Capucine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Germaine Lefebvre)
Capucine

Capucine, pseudonimo di Germaine Hélène Irène Lefebvre (Saint-Raphaël, 6 gennaio 1928Losanna, 17 marzo 1990), è stata un'attrice e modella francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Germaine Lefebvre adottò il nome d'arte Capucine, che è il nome francese del Tropaeolum, il nasturzio.

Malgrado i desideri della famiglia, che avrebbe sognato per lei una carriera da insegnante[1], debuttò sul grande schermo nel 1948, all'età di 20 anni, con una parte nel film L'aquila a due teste di Jean Cocteau, cui seguì un altro breve ruolo in Le sedicenni (1949), diretto da Jacques Becker.

Terminati gli studi superiori, laureandosi in lingue straniere in Francia, nel 1950 si sposò con l'attore e doppiatore Pierre Trabaud (1922-2005), noto per aver dato voce al personaggio di Joe Dalton dal 1971 al 1984, unione che durerà solamente sette mesi. Dopo il divorzio non si sposò più.

Alta, snella, con un volto dai lineamenti classici e dotata di una naturale eleganza, Capucine diventò un'indossatrice di alta classe[1][2], molto richiesta da celebri stilisti come Christian Dior e Pierre Balmain[3]. Mentre lavorava per la famosa marca Givenchy a Parigi, divenne grande amica di Audrey Hepburn e fu notata dal produttore Charles Feldman, che le propose di trasferirsi a Hollywood.

Giunta in America nel 1958, Capucine incontrò l'attore John Wayne, che pensò a lei per il ruolo di protagonista femminile nel suo imminente film Un dollaro d'onore, a cui però l'aspirante attrice dovette rinunciare poiché non conosceva l'inglese[3]. Charles Feldman la inviò quindi a Hollywood per farle seguire un corso di recitazione e arte drammatica con il maestro Gregory Ratoff, e nel frattempo per consentirle di perfezionare il suo inglese[3].

Poco dopo firmò un contratto con la Columbia e nel 1960 apparve come protagonista nel dramma Estasi, nel ruolo di una principessa russa, in una biografia romanzata della vita e gli amori di Franz Liszt (Dirk Bogarde). Questa prima apparizione americana venne lodata dalla critica, che unanimemente riconobbe la bellezza di Capucine, valorizzata dai costumi di Jean Louis e dalla fotografia di James Wong Howe[3]. Il film successivo fu la commedia d'avventura Pugni, pupe e pepite, in cui ritrovò John Wayne e recitò anche con Stewart Granger, nel ruolo di Michelle Bonnet, detta "Angelo", un'affascinante ballerina di saloon che riesce a conquistatore il rude cercatore Sam McCord (Wayne) sullo sfondo dell'Alaska del primo Novecento, durante la mitica corsa all'oro.

Nella prima metà degli anni 1960 la carriera dell'attrice fu intensa, con la partecipazione a diverse produzioni di successo, tra cui le celebri commedie brillanti La pantera rosa (1963), in cui interpretò la moglie infedele dell'ispettore Clouseau (Peter Sellers), e Ciao Pussycat (1966), nel quale impersonò una ninfomane che viene presa in cura da uno psichiatra dongiovanni (ancora Peter Sellers). Le commedie sofisticate furono i film in cui ebbe modo di fornire le interpretazioni più interessanti, prendendo garbatamente in giro il proprio personaggio di donna di mondo algida ed elegante[1].

Tra le altre sue interpretazioni degli anni sessanta, da ricordare quelle nei film d'avventura Il leone (1962), e La settima alba (1964), entrambi accanto all'attore William Holden, al quale Capucine fu sentimentalmente legata per alcuni anni, nonostante lui fosse sposato con l'ex attrice Brenda Marshall[4].

Trasferitasi a Losanna, in Svizzera, dopo la metà degli anni anni sessanta, l'attrice continuò apparire in svariate produzioni europee, fra i quali sono da ricordare il film di spionaggio Fräulein Doktor (1969), di Alberto Lattuada, in cui interpretò l'ambiguo personaggio di Saforet[2], e il Fellini Satyricon (1969), ma la sua carriera di diva internazionale durò solo pochi anni[1].

La sua popolarità iniziò a declinare all'inizio degli anni settanta, anche se continuò ad apparire sul grande schermo, seppur in pellicole commerciali di produzione italiana e francese, di scarso interesse artistico[2].

Afflitta dalla depressione e da altri problemi di salute, nel 1990 si tolse la vita gettandosi dall'ottavo piano del suo condominio di residenza a Losanna. Aveva 62 anni.

Sul necrologio del New York Times, viene raccontato che gli unici eredi della sua fortuna furono i suoi tre gatti[senza fonte].

Influenze nella cultura popolare[modifica | modifica sorgente]

  • Il personaggio della contessa Altea di Vallenberg, del fumetto Diabolik, è stato ispirato da lei.[senza fonte]

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pag. 82-33
  2. ^ a b c Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 169
  3. ^ a b c d Dominique Lebrun, Paris-Hollywood. Les français dans le cinema américain, Editions Hazan, 1987, pag. 214-216
  4. ^ Lawrence J. Quirk, The Complete Films of William Holden, The Citadel Press, 1986, pag. 32

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 86928043 LCCN: n95002985