Giganti di monte Prama

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Monte Prama, testa di Gigante, Centro restauro Li Punti, Sassari.

I Giganti di monte Prama sono sculture nuragiche a tutto tondo, i cui frammenti sono stati trovati casualmente nel marzo del 1974 in un campo nei pressi di Cabras, nella Sardegna centro-occidentale, quando l'aratro di un contadino, Sisinnio Poddi, riportò alla luce la prima testa di una statua.

Dopo il loro rinvenimento in quattro campagne di scavo fra il 1975 e il 1979, gli oltre cinquemila frammenti tra i quali 15 teste e 22 busti, vennero custoditi nei magazzini del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari per circa trent'anni, mentre alcuni frammenti vennero esposti in una sala dello stesso museo. Insieme a statue e modellini di nuraghe furono rinvenuti diversi betili del tipo cosiddetto oragiana in genere pertinenti a una o più tomba dei giganti.

Dopo lo stanziamento dei fondi nel 2005, dal 2007 a oggi è in corso il restauro, affidato al laboratorio di Li Punti a Sassari e coordinato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro, in collaborazione con quella per le province di Cagliari e Oristano. In tale centro di conservazione e restauro, dal maggio del 2009 in occasione di vari eventi e stabilmente dal novembre 2011, 25 statue tra guerrieri, arcieri, pugilatori insieme a dei modelli di nuraghe sono esposti in una mostra aperta al pubblico.[1] Dalle valutazioni più recenti si stima che i frammenti appartengano a ben 44 statue. Quelle finora restaurate e rimesse in piedi sono 25, oltre a e 13 modelli di nuraghe; altre tre figure umane e tre modelli di nuraghe sono stati individuati da frammenti al momento non assemblabili. Una volta completatato il restauro, la maggiorparte dei reperti dovrebbe ritornare nella "natia" Cabras per l'esposizione museale.[1]

A seconda delle ipotesi la datazione oscilla dall'VIII secolo a.C. al IX o addirittura al X secolo a.C., ipotesi che potrebbero farne le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo occidentale, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia antica.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Civiltà nuragica, Italia preistorica e protostorica e Protostoria.
La Pietra e gli Eroi, le sculture restaurate, 2011
«Le stesse genti che hanno potuto progettare e costruire un nuraghe complesso, la torre centrale del quale svettava fra i 27 e i 30 metri d'altezza, che hanno costruito scafi, pianificato viaggi di lungo corso ed incontrato alla pari le popolazioni coeve nei porti del
Navicella nuragica.jpg
Mediterraneo dalla Sicilia a Creta e a Cipro, dove ritroviamo le tracce del loro passaggio, che hanno acquisito tecnologie complesse come la metallurgia, mediante la quale hanno imitato prima e poi liberamente rielaborato i modelli, giungendo ad eguagliare ed a sorpassare i maestri, si caratterizzano per un "pensare in grande", che abbraccia architettura, scultura e molte altre imprese delle quali spetta a noi rintracciare il disegno unitario.» Fulvia Lo Schiavo [2]

Indice

[modifica] Storia della statuaria in Sardegna

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cultura di Ozieri, Cultura di Abealzu-Filigosa, Statue stele, Cultura di Bonnanaro, Civiltà torreana e Museo della Statuaria Preistorica in Sardegna.
La scultura pre-nuragica e nuragica in Corsica e Sardegna

Le testimonianze della scultura in Sardegna sono antichissime. Probabilmente il più antico esempio è costituito dalla Venere di Macomer, in stile non finito, risalente secondo l'archeologo Giovanni Lilliu al 3750 a.C. - 3300 a.C., mentre secondo l'archeologo Enrico Atzeni risalirebbe addirittura al neolitico antico.[3]

Successivi, ma sempre attinenti all'iconografia della Dea madre, sono i numerosi idoli in stile volumetrico prodotti dalla Cultura di Ozieri. Uno degli esempi più significativi è l'idolo di Perfugas, raffigurante forse una dea nell'atto di allattare il proprio figlio.[4] Tale simbologia sarà poi ripresa nella civiltà nuragica con le cosiddette pietà nuragiche.[5] Successivi alle dee volumetriche, ma sempre appartenenti al periodo neolitico, sono gli idoli in stile geometrico-planare, i quali potrebbero raffigurare la medesima dea neolitica nel suo aspetto infero. Tutti gli idoli appartenenti a tale stile furono rinvenuti nei sepolcri.[6] In questa epoca, oltre ai piccoli idoli, già si scolpivano grandi menhir, e grandi statue stele, come attesta molto bene l'Altare preistorico di Monte d'Accoddi. Di fianco alla rampa fu infatti collocato un grande menhir, ed altri ancora furono posizionati nei suoi dintorni. Alla prima fase del sito, detta del c.d. tempio rosso è riportabile un grande volto scolpito con motivi a spirale, pertinente probabilmente ad una grande statua stele. Mentre alla seconda fase del grande tempio, viene attribuita una grande stele in granito con figura femminile in rilievo [7]. Sempre entro il periodo pre-nuragico, ma stavolta durante l'eneolitico si ha la cospicua produzione di statue stele del tipo Laconi, attribuite alla cultura di Abealzu-Filigosa. Le statue stele Abealzu-Filigosa o Laconi, sono caratterizzate da uno schema uniforme che, dall'alto verso il basso, ottiene una stilizzazione del volto umano a forma di T, la raffigurazione dell'enigmatico simbolo del capovolto o tridente ed al di sotto di questo, un doppio pugnale.[8] In seguito all'affermarsi nell'isola della cultura di Bonnanaro, la tradizione delle statue stele sembra cessare, mentre prosegue sino al 1200 a.C. nella gemella e contigua civiltà torreana, con i guerrieri raffigurati nelle sculture di Filitosa.

Durante il Bronzo medio e recente nella Sardegna nuragica le uniche forme scultoree sono i betili pertinenti alle tombe dei giganti. Le statue stele eneolitiche vengono invece riutilizzate come materiale di costruzione sia nelle tombe dei giganti come Aiodda[9] o in nuraghi come l'Arrubiu. Non mancano neppure casi nei quali statue stele furono poste a guardia dei sepolcri, ma bisognerà attendere i bronzetti sardi e le grandi statue di monte Prama per la rinascita della scultura in Sardegna.

[modifica] Luogo del ritrovamento

Localizzazione della penisola del Sinis nella Sardegna centro-occidentale.

Le statue furono erette in un luogo ancora imprecisato del golfo di Oristano, mentre furono gettate per la maggior parte nella necropoli. Solo un altro frammento, una testa, fu gettato nel pozzo sacro di Banatou di Narbolia, che si trova a circa 2 km dal nuraghe S'Uraki[10] insieme a vari reperti ceramici sia punici che nuragici.[11] La necropoli sorge in una posizione strategica, al centro del Sinis.[12] Il Sinis fu frequentato fin dal periodo neolitico come attesta l'importante sito di Cuccuru s'Arriu, noto per una necropoli del Neolitico medio, nelle tombe della quale era di norma presente un idolo femminile in stile volumetrico. Successivamente sono attestate tutte le culture che si avvincendarono nell'isola nel corso dei millenni. Tra queste è rilevante la presenza della cultura del vaso campaniforme di cui si ha traccia anche altrove; essa infatti prelude alla cultura di Bonnannaro.[13] Sarà quest'ultima a dar vita alla Civiltà nuragica.

Collocata nella parte nord del golfo di Oristano, il Sinis può considerarsi una testa di ponte per le rotte verso le Baleari e la penisola iberica, da sempre relazionate alla Sardegna. Nell'arcipelago delle Baleari sorgeva infatti la civiltà talaiotica, sotto vari aspetti simile alle Civiltà nuragica e torreana. Il Sinis è inoltre favorita dalla vicinanza al Montiferru, dove si trova un antico vulcano sede di importanti miniere di ferro e rame, anch'esso strettamente controllato da vari nuraghi. Una statua simile a quelle del Sinis fu rinvenuta a San Giovanni Suergiu, stavolta nel Sulcis.

[modifica] Contesto archeologico e problematiche storiche

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tharros, Neapolis (Sardegna), Micenei, Filistei, Fenici e Shardana.
Sinis, insediamenti nuragici.

La data nella quale le statue furono scolpite è controversa; considerate tutte le varie ipotesi, si deve prendere in considerazione il lasso di tempo tra il X secolo a.C. e l'VIII sec. a.C., ovvero il periodo tra il bronzo finale e l'età del ferro. In ogni caso, tali sculture appaiono figlie di un'età della trasformazione con salde radici nell'Età del tardo bronzo.[14] In questo periodo il Sinis, come l'intero golfo di Oristano, fu un importante area economica e commerciale, attestata dalla stessa alta densità di monumenti nuragici; sono almeno 106 i monumenti d'età nuragica censiti, di tutte le tipologie: tombe dei giganti, pozzi sacri, nuraghi.[15] In piena età nuragica tale numero doveva essere molto più elevato, visti gli intensivi lavori agricoli che lungo i secoli portarono alla distruzione di numerosi monumenti.[16] Dal XIV sec. a.C., se non prima, nel Sinis come altrove in Sardegna approdarono i Micenei; in questo medesimo torno di tempo inizia tra Cipro e la Sardegna il commercio di lingotti di rame a pelle di bue provenienti da Cipro.[17] Lo scambio di lingotti perdurerà per tutto il bronzo finale.[18] Il Sinis stesso è da considerarsi un importante area metallurgica vista la sua vicinanza al Montiferru strettamente controllato da vari nuraghi.[19] A partire dal 1200 a.C. o anche prima, giungono in Sardegna i Filistei.[20]

Bassorilievo sulla facciata del secondo pilone del tempio funebre a Medinet Habu, di Ramesse III, raffigurante prigionieri filistei.

Durante il Bronzo finale, la società nuragica è in veloce trasformazione; non vengono più costruiti nuovi nuraghi, molti vengono abbandonati o trasformati in templi, non si costruiscono più neppure tombe dei giganti anche se molte di loro continueranno ad essere utilizzate per i secoli successivi; uguale fenomeno si verifica per i pozzi sacri e altri luoghi di culto, alcuni vengono abbandonati, altri invece mostrano una sostanziale continuità di vita. Non ci sono invasioni, ne segni di guerra tra popolazioni nuragiche: mancano completamente indizi di incendio, cosìcchè, questi fenomeni vengono interpretati come un graduale cambiamento e riorganizzazione territoriale, entro la società nuragica.[21] In questo stesso torno di tempo, sono accertati i viaggi transmarini dei Nuragici verso El Carambolo, Huelva, Gadir, Etruria, Lipari, Cannatello, Creta, Corsica e Baleari. Va detto che tali segnalazioni sono in costante aumento grazie al progredire degli studi, in quanto la ceramica nuragica, spesso definita Barbarian ware viene come tale riposta nei depositi dei musei.[22] A siffatto quadro generale fa inoltre da sfondo l'annoso problema relativo all'identificazione dei Nuragici con gli Shardana, uno dei Popoli del Mare che in qualità di mercenari parteciparono a diversi conflitti contro l'antico Egitto e frequentemente associati alla Sardegna. Gli studiosi sono ancora divisi se ritenere gli Shardana originari della Sardegna o esservi giunti successivamente, dopo la sconfitta contro l'Egitto.[23]

Decimoputzu, bronzetto nuragico: elmo confrontato al cimiero filisteo.[24]
(EN)
« From the similarity between the words Shardana and Sardinia sholars frequently suggest that the Shardana came from there. On the other hand, it is equally possible that this group eventually settled in Sardinia after their defeat at the hands of the Egyptians (...) In P. Harris, the deceased Ramesses III declares that Shardana were brought as captivites to Egypt, that "settled them in strongholds bound in my name", and that he "taxed them all"(...) this would seem to indicate that the Shardana had been settled somewhere (...) no further away froom Caanan. This location maybe further substained by the Onomaticon of Amenemope, a composition dating to ca. 1100 BC, which lists the Shardana, among the Sea Peoples who were settled on the coast there. If is the case, then perhaps the Shardana came originally from Sardinia and were settled on the coastal Canaan. However,the Shardana are listed - in P. Wilbour - as living in Middle Egypt during the time of Ramesses V, wich would suggest that at least some of them were settled in Egypt. »
(IT)
« A causa della somiglianza tra le parole Shardana e Sardegna, gli studiosi hanno frequentemente ipotizzato che gli Shardana provenissero dalla Sardegna. D'altro canto, è ugualmente possibile che questo gruppo arrivò in Sardegna dopo la sconfitta per mano egizia. Nel papiro Harris, Ramesse III dichiara che i Shardana furono condotti in cattività in Egitto e stanziati in fortezze di confine sotto il suo nome e che furono tutti tassati (...)questo parrebbe indicare che gli Shardana fossero insediati in qualche luogo (...) non troppo distante da Caanan. Questa ubicazione, sembrerebbe convalidata anche dall'Onomastico di Amenemope, un opera datata al 1100 a.C., che elenca gli Shardana, stanziati nel litorale cananeo. In questo caso, quindi forse gli Shardana vennero originariamente dalla Sardegna, per stanziarsi nel litorale di Caanan. Tuttavia, gli Shardana sono elencati nel papiro Wilbour, come abitanti del medio Egitto, durante il periodo di Ramesse V, che dunque suggerisce come almeno alcuni di loro furono stanziati in Egitto. »
(David B. O'Connor, Stephen Quirke, Mysterious lands)
Nave fenicia per il trasporto del cedro, palazzo di Sargon II, VIII sec. a.C..

Tra il XII secolo a.C. e il IX secolo a.C. la Sardegna è dunque collegata a Canaan, Siria e Cipro, da almeno quattro correnti culturali: le prime due sono le più antiche e di carattere esclusivamente commerciale. Queste possono definirsi corrente siriana e filistea. Dal IX secolo a.C. in poi si affacciarono in Occidente la terza e quarta corrente. Tra queste, una si può definire cipriota-fenicia, in quanto composta da genti provenienti sia da Cipro che dalle città fenice; essa ebbe relazioni con la Sardegna, ma soprattutto porterà alla nascita di Cartagine. La quarta è quella che coinvolse maggiormente la Sardegna a partire dallo VIII sec. a.C., con l'urbanizzazione di importanti centri.[25] Infatti nell'ultimo quarto del VII secolo a.C. furono fondate: Tharros, Othoca e Neapolis.[26] L'urbanizzazione di questi centri, presso i quali, come dimostrato dai corredi funerari, abitavano elementi dell'aristocrazia nuragica, contribuì a cambiare per sempre il volto dell'isola e della civiltà nuragica, accompagnandone il declino sino all'invasione cartaginese.[27] Tuttavia è certo che ancora nel VII secolo a.C. il Sinis ed il Golfo di Oristano erano saldamente dominati da aristocratici nuragici[28] e che la fine di tale dominio per mano dei Cartaginesi, coincida precisamente nel momento nel quale i Giganti furono abbattuti e distrutti.[29]

[modifica] Necropoli

Planimetria della necropoli di monte Prama.

La necropoli sorge alle pendici del monte Prama, sovrastata da un nuraghe complesso posto in cima. Non è ancora stata completamente scavata ed allo stato attuale può essere suddivisa in due zone: la prima è un area rettangolare indagata nel 1975, la seconda è un area a serpentina scavata tra gli anni 1976 e 1979. Parallela a quest'ultima area è una strada lastricata delimitata da alcune lastre infisse a coltello. La costruzione della strada sarebbe coeva alla monumentalizzazione della necropoli.[30] Nella parte scavata da Tronchetti, l'inizio della necropoli è indicato sia in ordine cronologico che spaziale, da una lastra infissa a coltello presso quella che dovrebbe essere la più antica tra le tombe a pozzetto, almeno nel lato Sud. Il lato Nord dunque comprenderebbe le tombe più recenti, ed è anch'esso delimitato da una lastra infissa a coltello oltre che dall'area di sepolture indagate da Bedini.[31] A fianco dei lastroni di copertura, del tracciato a serpentina, gli archeologi rinvennero ulteriori fossette utilizzate per deporre ossa umane.[32] A causa della presenza dell'area Bedini, le ultime tre tombe edificate, non seguono il naturale tracciato, ma ripiegano sul fianco delle precedenti sepolture. Lo scavo Bedini individuò un'area con 33 tombe a cista litica, ma costruite con roccia diversa da quella dell'area a serpentina.[33] Tali ciste risultarono essere per lo più prive del lastrone di copertura, in quanto divelti dai lavori agricoli. Le tombe a pozzetto circolare sono simili alle tombe del Tempio di Antas dedicato al Sardus Pater.[34]

Arciere da monte Prama, centro restauro Li Punti, Sassari.

[modifica] Ipotesi sull'aspetto della necropoli

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sardus Pater.

Data l'incompletezza degli scavi non è possibile stabilire quale fosse il reale aspetto della necropoli ed eventualmente delle statue ivi collocate. Da alcuni è stato d'altronde messo in dubbio l'originaria pertinenza delle statue alla necropoli. Ciò ha portato altri ad ipotizzare che le statue fossero state concepite per adornare come telamoni un altro tempio, prossimo alla necropoli stessa, forse dedicato al Sardus Pater, ed eretto in ricordo delle vittorie nuragiche contro gli invasori cartaginesi.[35] In tal caso le sculture avrebbero raffigurato il corteo o la guardia del corpo del dio stesso.[36] È da notare come nei pressi della necropoli sorga una struttura rettangolare, ma anche di come questa sia in opera cementizia, e come tale ascrivibile al periodo romano. D'altronde, in mancanza di scavi, non si può completamente escludere che al di sotto dell'edificio romano, sia presente un megaron nuragico.[37] Altri studiosi criticano la predetta teoria in quanto propensi a ritenere che statue e necropoli formassero un tutt'uno. In siffatto caso, necropoli e statue potrebbero richiamarsi all'antica tradizione della tomba dei giganti. Il tracciato ricorda infatti la planimetria di una tomba dei giganti, tale suggestione è suggerita e rafforzata anche dalla presenza dei betili da sempre presenti nelle antiche tombe dell'Età bronzo. L'analogia attesterebbe la volontà degli antichi architetti di ricollegarsi alla tradizione sepolcrale degli avi.[38] Anche questa ipotesi non è sorretta da validi riscontri. È stato tuttavia ipotizzato che in tal caso, le sculture fossero collocate ai lati del tracciato del sepolcro, come a formare, con le decine di statue appositamente create, una sorta di grande esedra umana di cui i pugili eran la parte più esterna, mente nel centro, immediatamente vicine alle tombe, eran collocati arcieri e guerrieri; sempre in questa ipotesi i modelli di nuraghi formavano il coronamento del tumulo, essendo collocati sopra le tombe medesime.[39]

[modifica] Storia degli scavi nella necropoli

Responsabile Anno area indagata tombe indagate reperti risultato scavi
Alessandro Bedini 1975 Area parallela alla strada per Riola e distante 25 m da essa; scavo lungo 25 m e largo 3 circa 10 Frammenti di statue e modelli di nuraghe, ceramica nuragica, inumati. Fu individuato il confine Ovest della necropoli delimitato da lastroni infissi a coltello. Si rinvennero 10 sepolture a pozzetto prive del lastrone di copertura ma con all'interno i defunti in posizione rannicchiata. Sul capo era adagiata una lastrina di pietra. I rari frammenti ceramici reperiti datano le più antiche tombe a pozzetto tra il IX secolo a.C. e l'VIII secolo a.C.[40]
C. Tronchetti, M.L. Ferrarese Ceruti 1977, 1978, 1979 Area interessata dalla discarica della necropoli circa 30 Frammenti di statue e modelli di nuraghe, ceramica punica, sigillo scaraboide, collana bronzea, inumati, betili Lo scavo permise di mettere in luce la realizzazione di una strada monumentale e appurare come la monumentalizzazione della necropoli, tramite l'aggiunta delle statue sia forse coeva alla realizzazione della strada stessa.

Furono riportati alla luce nuovi e numerosi frammenti delle statue, e al di sotto di una di queste, un grande frammento di anfora punica non anteriore al IV secolo a.C. che così potrebbe datare il periodo di distruzione delle statue. Le tombe messe in luce confermarono il rituale della precedente campagna, con inumati rannicchiati, sul cui capo, spesso, veniva adagiata una lastrina di pietra. È durante questa campagna di scavi che fu tra l'altro scoperto, all'interno della tomba n. 25, uno dei pochi elementi di corredo, ovvero uno scarabeo datato all'VIII secolo a.C.[41]

[modifica] Caratteristiche generali e confronti stilistici esterni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Arte preistorica in Italia, Arte preistorica, Bronzetto sardo, Scultura greca, Arte etrusca e Daunia.
Braccio di arciere, brassard in rilievo e decorazioni incise, centro restauro Li Punti, Sassari.
Statua votiva etrusca.
Stile dedalico.
Creta, stile dedalico.

Nel complesso sono statue fortemente stilizzate e di forma geometrica improntate a quello che gli studiosi definiscono lo stile dedalico, ispirandosi in questo allo stile scultoreo affermatosi in Creta nel VII secolo a.C.. Il volto delle statue segue lo schema a T tipico dei bronzetti sardi[42] e delle vicine statue stele corse. L'arcata sopracciliare e il naso sono molto marcati, gli occhi risultano incavati nel volto e resi in modo forse simbolico con un doppio cerchio concentrico. La bocca è resa con un breve tratto inciso, rettilineo o angolare.[43] L'altezza delle statue non è mai inferiore ai 2 metri e talvolta giunge ai 2,50 metri.

Furono scolpite su pietra di arenaria estratta da cave nei pressi di Oristano. Raffigurano pugili, arcieri e guerrieri, tutti in posizione eretta, con le gambe leggermente divaricate. I piedi, ben definiti poggiano su basi quadrangolari.[44] Caratteristica delle statue è inoltre la presenza dei dettagli decorativi in motivi geometrici come chevron, zig-zag, linee parallele, cerchi concentrici, laddove a causa di ragioni statiche non fu possibile, per gli artisti, rendere tali dettagli in rilievo. Questo accade tanto per gli oggetti quanto per varie parti del corpo. Così ad esempio, le trecce sono in rilievo, ma i capelli son resi con incisioni a spina di pesce, il brassard degli arcieri è leggermente in rilievo mentre i dettagli sono resi con disegni geometrici. Tali peculiarità, insieme ad altri elementi, provano che i bronzetti sardi furono la principale fonte d'ispirazione delle grandi statue.[45] Le statue originariamente potrebbero esser state dipinte. In alcune sono state rinvenute tracce di colori, un arciere presenta il torso dipinto di rosso. Altro colore rinvenuto nelle statue è il nero.[46]

È difficile trovare confronti in ambito mediterraneo per queste statue. L'archeologo Carlo Tronchetti parla di committenze e di ideologie pienamente orientalizzanti.[47] e in accordo a quest'ultimo altri individuano nelle sculture influenze orientali con richiami alle sculture etrusche arcaiche.[48] L'archeologo David Ridgway trova confronti nella scultura picena, dauna, lunigiana dell'VIII - V secolo a.C., stavolta inserite nella corrente stilizzante italica ed egea naturalistica.[49] Per Giovanni Lilliu, le sculture appartengono allo stile artistico geometrico, riscontrabile nei segni ornamentali riprodotti con disegni incisi, nella diretta ispirazione nei bronzetti sardi di stile Abini-Teti: risulta quindi profondamente sbagliato assegnare tali statue al periodo orientalizzante, tranne forse, per la struttura colossale del corpo.[50] Per l'archeologo Marco Rendeli, i tentativi di confronto tra le sculture del Sinis e quelle di area ellenica, italica, etrusca, appena citati hanno tutti portato ad esiti deludenti. Il giusto approccio nell'inquadrarle consiste nell'intederle come un unicum, prodotto dalla interazione tra artigiani levantini e committenza nuragica. Tale unicità del resto, trova conferma anche nelle particolari tombe a pozzetto della necropoli, anche queste non sono paragonabili in alcun modo ad altri siti, sia del Mediterraneo occidentale che di quello orientale.[51]

Pugile, monte Prama, centro restauro Li Punti, Sassari.

[modifica] Pugili

Bronzetto nuragico da Dorgali.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Caestus.

Pugile è il termine convenzionale per indicare una particolare figura di bronzetti nuragici dotati di un arma paragonabile al Caestus. Essa infatti avvolge con una guaina rigida, probabilmente di cuoio, l'intero avambraccio, per poi terminare con un elemento sporgente, probabilmente di metallo. La panoplia del guerriero o lottatore, a seconda delle interpretazioni, prevedeva inoltre uno scudo rettangolare semirigido e avvolgente. Si ipotizza che i pugili fossero adibiti a giochi sacri o funebri in onore dei morti, come altrove nel Mediterraneo.[52] I pugilatori costituiscono il gruppo più numeroso delle statue del Sinis. Presentano caratteristiche uniformi e costanti in tutti e sedici gli esemplari accertati, variando solo nelle dimensioni[53] o in trascurabili particolari.

Il torso è sempre nudo, con incisi l'ombelico o i capezzoli; i fianchi del bacino sono cinti da un breve gonnellino svasato posteriormente a V, tipico nella bronzistica dei pugili ma pure dei guerrieri, come l'arciere di Serri. La parte superiore dell'addome è protetto da una sorta di cinturone dal quale si dipartono, talora, i lacci, raffigurati a basso rilievo, che tenevano legato il gonnellino. La testa delle figure è rivestita da una semplice calotta liscia. L'avambraccio destro, sin dal gomito, è rivestito dalla guaina protettiva verosimilmente di cuoio, terminante con una sorta di calotta sferica in cui era inserita l'arma metallica. Il braccio sinistro tiene lo scudo a coprire il capo.[54] Lo scudo è di forma rettangolare ad angoli arrotondati e doveva essere composto da cuoio o di un altro materiale flessibile, visto che è arrotondato per la lunghezza e presenta una sorta di intelaiatura a stecche nella faccia interna; la parte esterna presenta invece un bordo in rilievo lungo tutto il perimetro.

Sempre dai particolari della parte interna, pare che lo scudo fosse fissato ad un bracciale decorato a chevron, indossato nel gomito del braccio sinistro.[55] La figura del pugilatore è molto rappresentata anche nella bronzistica, tra le quali si segnala oltre agli esemplari sardi, anche il bronzetto rinvenuto presso Vetulonia nella Tomba del capo. Il bronzetto nel quale si riscontra non solo l'identità tipologica ma persino la rispondenza nei più minuti particolari proviene da Dorgali.[56]

Arciere, centro restauro Li Punti, Sassari.

[modifica] Arcieri

Arciere di Abini con arco leggero.

I frammenti di questa tipologia hanno permesso fino ad oggi di restaurare cinque esemplari, mentre di un sesto restano solo parti del torso e della spalla. Al contrario dei pugili gli arcieri presentano numerose varianti.[57] L'iconografia maggiormente attestata vede l'arciere indossare una corta tunica, su cui pende la placca pettorale a lati leggermente concavi. Talvolta la tunica giunge all'inguine, altre volte lascia scoperti i genitali. Oltre alla placca pettorale sono raffigurati anche altri elmenti della panoplia, come goliere ed elmi. I diversi frammenti di arti superiori presentano spesso il braccio sinistro munito di brassard che tiene l'arco, mentre la mano destra è tesa con la palma rivolta in avanti nel tipico segno di saluto visibile nei bronzetti. Le gambe sono protette da singolari gambali dai bordi dentellati, appesi con dei laccetti sotto la tunica; in un polpaccio è ben visibile anche la lavorazione posteriore avente profilo a 8, mentre nei piedi è talvolta raffigurato un sandalo.

Molto particolareggiata è anche la raffigurazione delle armi. In analogia ai bronzetti nella schiena fu scolpita, peraltro in maniera molto raffinata, la faretra.[58] È evidente inoltre la presenza di due tipi di arco: il più pesante avente sezione quadrangolare e costolato, e un tipo più leggero a sezione cilindrica forse appartenente a chi aveva armamento misto. Le milizie nuragiche[59] erano infatti composte da arcieri, spadaccini, e guerrieri con armamento misto in quanto muniti sia di arco come di spada; questi casi sono evidenti sia nell'ipotesi in cui arco e spada vengono sfoggiati contemporaneamente come nei bronzetti stile Uta (da Uta, luogo del ritrovamento), o quando la spada rimane riposta nel fodero accanto alla faretra mentre l'arciere scocca la freccia. L'insieme faretra-fodero di spada è visibile in almeno una scultura[60] e trova riscontro tanto nei bronzetti di stile Uta, quanto in quelli di stile Abini (dal Santuario nuragico di Abini, luogo del ritrovamento).[61] Lilliu pone inoltre particolare risalto nel confronto tra l'elsa lunata della statua di monte Prama e l'elsa a mezzaluna dell'arciere di Santa Vittoria di Serri con il medesimo abito a coda di frac dei pugili di monte Prama.[62] Il bronzetto d'arciere più corrispondente a quello degli arcieri di monte Prama pare sia l'arciere di Abini.[63]

Guerriero, monte Prama, centro restauro Li Punti, Sassari.

[modifica] Guerrieri

Bronzetto guerriero.

Di questa tipologia iconografica, molto rappresentata nella bronzistica, sono stati individuati sei esemplari, tre dei quali più uno scudo sono stati restaurati e altri due dedotti da alcuni frammenti. Inizialmente la presenza della figura del guerriero si deduceva da una mano destra guantata che stringe l'impugnatura d'una spada e dalla numerosa presenza di frammenti di scudo tondo con disegno a chevron di solcature disposte a raggiera e convergenti verso l'umbone così come rappresentato anche nei bronzetti.[64]

La testa in miglior stato di conservazione mostra il tipico elmo cornuto. Sono stati rinvenuti diversi frammenti di piccoli elementi cilindrici, terminanti in piccole sfere riconducibili alle parti terminali delle corna degli elmi, come in alcuni bronzetti. La mano destra guantata tiene una spada della quale resta solo la parte iniziale della nervatura centrale della lama, a sezione cilindrica, e l'impugnatura che converge sullo scudo: il pugno destro infatti venne scolpito poggiato sulla faccia interna dello scudo affinchè tutto il peso non gravasse solo sul gomito sinistro, spezzandolo.

La statua di guerriero meglio conservata è tra le più suggestive dell'intero complesso. Oltre all'elmo cornuto, le cui corna sono spezzate, si distingue per la presenza di una corazza a bande verticali, forse in metallo o in strisce di cuoio indurito a martellina e altro materiale rigido, a protezione del torace e delle spalle. Dalla parte inferiore del corsetto fuoriesce un pannello decorato e frangiato.[65] Il bronzetto di guerriero più simile a quello di Monti Prama è quello trovato a Senorbì.

Monte Prama, modellino di nuraghe quadrilobato.

[modifica] Modelli di nuraghe

Bronzetto nuraghe quadrilobato.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Nuraghe.

Il sito di monte Prama è quello nel quale sia stato rinvenuto il maggior numero di modelli di nuraghe.[66] Per modello di nuraghe s'intende la rappresentazione in scala, a fini sacrali e/o politici dei reali nuraghi. Per questo motivo, analogamente ai reali edifici, gli stessi modelli sono suddivisibili in due categorie generali: i modelli di nuraghe complesso con torre centrale circondato da bastioni e altre quattro torri, cosiddetto quadrilobo, e i modelli di nuraghe semplice in quanto raffigurazioni di nuraghi con un'unica torre.

Tra le centinaia di frammenti di monte Prama è stato sin'ora possibile la ricostruzione di cinque modelli di nuraghi complessi e venti nuraghi semplici. I modelli di nuraghe di monte Prama si caratterizzano per le loro notevoli dimensioni, sino a 1,40 m di altezza per i quadrilobi, e da 13 cm a 70 cm di diametro dei monotorre,[67] oltre che per alcune soluzioni tecniche originali.[68] Unici tra tutti i modelli di nuraghi rinvenuti in Sardegna, infatti le grandi sculture sono modelli componibili, nei quali cioè il fusto del mastio è unito alla parte sommitale attraverso un'intercapedine in cui faceva da perno e da legante un'anima di piombo.[18]

In cima al terrazzo dei modelli veniva scolpita una sorta di cupola conica a rappresentazione della copertura del vano scala di accesso al terrazzo superiore.[69] Vari elementi architettonici dei reali nuraghi venivano rappresentati con incisioni. Il parapetto ad esempio, veniva raffigurato tramite una fila singola o doppia di triangoli incisi ovvero con tratti verticali in stretta analogia a miniature di nuraghi provenienti da altri siti sardi, come l'altorilievo dal nuraghe Cann'e Vadosu, o il modellino della sala delle riunioni di Su Nuraxi a Barumini.[70] Anche i grandi blocchi con la funzione di sostegno al terrazzo sono resi, nei modelli, tramite motivi decorativi; i mensoloni e la loro funzione sono infatti indicati da incisioni o scanalature parallele. I blocchi, che nei siti archeologi si rinvengono copiosi, in corrispondenza dei crolli delle parti sommitali, confermano la perfetta corrispondenza dei modelli in questione, con l'architetura nuragica dell'età del bronzo medio e recente.[71]

Betile con doppia fila di incavi, da monte Prama.

[modifica] Betili oragiana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Betilo.

Il termine betile, dall'ebraico bet-el, ovvero, casa del dio, indica delle pietre sacre di semplice forma geometrica, prive del tutto o quasi di raffigurazione. In analogia al significato religioso rivestito in Oriente, si ritiene come anche per i Nuragici, essi potessero rappresentare, o la casa del nume o il dio stesso in modo astratto e simbolico. Questo suggerisce la loro costante presenza in tutti i luoghi di culto della Civiltà nuragica dai santuari come Su Romanzesu di Bitti alle tombe dei giganti. Per tipologia sono suddivisibili in betili conici e betili troncoconici, la distinzione ha rilevanza cronologica essendo i betili troncoconici più recenti in quanto pertinenti alle tombe dei giganti in opera isodoma.[72] Presso monte Prama si rinvennero dei betili troncoconici con incavi di tipo oraggiana od oragiana. Secondo l'archeologo Lilliu tali incavi potrebbero simboleggiare gli occhi di una divinità che sorveglia e protegge le tombe.[73] I betili nuragici sono oggetti simbolici tipici del bronzo medio e del bronzo recente nuragico, venendo scolpiti a partire dal XIV. La presenza dei betili nella necropoli di monte Prama fu spiegata da Lilliu, tramite due soluzioni alternative: forse i betili provenivano da una precedente tomba dei giganti andata distrutta, oppure sono la copia di analoghi più antichi, nella volontà di rimarcare la linea di continuità con la tradizione nuragica in una sorta di rievocazione nostalgica.[74] Attualmente, la doppia fila di incavi notata in un betile di monte Prama e non attestata in alcun altro esemplare in Sardegna, fa propendere per una loro produzione coeva alla necropoli, e dunque, per il fatto che furon realizzati appositamente per il complessi di monte Prama.[75]

[modifica] Problema della datazione

Scarabeo egizio da monte Prama.

Intorno al problema della datazione delle statue il dibattitto è ancora molto acceso. Tali dispute sono alimentate da vari problemi relativi tanto l'individuzione della data di edificazione quanto quella della loro distruzione. Il primo e più generale di tali problemi è riconoscere se le statue fossero subito collocate sopra la necropoli o se fossero pertinenti ad un diverso tempio, in un diverso luogo. Alcuni studiosi sostengono che le statue furono scolpite per creare una necropoli monumentale e dunque collocate immediatamente sopra le tombe.[76] Per altri non v'è alcuna prova a sostegno di tale ipotesi e dunque le statue potrebbero provenire da un altro tempio in pieno bronzo finale,[77] probabilmente a guardia del tempio del Sardus Pater.[78] Il secondo problema di ordine generale è la scarsezza dei reperti datanti; le ceramiche sono scarsissime, pochi frammenti rinvenuti nei primi scavi sono datati dal IX secolo a.C.;[79] le tombe sono generalmente prive di corredo, tranne la n. 25 nella quale fu rinvenuto uno scarabeo, precisamente uno scaraboide, di tipo Hyksos. La tipologia di scarabei a cui l'esemplare del Sinis appartiene iniziò ad esser prodotta già dal secondo periodo intermedio, proseguendo per tutto il Nuovo Regno, ed in particolare alla XX dinastia. Lo specifico disegno dello scaraboide di monte Prama è identico ad un altro oggetto proveniente da Tell Fara oppure da Tall al-Ajjul, quest'ultima spesso identificata con Sharuhen. Tuttavia, occorre dire che il più recente tra gli scarabei del tipo di quello di monte Prama, ancorchè diverso nel disegno, fu rinvenuto presso Tiro e datato all'VIII secolo a.C.; inoltre occorre sottolineare la scarsa affidabilità degli scarabei in generale, nel provare la cronologia dei siti e dei monumenti nei quali si rinvengono, in quanto tali manufatti possono rimanere in uso anche per un millennio come diversi casi dimostrano.[80] La fibula bronzea rinvenuta tra i detriti delle statue sembra confermare anch'essa la prima metà dell'VIII secolo a.C.. Altro problema d'ordine generale è la relazione tra le grandi statue e i bronzetti sardi per la datazione dei quali è in corso un acceso dibattito, molti studiosi oramai sostengono come la produzione dei bronzetti inizi tra il 1100 a.C. ed il 1000 a.C..[81] Data la strettissima somiglianza tra bronzetti e statue, dunque sorge il dilemma se le statue furono d'ispirazione ai bronzetti, risultando in tal caso più antiche, oppure se i bronzetti siano, nella loro maggiore antichità, il modello che l'aristocrazia nuragica impose agli artigiani: in tal caso le statue sarebbero molto meno antiche dei bronzetti.[82] La data della distruzione è invece determinata dalla presenza di un frammento di anfora punica al di sotto di un busto di arciere, databile con certezza al IV secolo a.C..[83] Nei pressi del nuraghe s'Uraki, nel pozzo sacro di Banatou, a Narbolia, fu rinvenuto un frammento di statua insieme a statue votive puniche e ceramiche miste puniche e nuragiche.[84]

[modifica] Aspetti ideologici del complesso monumentale

Il messaggio delle statue.

« Siamo i discendenti degli antichi eroi che giacciono nelle grandi tombe ed hanno costruito i nuraghi, e le loro virtù sono anche le nostre. Qui sono i nostri antenati, potenti, coraggiosi, protetti dalla divinità. Questa è la nostra terra.» Carlo Tronchetti

In generale tutti gli studiosi vedono nel complesso di monte Prama l'autocelebrazione di una élite aristocratica nuragica e dei suoi ideali guerrieri ed eroici.[85] La collocazione strategica entro il Golfo di Oristano mirerebbe a veicolare nei frequentatori stranieri, in particolare nei Fenici della Sardegna un messaggio di dominio e di potere sull'isola.[86] La presenza dei modellini di nuraghe in relazione alle statue è da leggersi ad un tempo come affermazione dell'identità nuragica, e come simbolo sacrale. Come simbolo identitario i vari modelli di nuraghe scolpiti intorno al X secolo a.C.[87] sarebbero un vero e proprio totem del mondo nuragico,[88] oltre che un simbolo di potere al pari delle statue; i modelli sono infatti presenti nelle grandi sale consiliari di numerosi nuraghi, tra i quali su Nuraxi a Barumini. Come simbolo sacrale, potrebbero aver assolto sia alla tutela dei morti della necropoli, sia ad una funzione rituale, data la loro presenza come altari in tutti i grandi santuari.[89] L'ambivalenza sacrale e politica, la raffigurazione del nuraghe in oggetti della sfera quotidiana come bottoni, lisciatoi e altro, documenta attraverso i c.d. modellini, un vero e proprio culto del nuraghe.[90] Se esiste generale consenso circa i valori e l'ideologia specchiati dal monumentale complesso, non altrettanto può dirsi circa le implicazioni politiche e le influenze artistiche.

Camera del Consiglio, nuraghe Palmavera, modello di nuraghe, Sassari, Museo Sanna.
Altare o trono dalla camera del consiglio, Nuraghe Palmavera, Sassari, Museo Sanna.

Per quanto riguarda le implicazioni politiche, alcuni vedrebbero nel grande numero di pugili rispetto all'esiguo numero di guerrieri un segno della dedacenza militare e politica nuragica anche causata dalla fondazione dei centri fenici in Sardegna. Questo si rifletterebbe nell'importazione e adozione di modelli ideologici levantini e la collocazione della statuaria nuragica nel c.d. periodo orientalizzante, il quale, dall VIII sec. a.C. in poi investiva tutto il Mediterraneo.[91] Le attuali ricerche hanno tuttavia dimostrato come le teorie che facevan coincidere la fine del mondo nuragico con l'arrivo dei Fenici e la loro colonizzazione della Sardegna, siano completamente superate; i Fenici del IX sec. a.C. sono troppo poco numerosi, si disseminano lungo le coste della Sardegna e tendono a cooperare con i Nuragici i quali continuano a gestire i porti e le risorse economiche dell'isola.[92] Dunque per l'archeologo Giovanni Lilliu le statue non furono erette in un periodo di decadenza politica, ma nel periodo di una grande rivoluzione aristocratica, economica e politica, durante la quale le statue riflettono una condizione politica indipendente e sovrana.[93] Inoltre lo stile geometrico c.d Abini-Teti, delle statue esclude la collocazione delle statue nell'ideologia e nel periodo orientalizzante, la quale è semmai riscontrabile solo nella bronzistica del VII secolo a.C..[94] Per cui è giusto parlare di un filone artistico protosardo orientale, ma non di un filone protosardo orientalizzante.[95] Per Lilliu le statue appartengono ad un climax artistico e politico indigeno quasi urbano.[96] Tutte queste differenze di vedute sono largamente causate dal problema cronologico.[97]

Compasso nuragico, Museo Sanna, Sassari

[modifica] Possibili tecniche di lavorazione

Nelle recenti analisi condotte personalmente dallo storico dell'arte Peter Rockwell è stato riscontrato l'uso di vari strumenti in metallo, probabilmente in bronzo. In particolare si è potuto osservare l'uso di subbia, scalpello con lama di varie misure, uno strumento simile ad un raschietto utilizzato per levigare la superficie al pari o insieme ad abrasivi, una punta secca per incidere linee fini di dettaglio, uno strumento per produrre fori che può essere assimilato al trapano, il cui uso da parte dei nuragici è infatti provato dai rinvenimenti archeologici. Inoltre è evidente l'uso di uno strumento simile al compasso con il quale sono state realizzate le linee circolari come quelle degli occhi. Un compasso in ferro fu trovato nel nuraghe Funtana presso Ittireddu.[98] Le tracce più interessanti sono quelle lasciate da una gradina anche se quest'ultima sarebbe comparsa in Grecia solo nel VI secolo a.C.. Simile alla subbia ma dal bordo dentellato e affilato, la gradina, adatta in modo particolare alla scultura su marmo, veniva colpita sulla superficie tenendola obliqua, per creare una sorta di prima levigatura a scanalature più o meno fitte.

[modifica] Altri casi di scultura

Guerriero Bulzi, Perfugas.
Guerrieri Viddalba, Museo Sanna.

Di data e contesto indeterminati sono i reperti scultorei di Viddalba, Ossi, questi custoditi al Museo Sanna di Sassari, e Bulzi, dei quali non si conosce neppure la provenienza esatta. Essi si contraddinguono per essere a metà strada tra il betile e la statua.[99] L'elmo crestato e appuntito rimandano anche in questo caso alla bronzistica, ed in particolare all'arciere di Serri e all'arciere corazzato trovato nel tempio a megaron di Domu 'e Urxia.[100] Le statue sono scolpite su calcare, il volto con il tipico schema a T in cui sono praticati due fori per rappresentare gli occhi. L'elmo crestato a visiera frontale è dotato di due incavi nei quali erano inserite ad incastro le corna calcaree e delle quali residua un breve tratto. Se la cresta ricorda gli elmi dei bronzetti nuragici l'incavo in cui alloggiare le corna è un particolare comune alle statue-menhir di Cauria e Filitosa in Corsica datate al 1200 a.C., attribuiti alla cosiddetta Civiltà Torreana, strettamente imparentata con quella nuragica.[101] A San Giovanni Suergiu, forse in connessione con una necropoli, appare di nuovo la statuaria monumentale. Qui una ricognizione di superficie ha recuperato, tra le pietre ammucchiate dal dissodamento dei campi, una testa umana in pietra arenaria, sormontata da un alto e ricurvo copricapo, ornato da zanne di animale; i tratti del volto, rovinatissimi, conservano ancora un occhio reso con lo stilema del doppio cerchiello, identico a quello dei Giganti di monte Prama, ed il mento fortemente appuntito; altri frammenti sembrano appartenere a un torso umano, solcato da una bandoliera, mentre più chiara è l'immagine di una palmetta, scolpita a rilievo e parzialmente dipinta in rosso.[102]

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ a b Antonio Meloni. «Giganti di Mont’e Prama verso Cabras e Cagliari». La Nuova Sardegna, 23 11 2011. URL consultato in data 27-02-2012.
  2. ^ Fulvia Lo Schiavo, La scultura nuragica dai bronzi figurati alle statue di Monte Prama, in La Pietra e gli eroi.
  3. ^ Giovanni Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica, pp. 9,11.
  4. ^ Giovanni Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica, p. 25.
  5. ^ Giovanni Lilliu: Sculture della Sardegna nuragica.
  6. ^ Giovanni Lilliu: Arte e religione della Sardegna prenuragica, pp. 36-62.
  7. ^ Ercole Contu, L´altare preistorico di Monte d´Accoddi, p.58
  8. ^ Enrico Atzeni, Laconi, il museo delle statue menhir, collana Guide e Itinerari; Giuseppa Tanda, Arte e religione della Sardegna preistorica nella necropoli di Sos Furrighesos.
  9. ^ E. Atzeni, Laconi, op. cit., p. 67 Portale Sardo. Tomba dei giganti Aiodda - Nurallao in ilportalesardo.it. URL consultato il 19 febbraio 2012.
  10. ^ Sardegna Cultura. San Vero Milis, complesso di S'Uraki in sardegnacultura.it. URL consultato il 19 febbraio 2012.
  11. ^ Stiglitz, Il periodo fenicio-punico in Nurabolia, una Villa di frontiera del Giudicato di Arborea.
  12. ^ Sul sito e ritrovamenti vedi, Giovanni Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, 1975-77, pp. 73,44; Carlo Tronchetti Le tombe e gli Eroi.
  13. ^ Vincenzo Santoni, Preistoria e civiltà nel Sinis, in La pietra e gli eroi, pag. 1.
  14. ^ Marco Rendeli, p. 246.
  15. ^ Vincenzo Santoni, Protostoria e civiltà nuragica nel Sinis, in La pietra e gli Eroi; AA:VV, La penisola del Sinis tra i bronzo finale e la prima età del ferro, 1986; Marco Rendeli, Monte 'e Prama: 4875 punti interrogativi.
  16. ^ Alfonso Stiglitz.
  17. ^ Paolo Bernardini: Le torri, i metalli, il mare, 2010, pag. 35.
  18. ^ a b ibidem.
  19. ^ Alfonso Stiglitz, Narbolia, op. cit.
  20. ^ Piero Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, pagg. 33,40; Giovanni Garbini, I Filistei: gli antagonisti di Israele, 1997; Paolo Bernardini, op. cit. pagg. 35,59.
  21. ^ F. Campus, V. Leonelli, F. Lo Schiavo – La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica, pagg. 64,67; Marco Rendeli, La profezia sul passato; M. Rendeli, La profezia, op. cit. pag. 246.
  22. ^ Vincenzo Santoni, Il porto di Cagliari dall’età preistorica all’età romana; Piero Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi in Sardegna, p. 38.
  23. ^ David B. O'Connor, Stephen Quirke, Mysterious lands, 2003, pag. 112.
  24. ^ Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, 2008, pag. 168.
  25. ^ Piero Bartoloni, I Fenici e i Cartaginesi, pp. 19,26.
  26. ^ P. Bartoloni, Fenici e Cartaginesi nel golfo di Oristano, cit., p. 944; P. Bartoloni in P. Bernardini, I Fenici, i Cartaginesi e il mondo indigeno di Sardegna tra l’ VIII e il III sec. a.C.,, cit., p. 61, n. 65, M.L. Uberti, Tharros e i Sardi, Aa. Vv., Carthage et les Autochtones de son empire au temps de Zama. Actes du Colloque international. Siliana- Tunis, 10-13 Mars 2004
  27. ^ A. Usai, La civiltà nuragica, dai Nuraghi a Mont'e Prama, in La Pietra e gli eroi, p. 9.
  28. ^ Laura Napoli, Elisa Pompianu, L’incontro tra i Fenici e gli indigeni nel golfo di Oristano (Sardegna), 2008, pag. 10; R. Zucca, Da Tárrai póliw al portus sancti Marci: storia e archeologia di un porto dall’antichità al medioevo;
  29. ^ M. TORELLI , recensione a cura di Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica, Sassari 1982, «Nuovo Bullettino Archeologico Sardo», I, 1984, p. 392.
  30. ^ Carlo Tronchetti, Gli scavi a Monte Prama dal 1977 al 1979, in La pietra e gli eroi, pag. 22.
  31. ^ C. Tronchetti, op. cit. pag. 1.
  32. ^ C. Tronchetti, ibidem
  33. ^ C. Tronchetti, Le tombe e gli eroi, op. cit.
  34. ^ A. Bedini, Gli scavi a Monte Prama nel 1975, in: La pietra e gli eroi, 2011.
  35. ^ Massimo Pittau: Il Sardus Pater e i guerrieri di Monte Prama, 2008, pag. 27.
  36. ^ ibidem
  37. ^ M. Rendeli, La profezia, op. cit.
  38. ^ C. Tronchetti, La tomba e gli eroi, pag. 7; Rendeli, Monte e Prama: 4875 punti interrogativi.
  39. ^ M. Rendeli, La profezia sul passato, op. cit.
  40. ^ Alessandro Bedini, Gli Scavi a Monte Prama nel 1975, in La Pietra e gli Eroi.
  41. ^ Carlo Trochetti, Gli scavi a Mont'e Prama dal 1977 al 1979, in La Pietra e gli Eroi.
  42. ^ Carlo Tronchetti, Le tombe e gli Eroi. Considerazioni sulla statuaria nuragica di Monte Prama, p. 4.
  43. ^ Paolo Bernardini, Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 214.
  44. ^ AA.VV., La civiltà nuragica, Milano, Electa, 1990. (ristampa del catalogo della Mostra Sardegna preistorica. Nuraghi a Milano, Milano 1985) Paolo Bernardini - Carlo Tronchetti, L'effigie, pp. 211-228.
  45. ^ Paolo Bernardini, Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 213; Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica p. 203.
  46. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna Nuragica, p. 290; Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica, p. 204.
  47. ^ Tronchetti, I Sardi, p. 75.
  48. ^ Paolo Bernardini, Osservazioni sulla bronzistica figurata sarda, p. 141.
  49. ^ Ridgway, D. 1986. Mediterranean comparanda for the statues from Monte Prama, p. 70 in: M. Balmuth (ed.), Studies in Sardinian archaeology 2: Sardinia in the Mediterranean, 61-72. Ann Arbor.
  50. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 290.
  51. ^ ibidem, pag 246-248.
  52. ^ Giovanni Lilliu, Cuoiai o pugilatori? A proposito di tre figurine protosarde;Carlo Tronchetti, Tombe ed Eroi, p. 6.
  53. ^ Paolo Bernardini-Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 213.
  54. ^ Carlo Tronchetti, Tombe ed Eroi, p. 6; Carlo Tronchetti, Nuragic statuary from Monte Prama, in AA. W., Studies in Sardinian Archaeology II: Sardinia in the Mediterranean, Ann Arbor 1986, pp. 41-59.
  55. ^ L. Usai, Pugilatori, arcieri, guerrieri, in La pietra e gli Eroi, pag.27.
  56. ^ Carlo Tronchetti, I grandi progetti di intervento nel settore dei Beni Culturali, p. 105; Paolo Bernardini-Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 213.
  57. ^ Paolo Bernardini, Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 213, in AA.VV., La civiltà nuragica, Milano, Electa, 1990. (ristampa del catalogo della Mostra Sardegna preistorica. Nuraghi a Milano, Milano 1985).
  58. ^ Paolo Bernardini-Carlo Tronchetti, L'effigie, p. 213; Tronchetti, Tombe ed eroi, p. 4.
  59. ^ Vittorio Brizzi. Arcieri di bronzo in arcosophia.net. URL consultato il 19 febbraio 2012.
  60. ^ Carlo Tronchetti, L'Effigie, p. 221, fig. 204 (TAV. XIV).
  61. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 305.
  62. ^ La grande statuaria ibidem, nota 90; Sculture della Sardegna Nuragica p. 72, 21, figg. 58-59.
  63. ^ Carlo Tronchetti, I grandi progetti di intervento nel settore dei Beni Culturali, p. 22.
  64. ^ Giovanni Lilliu, Dal betilo, cit p- 134-135 TAV XXXVIII 1,2,3,4; La grande statuaria nella Sardegna Nuragica, p. 288.
  65. ^ L. Usai, Pugilatori arcieri e guerrieri, op. cit. pag. 30
  66. ^ Rappressentazioni di architettura, V. Leonelli, La pietra e gli eroi, 2012.
  67. ^ C. Tronchetti, Le tombe e gli Eroi, p. 5.
  68. ^ Leonelli, rappresentazioni di architettura.
  69. ^ Giovanni Lilliu, Il Nuraghe di Barumini, p. 292; Moravetti, Nuovi Modellini, p.77; Tronchetti, Nuragic statuary, p. 44.
  70. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 292.
  71. ^ V. Leonelli, rappresentazioni di architettura, p. 32.
  72. ^ Giovanni Lilliu, Bronzetti e statuaria nella civiltà nuragica, pp. 181-186; Stefania Bagella, Rituali funerari in età nuragica, il caso di Sedilo, pp. 1-5; Emerenziana Usai, i betili di Mont'e Prama, in La pietra e gli Eroi, pag. 39.
  73. ^ Giovanni Lilliu, Bronzetti e statuaria nella civiltà nuragica, p. 187; Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 285.
  74. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 296; C. Tronchetti, I Sardi, p.76.
  75. ^ Emerenziana Usai, op. cit. pag. 40.
  76. ^ A. Bedini, Gli scavi di Mont'e Prama nel 1975; Carlo Tronchetti, Gli scavi a Mont'e Prama dal 1977 al 1979.
  77. ^ Fulvia Lo Schiavo, La Scultura nuragica, dai bronzi figurati alle statue di Mont'e Prama.
  78. ^ M. Pittau: Il Sardus Pater e i guerrieri di monte Prama, 2010.
  79. ^ Bedini, ibidem.
  80. ^ A. Stiglitz, il progetto Shardana, in, L'Egitto di Champollion e Rosellini: fra museologia, collezionismo, e archeologia, 2010, pag. 59-69; Alfonso Stiglitz, Fenici e Nuragici nell'entroterra tharrense, p.94, in Sardiniae Corsica et Baleares Antiqvae, V. 2007. L'Autore effettua il raffronto tra scarabeo di monte Prama e di Tiro citando a sua volta M.Bikai, The pottery of Tyro, Warminister 1978, p. 85, plate XIV,18; F.Petrie, Hyksos and israelite cities, London 1906, p. 32, pl XXXIII; si veda inoltre, Miriam S.Balmuth (Ed.), Studies in Sardinian Archaeology II: Sardinia in the Mediterranean, Ann Arbor 1986.4. Carlo Tronchetti, Nuragic Statuary from Monte Prama, p. 47.
  81. ^ Fulvia Lo Schiavo; Campus, Leonelli, La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica, 2010; Maria Rosaria Manunza, La stratigrafia del vano A di Funtana Coberta, 2009.
  82. ^ M Rendeli, Monte ‘e Prama: 4875 punti interrogativi, pag. 66.
  83. ^ Carlo Tronchetti, 2011, op. cit.
  84. ^ Alfonso Stiglitz, Il periodo fencio punico, Narbolia, un paese di frontiera del Giudicato di Arborea, p. 62; Lo scavo effettuato tra la fine del 1965 e gli inizi del 1966 restituì una testa di statua nuragica del tipo di monte Prama, tredici statuette votive e sette vasi di epoca punica, numerosissimi frammenti ceramici sia nuragici che punici. Tra i materiali più antichi, quelli nuragici e alcuni frammenti ceramici forse databili al VII-VI secolo a.C.; le statuine sono databili tra il VI e V secolo a.C.; nel deposito è anche presente una terracotta greca di epoca arcaica raffigurante una kore. Le dodici statuine puniche raffigurano il devoto sofferente, come nel grande deposito rinvenuto a Bithia in Sardegna.
  85. ^ Lilliu, La grande statuaria, p. 347.
  86. ^ C. Tronchetti, La tomba e gli eroi, op. cit.
  87. ^ V. Leonelli, rappresentazioni di Architettura, in La Pietra e gli Eroi.
  88. ^ V.Leonelli, I modelli di Nuraghe. Simbolismo e ideologia, pag 63, La Civiltà nuragica nuove acquisizioni, 2000.
  89. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica, p. 294|Leonelli, rappresentazioni di architettura
  90. ^ F. Lo Schiavo, La scultura nuragica, dai bronzi figurati alle statue di Monte Prama, in, La pietra e gli Eroi
  91. ^ C. Tronchetti, Le tombe e gli eroi, p. 6; Tronchetti, I Sardi, p. 75;Paolo Bernardini-Carlo Tronchetti, L'effigie, pp. 214-215.
  92. ^ Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo, La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica p. 68.
  93. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria, p. 347.
  94. ^ Giovanni Lilliu, Bronzetti e statuaria nella civiltà nuragica, pp.190-191; F.Lo Schiavo, La scultura Nuragica dai bronzi figurati alle statue di Monte Prama.
  95. ^ Giovanni Lilliu, La grande statuaria p.326.
  96. ^ Lilliu, La grande statuaria, p. 287.
  97. ^ Fulvia Lo Schiavo, La scultura nuragica dai bronzi figurati alle statue di Monte Prama, p.38.
  98. ^ Francesca Galli, Ittireddu, il museo e il territorio, p. 11.
  99. ^ Fulvia lo Schiavo, Tre guerrieri, in Studi di Antichità in onore di Guglielmo Maetzke (Archeologicae 49), Roma 1984, pp. 67-74.
  100. ^ Portale Sardo. Tempio nuragico di Domu de Orgia e villaggio nuragico di monte Santa Vittoria - Esterzili in ilportalesardo.it. URL consultato il 20 aprile 2010.
  101. ^ Roger Grosjean, Recent work in Corsica, Antiquity, XL, 1966, pp. 190-198 e Tavv. XXX-XXXI.
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[modifica] Bibliografia

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