Gesualdo (Italia)

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Gesualdo
comune
Gesualdo – Stemma
Gesualdo – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Campania – stemma Campania
Provincia Avellino – stemma Avellino
Sindaco Carmine Petruzzo (lista civica L'Aquilone) dal 13/06/2004 - Rieletto nel 2009
Territorio
Coordinate 41°0′28″N 15°4′24″E / 41.00778°N 15.07333°E / 41.00778; 15.07333 (Gesualdo)Coordinate: 41°0′28″N 15°4′24″E / 41.00778°N 15.07333°E / 41.00778; 15.07333 (Gesualdo)
Altitudine 676 m s.l.m.
Superficie 27,13 km²
Abitanti 3 692[1] (31-12-2010)
Densità 136,09 ab./km²
Frazioni Piano della Croce, Torre dei Monaci
Comuni confinanti Fontanarosa, Frigento, Grottaminarda, Paternopoli, Villamaina
Altre informazioni
Cod. postale 83040
Prefisso 0825
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064036
Cod. catastale D998
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti gesualdini
Patrono san Nicola
Giorno festivo 6 dicembre
Localizzazione
Gesualdo è posizionata in Italia
Gesualdo
Sito istituzionale

Gesualdo è un comune italiano di 3.694 abitanti della provincia di Avellino in Campania. Si fregia della denominazione di "Città del Principe dei Musici", in onore di Carlo Gesualdo, ultimo grande esponente della polifonia rinascimentale.

Indice

[modifica] Geografia

[modifica] Geografia fisica

Il comune, sorge nell'Irpinia centrale, fra le valli del Fredane e dell'Ufita, a ridosso di una dorsale. Il suo territorio è caratterizzato da una forte escursione altimetrica (max 781 m.s.l.m. monte otica) - (min 319 m.s.l.m. fiume Fredane). La casa comunale sorge all'altezza di 676 metri s.l.m.

[modifica] Geografia antropica

Il comune di Gesualdo comprende le frazioni di Piano della Croce e di Torre dei Monaci

[modifica] Collegamenti

Gesualdo dista 9 km dall'uscita del casello di Grottaminarda, situato al km 81 dell'Autostrada A16 (Italia).

Il comune è inoltre raggiungibile percorrendo la ex Strada statale 303 del Formicoso e un breve tratto della SPexSS428 o percorrendo la statale Ofantina - SS7 con uscita Paternopoli.

Aeroporto : Napoli-Capodichino

Treni : Stazione di Ariano Irpino

Autobus : tratte giornaliere da e per Napoli, Avellino via Grottaminarda servite da A.ir Autoservizi Irpini

[modifica] Distanze

  • Avellino 40 km
  • Napoli 100 km
  • Roma 290 km

[modifica] Storia

[modifica] Dalla Preistoria al periodo romano

L'esposizione a sud, sul fianco destro della valle del fiume Fredane, affluente del Calore Irpino, ha permesso che l'attuale territorio del comune di Gesualdo fosse frequentato fin dalla preistoria. Lo studioso Arturo Palma dell'Università di Siena in alcuni sopralluoghi avvenuti fra il luglio e l'ottobre del 1975 presso la località "Cave di Pietra" di Gesualdo rinvenne "industria litica […] del tipo clacto-taycoide".

Un insediamento del neolitico finale (3000-2500 a.C.) è testimoniato dal rinvenimento in località Capo di Gaudio di alcune scuri di selce levigata "di tipo conoidale lenticolare con profilo triangolare isoscele a base convessa" esposti al museo provinciale, sezione archeologia, ai nn. 650, 651 e 652. Alla fine del III millennio a.C. si fanno risalire resti di strutture di un insediamento e una necropoli con tombe a fosso esplorate dal Penta nel 1893, in località Fiumane, vicino al fiume Fredane. Questi rinvenimenti nel territorio gesualdino testimoniano tracce della presenza umana dell'Eneolitico, del Neolitico e del Paleolitico.

Ai suddetti ritrovamenti se ne sono aggiunti altri attribuibili all'epoca romana, caratterizzati da necropoli e ville localizzate nelle attuali contrade di San Barbato, Paolina e Volpito che si trovano a qualche chilometro dall'attuale centro storico; più recentemente anche nella zona di via Pastena.

[modifica] Le origini - Il Cavaliere Gesualdo

L'aggregato urbano attuale evidenzia l'esistenza iniziale di una rocca intorno a cui, con il passare dei secoli, si sono aggiunte delle case che formavano dei cerchi concentrici e contemporaneamente dei baluardi di difesa.

La struttura antica di Gesualdo è in effetti il risultato di più costruzioni avvenute intorno ad una rocca costruita in epoca longobarda a protezione del ducato di Benevento. Secondo lo storico locale Giacomo Catone[2], la rocca venne donata nel 650 d.C. da Romualdo, duca di Benevento, agli eredi del cavaliere che, da eroe leggendario, per difendere il proprio duca, si immolò durante la guerra tra i Longobardi e i Bizantini capeggiati dall'imperatore Costante II quando costui tentò di conquistare l'Occidente.

Secondo gli storici Scipione Ammirato, Giovanni Antonio Summonte, Alessandro Di Meo ed altri, l'eroe longobardo, balio del duca Romualdo, si chiamava Gesualdo e di conseguenza bisogna supporre che la terra donata agli eredi del cavaliere fosse chiamata Gesualdo. Tutti questi storici si rifanno all'autorevole Historia Longobardorum di Paolo Diacono[3], il quale però dice che l'eroico cavaliere si chiamava Sessualdo e non parla di donazioni agli eredi. Altra ipotesi sull'origine del nome è di Cipriano de Meo[4], il quale sostiene che il nome medievale di Gesualdo fosse Gisivaldum, da Gis-wald, dove "Gis"' è il nome del suddetto cavaliere e "wald" vuol dire bosco, quindi "Il bosco di Gis".

La figura storica del Cavaliere longobardo Gesualdo[5]si colloca intorno alla metà del VI sec. d.C. all'epoca del conflitto tra Longobardi e Bizantini per il controllo dell'Italia meridionale. Nell'anno 663, i bizantini guidati dall'Imperatore Costante II, detto il Pogonato, misero a ferro e fuoco il fragile Ducato di Benevento cingendo d'assedio la città sannita allora retta dal Principe Romoaldo figlio del Duca di Benevento Grimoaldo. Il giovane principe, ai cui servigi era il Cavaliere, trovandosi in serie difficoltà a causa dello strapotere dei assedianti ordinò al Gesualdo di raggiungere a Pavia il padre Grimoaldo per chiedere rinforzi. Il Cavaliere riuscì ad avvertire il Duca che immediatamente dispose l'invio di rinforzi alla volta di Benevento, ma di ritorno da Pavia fu vittima di un'imboscata tesagli dai soldati bizantini che lo catturarono.

L'imperatore bizantino propose al cavaliere di mentire al suo signore in cambio della libertà, quest'ultimo finse di assecondare le richieste nemiche e condotto davanti le mura della città ruppe l'accordo e urlò ai longobardi che presto sarebbero stati liberati per l'arrivo dei rinforzi. Le milizie bizantine fiaccate nel numero e nel morale dopo mesi d'assedio, a causa dell'eroico gesto del cavaliere e dell'imminente arrivo dei nemici dal Nord furono costrette a rompere l'assedio. L'imperatore Costante II, prima di darsi alla fuga diede l'ordine che il Cavaliere venisse decapitato e che il suo corpo fosse gettato nel fiume Calore. La leggenda vuole che il Principe Romoaldo in un ossequioso gesto di pietà verso il prode suo servitore ne raccolse il capo mozzato lanciato all'interno delle mura per poi dargli la più onorata delle sepolture.

[modifica] La Signoria di Gesualdo - La dinastia normanna

I discendenti del primo Gesualdo[6] per quattrocento anni furono i Signori del territorio, man mano ingrandito; dipendevano dal Duca di Benevento, e gli furono fedeli sempre, fino all’estinzione della famiglia, che coincise con la conquista normanna.

Negli annali storici, la prima citazione della "rocca di Gesualdo" è del 1137 e la fa Pietro Diacono[7], quindi nell'epoca normanna che Gesualdo cominciò ad avere uno sviluppo dell'aggregato urbano intorno alla suddetta rocca che fu trasformata in castrum e poi con il passare dei secoli da struttura difensiva ad abitativa, fino a diventare un maestoso e possente castello che caratterizza il panorama.

La dinastia normanna[8] che signoreggiò Gesualdo ha avuto origini da Guglielmo, figlio illegittimo di Ruggero Borsa (di tale Ruggero rimane un'iscrizione incompleta "… ROGERII NORTHMI APULIÆ ET CALABRIÆ DUCIS …" nel cortile del castello). Guglielmo fu il primo signore di Gesualdo di cui abbiamo notizie con documento del 1141[9]. Questi sposò Abelarda, signora di Lucera, figlia del conte di Lecce. Ebbe due figli: Elia ed Aristolfo. Quest'ultimo guidò un esercito in Terra Santa ai tempi del re Guglielmo il Buono. Alla morte di Guglielmo, avvenuta intorno al 1150 (nel 1145 era sicuramente vivo e nel 1152 era sicuramente morto), subentrò suo figlio Elia, 2º signore di Gesualdo. Nel 1152, insieme alla madre Abelarda, cedette all'abate di Cava de' Tirreni molti beni pugliesi.

Il XII secolo coincise con il periodo di massima espansione della Signoria di Gesualdo con il dominio esteso su 36 luoghi tra città e terre situati in tre province, la maggior parte in Principato Ultra, altre in Principato Citra e Basilicata. Compredeva tra gli altri Gesualdo, Frigento, Acquaputrida, oggi Mirabella Eclano, Paterno oggi Paternopoli, San Mango, Bonito, Lucera, San Lupolo (presso Lucera), ed inoltre gli avevano prestato giuramento di fedeltà vassallatica i feudatari di Grottaminarda, Villamaina, Castelvetere sul Calore, Taurasi, Rocca San Felice, Lapio, Candida, Monteaperto, Montemiletto, Montemarano, Girifalco, Castelfranci, Chiusano di San Domenico, Poppano, Serpico, Serra, Baiano (contrada fra Castelfranci, Nusco e Ponteromito), Torella dei Lombardi e Fontanarosa[10].

Dal matrimonio di Elia con Diomeda nacquero cinque figli: Guglielmo, Roberto, Ruggero, Goffredo e Maria. Nel suo testamento del 1189 Elia I dispose che fosse sepolto nel monastero di Montevergine dove era già seppellita la consorte e lasciò a favore del suddetto monastero un canone annuo di 25 once d'oro. Il primogenito Guglielmo, poiché aveva partecipato ad una congiura contro il re, non poté succedere al padre, e pertanto alla morte di quest'ultimo subentrò il secondogenito Ruggero, che aveva ottenuto il titolo di conte da Enrico VI nel febbraio del 1187.

Ruggero, 3º signore di Gesualdo, nel maggio del 1206 cedette il fondo detto "Il Pesco" al monastero di Montevergine in cambio del canone annuo di 25 once d'oro stipulato dal padre. Non ebbe eredi. La Baronia di Gesualdo si ridusse, in epoca sveva, al solo possesso di Gesualdo, Frigento, Taurasi e Mirabella Eclano. Il fratello di Ruggero, Roberto, fu il primo ad assumere il cognome Gesualdo. Costui ebbe due figli: Elia e Gesualda.

Dopo Ruggero furono signori di Gesualdo dei tedeschi, nominati da Federico II. Di essi ricordiamo: Hermann Von Strimberg, Raynaldus De Lavareta, attestato nella signoria di Gesualdo fino al 1226. Successivamente l'imperatore Corrado IV restituì a Elia II Gesualdo, figlio di Roberto e nipote abiatico di Ruggero, i beni che tornarono così alla dinastia Gesualdo. Nel 1246 Elia, d'accordo con il Papa, congiurò contro l'imperatore. Essendo stata scoperta la congiura, Elia corse dall'imperatore a fare atto sottomissione per avere salva la vita. L'imperatore, che già gli aveva tolto le terre di Grottaminarda, lo privò del titolo principesco, ma gli rese salva la vita. Successivamente, con l'avvento di Carlo I d'Angiò, Elia II, per i suoi meriti sui campi di battaglia, dopo la sconfitta di Manfredi riottenne le sue terre e nel 1269 fu nominato Giustiziere in alcune terre della Calabria. Sposò Giovanna di Ponziaco da cui ebbe quattro figli: Nicolò, Mattia, Roberto e Francesca che si maritò con Rainaldo signore di Avella, nel 1276. Mattia fu nominato cavaliere dal re Carlo II d'Angiò ed ebbe in dono la terra di "Guardia Lombarda", oggi Guardia Lombardi, e il castello di Laino in Calabria. Mattia I sposò Costanza di Gajano, ebbe come primogenito Nicolò.

Alla morte di Elia subentrò il figlio Nicolò I Gesualdo, 5º signore di Gesualdo. Egli partecipò alla guerra che il re Carlo II d'Angiò fece per recuperare la Sicilia. Nel 1289 fu nominato Capitano della città di Napoli. Il 20 febbraio 1299 gli fu confermato dal re Carlo II d'Angiò il possesso della baronia di Gesualdo. Morì nel 1300. Nicolò I sposò Giovanna della Marra, dalla quale ebbe due figlie: Roberta e Margherita. Roberta divenne moglie di Giacomo di Capua (figlio di Bartolomeo, Gran Protonotario del regno) e portò in dote Gesualdo con buona parte della sua baronia insieme alla città di Frigento; in seconde nozze si unì a Dragone di Merlotto. Margherita, l'altra figlia di Nicolò I, fu impalmata dal conte Americo di Sus. Dal matrimonio di Roberta con Dragone nacquero due figlie: Maria e Margherita. La primogenita, a cui spettò il feudo di Gesualdo, sposò il conte Filippo Filangieri, signore di Candida. Dal loro matrimonio nacque Giacomo Filangieri, conte di Avellino. Nel 1335 la famiglia Gesualdo promosse la fondazione del monastero dei Celestini a Gesualdo (attualmente sede del Comune)[11].

Nel 1365 Mattia II Gesualdo, 6° signore di Gesualdo, figlio di Nicolò II, nipote abiatico di Mattia I comprò da Cobello Filangieri, per 650 once d'oro, il feudo di Gesualdo e il casale di Volpito. Ritornò così il feudo di Gesualdo alla famiglia Gesualdo.

Nella seconda metà del ’400, durante il Regno aragonese, Gesualdo e il suo castello furono spesso oggetto di azioni guerresche. Una prima volta, durante la Congiura dei baroni che spalleggiano gli Angioini per la riconquista del regno, la rocca di Gesualdo, di cui è signore il conte Giacomo Caracciolo, nell’ottobre del 1461, è assediata dall’esercito aragonese. Cannoneggiata e affamata dall'assedio, dopo la resa, per rappresaglia, gli abitanti di Gesualdo, che pur hanno aiutato il re aragonese furono sottoposti ad un mortale sacco dai saccomanni sforzeschi[12]. Una seconda volta a fine ‘400, Luigi Gesualdo[13], il nuovo signore, pur beneficiato della libertà da Ferdinando D’Aragona dopo un primo arresto, passa dalla parte dei Francesi, questi, accampati al Piano di S. Filippo, fra Frigento e Gesualdo, sono sbaragliati dagli Spagnoli.[14] .Con il passaggio dell’ex regno di Napoli a provincia della potente Spagna nel 1504, i baroni e i castelli perdono definitivamente la loro importanza politico-milita.

Nel censimento dell'anno 1500, Gesualdo contava 2058 abitanti[15]. Per diritto ereditario divennero Signori di Gesualdo: Lionetto Gesualdo, Sansonetto Gesualdo, Luigi II, conte di Conza, poi Nicolò IV Gesualdo, Luigi III Gesualdo, Fabrizio I Gesualdo, Luigi IV Gesualdo, che al titolo di conte di Conza aggiunse, nel 1561, il titolo di principe di Venosa. A Luigi IV Gesualdo successe Fabrizio II Gesualdo ed infine Carlo Gesualdo (1566-1613) XV° Signore di Gesualdo, ultimo e più famoso del casato.

[modifica] L'avvento di Carlo Gesualdo (1596-1613)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Carlo Gesualdo.
Carlo Gesualdo, Principe dei musici

La presenza del principe Carlo Gesualdo diede lustro alla vita gesualdina: per suo volere il castello venne trasformato da rude fortezza in una raffinata dimora capace di accogliere una fastosa corte canora nel vago e vano tentativo di emulare quella di Ferrara[16]. Letterati e poeti furono frequentatori assidui del Castello di Gesualdo tra questi suo grande amico fu il poeta Torquato Tasso[17], che nel suo soggiorno a palazzo scrisse La Gerusalemme conquistata.

Nell'isolamento di Gesualdo[18], il principe continuò a comporre, a discutere quasi ossessivamente di musica, a rielaborare stimoli e suggestioni dell'esperienza ferrarese. Scrisse lavori anche di carattere religioso, che sembrano interrompere "come una parentesi ascetica il lungo intervallo di silenzio apparente tra i madrigali pubblicati a Ferrara e quelli degli ultimi due libri" [19]: nel 1603 uscì, a cura di G.P. Cappuccio e per i tipi di C. Vitale, la stampa napoletana in due volumi delle Sacrarum cantionum; nel 1611, a Gesualdo e a cura dello stampatore Carlino, vennero quindi stampati i Responsoria, esempio piuttosto raro e notevole per l'epoca di un intero ciclo del Triduo sacro musicato da un unico compositore [20].

Nello stesso anno, sempre a Gesualdo, venne pubblicato anonimo il quinto libro di madrigali a cura di G.G. Carlino, l'editore-stampatore che il principe di Venosa aveva voluto operante e al suo esclusivo servizio in un locale del castello adibito a tipografia.

Durante questo lungo periodo 1596-1613 (diciassette anni), più di un terzo della vita di Carlo, la cittadina di Gesualdo godette della magnificenza del principe che, per cercare la pace dell'anima e il perdono di Dio, fra tante altre opere, fece edificare tre chiese e due conventi: uno per i Domenicani e uno per i Cappuccini nel quale è custodita la pala del Perdono di Gesualdo, attribuita a Giovanni Balducci.

[modifica] Niccolò Ludovisi, signore di Gesualdo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Niccolò I Ludovisi.
Niccolò I Ludovisi - Principe di Piombino - Signore di Gesualdo

Alla morte di Carlo Gesualdo, a succedergli nel titolo di Signore di Gesualdo, fu Niccolò I Ludovisi, che nel 1622 sposò Isabella[21] nipote di Carlo e figlia di Emanuele (figlio del Principe Carlo e di Maria D'Avalos morto per una rovinosa caduta da cavallo pochi giorni prima della morte del padre). Niccolò I Ludovisi continuò ed arricchì l’opera edificante di Carlo Gesualdo, come testimoniano le lapidi di pietra presso i conventi dei Domenicani e dei Cappuccini, gli antichi stemmi che si trovano sopra la porta secondaria della chiesa di San Nicola e sopra l’ingresso del convento dei Cappuccini e il dipinto sulla volta a crociera dell’ingresso del castello.

La presenza del Ludosivi, meno osannata rispetto a quella del suo illustre predecessore, fu senza dubbio determinante nella crescita urbana e sociale di Gesualdo. Per volere del Ludovisi, Gesualdo cambiò radicalemente aspetto con l'originaria struttura urbanistica di paese-fortezza radicalmente cambiata grazie alle influenze dell'architettura urbanistica rinascimentale che gli illuminati signori introdussero. I Ludovisi promossero lo sviluppo urbanistico intorno al castello con l'edificazione di numerosi palazzi per la corte e alloggi per la servitù creando l'area della cittadella ancora oggi così denominata, e favorirono la nascita del borgo fuori dalla rocca fortificata.

Il nuovo signore di Gesualdo si adoperò per il completamento delle opere intraprese da Carlo Gesualdo ed arricchì il patrimonio urbano di strade, fontane e piazze e numerose altre opere civili come la torre neviera, acquedotti e ampi portali d'ingresso all'abitato, in modo da rendere al luogo gli aspetti compiuti di una città. Alla sua fervente religiosità, si deve poi l'edificazione di numerosi luoghi di culto, che arricchì di numerose opere pittoriche. Grazie a questo considerevole slancio urbanistico e rilancio sociale, Gesualdo arrivò a contare ben 2538 abitanti, una cifra considerevole per quell'epoca.

A Nicolò successe, nel 1658, il figlio Giovanni Battista che, nel luglio del 1682, vendette il feudo per 12.000 ducati a Isabella della Marra, moglie di Girolamo Gesualdo, marchese di Santo Stefano.

[modifica] Gesualdo dall'Età Moderna alla fine dei diritti feudali

Nel 1688 i Gesualdo ripresero la Signoria della Città con l'avvento di Domenico Gesualdo che, per concessione di Filippo V, tramutò il titolo di signore in principe. Così furono principi di Gesualdo gli eredi Nicola (1705), Fabrizio (1738), e Dorizio di Sango (1770). Nel 1753 il re Carlo III, con Diploma Reale di attribuì a Gesualdo il titolo di Città. Nel 1772 Dorizio di Sango cedette il feudo per 40.000 ducati a Giuseppe Caracciolo[22] di Torella dei Lombardi, XXII° e ultimo Signore di Gesualdo, sancendo la fine del secolare dominio della Famiglia Gesualdo[23], i Caracciolo mantennero il dominio fino all’abolizione dei diritti feudali.

Durante la Repubblica partenopea nel 1799 il castello fu saccheggiato, depauperando e distruggendo così gran parte degli arredi, della cultura e della storia di questo magnifico e maestoso maniero.

Nel 1856, esso passò alla famiglia Caccese, che ne dispose una profonda trasformazione strutturale. La società gesualdina dedita nella quasi totalità al lavoro nei campi e alla pastorizia venne segnata dalle vicende delle famiglie nobiliari che si alternarono al potere, essendo queste ultime proprietarie di tutti i fondi agricoli e dei luoghi di pastorizia.

[modifica] Gesualdo dall'Unità d'Italia ad oggi

Con l'Unità d'Italia, Gesualdo entrò a far parte della provincia di Avellino. Negli anni successivi all'unificazione nazionale, Gesualdo, come molti paesi del circondario e della vicina Basilicata, divenne teatro di episodi legati al fenomeno del Brigantaggio[24]. La miseria e povertà dei decenni post-unitari indusse ampie fette della popolazione ad una massiccia emigrazione, in particolare verso le Americhe (Argentina e Stati Uniti). Il flusso migratorio riprese in modo cospicuo dopo il secondo conflitto mondiale, in particolare verso il Venezuela (dove si contano numerose comunità gesualdine), verso l'Europa, soprattutto in Germania e Svizzera, e nel Nord Italia (nutrita la presenza di gesualdini in Emilia Romagna).

Fino a metà del secolo scorso, Gesualdo fondò la sua economia prevalentemente sul commercio, in particolare del bestiame e dei prodotti agricoli. Le Fiere cittadine, la cui tradizione risale al 1588, erano assai ricche e conosciute ed attiravano compratori da tutta l'Irpinia e dalla vicina Puglia.[25]. A sostenere fortemente l'economia locale contribuivano inoltre l'agricoltura, con grandi produzioni di ortaggi tra questi in particolare il sedano, e l'artigianato, in particolare del legno e della pietra.

Come tutti i centri dell'Irpinia, Gesualdo subì fortemente il contraccolpo sociale ed economico del terremoto del 1980, che provocò la morte di 7 persone che rimasero vittime dei crolli e ingentissimi danni al patrimonio edilizio. Il centro storico, che era la parte più densamente popolata, subì gravissimi danni e rimase del tutto inagile per molti anni. La lenta ricostruzione post sisma, durata per decenni e ancora oggi non del tutto ultimata, dopo un'iniziale ventata di ottimismo caratterizzata dal fiorire del settore edilizio e delle attività ad esso strettamente legate non fu seguita da un'efficace azione di rilancio delle attività produttive. Attualmente Gesualdo, smarrita l'antica vocazione agricola e commerciale, regge la sua economia per lo più sul lavoro impiegatizio e professionale che risulta l'impiego prevalente e più ricercato. Negli ultimi anni le istituzioni e le associazioni locali hanno intrapreso una forte azione di rivalutazione e rilancio dell'importante patrimonio storico e culturale del paese nella prospettiva di favorire un possibile sviluppo turistico[26].

[modifica] Monumenti e luoghi di interesse

[modifica] Castello di Gesualdo

Gesualdo, il Castello

Le origini del Castello si fanno risalire alla metà del VII secolo (epoca longobarda). Il complesso edilizio è delimitato da quattro torrioni circolari con cortine cinte da rivellini e con corte centrale, nella quale vi è una vera da pozzo finemente lavorata. Sulla parete di fronte all'ingresso vi è una testa di leone con la bocca spalancata per ospitare, dal retro della stessa, un cannoncino, vero trabocchetto per eventuali assalitori.

Con il matrimonio di Carlo Gesualdo e Eleonora D'Este ed il trasferimento della corte e del cenacolo musicale (fine ’500), si trasforma in dimora signorile di stile rinascimentale: cortile e loggia della torre meridionale, nuovi appartamenti e cucine attrezzate ad ospitare una Corte, stanze e gallerie con pitture manieriste, fiamminghe e il Salvatore del Caravaggio, la sala del Teatro, giardini e fontane che si perdono nel verde e nell’azzurro dell’orizzonte. Sotto il cornicione, a lettere cubitali si legge: "CAROLUS GESUALDUS EX NOBILISSIMI (recte GLORI*) ROGERII NORTMANNI APULIAE ET CALABRIAE DUCIS GENERE CONPSAE COMES VENUSII PRINCEPS ETC EREXIT" (Carlo Gesualdo, discendente dal nobilissimo Ruggero il Normanno, Duca di Puglia e Calabria, Conte di Conza, Principe di Venosa, etc. eresse).

Il 13 ottobre 1913, per l'alto valore architettonico, storico, artistico e ambientale è stato vincolato dalla Sovrintendenza ai Beni Artistici ed Ambientali di Salerno ed Avellino. Il castello è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980.

Il castello ha subito vari danni e saccheggi nel corso dei secoli: durante la guerra franco-spagnola (1460), quando Ferrante I d'Aragona, per impadronirsi della fortezza, la distrusse in parte; con l'arrivo delle truppe francesi nel 1799; con gli eventi sismici avuti nel corso dei secoli fino a quelli gravissimi del 1980 che hanno costretto i proprietari ad abbandonarlo per pericolo di ulteriori crolli. Recentemente acquistato dal Comune di Gesualdo e della Provincia di Avellino è attualmente in ristrutturazione.

[modifica] Centro Storico di Gesualdo

Gesualdo, ingresso di Palazzo Mattioli da Via Cittadella

Dal castello, che si erge imperioso sulla collinetta, scende verso la valle l'antico abitato di Gesualdo, che si snoda a forma di pigna dall'alto verso il basso, fino al terremoto del 1980 densamente abitato, oggi è semideserto.

Il castello a Sud-Ovest è circondato da una serie di palazzi signorili, pienamente restaurati dopo il sisma del 1980, dotati tutti di giardini pensili come il castello (palazzo Pisapia, palazzo Mattioli, palazzo Catone). Tale area è detta cittadella e ritrova le sue origini nel 1600 all'epoca delle Signorie di Carlo Gesualdo e Niccolò I Ludovisi. A Nord-Ovest, invece, è circondato da piccole case, addossate tutte l'una all'altra, composte da pochi vani, con finestre e porte anguste, con tetti spioventi l'uno sull'altro e grondaie poco sporgenti. Dal tessuto architettonico urbanistico attualmente esistente si può quindi dedurre la stratificazione sociale della popolazione che per secoli ha circondato la vita del castello: società opulenta e forza lavoro. A Est, infine, si sviluppa la città barocca, con piazze, ampie scalinate e edifici monumentali.

Il vero centro storico, comunque, è tutto arroccato attorno al castello, molto scosceso verso Ovest, e attraversato da strade pedonali e mulattiere molto pianeggianti, pavimentate in selciato di pietre locali, forse ricavate dagli stessi lavori di sbancamento a sua tempo eseguiti per costruire case e strade. Se si osserva in tutti i suoi particolari la creazione di strade pianeggianti in luoghi scoscesi, i collegamenti fra le stesse, la predisposizione della abitazioni, i terrazzamenti tutti rivolti verso Sud-Ovest, la visione panoramica che ogni casa ha senza nulla togliere all'altra che la precede o che la segue, il centro storico di Gesualdo rappresenta un modello scientifico di alta architettura[27]. Non a caso, nell'immediato dopo terremoto, la facoltà di architettura di Napoli utilizzò tale centro per un approfondito studio architettonico delle strutture urbanistiche. Dopo una lunga ristrutturazione è stato pienamente recuperato.

[modifica] Luoghi di culto

  • Chiesa Madre di San Nicola (Via San Nicola)
Gesualdo, Chiesa Madre di San Nicola

Il più antico luogo di culto di Gesualdo[28] è la chiesa madre dedicata al Vescovo di Mira San Nicola, patrono della cittadina. Essa fu eretta, probabilmente intorno al XII secolo, a ridosso delle mura del castello, sul declivio del borgo medioevale. Di questo primo impianto mancano i riscontri documentali, anche se l'esistenza di una cripta, fatta murare dal vescovo Torti Rogadei nel XVIII secolo, caratterizzante le chiese sorte tra XI e XIII secolo, può far pensare ad un impianto medievale. Le più antiche notizie attestanti l'esistenza della chiesa risalgono ai primi decenni del XVI secolo, anni in cui Gesualdo passò dal breve dominio del capitano spagnolo Consalvo de Cordova a quello del feudatario Fabrizio I Gesualdo e del figlio di questi Luigi IV. Durante il dominio dei Gesualdo la chiesa subì vari restauri ed ampliamenti in parte ancora leggibili, dopo i recenti restauri, nella parte più antica della muratura e ricordati da lapidi inserite all'interno del sacro edificio. Nel 1538, durante l'arcipretura del reverendo Mastronicola, la chiesa venne arricchita dalla tribuna e dal coro ligneo, e, successivamente, nel periodo della Signoria di Carlo Gesualdo prima e di Niccolò I Ludovisi poi, venne arricchito di un pregiatissimo corredo di tele e opere pittoriche. Tra queste, di particolare rilevanza è senza dubbio la tela intitolata "La Madonna della Neve", di pregevolissima fattura, ascrivibile alla committenza di Carlo Gesualdo. L'edificio fu ricostruito nel 1760, nelle forme in cui ancora attualmente appare.

La chiesa, incastonata tra le case e i palazzi del centro storico, in posizione prospettica su Piazza Umberto I, presenta una pianta a croce latina e risulta ad una sola navata. La facciata è arricchta dal un grandioso portale in pietra da taglio scolpito da Giuseppe Landi da Calvanico nel 1760.

Oltre alle tele seicentesche, all'interno sono custoditi sette preziosi altari in marmi policromi, le magnifiche statue dei santi Nicola, Giuseppe e Andrea (XVIII - XIX sec.), la bellissima statua dell'Immacolata (XVIII sec.), un fonte battesimale in marmo locale onice di Gesualdo (XVIII sec.) e numerose reliquie, tra cui il braccio di Sant'Andrea.

Attualmente è sede della Parrocchia dei Santi Nicola di Bari e Antonino Martire.

Gesualdo, il Cappellone o Chiesa del SS. Sacramento


  • Cappellone (Piazza Umberto I)

La Chiesa del SS. Sacramento, meglio nota come il Cappellone, presenta nella sua globalità tre forme strutturali.

1) La parte bassa (base), con la facciata in pietra, decorata da intagli a rilievo, è prismatica a base quadrata.

2) La parte centrale (tamburo), nella quale si aprono quattro finestroni perfettamente allineati con i punti cardinali, è cilindrica.

3) La parte alta (cupola) è perfettamente emisferica, ma prima del terremoto dell'80 aveva l'estradosso a forma di semiellissoide.

L'accesso è servito da un'imponente scala di nove gradini in pietra da taglio, mentre la cupola è sormontata da una lanterna.

L'interno non presenta elementi artistici degni di rilievo.

La costruzione è da attribuire al principe Domenico Gesualdo e a suo figlio Nicola. L'edificio venne completato nel 1736.

La struttura, situata di fronte alla Chiesa Madre, ha, nel complesso, l'aspetto di un tabernacolo simile a quello innalzato sull'altare maggiore di alcune chiese. Si ritiene, pertanto, che venne realizzata con l'intento di dare una sede maestosa ed imponente all'Ostia Consacrata, sede da cui impartire la benedizione solenne a tutti i fedeli riuniti nell'antistante piazza. Questa funzione, rimasta in vita, si ripete ogni anno nella ricorrenza religiosa del Corpus Domini.


Gesualdo, Chiesa del SS. Rosario
  • Chiesa del SS. Rosario (Piazza Neviera)

Fu iniziata dal principe Carlo Gesualdo[29] che però riuscì a gettare solo le fondazioni, e terminata da Niccolò I Ludovisi nella prima metà del XVII sec.

È a tre navate, comprende nove altari di marmo policromo ben lavorati in stile barocco.

L'altare maggiore, dedicato alla Vergine del Rosario, è veramente magnifico. Dietro di esso vi è un bel coro in legno intarsiato.

L'altare che si trova a destra entrando è dedicato a San Vincenzo Ferreri. Nella nicchia vi è una statua del santo, egregiamente scolpita e fregiata di ricca colonna e diadema in argento.

Numerose sono le tele custodite nella chiesa, risalenti ai secoli XVI, XVII e XVIII.

Dal 1912 è sede dell'Arciconfraternita del SS. Rosario.

La chiesa fa da sfondo alla tradizionale manifestazione del Volo dell'angelo, che ricorre ogni ultima domenica d'agosto in occasione della festa in onore di San Vincenzo Ferreri.


  • Chiesa di Maria SS. Addolorata (Via Roma)
Gesualdo, Chiesa di Maria SS. Addolorata

La chiesa fu fondata nel 1616 dalla principessa Isabella, nipote di Carlo Gesualdo, sotto il titolo di S. Antonio da Vienna. Nel 1820, com’è riportato su lapide collocata sulla porta d’ingresso, fu ampliata per motivi di insufficienza di spazio fino a raddoppiare le sue originarie dimensioni di lunghezza e altezza. Fu rifatto il prospetto principale con artistico portale e fu costruito, separato dal corpo della chiesa, un campanile a base quadrata con cupola ricoperta di mattonelle porcellanate dipinte a mano. Quest’ultima opera, purtroppo, divenuta pericolante, fu demolita nel 1909 e sostituita da un nuovo campanile costruito sul lato opposto. Per accedere alla nuova cella campanaria fu realizzata una scala a chiocciola in pietra con gradini monolitici autoportanti. L’interno fu arricchito di pregevoli stucchi nel 1922, quando fu sistemata sull’altare maggiore la statua della Vergine Addolorata, acquistata presso la ditta “Calderazzo“ di Napoli dal Priore Don Pasquale Dell’Erario, con dei soldi vinti al gioco del lotto. Negli anni Settanta, la facciata fu rivestita con pietre di Fontanarosa. Al centro della stessa, al di sopra del portale, fu riprodotta l’immagine dell’Addolorata con ceramiche di Vietri, mentre sul vertice del frontone fu collocata una statua di San Rocco, fatta appositamente eseguire a Carrara, a imitazione di quella che si conserva all'interno della chiesa. A seguito del rovinoso evento sismico dell’80, la chiesa fu resa inagibile per circa un decennio. Crollò l’abside e andarono perduti affreschi, stucchi e pezzi di altari.

Delle varie opere quivi conservate meritano attenzione particolare le tele della Madonna di Costantinopoli (XVI sec.), dell'Annunciazione (XVII sec.), delle Anime del Purgatorio (1743), la statua di San Michele (XVIII sec.), l'organo a canne (XVIII sec.) e il ciclo di pitture dell'artista contemporanea francese Kathy Toma che decorano il catino absidale della chiesa (2002).

Già dal Settecento è sede della Confraternita dell'Addolorata.


  • Convento dei Frati Cappuccini - Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Via Cappuccini)
Gesualdo, Chiesa e Convento dei Padri Cappuccini

Fatto erigere insieme alla Chiesa dal principe Carlo Gesualdo nel 1592, come si legge sulla lapide apposta sulla facciata, il convento dei Frati cappuccini fu ampliato da Niccolò I Ludovisi nel 1629.

La chiesa annessa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, è ad una sola navata. La facciata molto semplice ed austera presenta sopra l'arco di ingresso lo stemma del principe Carlo Gesualdo. Celebre è il dipinto che vi si conserva, intitolato "il perdono di Carlo Gesualdo" (cm 481 x cm 310) di Giovanni Balducci, ritenuto dalla tradizione gotico-tenebrista l'icona del pentimento nella quale il principe avrebbe fatto trasportare per immagini la sua macerazione interiore per il duplice assassinio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Giovanni Balducci.

Il convento dei frati Cappuccini appartenne alla provincia monastica di Napoli che ne gestì le funzioni e le missioni religiose, fino al 16 luglio 1906, quando, con atto formale di cessione, passò sotto la reggenza della provincia monastica di Foggia, a cui ancora oggi appartiene. Dopo gli impellenti restauri sia del convento che della chiesa, fu destinato dai superiori a luogo di studentato. Nel 1909 infatti è stato sede dello studio di teologia dei chierici della provincia di Foggia. Fra questi va ricordato Padre Pio da Pietrelcina (novembre - dicembre 1909)[30]. Dal 1926 al 1956 è stato sede di un seminario serafico.

  • Chiesa di Santa Maria della Pietà (Via Roma)

La chiesa fu fatta erigere da Nicolò Ludovisi nel 1642. Custodisce altari in marmo policromo e alabastro gesualdino, due pregevoli acquasantiere e un coro ligneo. Interessante è il pavimento in pietra a tre colori.

Attualmente non consacrata, era sede della Parrocchia di Sant'Antonino, oggi accorpata a quella di San Nicola.

  • Chiesa di Santa Maria degli Afflitti (Via San Sebastiano)

Sita nel rione Canale, custodisce un prezioso dipinto, intitolato "La deposizione", attribuito al pittore Giovanni Tommaso Guarini da Solofra ed eseguito nel 1622.

  • Chiesa di San Lorenzo (Contrada San Lorenzo)

A poche centinaia di metri dal centro abitato, la chiesa sorse come cappella rurale. E' ad una sola navata e custodisce un unico altare sul quale è posizionata la nicchia con la statua di San Lorenzo.

[modifica] Cultura

[modifica] Religione e Folklore

Gesualdo, Volo dell'Angelo
  • Il Volo dell'angelo con la recita tradizionale de L'angelo e il diavolo, tutti gli anni l'ultima domenica di Agosto.

La religiosità di Gesualdo s’infervora in occasione della festa del volo dell’Angelo. Il “volo” ebbe origine nella metà dell'800, esattamente tra il 1833 e il 1876.

L’Angelo è impersonato da un bambino che viene aggrappato ad una fune di acciaio tesa tra la torre Nord-Est del castello e il campanile della chiesa del SS. Rosario, e tirato mediante l'ausilio di carrucole lungo un tragitto di oltre 100 metri, all'altezza di 25 metri sulla sottostante Piazza Neviera, gremita di fedeli. Da un’impalcatura a terra esce il diavolo, sbuffando fumo, dicendo vituperi, con corna e mantello nero. Inizia una disputa dialettica che riprende i testi e le scene delle sacre rappresentazioni medioevali. Il volo dell’angelo ricorre in occasione dei festeggiamenti in onore di San Vincenzo Ferreri, di cui si conserva in paese una preziosa statua. Una leggenda vuole che i Gesualdini per impadronirsi della statua del Santo commisero una prepotenza “mistica”. Si racconta che un comune dell’Italia settentrionale aveva commissionato ad un artista spagnolo la statua di San Vincenzo; per portare la statua al comune committente i portatori si fermarono a Gesualdo; i Gesualdini, ammirandone la bellezza ed infervorati dall’amore per San Vincenzo, non permisero il proseguimento del viaggio, e la statua rimase a Gesualdo.


  • La Passione di Cristo di Gesualdo, ogni Venerdì Santo.

La manifestazione segna un profondo contatto tra la mistica rappresentazione della passione di Cristo con la solennità dei madrigali di Carlo Gesualdo, dal titolo "Thenebrarum".

In un contesto scenico davvero suggestivo, il sofferente Cristo si arrampica a fatica per raggiugere il Golgota, l'imponente castello medievale cinto dalle ripide fortificazioni. Nella sera del Venerdì santo gli animi tormentati di Carlo Gesualdo si fondono con i sofferenti sussulti di Gesù sulla Croce. Le lacrime di Maria rintoccano come campane in giorno di dolore, scuotendo il cuore dei soldati romani. Il Corpo di Gesù, deposto tra le braccia di una madre sofferta e cosciente dell'incontro, ormai avvenuto tra Dio e suo figlio. Sullo sfondo le luci e suoni richiamano il mistico idillio del Cristo che muore e risorge tra l'attonito sguardo dei protagonisti in mezzo ad una folla estasiata di fedeli in preghiera.

[modifica] Festività Religiose

  • Mese di luglio: Festività in onore di Sant'Elia - Contrada Sant'Elia
  • Seconda domenica di settembre: Festività in onore dell'Immacolata - Località Torre dei Monaci
  • Mese di novembre: Festività in onore di Santa Maria degli Afflitti - Rione Canale
  • 6 dicembre: Festività patronale in onore di San Nicola - Chiesa Madre

[modifica] Gli studi Gesualdiani

La figura storica di Carlo Gesualdo, alimenta una forte attività culturale ed artistica nel piccolo centro irpino dove si ripetono periodicamente convegni, concerti ed incontri incentrati sulla celebrazione del genio musicale che fece del castello di Gesualdo fecondo luogo di studio e sperimentazione delle sue arti. Nel corso degli ultimi decenni Gesualdo ha ospitato illustri personalità del mondo della musica e della cultura che hanno fortemente contribuito alla valorizzazione della figura del Principe.

Il grande compositore Igor' Fëdorovič Stravinskij[31], insieme allo studioso Robert Craft[32], visitò Gesualdo negli anni 50 ripercorrendo i luoghi cari al Principe Carlo prima di comporre una delle sue più grandi opere il Monumento pro Gesualdo da Venosa. Il regista tedesco Werner Herzog girò nel 1995 un film-documentario ambientato a Gesualdo ed interpretato dalla cantante-attrice Milva dal titolo Gesualdo: Morte a cinque voci[33] in cui ripercorse le vicende personali ed artistiche del Principe Carlo. L'autore siciliano Salvatore Sciarrino venne insignito della cittadinanza onoraria di Gesualdo per le sue opere dedicate a Carlo Gesualdo. Franco Battiato profondo conoscitore della musica del Principe ed autore di una suggestiva canzone intitolata Gesualdo da Venosa si esibì in un concerto proprio a Gesualdo riscuotendo grande consenso di pubblico. Il dibattito sui temi e sull'opera musicale del Principe Carlo è ancora oggi molto intensa grazie agli approfondimenti ed agli studi di autori di fama mondiale come Glenn Watkins[34]. Sulla scia di tanta attenzione ed interesse a Gesualdo attualmente operano associazioni ed istituzioni culturali attive in una profonda opera di valorizzazione e promozione della figura de Principe Carlo Gesualdo.

[modifica] Manifestazioni ed eventi

  • Convegni, rassegne musicali, manifestazioni dedicate a Carlo Gesualdo.
  • Carnevale Gesualdino, sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati dal rione Canale al centro cittadino;
  • Palio dell'Alabarda, rievocazione dello storico incontro riconciliatore tra Carlo Gesualdo e il figlio Emanuele. Sfilate in costumi d'epoca e giochi medievali - mese di agosto;
  • Saperi e Sapori, rassegna enogastronomica nei vicoli del centro storico - mese di agosto;
  • Gesualdo FolkEvent, rassegna di musica popolare salentina ai piedi del Castello - mese di agosto;
  • Le "vambalèrie", accensione di falò, detti "vambalèrie", per le strade cittadine e le zone rurali. Tale tradizione nacque nell'Ottocento in onore di Sant'Andrea, a seguito dell'abbattimento del tiglio collocato nell'attuale Piazza Umberto I, il cui legno fu in parte bruciato e in parte utilizzato per la realizzazione della statua del santo, ancora oggi conservata nella cappella della Chiesa Madre di San Nicola. - 30 novembre;
  • Presepe vivente nel centro storico - periodo natalizio.

[modifica] Personalità legate a Gesualdo

  • Giovanni Balducci detto il Cosci (Firenze, 1560 – Napoli, dopo il 1631), pittore italiano, autore della Pala del Perdono custodita nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie;
  • Eleonora D'Este (Ferrara, 1561 – Modena, 1637), principessa consorte di Carlo Gesualdo;
  • Carlo Gesualdo (Venosa, 1566 - Gesualdo, 1613), principe madrigalista compositore;
  • Niccolò I Ludovisi (Bologna, 1610 – Cagliari, 1664), principe di Piombino e signore di Gesualdo;
  • Cillo Palermo (XVII sec), scrittore gesualdino, autore della favola pastorale “Gli amori sdegnati“;
  • Vincenzo Maria Pisapia (XVIII-XIX sec.), padre domenicano morto in odore di santità;
  • Giacomo Catone (XVIII-XIX sec.), teologo e storico locale;
  • Igor' Fëdorovič Stravinskij (Lomonosov, 1882 – New York, 1971), compositore, in visita a Gesualdo nel 1956 e autore del Monumentum pro Gesualdo;
  • San Pio da Pietrelcina (Pietrelcina, 1887 – San Giovanni Rotondo, 1968) studente nel Convento dei Cappuccini di Gesualdo nel 1909;
  • Glenn Watkins (1927), studioso di musica rinascimentale e contemporanea, vincitore del Premio Internazionale "Carlo Gesualdo" nel 2005;
  • Werner Herzog (Monaco di Baviera, 1942) regista del film documentario "Gesualdo - Morte a cinque voci";
  • Colonnello Carmine Calò (Gesualdo, 1950 - Kabul, 1998), medaglia d’oro al valor militare “alla memoria”;
  • Ellen Pompeo (Everett, 1969), attrice statunitense il cui nonno paterno è originario di Gesualdo.

[modifica] Economia

Una quota significativa del reddito delle famiglie proviene dal terziario, in particolare dai settori dell'istruzione, della sanità, dell'amministrazione pubblica e nelle professioni. Fiorente, il settore legato all'artigianato ed alla piccola impresa per la presenza di stimati maestri nella lavorazione della pietra, del legno e del ferro e di vari opifici industriali. Importante l'apporto dell'agricoltura.

Le fiere e i mercati

Da segnalare la secolare tradizione delle fiere di Gesualdo che attualmente si tengono nel rione Fiera nelle seguenti date:

- 25 marzo (Fiera dell'Annunziata)

- 11 aprile

- 11 maggio

- 11 giugno

- 11 luglio (Fiera della Maddalena)

- 11 agosto (Fiera dell'Assunta)

- 11 settembre (Fiera della Santa Croce)

- 11 ottobre (Fiera di San Luca)

Il mercato settimanale si tiene anch'esso nel rione Fiera ogni martedì mattina.

I marmi di Gesualdo

Gesualdo è conosciuto per la presenza nel suo territorio di cave del marmo onice[35], un marmo di grande effetto decorativo, trasparente quando tagliato in lastre sottili, ricco di venature. Grandi cultori di questi marmi furono il celebre architetto Luigi Vanvitelli che li utilizzò a profusione nella Reggia di Caserta e Carlo di Borbone che li commissionò per il palazzo reale di Portici. E’ inoltre di alabastro cipollino di Gesualdo il frontespizio del Duomo di Avellino e fonte battesimale della cattedrale, e le decorazioni nella chiesa di Santa Chiara in Napoli. Oltre al marmo onice, nel territorio di Gesualdo si trovano cave di pietra denominata Breccia Irpina o Favaccia, il cui utilizzo è ampiamente diffuso in edilizia.

[modifica] Cucina

[modifica] Gastronomia e piatti tipici di Gesualdo

Grazie alla propizia esposizione ed alla ricchezza di fonti d’acqua, il territorio di Gesualdo regala pregiatissime culture di ortaggi; tra questi da segnalare quella del Sedano. Da sempre i gesualdini vengono, e non a caso, appellati con il nomignolo di “Menestrari” (Verdurai), per le copiose produzioni ortofrutticole che arricchivano i mercati locali e dei paesi vicini. Le ricette ed i piatti tipici legano alla semplicità di preparazione un gusto antico segnato dalla varietà e genuinità degli ingredienti, tutti uniti in vera e propria esplosione di aromi e profumi dei frutti della terra.

"Lachene e fasule" (Tagliatelle e fagioli), "Menesta 'mmaretata" (Verdure e carne in brodo), "Pizza ionna" (Impasto di farina di granturco), "Fusilli e cauzuni" (Fusilli e ravioli alla ricotta), "Cecavruoccole (cecatielli e vruoccole)" (Cavatelli con i broccoli), "Panzetta r'aino 'mbottita" (Pancetta di agnello farcita), "Soppressate"

[modifica] Prodotti tipici

Prodotti ortofrutticoli, tra questi in particolare il sedano.

Vino: Produzione di vino Irpinia DOC (in questa area anche con l'indicazione della sottozona Campi Taurasini) e vino Campania IGT

Olio: Produzione olio Irpinia - Colline dell'Ufita con marchio DOP/IGP da Reg. UE 203/2010 (GUCE L61/29 del 11.03.2010)

Pasta fresca prodotta in modo naturale ed artigianale

Carni

[modifica] Sport

U.S. Gesualdo 1927

L'Unione Sportiva Gesualdo 1927 è il gruppo sportivo più antico e importante della comunità.

Fondato nel 1927, raggiunse i migliori risultati a metà degli anni 60 disputando la Prima Categoria Campania, torneo a carattere regionale, e negli anni 2000 con varie partecipazioni al torneo di Promozione. Dal 2011 milita nel campionato di Seconda Categoria

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Carmine Petruzzo (lista civica L'Aquilone) dal 13/06/2004 - Rieletto nel 2009

[modifica] Demografia

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Cittadini stranieri

Al 31 dicembre 2008 nel territorio di Gesualdo risultano residenti oltre 40 cittadini stranieri: Le comunità più rappresentate sono quelle di:

fonte Istat

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Giacomo Catone, Memorie gesualdine, 1840
  3. ^ Historia longobardorum, capp. 4° e 5° del 5° libro
  4. ^ Cipriano de Meo, La città di Gesualdo contributo di studi e ricerche, presentazione di Alfonso Cuoppolo, ed. Pro loco Civitatis Iesualdinæ, Roma: Il Calamaio, 1996
  5. ^ Le invasioni barbariche in Italia di Pasquale Villari 1902, pag 332
  6. ^ La nobiltà del regno delle Due Sicilie, Volume 2 Di Erasmo Ricca
  7. ^ Chronica sacri monasterii casinensis, libro 4°
  8. ^ A. Lanfranchi. (IT) Carlo Gesualdo, Dizionario biografico degli italiani. Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani. URL consultato il 1 novembre 2011. «Secondo alcune cronache del tempo i Gesualdo "vennero di Francia…" mentre altre, più correttamente, propendono per la discendenza da un Guglielmo - figlio naturale di Ruggero il Normanno: come del resto è testimoniato dall'iscrizione che ancor oggi si può leggere sulle mura del castello di famiglia nella cittadina di Gesualdo: [...]».
  9. ^ Berardo Candida-Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia volume II pagina 53 (in it), Arnaldo Forni, ristampa anastasica, 1995. «Questa famiglia fu originata nel 1152 da Guglielmo figliuolo naturale del duca di Puglia Ruggiero normanno. Guglielmo fu gran contestabile e signore di Gesualdo, dalla quale terra prese il nome che conservarono i suoi discendenti».
  10. ^ Giovanni Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti volume I pagina 469, Arnaldo Forni, ristampa anastasica, 2011. «Originata nel 1152 da Guglielmo figliuolo naturale del duca di Puglia Ruggiero normanno».
  11. ^ Rassegna storica del Risorgimento: organo della Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano, Volume 55
  12. ^ Archivio storico per le province napoletane, Volumi 83-85 pag.23
  13. ^ Descrittione del regno di Napoli Di Scipione Mazzella pag. 516
  14. ^ Storia delle repubbliche italiane del medio evo, 4 Di Jean-Charles-Léonard Simonde de Sismondi, pag. 377
  15. ^ Gesualdo nella sua storia: Con note di critica storico-letteraria di Arturo Famiglietti 1968
  16. ^ Enciclopedia della musica,Volume 3 C.Sartori pag 117
  17. ^ Opera colle controversie sulla Gerusalemme, Volumi 3-4 Di Torquato Tasso pag 182(Nelle nozza di Don Carlo Gesualdo Principe di Venosa con Donna Eleonora D'Este
  18. ^ Anche a Gesualdo si dedicò alle consuete "recreationi" preferite "che sono di caccia […], et di musica, havendo di già composto cinque o sei madrigali artificiosissimi, un motteto, un'aria et ridotto a buon segno un dialogo a trè soprani fatto, credo io, per coteste signore" (lett. del Fontanelli da Gesualdo, 25 giugno 1594)
  19. ^ Pirrotta, 1987, p. 176
  20. ^ Watkins, prefazione al vol. VII dei Sämtliche Werke
  21. ^ Critica e poetica del primo Seicento, Volume 2 di M.Bulzoni, pag.39
  22. ^ La nobiltà del regno delle Due Sicilie, Volume 2 di Erasmo Ricca, pag. 9
  23. ^ Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia di Berardo Candida-Gonzaga, pag 53
  24. ^ Il brigantaggio nelle province napoletane: relazione della Commissione d'inchiesta parlamentare letta dal deputato Massari alla Camera del Comitato segreto del 3 e 4 maggio 1863, seguita da quella letta dal deputato Castagnola nella tornata segreta del 4 maggio e dalla legge sul brigantaggio, di Giuseppe Massari, Stefano Castagnola, Italy. Commissione d'inchiesta parlamentare sul brigantaggio.pag 69
  25. ^ Dizionario geografico--storico--statistico de' comuni del regno delle Due Sicilie,Di Achille Moltedo pag 190
  26. ^ Viaggio nel cratere Di Franco Arminio (http://books.google.it/books?id=bn1YqAzvkQMC&pg=PA132&dq=gesualdo+cappellone&hl=it&ei=6x-0Tt_VAo60-Qazn7CFBg&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2&ved=0CDIQ6AEwAQ#v=onepage&q=gesualdo%20cappellone&f=false)
  27. ^ L'Università per Gesualdo: un impegno di idee e di progetti per la ricostruzione e lo sviluppo nel dopoterremoto di Gabriella Caterina, Virginia Gangemi, Ugo Leone
  28. ^ Storia della cattedra di Avellino e de' suoi pastori Di Giuseppe Zigarelli, pag 382
  29. ^ Della dimora di Torquato Tasso in Napoli negli anni 1588, 1592, 1594 ...Di Carmine Modestino, pag.85(Testamento di Carlo Gesualdo)
  30. ^ Padre Pio, una strada di misericordia Di Yves Chiron, pag. 48-49
  31. ^ Cultura e scuola, Edizioni 51-52 pag.174
  32. ^ Retrospectives and conclusions 1969, pag.107
  33. ^ Modal subjectivities: self-fashioning in the Italian madrigal‎ - Pagina 146
  34. ^ Gesualdo: the man and his music, Glenn Watkins
  35. ^ Il Principato Ultra nel Regno di Napoli Di Rocco Bonavolontà, pag 110

[modifica] Bibliografia

  • Giacomo Catone, Memorie Gesualdine. pubblicato nel 1840.
  • C. Gray and Ph. Heseltine: Carlo Gesualdo, Musician and Murderer, London, 1926
  • Arturo Famiglietti, Storia di Gesualdo, Ed. Accademia Partenopea, Napoli 1977.
  • Cipriano de Meo, La città di Gesualdo contributo di studi e ricerche, Ed. Pro loco Civitatis Iesualdinæ, Roma: Il Calamaio, 1996.
  • Michele Zarrella, Il Principe dei Musici Carlo Gesualdo - l'albero genealogico e la sua città. Ed. Pro-Loco Civitatis Iesualdinæ,Gesualdo 2001.
  • Annibale Cogliano, Inventario - Centro Studi e Documentazione Carlo Gesualdo. Avellino: Elio Sellino Editore, 2004.
  • Annibale Cogliano, Gesualdo 1799: rivoluzione o guerra civile?. Collana: Quaderni Irpini.
  • Annibale Cogliano, IL barone assediato e l'Università contesa. Gesualdo nel tramonto dell'anciem régime. Collana: Quaderni Irpini.
  • Annibale Cogliano, Il Cappellone: una sinagoga travestita? La Cappella del SS. Corpo di Cristo e l'arcano dello sviluppo socioeconomico di Gesualdo in età moderna . Collana: Quaderni Irpini.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Galleria fotografica

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