Giairo

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La resurrezione della figlia di Giairo

Giairo (il cui nome deriva dalla trascrizione greca dell'ebraico Yair, “Jahve irradia”) è un personaggio evangelico a cui Gesù, secondo le Scritture, resuscitò la figlia morta.

Notabile di Cafarnao, si recò sulle rive del mare di Galilea per pregare Gesù di recargli soccorso. Marco e Luca affermano che era “capo della sinagoga”; gli ebrei attribuivano a quei tempi tale titolo a coloro che presiedevano le riunioni della comunità ed esercitavano determinate funzioni amministrative in seno ad essa.

Il racconto di Marco è piu ricco di particolari, ma quelli di Matteo e di Luca sono più precisi circa la natura del miracolo compiuto dal Cristo di fronte alla fede mostrata da Giairo, che chiede al maestro di guarire la figlia malata. La fanciulla però era già spirata all'arrivo di Gesù e quelli della casa affermarono che a quel punto non valeva più la pena di disturbare il taumaturgo. Gesù però rassicurò il padre e rivolgendosi ai presenti che già piangevano e gemevano per il lutto pronunciò le stesse parole che avrebbe detto prima della resurrezione di Lazzaro: “La bambina non è morta, ma dorme”.

Poi, alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli più intimi, e dei parenti della fanciulla, le prese la mano e le disse: “Talità kum”, in aramaico, la lingua che parlava Gesù. Queste parole vengono di solito tradotte liberamente, sulla linea della versione di Marco e della Vulgata di San Girolamo,[1] con “fanciulla, io ti dico, alzati”. La fanciulla dodicenne si alzò e camminò, restituita alla vita e Gesù ordinò di darle da mangiare.

[modifica] Note

  1. ^ vd. in particolare M.Bettini, Alla ricerca del Ramo d'oro/Girolamo esegeta e traduttore (vol. III), La Nuova Italia (RCS libri), Milano 2004. Girolamo giustifica la validità della sua traduzione ad sensum perché a suo avviso in questo caso anche l'evangelista lo fa, aggiungendo "...io ti dico" alla originale frase in aramaico di Gesù.

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