Giacomo Sessa

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Giacomo Sessa
Nobile Cavalier Colonnello Don Giacomo Sessa
Nobile Cavalier Colonnello Don Giacomo Sessa
Giacomo nobile Sessa
Predecessore Giovanni Sessa
Trattamento Don
Altri titoli Cavaliere della Legion d'Onore e Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro
Nascita Milano, 25 novembre 1777
Morte Arzago d'Adda, 1862
Sepoltura Arzago d'Adda
Dinastia Sessa
Padre Giovanni Sessa
Madre Maria Luigia Biumi
Consorte Giuseppa Galimberti
Religione cattolicesimo

Giacomo Sessa (Milano, 1777Arzago d'Adda, 1862) è stato un generale, patriota, nobile e pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo, figlio dei nobili Giovanni Sessa e Maria Luigia Biumi, nacque a Milano il 25 Novembre 1777 in un'antica e assai ramificata famiglia dell'aristocrazia milanese, i Sessa di Daverio.[1] Suoi nonni furono Carlo Sessa, Luogotenente Delegato del Regio Commissariato di Guerra di Como e Giuseppe Biumi, Fisico Collegiato e Convittore del Collegio dei Nobili Longone di Milano; suoi fratelli furono Carlo (prevosto di Rivolta d'Adda), Francesco, Giuseppe (membro del Nobile e Venerando Collegio dei signori Ingegneri e Architetti di Milano), Luigi e Paolo Sessa. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza tra Milano e la tenuta di famiglia ad Arzago d'Adda, la Cascina Ravajola.

Giacomo crebbe in un ambiente ostile alla dominazione austriaca, un aspetto che avrebbe influito moltissimo sul suo futuro: la politica imperiale nel corso del Settecento aveva mirato a disgregare l'unità e la parità all'interno del patriziato milanese, smantellando progressivamente gli organismi dell'antico Stato di Milano e attuando una politica di divide et impera che favorì alcune famiglie a discapito di altre: molti casati, anche di antica nobiltà come i Sessa, gli Aliprandi o i Melzi d'Eril, non riuscirono a garantirsi un'adeguata sopravvivenza politica sotto il dominio asburgico.[2]

Carriera militare sotto l'Impero napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Raggiunta l'età adulta, Giacomo intraprese, assieme al fratello minore Francesco, la carriera militare, salutando la discesa di Napoleone in Italia come un'occasione di riscatto per la sua famiglia e di sostegno alle aspirazioni di unità del popolo italiano: nel febbraio del 1797 i due fratelli aderirono infatti come volontari al 1º Corpo degli Ussari Lombardi, agli ordini del generale Teulié.

Giacomo Sessa si distinse subito, ottenendo la sua prima promozione (luogotenente aiutante maggiore) in modo celebre: secondo i resoconti, nel togliere Verona agli austriaci, il generale Teulié fu circondato da un'orda di Schiavoni nei pressi della porta S. Felice. Lanciandosi innanzi col fratello Francesco, Giacomo protesse a colpi di spada il generale, ma nella mischia Francesco Sessa restò trucidato: Giacomo, colto da furia per la morte del fratello, massacrò molti nemici, impossessandosi della loro bandiera, un gesto che gli fece guadagnare l'immediata promozione sul campo.[3]

La nascita della Repubblica Cisalpina, successivamente alla sconfitta militare degli austriaci, se da una parte favorì la liberalizzazione della società,[4] dall'altra sembrò tradire le promesse di libertà degli italiani. Pur disilluso dagli esiti della politica francese, Giacomo non abbandonò i propri impegni, come invece fecero altri personaggi di rilievo come Francesco Melzi d'Eril, ma proseguì la propria carriera militare, partecipando alle imprese belliche di Napoleone Bonaparte per tutta Europa: militò nelle operazioni effettuate nei pressi degli Stati di Modena e Parma, combatté i Russi sulla Trebbia (1799), guidò il ritiro in Francia ed ebbe parte nella difesa del Passo Gran S. Bernardo e nella Campagna d'Italia del 1800; successivamente, partecipò alla campagna sull'Oceano contro l'Inghilterra (1803) e, ottenuta nel 1804 la nomina a Capitano del Reggimento dei Dragoni di Napoleone, alle campagne presso il Regno di Napoli (1805-6); promosso a Maggiore di Cavalleria e Capo dello Stato Maggiore della Terza Divisione guidò le operazioni in Germania contro la Russia, dove, nella Battaglia di Raab, ebbe infranto l'omero sinistro da un colpo di fuoco. Nel periodo di riposo (1809) ricevette per i suoi meriti militari la nomina a Cavaliere della Legion d'Onore, importante onorificenza francese. Prima della caduta dell'Impero Napoleonico partecipò ancora alle spedizioni in Tirolo e Italia nel periodo 1813-14, in seguito si ritirò a vita privata, sposando nel 1817 Donna Giuseppa Galimberti.[5]

L'adesione alla causa di Casa Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno di Giacomo Sessa alla vita pubblica civile - e soprattutto militare - avvenne nel 1848 con la dichiarazione di guerra all'Austria da parte di Carlo Alberto di Savoia, immediatamente seguente alle cinque giornate di Milano, e con la proclamazione del Governo Provvisorio della Lombardia, sotto cui Giacomo si pose al servizio: era l'inizio della Prima guerra di indipendenza. Giacomo fu quindi nominato il 26 Marzo 1848 Colonnello comandante del I Reggimento Lombardo a fianco del duca Uberto Visconti di Modrone (che comandava il 3°) e in seguito ai suoi successi militari ricusò il grado di general maggiore, conferitogli nel giugno del 1848 dal Ministero della Guerra degli Stati Sardi.

Il successo dello schieramento sabaudo fu però breve: la forza della controffensiva austriaca e il venir meno del sostegno delle truppe pontificie determinarono una rapida inversione, fino alla disfatta finale nella Battaglia di Custoza (1848). Le conseguenze della sconfitta furono pesanti per Giacomo e la sua famiglia: com'è ancora possibile leggere nella Gazzetta di Pavia e in altri resoconti[6], in data 21 aprile 1853 un Regio Imperial Decreto del Feld-maresciallo conte Radetzky stilò un elenco di personaggi in vista che avrebbero dovuto subito lasciare il Lombardo-Veneto, pena la morte, oltre che subire il sequestro totale dei beni: tra loro la principessa Cristina Trivulzio Belgiojoso, due membri della famiglia Litta Arese, Giacomo Sessa appunto e altri esponenti della borghesia e del mondo intellettuale lombardo.

In esilio nel Regno di Sardegna, Giacomo si stabilì per un anno a Biella, quartier generale degli ufficiali lombardi di cui egli era comandante, in seguito fu nominato Presidente del Consiglio di Guerra a Vercelli. Negli anni seguenti, in virtù dei suoi servigi, fu accolto con prove di nobiltà nell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1852) e nel 1853 venne naturalizzato suddito sardo per Decreto Ministeriale.

L'esilio e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

L'esilio negli Stati Sardi durò fino al 26 aprile 1856, data in cui fu firmato un nuovo Regio Imperial Decreto che garantiva all'ormai pensionato Maggiore nobile Giacomo Sessa l'impune ritorno nel Lombardo-Veneto, la riammissione alla cittadinanza austriaca e lo scioglimento del sequestro sopra i suoi beni in Milano e in Lombardia. I suoi ultimi anni trascorsero nella tenuta della Cascina Ravajola ad Arzago d'Adda, dove poté dedicarsi ad uno dei suoi più amati passatempi, la pittura, con la guida del celebre pittore Antonio Guadagnini che realizzò per la famiglia Sessa numerose opere e ritratti, alcuni dei quali conservati dai discendenti. Alcuni dipinti (in particolare i Sacri Cuori) nella Chiesa di San Lorenzo Martire ad Arzago sono firmati da Giacomo.[7]

Con la Seconda guerra di indipendenza del 1859 il Lombardo-Veneto fu liberato definitivamente dal giogo austriaco e nello stesso anno fu proclamato il Regno d'Italia.

Giacomo Sessa morì nel 1862 ad Arzago d'Adda ed è sepolto nella Cappella Sessa, oggi di proprietà dei discendenti Gatti Grami Sessa.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La famiglia Sessa dal X al XXI secolo, Adalberto Sessa
  2. ^ Felice Calvi, Il patriziato milanese.
  3. ^ G. Jacopetti, Biografie di Achille Fontanelli, Francesco Teodoro Arese...
  4. ^ Si veda l'ammodernamento con l'apertura degli incarichi pubblici a tutti i cittadini senza differenze di censo, promosso da Francesco Melzi d'Eril,
  5. ^ Archivio di Stato di Torino, Sez. Guerra, Fondo Ufficiali Lombardi
  6. ^ http://books.google.it/books?id=k8NIAAAAcAAJ&pg=PA182-IA7&dq=giacomo+sessa+cristina+trivulzio&hl=it&sa=X&ei=uB2oT7CKEZLN4QTNvtX_CA&ved=0CFIQ6AEwBg#v=onepage&q=giacomo%20sessa%20cristina%20trivulzio&f=false
  7. ^ Parrocchia San Lorenzo Martire Arzago d'Adda. Oratorio don Bosco

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]