Gianfranco Camadini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gianfranco Camadini (Sellero, 6 gennaio 1923Rovato, 5 luglio 1954) è stato un giornalista e politico italiano, ricostituì nel 1947 il comune di Sellero e propose nel 1953 ad Alcide De Gasperi la creazione dei BIM.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco nacque a Sellero il 6 gennaio 1923, figlio di Pietro Paolo (Sellero 1883Incudine 1951) e di Paola Lucia Lanzani (Orzinuovi 1891Brescia 1986), sposatisi nel 1920.

Gli studi[modifica | modifica sorgente]

Frequentò le scuole medie, il ginnasio e il liceo classico presso l'Istituto dei Gesuiti "Cesare Arici" di Brescia.

Nel 1940 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 1941 venne designato presidente del circolo di Brescia della FUCI

Durante il ventennio fascista la famiglia Camadini, in forte disaccordo con il regime, non collaborò con esso e nell'autunno del 1943 Gianfranco scelse la via della clandestinità; tuttavia venne immediatamente costretto a presentarsi all'autorità militare per non costringere il padre a subire ritorsioni.

Subito dopo la liberazione egli si impegnò nell'azione formativa del Movimento Laureati di Azione Cattolica e nella nascente Democrazia Cristiana.

Ottenuta l'iscrizione all'ordine dei giornalisti, iniziò a scrivere su numerosi giornali e periodici: "La Fionda", "Il Cittadino di Brescia" e "Valcamonica libera".

Conseguì la laurea in giurisprudenza a Milano il 16 luglio 1946, a pieni voti, con una tesi in diritto amministrativo dal titolo "Le concessioni amministrative per derivazione di acqua pubblica".

L'attività politica e professionale[modifica | modifica sorgente]

Ricostituzione del comune di Sellero nel 1947[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio 1945 insieme ai compaesani Bortolo Boniotti (1902 - 1975), Giovanni Bressanelli (1894-1973), Giovan Maria Damiolini (1905-1967) e Pietro Damiolini (1877-1955) entrò a far parte della commissione costituita dagli abitanti di Sellero e Novelle per avviare le pratiche necessarie a riacquistare l'autonomia del comune di Sellero, cancellata dall'entrata in vigore della legge n. 383 del 17 marzo 1927 (i comuni di Sellero, Berzo Demo e Grevo vennero accorpati in una nuova entità, quella del comune di Cedegolo).

L'iter della ricostituzione fu complesso ma grazie alla collaborazione dei deputati Montini, Bianchini e Bulloni nel dicembre del 1947 il comune di Sellero riacquistò la sua autonomia.

Il 27 giugno 1948 Gianfranco Camadini si presentò alle elezioni comunali nella lista della Democrazia Cristiana risultando primo degli eletti con 171 voti (cinquanta suffragi in più rispetto al secondo degli eletti). Il 3 luglio 1948 il consiglio comunale nominò sindaco Giovan Maria Damiolini.

Camadini ricoprì la carica di assessore, si occupò della separazione dei beni demaniali-patrimoniali fino ad allora condivisi con Cedegolo e fece allestire la sede municipale ed attrezzare tecnicamente l'ufficio per i servizi al pubblico.

L'attività notarile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1948 superò l'esame di procuratore legale presso la Corte d'appello di Brescia e il 22 febbraio 1952 vinse il concorso pubblico per l'abilitazione alla professione notarile con la titolarità della sede di Cedegolo, dove esercitò la professione di notaio dal 2 settembre 1952.

Con decreto prefettizio del 18 luglio 1950 venne chiamato a far parte della Deputazione Provinciale di Brescia dove fu incaricato di mantenere i rapporti con le numerose istituzioni di beneficenza attive sul territorio e di occuparsi delle pratiche di aggregazione e separazione dei comuni.

Consigliere provinciale[modifica | modifica sorgente]

Si candidò alle elezioni provinciali del 27-28 maggio 1951 nella lista della Democrazia Cristiana e venne eletto consigliere provinciale per il collegio di Edolo con 10.476 voti (pari ad una percentuale del 70%).

Fulcro della sua attività politica fu la battaglia inerente all'aggiornamento e la gestione dei sovracanoni derivanti dagli insediamenti degli impianti idroelettrici, ritenendo doveroso il risarcimento ai comuni montani per i danni inferti dal gigantesco programma di realizzazione delle linee elettriche. Nel 1953 Angelo Cemmi e Gianfranco Camadini invitarono gli organi della Democrazia Cristiana bresciana ad intervenire presso il segretario politico Guido Gonella affinché sollecitasse il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi nell'attuazione di ciò.

Il 27 dicembre 1953 il progetto divenne legge originando due nuovi organismi per la gestione e lo sviluppo delle aree di montagna, il BIM e più tardi, con la legge n.1102 del 3 dicembre 1971, la "Comunità montana".

Altri incarichi[modifica | modifica sorgente]

Fu consigliere d'amministrazione della società "Tipografia Camuna" di Breno, membro del collegio sindacale del "Giornale di Brescia", del comitato per la realizzazione di una nuova casa da adibire a sede della "Pia Fondazione per l'infanzia abbandonata di Valle Camonica" a Malegno, del consiglio di amministrazione della "Scuola Tecnico-Forestale Federico Meneghini" di Edolo.

Venne eletto consigliere del comune di Incudine.

Morì, travolto dal rimorchio di un autotreno, in un incidente stradale nei pressi di Rovato, all'alba del 5 luglio 1954. Il 7 luglio furono celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Sellero; venne sepolto nel vicino cimitero di San Desiderio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie