barclay

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Giovanni Barclays

Giovanni Barclays, Jean Barclay in lingua francese e John Barclay in lingua inglese (Pont-à-Mousson, 28 gennaio 1582Roma, 15 agosto 1621), è stato uno scrittore e poeta scozzese, letterato satirico, polemista di ambito cattolico.
Giovanni Barclays nacque il 28 gennaio 1582 a Pont-à-Mousson, un villaggio della Lorena, in Francia. Fu uno scrittore satirico e poeta in latino, di origine franco-scozzese trapiantato a Roma, in Italia, dove morì il 15 agosto 1621.
Fu sepolto a Roma nella Chiesa di Sant'Onofrio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Barclays era figlio del giurista Guglielmo, appartenente alla piccola nobiltà scozzese di fede cattolica, il quale, non avendo risorse adeguate al suo rango, mise a frutto la sua laurea in legge. Il padre di Giovanni, per sfuggire al clima persecutorio cui erano fatti oggetto i cattolici sotto il regno di Elisabetta I, si rifugiò in Francia a Pont-à-Mousson, in Lorena, dove sposò, non dopo aver dovuto provare la sua origine nobile, un'appartenente alla famiglia della piccola nobiltà locale dei Malleville.

Dal matrimonio nacque Giovanni, che il padre avrebbe voluto indirizzare alla carriera di magistrato affidandolo alle cure dei gesuiti perché lo istruissero nelle lettere a tale fine. Ma il giovane si sentiva attratto dalla letteratura. A diciannove anni scrisse un commentario sulle Thebais di Statius.

Nel 1603, alla morte di Elisabetta I, la famigliola tornò in Inghilterra dove fu bene accolta alla corte di Re Giacomo VI di Scozia e I d'Inghilterra e reintegrata nei suoi beni. Il giovane John, in ringraziamento, gli dedicò un carme in latino intitolato Sentenziarumque splendorem illuminatum gonfio di retorica, senza per questo rinunciare alla sua nazionalità scozzese.

Dopo questa parentesi inglese, la famiglia tornò in Francia dove il padre Guglielmo ottenne una cattedra di Diritto e Giovanni ad Angers sposò Louise Debonaire. Nel 1605 a Parigi apparve una seconda edizione del Satyricon di Giovanni Barclays.

Tornato nel 1606, con la moglie francese, in Inghilterra fu accolto ancora benevolmente da Re Giacomo VI di Scozia e I d'Inghilterra di cui divenne amico, non senza mettere in pericolo in tal modo la sua reputazione di cattolico pubblicando a Londra un pamphlet polemico intitolato Funiculus triplex et cunniculus triplex. Nello stesso periodo pubblicò una collezione di poemi latini sotto il nome di Sylvae. Pubblicò la prima parte di Euphormionis Satyricon, la cui seconda parte vedrà la luce a Parigi negli anni successivi.

Morto il padre nel 1608, Giovanni si sentì libero di seguire la sua vocazione letteraria e compose una satira moraleggiante contro la corruzione delle corti cattoliche di cui aveva fatto esperienza. In essa riversò tutto il sarcasmo e l’acrimonia di cui era capace in uno stile ampolloso e disomogeneo. Nel 1609 pubblica il De Protestate Papae, un trattato antipapale di suo padre che era morto l'anno prima.
Nel 1611 scrive un'Apologia ovvero la terza parte del Satyricon in risposta agli attacchi dei gesuiti.
Nel 1614 pubblica una così detta quarta parte, dal titolo di Icon Animorum, in cui descrive negativamente le corti europee di cui aveva fatto esperienza. L’Incon Amicorum è una delle ultime sue opere che non fu bene accolta neppure dai suoi amici, inducendolo forse a trasferirsi in Italia.

Nel 1616 venne a Roma, forse per sottrarsi alle polemiche accese suscitate dai suoi scritti. Papa Paolo V gli concesse la sua protezione e lo colmò di favori. In quel periodo scrisse l' Argenide ma, deluso dagli insuccessi letterari, si dedicò alla botanica e a coltivare fiori nel suo giardino vicino al Vaticano.

A Roma Barclays frequentò i personaggi più in vista del momento, tra i quali il più illustre fu Maffeo Barberini (papa Urbano VIII), amico intimo, che tenne a battesimo anche un suo figliolo.

Morì, il 15 agosto 1621, sembra per un'insolazione dopo una passeggiata. Fu sepolto provvisoriamente nella Chiesa di Sant'Onofrio.

Le cronache del tempo dicono che la vedova, quando vide il monumento erettogli, si offese reputandolo non degno del personaggio che era stato il marito e sottrasse per dispetto il busto marmoreo, che portò a casa sua. Ciò non impedì che successivamente tutti i componenti della famiglia Barclays fossero seppelliti nella Chiesa di Sant'Onofrio, dove si presume quindi che fosse stato riportato il busto tuttora ivi esistente.

A Barclays, formatosi sotto l'influsso di tre culture diverse, venne rimproverata la mancanza di fermezza nel prendere partito in un momento storico dilaniato dalle lotte di religione.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Caterbi, La chiesa di S.Onofrio e le sue tradizioni religiose, storiche, artistiche e letterarie, Roma, Tipografia forense, 1858, pp. 113-118

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 30425 LCCN: n50067721