Giardini romani

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Ricostruzione del giardino della casa dei pittori al lavoro di Pompei.

I giardini romani (latino: horti) erano ispirati ai giardini greci ed erano solitamente situati nel peristilio all'interno delle ville romane. L'orticoltura ornamentale è stata fortemente incrementata grazie all'arricchimento della cultura romana. Gli amministratori dell'impero romano (100 a.C. - 500 d.C. circa) si scambiavano attivamente le informazioni sull'agricoltura, sull'orticoltura, sulla zootecnia, sull'idraulica e sulla botanica. I Giardini di Lucullo (Horti Lucullani) sulla collina del Pincio introdussero il giardino persiano in Europa, intorno al 60 a.C. Il giardino era un posto di pace e di tranquillità, un rifugio dalla vita cittadina, un luogo pieno di significati religiosi e simbolici. Mentre la cultura romana si sviluppava ed era sempre più influenzata dalle culture straniere con il commercio, l'uso dei giardini si diffuse e infine prosperò nella Roma antica.

Influenze straniere[modifica | modifica sorgente]

I giardini romani sono stati influenzati da tecniche di giardinaggio egiziane, persiane e greche. I giardini convenzionali sono esistiti in Egitto fin dal 2800 a.C. Durante la diciottesima dinastia egiziana, le tecniche di giardinaggio si svilupparono completamente ed abbellirono le case dei benestanti. Vennero realizzati dei portici per collegare la casa con l'aria aperta che diedero luogo a spazi esterni abitabili. I giardini persiani sono stati sviluppati secondo i bisogni dell'arida terra araba. I giardini sono stati racchiusi per proteggerli dalla siccità, erano ricchi e fertili contrariamente al terreno persiano asciutto ed arido. I giardini di piacere sono derivati dai giardini delle fattorie greche, che avevano lo scopo funzionale di coltivare la frutta. Quando Alessandro Magno conquistò le zone dell'Asia occidentale, riportò con sé nuove varietà di frutta e di piante che richiamarono un rinnovato interesse di orticoltura fra i Greci.

Scopo[modifica | modifica sorgente]

Nella civiltà greca, i giardini furono usati per abbellire i boschetti dei templi, così come per generare degli spazi ricreativi. Si dice che l'ateniese Cimone tirò giù le pareti del suo giardino per trasformarlo in uno spazio pubblico.[1] Nell'antico Lazio, ogni fattoria aveva il suo giardino. Secondo Catone il Censore ogni giardino dovrebbe essere vicino alla casa e dovrebbe avere vasi di fiori ed alberi ornamentali.[2] Orazio scrisse che durante la sua epoca i giardini di fiori divennero un lusso cittadino. Augusto costruì il portico di Livia, un giardino pubblico sul versante settentrionale del colle Oppio, a Roma.

Le parti dei giardini romani[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione del giardino della Casa dei Vettii di Pompei.

I giardini privati romani erano generalmente suddivisi in tre parti. Il primo, lo xystus, era una terrazza utilizzata come salotto, collegata alla casa tramite un portico coperto. Lo xystus dominava il giardino inferiore, o ambulation. L'ambulation era un giardino ornato da vari fiori, alberi e da altro fogliame, un ambiente ideale utilizzato per una passeggiata dopo i pasti, piacevoli conversazioni ed altre attività ricreative. Il gestation era un viale ombreggiato in cui il padrone di casa avrebbe potuto montare a cavallo o essere trasportato dai suoi schiavi. Generalmente circondava l'ambulation o era costruito come spazio ovale separato.

Usi[modifica | modifica sorgente]

I giardini non erano riservati solo ai ricchi. Degli scavi dentro Pompei mostrano che i giardini adiacenti alle residenze furono ridotti a causa dei vincoli abitativi della casa media romana. Le versioni modificate dei progetti dei giardini romani furono adottate negli insediamenti romani in Africa, Gallia e Britannia. Mentre le case di città sono state sostituite da costruzioni alte costituite da appartamenti, questi giardini urbani sono stati sostituiti da giardini sul tetto.
I modelli dei giardini romani furono successivamente adottati nel Rinascimento, nel Barocco, nel Neoclassicismo e perfino da architetti paesaggisti del XX secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Semple, Ellen C. "Ancient Mediterranean Pleasure Gardens." Geographical Review 19 (1929): 431.
  2. ^ Semple, Ellen C. "Ancient Mediterranean Pleasure Gardens." Geographical Review 19 (1929): 435.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri
  • Ancient Roman villa gardens, Washington, DC: Dumbarton Oaks Research Library and Collection. ISBN 0-88402-162-9.
  • Patrick Bowe, Gardens of the Roman World, Los Angeles: J. Paul Getty Museum. ISBN 0-89236-740-7.
Articoli
  • Ellen Semple, Ancient Mediterranean Pleasure Gardens in Geographical Review, vol. 19, n. 3, 1929-07, pp. 420–443. DOI:10.2307/209149.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]