Ghost World

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Ghost World
Ghost world.JPG
Thora Birch e Steve Buscemi in una scena del film
Titolo originale Ghost World
Paese di produzione USA
Anno 2001
Durata 111 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Terry Zwigoff
Soggetto Daniel Clowes (fumetto)
Sceneggiatura Daniel Clowes, Terry Zwigoff
Produttore Lianne Halfon, John Malkovich, Russell Smith
Fotografia Affonso Beato
Montaggio Carole Kravetz, Michael R. Miller
Musiche AA. VV.
Scenografia Edward T. McAvoy
Costumi Mary Zophres
Interpreti e personaggi
Premi

Ghost World è una commedia drammatica statunitense del 2001 diretta da Terry Zwigoff, tratta dal fumetto omonimo di Daniel Clowes.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Alla fine degli anni novanta in una piccola cittadina degli Stati Uniti Enid è una diciottenne irrequieta, appena diplomata, in continuo conflitto con il padre che si dimostra affettuoso ma fondamentalmente superficiale. È amante della musica, dell'arte e dello stile punk, (in un certo punto del film si tinge i capelli di verde) possiede un grande spirito critico e un cinismo che la fa sentire unica rispetto alla piatta massa di ragazzini della sua età.

La sua migliore amica, Rebecca, la sostiene nei momenti di difficoltà e sopporta le invettive pungenti che l'amica è capace di lanciare alla persona di turno. Enid è carina nel suo insieme, nelle belle proporzioni del viso, del fisico, senza trascendere nell'anoressia, con capelli neri tagliati a caschetto (nel film senza frangia, nel fumetto con) e con abiti sempre molto originali, molto attenta alla personalità del look ed all'individualità. L'amica Rebecca è più vicina, invece, ad un qualche tipo di conformismo. Un giorno incontrano Seymour (a cui precedentemente avevano fatto uno scherzo in segreto e che avevano iniziato a pedinare per curiosità), collezionista di dischi, in particolare appassionato del genere blues (la musica di Skip James è parte integrante della colonna sonora).

Seymour è un uomo di circa 45 anni, molto chiuso, non frequenta molto la vita mondana, senza una fidanzata e avvolto nella solitudine. Gli scherzi verso di lui durano poco poiché Enid rimane affascinata da questo personaggio, dalla sua passione per i vecchi dischi, e dal suo essere a modo suo alieno alle convenzioni dell'americano medio. Tra lei e Seymour nasce una bella amicizia costellata dalle stranezze di lei, che vuole assolutamente trovargli una bella ragazza.

Tramite annunci sui giornali, Enid trova una donna per Seymour ma, dopo il primo appuntamento dei due, la cosa le sfugge di mano: la donna inizia a condizionare la vita di Seymour e questo a Enid non piace affatto perché non accetta i cambiamenti dell'amico (secondo lei negativi perché annullano la sua originalità). Una sera Enid va a casa di Seymour per trovare conforto, delusa un po' dai suoi tentativi di diventare un'artista dopo il diploma e un po' dal rapporto che lei stessa ha creato tra Seymour e quella donna. Dopo qualche bicchiere di vino, lei gli confessa il suo amore e lo bacia. I due passano la notte insieme e Seymour tronca la relazione con l'altra donna.

Enid, a causa di una pesante litigata avuta con Rebecca, ultima di una lunga serie d'incomprensioni con l'amica che si sta adattando a vivere secondo gli standard, e dopo una serie di delusioni, ormai sentendosi incapace di riuscire ad adattarsi al vivere, decide di abbandonare la città. Seymour nel frattempo è finito all'ospedale (per un incidente), convinto da Rebecca che Enid lo stesse prendendo in giro.

Prima di andarsene Enid passa a trovare Seymour e gli mostra un album di disegni (fatti da lei) che lo riguardano. L'uomo è sorpreso dai disegni, molto romantici, che raccontano in una sorta di diario immaginifico la loro storia. Con un'appena percettibile promessa di rivedersi, Enid parte da quella città, che non è mai riuscita a comprenderla, prendendo un autobus da una fermata soppressa due anni prima.

Questa scena finale, in qualche modo surreale, è interpretabile come un gesto estremo di protesta (o ribellione) di chi non riesce a piegarsi o scendere a compromessi per perdere la propria identità caratteristica, ad adattarsi agli standard della vita sociale dell'uomo comune (che è poi il tema portante del film). Secondo varie interpretazioni questa scena sottenderebbe il suicidio della protagonista.[1]

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto dall'omonimo fumetto di Daniel Clowes pubblicato nel 1997.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Il film, oltre alla candidatura all'Oscar nella categoria "miglior sceneggiatura non originale", ha avuto anche due nomination ai Golden Globe, quali "miglior attrice in un film commedia o musicale" (Thora Birch), e "miglior attore protagonista" (Steve Buscemi).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Q & A with Dan Clowes and Terry Zwigoff

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]