Gibbsite

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Gibbsite
Gibbsite Aluminum hydroxide Minas Gerais, Brazil 2998.jpg
Classificazione Strunz IV/F.02-10
Formula chimica Al(OH)3
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino trimetrico
Sistema cristallino monoclino
Classe di simmetria prismatica
Parametri di cella a = 8.641, b = 5.07, c = 9.719
Gruppo puntuale 2/m
Gruppo spaziale P 21/n
Proprietà fisiche
Densità 2,3-2,4 g/cm³
Durezza (Mohs) 2,5-3
Sfaldatura perfetta secondo {001}, in scaglie
Frattura  
Colore bianco, grigio-bianco, bianco verdastro
Lucentezza vitrea, madreperlacea sui piani di sfaldatura
Opacità trasparente, traslucida
Striscio bianco
Diffusione abbondante
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

La gibbsite, o idrargillite, è un minerale, un idrossido di alluminio.

Il nome deriva da George Gibbs (7 gennaio 1776 - 6 agosto 1833) mineralogista statunitense.

Il nome idrargillite, meno usato, deriva dal greco υδώρ = acqua e argillite, roccia tra i cui costituenti vi è l'alluminio, perché, riscaldata, produce acqua.

Descritta per la prima volta da John Torrey (15 agosto 1796 - 10 marzo 1873), botanico statunitense, nel 1822.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Lamine, scaglie e geminati. I cristalli sono di aspetto tabulare, pseudoesagonale, di piccola lunghezza; eccezionalmente superano qualche centimetro

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

La genesi è idrotermale o secondaria. La paragenesi è con böhmite, limonite, diasporo e corindone.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Si presenta in cristalli, aggregati criptocristallini, concrezioni stalattitiche e aggregati raggiati.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica wikitesto]

Ha luminescenza verde-arancio sulle onde corte. Solubile negli acidi caldi e in KOH (idrossido di potassio); non fonde, ma calcina, libera acqua, diventa bianca e indurisce. Il riconoscimento è difficile senza precisi esami.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Gibbsite ben cristallizzata si trova nella Russia, in associazione con natrolite entro rocce pegmatitiche di tipo nefelino-feldspatico (sui monti Ilmen e monti Vishnev, presso Čeljabinsk e nelle tundre di Lovozero e di Khibin, presso Murmansk), o anche in alcuni scisti talcosi associata a serpentino e magnetite (sui monti Shishimsk, negli Urali). Qualche bell'esemplare, formato da piccoli cristalli che rivestono le cavità della natrolite c'è pure in Norvegia (Langesundfjord, presso Brevik) sempre in rocce nefeliniche. Aggregati stalattitici o botrioidali provengono da Villa Rica, presso Ouro Preto, nel Brasile, e da Richmond, nel Massachusetts, dove George Gibbs lo osservò per la prima volta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture - Mackenzie,Donaldson e Guilford - Zanichelli (1990)
  • Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio - Adams, Mackenzie e Guilford - Zanichelli (1988)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

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