Geórgios Papandréu
Geórgios Papandréu (in greco Γεώργιος Παπανδρέου - Geórgios Papandréou; Kalentzi, 13 febbraio 1888 – Atene, 1º novembre 1968) è stato un politico greco.
La sua vita politica fu un'altalena di carcere e di cariche governative, un alternarsi di repubblica e monarchia, una sarabanda di unioni e scissioni di partiti, un tentativo di trovare continuità e coerenza in una situazione di continua instabilità, finché tutto finì col regime dei colonnelli.
Deputato liberale alla Camera nel 1923, con l'instaurazione della Repubblica divenne ministro dell'Economia nel 1925, fu deportato dal generale Theodoros Pangalos, tornò al governo con Eleftherios Venizelos, e gli restò a fianco fino al 1935, quando uscì dal partito liberale per fondare quello socialdemocratico.
Con la restaurazione monarchica del 1936 fu deportato nell'isola di Andros.
Liberato 5 anni dopo, partecipò alla Resistenza antifascista, fu arrestato di nuovo dagli italiani nel 1942 e nel 1944 riuscì a fuggire in Egitto, dove fu nominato capo del governo greco in esilio.
La guerra civile lo costrinse a dimettersi nel gennaio 1945, ma dopo il 1947 partecipò con vari incarichi ai governi di Dimitrios Maximos, di Nikolaos Plastiras, e infine di Sofocle Venizelos, figlio del vecchio leader liberale Eleuterio Venizelos.
Con Venizelos ebbe urti e alleanze, si associò e dissociò alternativamente, finché non raggiunse con l'Unione di centro una concentrazione di forze e una vastità di consensi elettorali tali da consentirgli, nel 1964, di tornare al potere con un programma politico di rinnovamento democratico.
Ma bastò un anno alle forze di destra per riuscire a rovesciarlo, approfittando di un suo contrasto con la Corona.
Incominciò allora l'ultima battaglia di Papandreu contro il potere della corte, a favore di un regime di legalità costituzionale.
In grandi comizi, chiese al popolo di decidere se in Grecia dovesse comandare la Corte o il Parlamento.
Ma qualcuno aveva già deciso che il comando non doveva toccare né all'una né all'altro: il 21 aprile 1967 il colpo di Stato dei colonnelli costrinse il re all'esilio e riportò Papandreu in carcere.
Il vecchio leader morì un anno dopo, in casa sua, ma sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri.
Voci correlate [modifica]
- Andreas Papandreou, il figlio
- George Papandreou, il nipote
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