Gilberto di Clare, VII conte di Gloucester

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Gilberto de Clare, VI conte di Hertford (Christchurch, 2 settembre 1243Monmouth, 7 dicembre 1295), figlio di Matilde de Lacy e di Riccardo de Clare, VI conte di Gloucester.

Carriera militare e politica[modifica | modifica sorgente]

Gilberto de Clare nacque nel Dorset nel settembre del 1243. A diciannove anni suo padre, Riccardo de Clare, VI conte di Gloucester morì ed egli ereditò i contadi di Gloucester ed Hertford con i relativi titoli. Durante la minore età era stato nella guardia di Humphrey di Bohun, II conte di Hereford, uomo di fiducia del re Enrico III d'Inghilterra.

Nell'aprile 1264 perse il favore reale partecipando al massacro degli ebrei perpetrato a Canterbury[1] sull'onda di quello avvenuto a Leicester per mano di Simone V di Montfort. I castelli di Kingston e di Tonbridge vennero confiscati dalla corona e sia Gilberto de Clare sia Simone di Montfort vennero accusati di tradimento il 12 maggio. L'episodio derivava inoltre dal crescente risentimento che animava i baroni contro il sovrano, il quale si rifiutava di onorare le disposizioni di Oxford.

Il 14 maggio ebbe luogo la cosiddetta battaglia di Lewes, nel Sussex, i baroni attaccarono il castello dove erano asserragliati Enrico III d'Inghilterra insieme a suo figlio Edoardo I d'Inghilterra ed al fratello Riccardo di Cornovaglia. All'inizio parve che i realisti, numerosissimi, avessero la meglio, ma un errore di valutazione di Riccardo invertì le sorti della battaglia e tutti e tre i membri della famiglia reale vennero catturati.

Simone di Montfort si alleò con Llywelyn Ein Llyw Olaf ap Gruffydd, principe di Galles, e lo abbandorano molti dei baroni, compreso Gilberto de Clare, che ottenne il perdono del re. In seguito fu parte attiva negli eventi che portarono alla sconfitta e morte dell'antico alleato: distrusse un ponte per impedirgli la fuga e fu il 4 agosto 1265 al comando di un contingente nella battaglia di Evesham, per le conseguenze della quale Simone di Montofort morì nella stessa giornata.

Come ricompensa per il proprio aiuto ebbe in dono i castelli di Abergavenny e di Brecon. Nel 1268 entrò in una disputa con Llywelyn Ein Llyw Olaf ap Gruffydd e dovette restare nelle sue terre per difenderle dalle incursioni del re gallese, disertando la convocazione del Parlamento indetta da Enrico III d'Inghilterra.

Quando il sovrano morì nel novembre del 1272 Gilberto fu uno dei primi a scrivere al suo successore, Edoardo I d'Inghilterra, che era in Sicilia di ritorno dalla crociata, per giurargli fedeltà. Il nuovo re lo nominò fra i "guardiani d'Inghilterra", incaricati di mantenere l'ordine del paese in sua assenza.

Nel 1282 quando il re invase il Galles, de Clare insistette per avere il comando delle truppe dirette a sud, la sua strategia fu fallimentare e dopo aver incassato due pesanti sconfitte venne esautorato e sostituito da William de Valence, I conte di Pembroke.

Nel 1291 Gilberto si scontrò con il nipote e successore di Humphrey di Bohun, II conte di Hereford, suo omonimo, che lo accusava di aver costruito un castello sulle sue terre. Per sedare la guerra privata che si era scatenata, il re li imprigionò brevemente e confiscò loro per breve tempo tutte le proprietà.

Gilberto di Clare morì il 7 dicembre 1295 a Monmouth e fu sepolto a Tewksbury accanto al padre ed al nonno.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Gilberto si sposò una prima volta nel 1253 con Alice di Lusignano, nipote di re Enrico III d'Inghilterra, ma il matrimonio venne annullato nel 1285. Da Alice di Lusignano ebbe due figlie:

In seguito all'annullamento del primo matrimonio Gilberto si risposò il 30 aprile 1290 con Giovanna d'Acri, figlia di Edoardo I d'Inghilterra: l'intenzione del re era quella di avvincere più strettamente alla corona le grandi proprietà dei de Clare, tanto che l'accordo matrimoniale prevedeva che, in caso di morte senza figli del conte, le sue proprietà sarebbero andate alla moglie ed alla sua eventuale prole derivante da altri matrimoni. Dalla seconda moglieebbe quattro figli:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Richard Huscroft, Expulsion: England's Jewish Solution (2006), p. 105