Giovanna d'Aragona (1502-1575)

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Regno di Napoli (1441-1503)
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Giovanna d'Aragona (Napoli, 1502Napoli, 11 settembre 1575) fu duchessa di Paliano per matrimonio, ed è nota per essere stata ritratta in una tela attribuita alla scuola di Raffaello Sanzio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanna d'Aragona, (1502 - 1575) era figlia di Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto (a sua volta figlio illegittimo di Ferdinando I di Napoli e di Diana Guardato) e di Castellana Folch de Cardona. Era rinomata per la sua avvenenza[1]: il filosofo Agostino Nifo la additò come modello di bellezza nel De pulchro & de amore[2], mentre il poligrafo Girolamo Ruscelli pubblicò una raccolta di trecento poesie scritte in suo onore[3]; è stata inoltre ritratta in una tela attribuita alla scuola di Raffaello Sanzio, custodita al Louvre.

Nel 1521 venne data in sposa, per volere di Carlo V, ad Ascanio Colonna secondo duca di Paliano e conte di Tagliacozzo (1495-1555), irriducibile avversario di papa Clemente VII. Dal matrimonio nacque, fra gli altri, Marcantonio Colonna, il futuro vincitore della battaglia di Lepanto. Il matrimonio non fu molto felice. Giovanna aveva seguito il marito a Marino, ma fu trascurata dal coniuge; pertanto, nel 1538, con il consenso dell'imperatore, lo abbandonò ritirandosi dapprima nell'isola di Ischia. A Ischia fece parte del circolo che comprendeva anche Vittoria Colonna, sua cognata. Ebbe inoltre rapporti col circolo del riformatore spagnolo Juan de Valdés a Napoli[4]. Ascanio Colonna chiese ai gesuiti che persuadessero la moglie a tornare da lui: Sant'Ignazio di Loyola inviò a Napoli per questo scopo il P. Bobadilla nel 1539 e il padre Araoz nel 1542, e infine si recò lui stesso da Giovanna nel 1552, ma senza successo[4].

Ritornata a Roma nel 1554, nel 1555 venne relegata assieme alle figlie a palazzo Colonna da papa Paolo IV il quale aveva il proposito di far sposare qualcuna delle figlie di Giovanna con propri nipoti. Il 31 dicembre 1555 Giovanna riuscì a fuggire clamorosamente da Roma con tutti i familiari rifugiandosi a Tagliacozzo. Il fatto suscitò scalpore; numerosi letterati, fra cui il Betussi, dedicarono componimenti di lode a Giovanna[5]. Nel frattempo, essendo rimasta vedova il 24 marzo 1557, si dedicò ad appoggiare il figlio Marcantonio, favorendo fra l'altro il matrimonio di Fabrizio, figlio di Marcantonio, con Anna Borromeo, sorella di San Carlo e nipote dell'ex papa Pio IV. Dopo la morte, il suo corpo venne sepolto a Paliano.

Il ritratto[modifica | modifica wikitesto]

Questo NON è il ritratto di Giovanna d'Aragona ma quello di Isabella di Requesens, moglie di Ramon de Cardona, Viceré di Napoli(1509 - 1522). Le altre notizie sul quadro sono esatte. Il ritratto NON può essere quello di Isabella de Requesens, viceregina di Napoli e, fra l'altro, nonna di Giovanna d'Aragona, perché quando fu realizzato (1518 circa) Isabella aveva più di 50 anni e la donna ritratta è molto più giovane.

ritratto di Raffaello

Il dipinto ad olio su tela di cm 120 x 90, attualmente nel Museo del Louvre, fu realizzato attorno al 1518, su commissione del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena, e inviato in dono il 10 agosto 1518 a Francesco I di Francia. Alfonso I d'Este lo vide a Fontainebleau già nel novembre del 1518. Secondo Giorgio Vasari la testa era stata dipinta personalmente da Raffaello Sanzio; tuttavia lo stesso Raffaello, inviandone il cartone al duca di Ferrara, afferma che era stato dipinto interamente da un assistente che aveva inviato appositamente a Napoli su commissione di Lorenzo duca di Urbino per volere di Papa Leone X; l'assistente in questione è stato verosimilmente Giulio Romano. Qualche critico, tuttavia, ha rilevato la mano del maestro: Cavalcaselle individuò dei ritocchi finali di Raffaello[6], mentre Venturi ne attribuì a Raffaello l'invenzione[7]. Venne restaurato da Francesco Primaticcio nel 1540.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Georges Duby, L'amore e la sessualita , nuova ed. ampliata, Trad. di Valeria Bajo, Corrado Petrocelli e Raffaele Licinio, Bari: Dedalo, 1994, ISBN 88-220-0537-6, p. 414
  2. ^ Augustini Niphi medicis Libri duo, De pulchro primus. De amore, secundus, Lugduni : apud Godefridum, & Marcellum Beringos, fratres, 1549
  3. ^ Girolamo Ruscelli, Del tempio alla diuina signora donna Giouanna d'Aragona, fabricato da tutti i più gentili spiriti et in tutte le lingue principali del mondo, in Venetia : per Plinio Pietrasanta, 1554
  4. ^ a b Pietro Tacchi Venturi, La vita religiosa in Italia durante la prima età della Compagnia di Gesù, descritta dal p. Pietro Tacchi Venturi con appendice di documenti inediti, Roma: Tip. E. Voghera, 1910, Vol. I, 453 e segg.
  5. ^ Giuseppe Betussi, Le imagini del tempio della signora Donna Giouanna Aragona, dialogo di M. Giuseppe Betussi. Alla illustriss. s. Donna Vittoria Colonna di Tolledo, in Fiorenza: appresso M. Lorenzo Torrentino, 1556.
  6. ^ G.-B. Cavalcaselle e J.-A. Crowe, Raffaello: la sua vita e le sue opere, Firenze: Successori Le Monnier, 1884
  7. ^ Adolfo Venturi, Raffaello; a cura del Comitato Nazionale per le onoranze a Raffaello nel quarto centenario dalla morte, Urbino anno 1920 (Roma: E. Calzone, 1920)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Alberigo, «ARAGONA, Giovanni d'». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. III, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana (on-line)
  • Donata Chiomenti Vassalli, Giovanna d'Aragona: fra baroni, principi e sovrani del Rinascimento, Milano: Mursia, 1987
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