Gianadelio Maletti

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Gianadelio Maletti

Gianadelio Maletti (Roma, 1921) è un generale italiano, ex capo del reparto D (controspionaggio) del SID.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del generale di divisione Pietro Maletti, caduto in Africa durante la seconda guerra mondiale.

Intrapresa la carriera militare diviene ufficiale dell'Esercito, nel 1967 è addetto militare dell'ambasciata italiana ad Atene. Il 15 giugno 1971, con il grado di colonnello, è assegnato al SID, il Servizio segreto italiano, di cui diverrà capo del reparto D (controspionaggio).

Promosso generale e "numero 2" del servizio, entra presto in rottura con il direttore del Sid, il generale Vito Miceli, filo arabo, mentre Maletti era legato ai servizi israeliani e americani. Un dissidio che prosegue fino all'arresto di Miceli nel luglio 1974.

Nell'ottobre 1975 Maletti viene destituito dall'incarico[1], dal ministro della Difesa Arnaldo Forlani, ma è nominato generale di divisione e posto al comando della 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Marco Pozzan

Il 28 febbraio 1976 Maletti e il capitano Antonio Labruna sono arrestati con l'accusa di aver cercato di far evadere Giovanni Ventura, e l'accusa di falso ideologico in atto pubblico e favoreggiamento personale nei confronti di Guido Giannettini e Marco Pozzan nell'ambito dell'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Dopo un processo durato due anni, la Corte di Assise di Catanzaro, il 23 febbraio 1979, condanna Maletti a 4 anni e La Bruna a due anni di reclusione per favoreggiamento. È cittadino sudafricano dal 1981, ed è rifugiato ancora in Sudafrica.

In appello, il 20 marzo 1981, Maletti viene condannato a due anni. Nel 1987 la Corte di Assise di appello di Bari, dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, conferma la condanna in via definitiva[1].

Nel 2000 dal Sudafrica (dove ha acquisito la cittadinanza) rilascia un'intervista al quotidiano La Repubblica, in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obiettivi, ma avrebbe fornito a Ordine Nuovo attrezzature ed esplosivo (proveniente dalla Germania), tra cui, in base alle indagini effettuate a suo tempo dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana. Secondo Maletti lo scopo di questo comportamento era quello di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia[2].

Maletti nell'intervista ha anche riferito il fatto che al SID, nonostante questo avesse informato il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire e che la CIA, tramite infiltrati e collaboratori, fungeva da "collegamento tra diversi gruppi di estrema destra italiani e tedeschi".

Grazie ad un salvacondotto rientra in Italia il 20 marzo 2001 per testimoniare al processo di Piazza Fontana, dove ribadisce che la politica delle stragi ha una matrice internazionale[1]. Alla domanda perché non abbia informato la magistratura, afferma: "Fino al 1974 nessuno ci aveva spiegato che dovevamo difendere la Costituzione"[1].

Iscrizione alla loggia P2[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 il suo nome viene trovato nella lista degli affiliati alla P2 (Roma, fasc. 499), anche se Maletti negherà un suo coinvolgimento con la loggia, affermando di aver ricevuto l'invito ad aderirvi da parte di Licio Gelli (che aveva conosciuto nel 1973), ma di averlo rifiutato[3].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1975[4]
Onorificenza revocata ope legis per effetto della sentenza definitiva di condanna e della conseguente interdizione perpetua dai pubblici uffici.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Carlo Lucarelli, Piazza Fontana, Torino, Einaudi, 2007, pp. 100-101, ISBN 978-88-06-18524-4.
  2. ^ Una strategia simile è stata evocata, per spiegare quegli anni, da Cossiga (Rassegna Stampa - Cossiga: "Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei), con cui Maletti concorda anche per quanto riguarda la caduta dell'aereo Argo 16.
  3. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi - Audizione del generale Gian Adelio Maletti, avvenuta il 3 marzo 1997
  4. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  5. ^ G.U. 8 maggio 2014, n. 105.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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