Giorgio Carlo Calvi di Bergolo

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Giorgio Carlo Calvi di Bèrgolo (Atene, 15 marzo 1887Roma, 25 febbraio 1977) è stato un nobile e generale italiano, conte discendente della famiglia Calvi di Bergolo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale dei bombardieri guadagnandosi sul campo una medaglia d'argento, tre di bronzo ed un croce al valor militare. Negli anni immediatamente successivi al conflitto insegnò equitazione nella Regia scuola.

Nel 1923 sposò la principessa Iolanda Margherita di Savoia, primogenita del Re Vittorio Emanuele III. Dal 1935 è ispettore della cavalleria in Libia. Dal 1942 comanda la divisione Centauro operante sul fronte libico. Nella prima metà del 1943, quando le forze dell'Asse si erano attestate in Tunisia, la divisione Centauro è protagonista delle prime e uniche vittorie dell'esercito italiano su quello statunitense (Battaglia del passo di Kasserine e Battaglia di El Guettar).

Dopo la dichiarazione dell'armistizio e la fuga di Vittorio Emanuele III, Calvi di Bergolo, comandante della 136ª Divisione Corazzata "Centauro II", di stanza a Bagni di Tivoli, prese contatti con il comandante tedesco Albert Kesselring, su incarico del Maresciallo Enrico Caviglia, per la cessazione del fuoco sulla Capitale. Tali trattative si conclusero il 10 settembre 1943, alle ore 16.00, con la firma della resa e l'assunzione da parte di Calvi di Bergolo del comando della "città aperta" di Roma.

Il 23 settembre successivo fu arrestato dagli stessi tedeschi e internato in un piccolo albergo a Hirschegg in Austria, insieme ad alcuni membri della famiglia reale e a Francesco Saverio Nitti. Già alla fine del 1943 poté ricongiungersi alla sua famiglia in Svizzera[1].

Dopo la seconda guerra mondiale fu collocato nella riserva. In seguito alla vittoria della repubblica nel referendum istituzionale del 1946 abbandonò, di sua spontanea volontà, l'Italia per tornarvi nel 1955; visse prima in un castello del Monferrato e poi in una villa marittima a Capocotta, dove condusse una vita ritirata.

Morì nel 1977.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di Bronzo al valor militare (3 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al valor militare (3 volte)
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Cavaliere di II classe dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di II classe dell'Ordine del Dannebrog (Danimarca)

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Ludovica Calvi di Bergolo (Torino, 24 gennaio 1924), sposò Robert Gasche nel 1949, di cui due figli; divorziò nel 1975.
  • Giorgio Calvi di Bergolo (Pinerolo 1º marzo 1925 - 7 marzo 1925)
  • Vittoria Francesca Calvi di Bergolo (Torino, 22 giugno 1927 - Garda, marzo 1985), sposò il conte di Brenzone, Guglielmo Guarienti nel 1947, di cui tre figli.
  • Guja Anna Calvi di Bergolo (Torino, 8 marzo 1930), sposò nel 1951 Carlo Guarienti di Brenzone, di cui due figli.
  • Pier Francesco Vittorio Maria Agostino Luca Frediano Calvi di Bergolo (Torino, 22 dicembre 1933), sposò Marisa Allasio nel Santuario di Serralunga di Crea:
    • Carlo Giorgio Dimitri Drago Pero Danilo Maria (Roma, 9 luglio 1959)
    • Anda Federica Angelica Maria (Roma, 11 marzo 1962), sposata con Nobile Alvise Cicogna, di cui Giovanni (2000)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ruggero Zangrandi,1943: 25 luglio-8 settembre, Feltrinelli, Milano, 1964, pag. 512

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]