Georgios Koskotas

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Georgios Koskotas (in greco Γιώργος Κοσκωτάς, noto anche come Il grande imbroglione, Ο Μεγαπατεώνας[senza fonte]; Atene, 1953) è un ex uomo d'affari greco-americano, che legò il suo nome ad uno scandalo politico e finanziario che sconvolse la Grecia nell'ultimo decennio del XX secolo.

Gli anni giovanili[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Koskotas proveniva da una famiglia povera. All'età di 17 anni emigrò con la famiglia negli USA

Il rimpatrio[modifica | modifica sorgente]

Dopo appena dieci anni tornò in patria con la moglie e i 3 figli. Trovò impiego presso la banca di Creta. Due anni dopo aveva già assunto la carica di consigliere amministrativo della piccola banca dove lavorava. Sotto la sua gestione la banca di Creta cominciò ad espandersi a macchia d'olio con l'apertura di nuove agenzie sul territorio nazionale.

La vertiginosa ascesa nel settore dei Media[modifica | modifica sorgente]

Nel 1983 Giorgio Koskotas fece un primo, timido ingresso nel mondo dei media con l'acquisto della rivista "ENA". Subito dopo fondò una nuova casa editrice la Multi-Media con etichetta di facciata Grammi e con sede a Pallini, un sobborgo nella parte nord occidentale di Atene. L'anno successivo il gruppo divenne proprietario di due testate storiche, Bradini e Kathimerini acquistate dalla proprietaria Eleni Blachou dietro esborso di una ingente somma. Furono acquistati macchinari tipografici che pochi al mondo possedevano a quel tempo. Con questa meravigliosa tecnologia fu facile per il gruppo pubblicare un nuovo quotidiano dal titolo "24 ORE" dotato di una magnifica veste tipografica ricalcata sul modello del giornale US TODAY e una radio privata SKAY cui lavoravano, dietro generose remunerazioni, i più bei nomi del giornalismo greco. I due Media, da soli, si accaparrarono una larga fetta di mercato ma ebbero vita breve. Ciliegina sulla torta, nel novembre del 1987 Giorgio Koskotas divenne proprietario dell'Olympiakos, famosa squadra di calcio del Pireo, acquistata da Stavros Daifas.

Lo scoppio dello scandalo[modifica | modifica sorgente]

Gli altri editori, sentendo minacciata la sopravvivenza dei loro quotidiani, cominciarono ad attaccare il nuovo arrivato. La battaglia fu aperta prima dal giornale Ethnos appartenente all’ imprenditore Giorgio Bobolas con un articolo “Koskotàs il mafioso”. Bobolas fu poi querelato da Koskotas e condannato dal tribunale al risarcimento dei danni. Seguirono poi altri attacchi dai giornali appartenenti al gruppo Lambrakis in cui si chiedeva l’ intervento della giustizia ma nessuno ebbe l’ effetto sperato. Toccò al giornale Eleftherotypia dell’ editore Tegopulos, a sferrare il colpo di grazia. L’ articolo intitolato: Lettera aperta al primo ministro Andreas Papandreou e firmato dallo stesso Tegopulos, svelava le responsabilità del premier nell’ affare. Incoraggiati dall'articolo anche i giornali Ta Nea e To Vima del gruppo Lambrakis pubblicarono quanto sapevano sull'affare coinvolgendo i nomi del vice premier Menios Koutsoyorgas del ministro della giustizia Tsovolas. La magistratura fu costretta a intervenire e invitò Koskotas a discolparsi.

La fuga[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Koskotas, anziché presentarsi agli inquirenti, preferì fuggire in Brasile con un aereo privato messogli a disposizione dall’ amico Argyris Saliarelis

L'arresto negli USA[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Koskotas riparò quindi negli USA ma fu arrestato dalla FBI il 23 novembre 1988 per vecchi reati di evasione fiscali commessi quando lavorava in quel paese. Fu rinchiuso nella prigione di Salem, Massachussets. Dal carcere dichiarò agli inquirenti americani di aver sempre agito dietro istruzioni del primo ministro e del vice primo ministro Menios Koutsoyorgas confermando in più punti l'articolo del quotidiano Eleftherotypia. Supplicò inoltre i magistrati americani di non procedere alla sua estradizione o per lo meno di rimandare questa decisione a quando Andreas Papandreou non fosse stato più in carica, in quanto temeva per la sua vita.

Le interviste alla rivista Time[modifica | modifica sorgente]

Dal carcere di Salem Giorgio Koskotas concesse innumerevoli interviste alla rivista Time in cui scendeva in particolari grotteschi su come il danaro nei forzieri della banca di Creta passasse nelle tasche di membri del governo, particolari che fecero la delizia dei lettori. Dichiarò infatti di aver distribuito enormi quantità di danaro in contanti, chiuso per lo più in scatoloni che servivano ad imballare pacchi di pannolini a dirigenti del governo e ad alti esponenti del PASOK. Fece i nomi dell'allora ministro dei Trasporti e delle Comunicazioni Giorgio Petsos e del ministro Dimitris Tsobolas che in seguito furono chiamati a deporre. Grazie ai suoi racconti la rivista americana andò a ruba.

La vendita all'asta delle sue imprese[modifica | modifica sorgente]

Intanto in Grecia veniva accertato il buco miliardario della banca di Creta come era stato denunciato negli articoli di Eleftherotypia ed il giudice fallimentare aprì la vendita all'asta delle imprese del gruppo. l'imprenditore Aristidis Alafouzos si accaparrò l'emittente radiofonica SKAI e l'autorevole giornale Kathimerini. I moderni macchinari del gruppo e l'edificio di Pallini che li ospitava, venivano acquistati in solido dai proprietari dei maggiori quotidiani Eleftheros Typos, Apogevmatini, Ta Nea, To Vima ecc. La stampa greca fece così un enorme salto di qualità ponendosi ai livelli europei ed americani almeno per quanto riguardava la veste tipografica dei quotidiani. Ma di lì a poco i vagiti della neonata tv privata avrebbero attratto prepotentemente i Greci distogliendoli dalle edicole. La squadra di calcio Olympiakos, anche questa indebitata fino al collo, veniva acquisita dall'imprenditore Sokratis Kokkalis

L'estradizione in Grecia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1991 fu estradato in Grecia dove fu rinchiuso nel carcere Korydallo di Atene.

La concessione degli arresti domiciliari[modifica | modifica sorgente]

Il 16 marzo del 2003 il tribunale greco concesse a Giorgio Koskotas dietro richiesta del suo avvocato Takis Mihalolias (Τάκης Μιχαλόλιας) il beneficio degli arresti domiciliari ma sotto condizione di presentarsi ogni 15 giorni al locale distretto di polizia di Ekali. Gli era negato il rilascio del passaporto ed il diritto di espatriare. Giorgio Koskotas aveva scontato i 3/5 della pena inflittagli dai giudici per il buco di 33 miliardi di dracme alla banca di Creta.