Giano (divinità)

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Busto di Giano conservato presso i Musei Vaticani.

Giano (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Di solito è raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato. A causa di un errore di interpretazione del cosiddetto fegato di Piacenza, si è ritenuto che fosse stato venerato anche presso gli Etruschi con il nome di Ani.

Caratteristiche della divinità[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Didracma romana recante l'effigie di Giano. Circa 220 a.C.

Già gli antichi mettevano il nome del dio in relazione al movimento: Macrobio e Cicerone lo facevano derivare dal verbo ire "andare", perché secondo Macrobio il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da sé stesso a sé stesso ritorna[1]. Gli studiosi moderni hanno confermato questa relazione stabilendo una derivazione dal termine ianua, "porta"[2], ma è con Georges Dumézil che il senso si precisa: il nome Ianus deriverebbe infatti dalla radice indoeuropea *ei-, ampliata in *y-aa- con il significato di "passaggio" che, attraverso una forma *yaa-tu, ha prodotto anche l'irlandese ath, "guado"[3]. In passato non sono mancate tuttavia ipotesi alternative, come quella che voleva il nome derivato da una più antica forma *Dianus, da mettere in relazione con la dea Diana e quindi derivato anch'esso dalla stessa radice del termine latino dies, "giorno"[4]. Dumezil nota anche l'appellativo di 'mattutino' con cui Orazio si rivolge al dio in modo semiserio (Serm. 2, 6, 20-25). Tale appellativo tuttavia deporrebbe indifferentemente a favore di entrambe le ipotesi etimologiche esposte.

È un dio nettamente romano e non esisteva un equivalente greco. Il suo nome in greco è 'Ιανός' (Ianós).

Epiteti[modifica | modifica wikitesto]

Asse con l'effigie di Giano e la prora di una nave. Circa 240-225 a.C.

Come tutte le divinità romane, Giano era chiamato con diversi epiteti, che testimoniano la sua particolare rilevanza all'interno del pantheon:

  • Divum Deus (Dio degli Dei)
  • Divum Pater (Padre degli Dei)
  • Ianus Bifrons (Giano bifronte)
  • Ianus Cerus (Giano creatore)
  • Ianus Consivius (Giano procreatore)
  • Ianus Pater (Giano padre)
  • Pater matutinae (Padre del mattino)

Natura del dio[modifica | modifica wikitesto]

Giano è una divinità esclusivamente romano-italica, la più antica tra gli Dei nazionali, gli Di indigetes, invocata spesso insieme a Iuppiter.

Il suo culto è probabilmente antichissimo e risale ad un'epoca arcaica, in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina. È stato sottolineato da più autori, fin dal secolo scorso (Vedi Il ramo d'oro), come Giano fosse probabilmente la divinità principale del pantheon romano in epoca arcaica ed anche Sant'Agostino nel suo De Civitate Dei (VII, 9) ricorda che “ad Ianum pertinent initia factorum” e come perciò al Dio competa “omnium initiorum potestatem”. In particolare rimarrebbe traccia di questo fatto nell'appellativo Ianus Pater che permase anche in epoca classica.

Giano nell'epoca arcaica era semplicemente il dio legato ai cicli naturali, poi con il passare del tempo il suo mito divenne sempre più complesso.

Nei frammenti superstiti del Carmen Saliare Giano è salutato con particolare enfasi come padre e dio degli dei stessi:

(LA)
« divum +empta+ cante, divum deo supplicate »
(IT)
« cantate Lui, il padre degli Dei, supplicate il Dio degli Dei »
(fragmentum 1)

Tale dato è confermato dal fatto che per i romani Giano non era figlio di alcun'altra divinità (ad esempio Giove è figlio di Saturno), ma, proprio per la sua qualità di pater divorum, egli era sempre stato, immanente, fin dall'origine di ogni cosa. Così è che Giano, come lo stesso ci racconta per bocca di Ovidio ne i Fasti (I, 103 e s.s.), era presente allorché i quattro elementi si separarono tra di loro dando forma ad ogni cosa.

A tal proposito Varrone riporta nel carmen anche l'epiteto di Cerus cioè "creatore", perché come iniziatore del mondo Giano è il creatore per eccellenza[5]) Il console e augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano è colui che plasma e governa ogni cosa e unì circondandole con il cielo l'essenza dell'acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell'aria, leggera e tendente a sfuggire verso l'alto, e che fu l'immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastanti[6]. Settimio Sereno lo chiama "principio degli dèi e acuto seminatore di cose".

Giano presiede infatti a tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli sovrastati da un arco, ma anche l'inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi, del mondo, dell'umanità (viene infatti chiamato Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua[7]), della civiltà, delle istituzioni.

Nella sua riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d'inverno, gennaio, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad essere il primo dell'anno.

Una delle caratteristiche più singolari di Giano sta nella sua rappresentazione come di un dio bicefalo, da cui l'appellativo di Giano bifronte. Questa particolarità era connessa all'area di influenza divina che Giano assunse in maniera specifica in epoca classica, dopo l'ascesa degli dei romani "canonici": Giano era preposto alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti: ne custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores, una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, a custodire entrata e uscita.

Anche in quest'epoca, comunque, Giano continuò a rappresentare il custode di ogni forma di passaggio e mutamento, protettore di tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine.

Miti[modifica | modifica wikitesto]

Nel mito Giano avrebbe regnato come primo Re del Latium, fondando una città sul monte Gianicolo e donando la civiltà agli Aborigeni, suoi originari abitanti. Con la ninfa Camese avrebbe generato inoltre numerosi figli, tra i quali il dio Tiberino, signore del Tevere. È lui ad accogliere il dio dell'agricoltura Saturno, spodestato dal figlio Giove, condividendo con lui la regalità e consentendogli di portare l'età dell'oro. Per l'ospitalità ricevuta, Giano ricevette dal dio Saturno il dono di vedere sia il passato che il futuro, all'origine della sua rappresentazione bifronte.

Numerose sono le ninfe indicate come mogli o compagne di Giano:

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Al culto di Giano, a differenza delle altre divinità maggiori, non era preposto uno specifico flamen. Le cerimonie a lui dedicate venivano invece amministrate dallo stesso Rex e, in età repubblicana dal particolare sacerdote che suppliva alle antiche prerogative regie, il Rex Sacrorum. Egli apriva dunque per primo le processioni e le cerimonie religiose, antecedendo anche lo stesso flamen Dialis, sacerdote di Giove.

Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerra e nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari.

Santuari[modifica | modifica wikitesto]

Arco di Giano o Ianus Quadrifrons.

I principali luoghi consacrati a Giano erano:

  1. lo Ianus geminus, un passaggio coperto consacrato secondo la tradizione da Numa Pompilio nel Foro e precisamente nella parte più bassa dell'Argileto secondo Tito Livio, o ai piedi del Viminale secondo Macrobio, e che veniva aperto in occasione di guerre e chiuso in tempo di pace[8];
  2. lo Ianus quadrifrons, un arco a quattro aperture situato nel Foro Boario; il Tempio di Giano situato nel Foro Olitorio e consacrato da Gaio Duilio nel 260 a.C. dopo la vittoria di Milazzo.
  3. nel comune di Maddaloni, in Provincia di Caserta, esattamente dinanzi l'ospedale cittadino, sono ancora visibili i resti di un tempio con l'iscrizione "Iano Pacifico".


Giano come simbolo di città[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda, Giano fondò la città di Gianicola, e fu proprio lui ad accogliere Saturno nel Lazio. Esisteva una frazione della città di Roma denominata Gianicolo e secondo alcuni mitologi Giano sarebbe il fondatore di uno dei villaggi di Roma

Giano viene assunto dal Medioevo a simbolo di Genova, in relazione al suo nome antico di Ianua[9]. Come tale viene spesso accostato al Grifone, altro simbolo di questa città. Troviamo effigi di Giano nel tempietto-fontana di piazza Sarzano (l'erma bifronte sulla cupoletta, proveniente da una fontana cinquecentesca opera della bottega in Genova di Giacomo e Guglielmo della Porta, ancora negli ottocenteschi lampadari di Galleria Mazzini. Una rappresentazione indubbiamente più moderna ed essenziale la troviamo nel palazzo azzurro sito in fiumara.

Oltre a Genova, Giano è il simbolo di Tiggiano (provincia di Lecce), Subbiano (provincia di Arezzo), Selvazzano Dentro (provincia di Padova) e Centro Giano (provincia di Roma). L'immagine di Giano è presente nel gonfalone di Tiggiano (provincia di Lecce)[10] perché secondo un'etimologia popolare il nome del paese potrebbe derivare dal nome del dio Giano[11] (in realtà il toponimo è un prediale costruito sul gentilizio romano Tidius[12].).

In Basilicata, presso Muro Lucano (PZ) è presente il toponimo Capo di Giano e Varaggiano, mentre presso Melfi c'è Foggiano. A Pescopagano, in una nicchia sotto l'arco di Porta Sibilla vi è una statuetta raffigurante Giano bifronte.

L'immagine di Giano è presente nel gonfalone di Subbiano (provincia di Arezzo)[13] perché secondo un'etimologia popolare il nome del paese deriverebbe dal latino Sub Janum condita ("fondata sotto [il segno di] Giano")[14], ma in realtà il toponimo è un prediale costruito sul gentilizio romano Sevius[15].

Il toponimo di Selvazzano Dentro di origine romana parrebbe riportare alla presenza di un boschetto sacro al dio Giano (selva di Giano), l'attuale stemma comunale riporta infatti un altare dedicato al dio.

Il nome del dio è invece all'origine dei due toponimi Giano dell'Umbria e Giano Vetusto, non direttamente ma attraverso un nome di persona latino Ianus (al quale sarà originariamente appartenuto il fondo sul quale è sorto il centro abitato)[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Macrobio, Saturnalia, I, 9, 11
  2. ^ ad esempio Herbert Jennings Rose in Dizionario di antichità classiche, s.v. Giano. Milano, Edizioni San Paolo, 1995. ISBN 88-215-3024-8.
  3. ^ Georges Dumézil, La religione romana arcaica, pag. 291. Milano, Rizzoli, 2001. ISBN 88-17-86637-7.
  4. ^ Anna Ferrari, Dizionario di mitologia greca e latina, s.v. Giano. Torino, UTET, 1999. ISBN 88-7750-754-3.
  5. ^ Marco Terenzio Varrone, Della lingua latina, VII, 26-27
  6. ^ Macrobio, Saturnalia, I, 9, 14
  7. ^ Macrobio, Saturnalia, I, 9, 16
  8. ^ Tito Livio, Storia di Roma, I, 19, 2
  9. ^ Teofilo Ossian De Negri. Storia di Genova. Firenze, Giunti, 2003, p. 13. ISBN 88-09-02932-1.
  10. ^ Stemma Comune di Tiggiano. URL consultato il 07-04-2008.
  11. ^ Notizie generali sul Comune di Tiggiano. URL consultato il 07-04-2008.
  12. ^ Carla Marcato. Tiggiano, in AA. VV. Dizionario di toponomastica. Torino, UTET, 1990. ISBN 88-02-07228-0.
  13. ^ Subbiano (Tuscany, Italy). URL consultato il 06-04-2008.
  14. ^ Subbiano in breve. URL consultato il 06-04-2008.
  15. ^ Carla Marcato. Subbiano, in AA.VV. Dizionario di toponomastica.
  16. ^ Carla Marcato. Giano dell'Umbria e Giano Vetusto, in AA. VV. Dizionario di toponomastica.

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