Ghetto di Ferrara

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Coordinate: 44°49′50.25″N 11°37′27.27″E / 44.830625°N 11.624242°E44.830625; 11.624242

Il Museo ebraico di Ferrara, nel ghetto

Il ghetto di Ferrara fu istituito nel 1627, nella zona più antica della città, a poca distanza dal duomo e dal Castello Estense. Fu chiuso definitivamente nel 1859.

La storia[modifica | modifica sorgente]

La presenza ebraica a Ferrara precede di secoli l'istituzione del ghetto. Quando esso fu imposto nel 1627 circa 1.500 ebrei vivevano a Ferrara. La chiusura del ghetto durò oltre un secolo. Le porte che l'occupazione francese aprì nel 1796 si richiusero nel 1826, anche se con regole meno rigide, fino all'unità d'Italia del 1861. Anche dopo la sua chiusura, il ghetto rimase il centro della vita della comunità ebraica di Ferrara, che Giorgio Bassani ha immortalato nei suoi romanzi, Il giardino dei Finzi Contini e Cinque storie ferraresi.

Il ghetto oggi[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere ebraico ha mantenuto in larga misura la sua struttura e i suoi caratteri originari. Dalla piazza della cattedrale ha inizio via Mazzini (già via Sabbioni), la strada principale del ghetto, tipica fino alla seconda guerra mondiale per i suoi vecchi negozi. Al suo imbocco era collocato uno dei cinque cancelli di chiusura. Lo ricorda una lapide sull'edificio dell'ex-oratorio di San Crispino, dove gli ebrei dovevano riunirsi per le prediche coatte. Un altro cancello era posto alla fine della strada (all'incrocio con via delle Scienze). Su via Mazzini 95 si trovano, in un edificio in uso alla comunità ebraica di Ferrara sin dal 1485, le tre sinagoghe ferraresi, le uniche sopravvissute tra quelle esistenti nel ghetto, con l'annesso Museo ebraico.

Da via Mazzini si passa in via Vignatagliata, con i suoi antichi edifici trecenteschi. Al n.33, due lapidi ricordano il medico e filosofo Isacco Lampronti; al n.44 vi era un tempo il forno delle Azzime, e al n.79 la scuola che dopo le leggi razziali del 1938 ospitò i ragazzi ebrei espulsi dalle scuole statali e dove insegnò anche Giorgio Bassani.

Sono invece del Cinquecento o posteriori gli edifici delle altre vie del Ghetto: via Vittoria (già via Gatta Marcia), via Torcicoda, vicolo Vignatagliata e piazzetta Lampronti. In fondo a via Vignatagliata e a via Vittoria erano collocata due altri cancelli di ingresso al ghetto; il quinto chiudeva l'accesso a via dei Contrari. In via Vittoria 39 sorgeva la scola spagnola, oggi smantellata e riadattata ad abitazione privata. Nell'atrio di ingresso rimangono le lapidi che onoravano le offerte dei benefattori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova 1986.
  • Adriano Franceschini, Presenza ebraica a Ferrara. Testimonianze archivistiche fino al 1492, Carife, Ferrara 2007

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