Gianni de Luca

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Gianni de Luca (Gagliato, 27 gennaio 1927Roma, 6 giugno 1991) è stato un fumettista, illustratore, pittore e incisore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Si trasferisce a Roma nel 1933 all'età di sei anni. Qui frequenta le scuole elementari e le medie e poi si iscrive - durante la guerra - ad un istituto aeronautico che presto lascia per frequentare il liceo artistico; nel 1947 poi ecco la facoltà di architettura, che abbandona presto (dopo un anno o due) per dedicarsi completamente al fumetto. Ma prima, nel 1945, illustra per la Editrice Libraria Siciliana (ELS) il romanzo di Hector Malot Senza famiglia.

Esordisce nel marzo 1946 sull'albo Tam-Tam n° 2 edito dalla SEMCI con la storia Il guercio sconfitto, piccole tavole in formato verticale; poi nel giugno di quello stesso anno ecco uscire nella serie Albi Roma dell'AVE il n°1 con la storia Anac il distruttore, seguita dall'albo della stessa serie, il n°3 dell'agosto 1946 - La meravigliosa invenzione, su testi di Danilo Forina, storia disegnata nel 1945. Nel 1947 sull'albo della serie azzurra dei "4 cerchi", esce l'albo L'oasi di Kamrasi.

Sul settimanale Il Vittorioso Gianni de Luca debutta alla fine del 1947 con Il mago Da Vinci, anche nel corso di quello stesso anno (ma già durante il 1946 appaiono disegni vari a corredo di diverse rubriche) dal n° 1 al 14 illustra il racconto ?. Nel corso del 1948 escono alcune storie brevi disegnate nel 1946: albo serie Ted n°7 Il nemico nell'ombra, albi serie Jim Brady numero 2 Il fiore della morte e numero 7 Il re della montagna. Sempre sul Vittorioso nel 1948-49 illustra due racconti fra i quali Battaglia ai ciuffi bianchi di Alberto Malfatti, che all'epoca suscitò grande entusiasmo fra i giovani lettori.

Nel settembre di quello stesso anno ecco il primo Diario Vitt (1948-49) di cui l'artista realizza la copertina e le illustrazioni interne. Poi nel 1949-50 vengono pubblicate I naufraghi del Mc. Person, Prora vichinga, L'impero del sole, La sfinge nera e Il tempio delle genti, storie ambientate in una antichità in parte di fantasia, nell'ambito delle quali Gianni de Luca dimostra una forte capacità di immedesimarsi nelle trame e d'interpretare i personaggi con una decisa caratterizzazione personale. Il suo segno e la forma si fanno sempre più elaborati e si allontana sempre più l'influenza di disegnatori quali Hal Foster e Alex Raymond. Nel 1951 Gli ultimi della Terra, una storia futuribile disegnata con una inconsueta stilizzazione formale, mette in evidenza la capacità del disegnatore di cambiare registro a seconda del soggetto delle varie storie - sempre su testi altrui - che deve disegnare: una sorta di cifra stilistica plurima, che l'autore ha la capacità di gestire a ragion veduta attraverso scelte tecniche finalizzate a voluti risultati espressivi: la tecnica, quindi, al servizio dell'espressività, fine ultimo dell'artista. Seguirà nel 1952 Il cantico dell'arco su testi di Forina, nell'ambito della quale de Luca si cala di nuovo in uno scenario storico usando un disegno più classico. Lo stesso disegno di stampo realistico appare nella storia successiva, Le braccia di pietra su testi di Belloni (Il Vittorioso, 1952-53): in questa storia ambientata nella Roma degli anni cinquanta, de Luca continua la sua sperimentazione grafica, con uno stile limpido e fortemente espressivo nell'uso del segno e documentaristico nella scenografia.

Nel 1953 inizia la sua lunga collaborazione con le Edizioni Paoline con Il Giornalino. La prima storia, La leggenda della montagna, grandi tavole a colori piatti, mai più riproposte agli appassionati di fumetti, nelle quali il suo disegno si avvale di una tecnica elaboratissima basata sui chiaroscuri con risultati di realismo quasi fotografico. Seguono parecchie storie per Il Giornalino e per Il Vittorioso, giornale per il quale torna al racconto di attualità nel 1957 con Giallo alla 14ª strada su testi di Mario Basari. In questo caso de Luca, calato nella contemporaneità e nel genere poliziesco, si avvale di un disegno che richiama alla mente certe stilizzazioni formali di disegnatori americani coevi, specialmente nella caratterizzazione espressiva dei volti di molti personaggi.

Nel 1958 illustra su Il Vittorioso il racconto in 27 puntate di Lino Monchieri Ragazzi di Ungheria ambientato nel 1944: lo stile si avvale dell'uso del pennino per tratteggiare contorni schizzati e del pennello con effetti espressionistici. Un esempio oggettivo di cifra stilistica plurima, specialmente se confrontato con gli stilemi messi in atto nell'illustrare altri racconti o copertine, prima per Il Vittorioso (ad esempio quella del n°26 del 1963 e del n°11 dell'anno successivo) e per Il Giornalino (esempio il n°41 del 1960 e n°15 del 1968). Per Ragazzi di Ungheria non si può non pensare al Gott mit uns del pittore Renato Guttuso, serie di disegni in bianco e nero e a colori prodotti nel 1944.

Tra il 1955 e il 1959 realizza su Il Giornalino La più grande storia mai raccontata (una serie di racconti a striscia apparsi con cadenza irregolare) tratti dalla Bibbia) e dal 1960 al 1968 I dodici in cammino, una storia della chiesa cristiana. Sul volume che raccoglie questa storia, edito in prima tiratura nel 1969 e poi ristampato innumerevoli volte, gli avvenimenti compresi fra il 1969 e il 1980 furono disegnati da de Luca appositamente per il volume stesso. Su Il Giornalino nel 1960 viene pubblicata la storia a tutta pagina Larry Yuma su testi di Mario Basari e Non fumare la dinamite realizzata a mezza tinta nel solo bianco e nero, un giallo ambientato a Londra e dintorni che permette a Gianni de Luca di ironizzare sul genere, caricaturando personaggi dall'aspetto molto britannico. Tutto questo a dimostrazione della grande capacità dell'artista di entrare nelle atmosfere delle storie che disegna e di coglierne peculiarità sia ambientali che fortemente espressive da un punto di vista antropologico.

Il commissario Spada[modifica | modifica sorgente]

Dopo alcuni anni dedicati all'illustrazione, il 1967 segna il ritorno al fumetto con L'ultima Atlantide, storia dai toni melodrammatici ospitata sulle pagine de Il Giornalino a tutta pagina a colori. Ristampata una prima volta in bianco e nero e in formato leggermente ridotto su Comics di marzo/maggio 1974, in calce alla prima tavola si legge la data di esecuzione: 6 marzo 1957, ma già alla 4ª tavola si passa alla firma autografa seguita da 64 (1964).

Il 1969 è un anno molto importante nella carriera di de Luca. Non solo per il suo ritorno definitivo al fumetto con Bob Jason, ciclo di genere western, ma soprattutto è l'anno che precede l'esordio, sempre sulle pagine de Il Giornalino, del commissario Eugenio Spada, le cui avventure vengono scritte dal giornalista e scrittore di fantascienza Gian Luigi Gonano, che alla fine degli anni sessanta lavora ancora come freelance a Parigi. I due autori vengono presentati da Gino Tomaselli, redattore della testata e modello per la prima versione di Spada, nonché ispiratore della serie: il personaggio di Spada è in sé semplice ma assolutamente innovativo per molti motivi. In primo luogo la rivista che lo pubblicava era un giornale rivolto ai ragazzi e ai giovani, a quel tempo distribuito soprattutto nelle parrocchie e questo dà l'idea di quanto coraggiosa potesse essere la proposta; poi, a differenza di molti altri fumetti dell'epoca, era assolutamente aderente alla realtà violenta di tutti i giorni, in particolare a quella di Milano. I due autori, grazie al contemporaneo appoggio della redazione, dell'editore e del pubblico, poterono continuare fino al 1982 nella loro opera: da un lato Gonano con testi e storie assolutamente attuali (indagini classiche, criminalità organizzata, sette sataniche, terroristi, assassini, sono solo alcuni dei temi trattati) e con soventi alleggerimenti (grazie al sapiente utilizzo del figlio di Spada, Mario, ed all'inserimento di gag e trovate comiche utili a spezzare la tensione), dall'altro i personaggi asciutti e al contempo nervosi di de Luca, dettagliati ed espressivi.

Così, mentre oltreoceano il fumetto era uscito dalla rivoluzione cinematografica dello Spirit eisneriano, in Italia Gianni de Luca proponeva tavole con vignette orizzontali, sagome appena abbozzate per dare l'idea del movimento e, sempre per lo stesso motivo, personaggi presenti più volte nella stessa vignetta, quasi come se non si accontentassero dell'angusto spazio offerto dalla griglia classica. Questa idea, abbastanza ardita ma al tempo stesso apprezzata, viene portata ai massimi livelli quando viene proposto all'artista calabrese di realizzare una versione a fumetti di tre grandi opere shakespeariane: Amleto, La tempesta e Romeo e Giulietta.

La rivoluzione: il ciclo shakespeariano[modifica | modifica sorgente]

È il 1975 e de Luca si prende una pausa dalla serie del Commissario Spada per affrontare, insieme a Roudolph (Raul Traverso), abile sceneggiatore esperto nelle trasposizioni fumettistiche dei classici della letteratura, con passione e puntiglio, il così detto "ciclo shakespeariano". In esso de Luca mette in pratica quanto teorizzato da Guido Buzzelli, secondo il quale il fumetto altro non è se non teatro. E ritenendo, de Luca, che proprio il teatro sia comunque il mezzo espressivo più adatto per queste opere, decide di far muovere i personaggi all'interno di un vero e proprio fondale teatrale. Cadono, così, le suddivisioni in vignette e, su un unico sfondo che prende l'intera lunghezza di ben due pagine, sono i personaggi a muoversi e ripetersi anziché le vignette. Capolavoro tecnico ed espressivo, il ciclo vede il suo culmine proprio nel dramma dei due innamorati di Verona, resi così fedeli e al tempo stesso attuali anche grazie al tratto di Gianni de Luca.

Le ultime opere[modifica | modifica sorgente]

Chiuso, nel 1982, il ciclo del Commissario Spada, ricco di soddisfazioni come il premio Yellow Kid del 1971, de Luca si concentra su un'opera dai toni più leggeri, come Il giornalino di Gian Burrasca, versione a fumetti dell'omonimo romanzo di Vamba, questa volta su testi di Claudio Nizzi. Arrivano, quindi, in rapida successione Avventura sull'Orinoco, per i testi di Roberto Dal Prà, e le biografie di Totò e Marilyn Monroe, su testi di Marco Di Tillo.

Queste opere, però, sono solo un prologo a quella che viene considerata come l'opera più ambiziosa della carriera di de Luca: Paulus.[1][2] Su testi di Tommaso Mastrandrea, la storia si dipana, sempre sulle pagine de Il Giornalino, suo unico referente dai tempi del Vittorioso, se si eccettua Nessuna risposta (testi di Franco Fattori) del 1978 per la Dardo. La storia, ambientata in un sistema spaziale vicino alla terra in un lontano futuro dominato da un essere per metà demonio e metà robot, narra di uno storico (Paulus) che, attraverso un particolare riproduttore di vicende del passato (che ricorda quello del Superman pre-Crisis) ripercorre la vita di san Paolo (ovvero gli Atti degli Apostoli). Da questo documento troverà la forza di reagire e ribellarsi al dominio universale del SATS (Supremo Autocrate Tempo Spazio, così viene chiamato l'essere dalle sembianze del diavolo), sacrificando la sua stessa vita, seguendo l'esempio dei martiri cristiani. Questo fumetto è caratterizzato da una doppia formula grafica; realizzazione con pennini a inchiostro per le scene ambientate nel futuro, utilizzo di tempere e pennelli per le proiezioni dei filmati di san Paolo, una tecnica che forse non ha precedenti.

L'anno successivo, il 1988, vede la pubblicazione de La freccia nera, versione a fumetti del celebre romanzo storico a cura di Paola Ferrarini. Nello stesso periodo inizia la sua ultima ambiziosa opera, I giorni dell'Impero. Ambientata nella Roma imperiale, la serie resterà incompiuta a causa dell'improvvisa morte dell'autore e nessun disegnatore ultimerà l'opera, non sentendosi all'altezza del grande maestro. Il Giornalino, però, per rispetto nei confronti dell'autore, non rinuncia a pubblicare quest'ultima opera, realizzando parte dell'ultima puntata con le tavole non ancora inchiostrate, ma già perfettamente rifinite, rimaste nel cassetto dello studio del maestro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fabrizio Capigatti, La mostra di Gianni de Luca… raccontata da Stelio Fenzo in VeneziaComix, 28 ottobre 2012. URL consultato il 15 maggio 2014.
  2. ^ Paulus di de Luca con il Giornalino in Comicus.it, 2 aprile 2008. URL consultato il 15 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Gianni de Luca, Gian Luigi Gonano, Il commissario Spada, ristampa in 4 volumi di tutto il ciclo con contributi integrativi di vari Autori, Bologna, Black Velvet-Scandiano/Milano, Edizioni BD, 2004-2006, ISBN 88-87658-40-4, 88-87658-59-5, 88-87658-93-5, 88-89574-61-5
  • Gianni de Luca, La biblioteca di Gianni de Luca, vol. 1°: Gian Burrasca e altre storie, ristampa con contributi integrativi di vari Autori, Bologna, Black Velvet, 2008, ISBN 978-88-87827-83-5
  • Gianni de Luca, Amleto, dall’opera di William Shakespeare, adattamento di Raoul Traverso, Bologna, Black Velvet, 2012, ISBN 978-88-96197-73-8
  • Gianni de Luca, Romeo e Giulietta, dall’opera di William Shakespeare, adattamento di Raoul Traverso, Bologna, Black Velvet, 2012, ISBN 978-88-96197-92-9
  • Gianni de Luca, Il diario di Gian Burrasca, dal romanzo di Vamba, adattamento di Claudio Nizzi, Bologna, Black Velvet, 2012, ISBN 978-88-96197-88-2
  • Gianni de Luca, Disegni invisibili. Pensieri e parole di un maestro del fumetto italiano, a cura di Laura de Luca, prefazione di Luca Raffaelli, Roma, Dino Audino, 2012, ISBN 978-88-7527-236-4

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • de Luca. Il disegno pensiero, a cura di Hamelin, Bologna, Black Velvet, 2008, ISBN 978-88-87827-82-8 con biobibliografia completa.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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