Georgij Vasil'evič Čičerin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Georgij Vasil'jevič Čičerin)
Georgij Čičerin

Georgij Vasil'evič Čičerin (in russo Георгий Васильевич Чичерин) (Karaul, 24 novembre 1872Mosca, 7 luglio 1936) è stato un diplomatico russo, commissario del popolo agli Esteri della Russia sovietica dall'aprile del 1918. Fece parte della delegazione russa che siglò la pace con gli Imperi Centrali a Brest Litovsk, nel 1922 firmò il Trattato di Rapallo con la Germania e in breve ottenne il riconoscimento internazionale dell'Unione Sovietica da parte delle potenze europee. Gravemente malato dal 1928, lasciò l'incarico nel luglio del 1930..

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Čičerin a Rapallo in occasione della firma del trattato.

Georgij Čičerin nacque nella proprietà fondiaria che la famiglia, aristocratica e liberale, possedeva nel villaggio di Karaul, appartenente all'oblast' di Tambov. Suo padre, Vasilij Nikolaevič, era un diplomatico: nel 1859 era stato segretario dell'ambasciata russa in Piemonte e in quell'anno aveva sposato a Genova Georgina Egorovna Meiendorf, la cui famiglia contava anch'essa numerosi diplomatici al servizio della Russia.

Crebbe in un'atmosfera di forte religiosità, ma la madre l'educò anche alla passione per l'arte e per la storia. Studiò dapprima nel ginnasio di Tambov e poi a Pietroburgo, dove frequentò gli ambienti mondani di parenti e conoscenti nobili della sua famiglia, come quelli della principessa Dolgorukova o del cortigiano Naryškin. Iscrittosi alla Facoltà di storia e filologia dell'Università di San Pietroburgo, alla fine degli studi ebbe un periodo di crisi intellettuale e morale, che trovarono un'eco nella lettura di Schopenhauer, di Nikolskij, di Dostoevskij, di Nietzsche, durante la quale cercò una soluzione nello studio della mistica e dello gnosticismo.

Impiegatosi nel 1896 negli Archivi del ministero degli Esteri, la fame patita dalla popolazione durante la carestia del 1897 lo richiamarono ai problemi concreti della vita. Nei documenti conservati negli archivi del ministero – scrisse anni dopo – trovò la conferma degli « orrori della realtà russa », scoprendo l'impossibilità di rimanere più a lungo passivo. Nel 1904 decise di emigrare, per studiare la letteratura e l'attività dei partiti rivoluzionari, in modo da tornare poi in Russia a svolgervi un consapevole ruolo politico.

Karl Liebknecht

Senza informare la famiglia sulle sue reali intenzioni e munito di falsi documenti fornitigli dal collega Pavlov-Sil'vanskij, Čičerin si stabilì a Berlino, dove conobbe e si legò profondamente con Karl Liebknecht, e cercò di stabilire relazioni con i socialrivoluzionari russi, ma presto se ne allontanò per « il loro eclettismo, le loro carenze, il loro soggettivismo, la loro mancanza di senso storico e l'accento da loro posto sui sentimenti e le emozioni ». Entrò allora nel POSDR: nel 1907 fu eletto segretario dell'Ufficio centrale estero del Partito socialdemocratico russo, che non era altro che il gruppo dirigente menscevico, e in tale veste Čičerin partecipò al V Congresso di Londra.

Dopo il congresso fu arrestato a Charlottenburg per possesso di falsi documenti d'identità ed espulso dalla Prussia. Seppe da Pavlov-Sil'vanskij di essere sorvegliato dall'Ochrana, ciò che gl'impedì di tornare in Russia. Si stabilì allora a Parigi, dove entrò nella redazione del giornale menscevico « Golos social-demokrata » (Голос социал-демократа, La voce del socialdemocratico), e si iscrisse anche al Partito socialista francese.

Esiste dell'emigrato Čičerin un ritratto fatto da un suo contemporaneo: « Accondiscendente, calmo, parlava lentamente e dolcemente, non si eccitava mai, non alzava mai la voce. Non amava i bolscevichi, che considerava dei mostri umani ed era convinto che la loro esistenza fosse un fenomeno del tutto anormale. Non trascendeva, non andava mai in collera, non parlava nelle grandi riunioni, ma aveva un suo uditorio col quale intratteneva regolari relazioni; scriveva molte e lunghe lettere a tutte le organizzazioni mensceviche esistenti all'estero, ma anche a singoli emigrati disseminati in Europa e in America ».

Effettivamente, in questo periodo, pur attivandosi per riunire i diversi gruppi socialdemocratici russi dell'emigrazione, Čičerin si batté contro i bolscevichi sia sul piano dell'organizzazione del partito, opponendosi alla loro unificazione con i menscevichi, che sul piano internazionale, attaccando Lenin, dopo il Congresso di Praga tenuto nel 1912, davanti al Bureau dell'Internazionale socialista. Tuttavia, il suo atteggiamento politico sembrava non privo di contraddizioni, poiché egli, oltre a essere amico di Liebknecht, si teneva in stretto contatto con il gruppo tedesco di estrema sinistra di Pannekoek.

Lev Trockij

Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, Čičerin si trovava a Lilla, che lasciò per Bruxelles e successivamente per Londra. Nei confronti della guerra gli assunse dapprima un atteggiamento difensista ma presto comprese – scrisse – che « la formula del difensismo nascondeva la capitolazione del lavoro davanti al capitale », che « il capitale inglese si serviva delle organizzazioni operaie per tenere la classe operaia sotto il suo potere », che « la democrazia rappresentava il potere del capitale nella sua forma più raffinata » e che perciò « occorreva lottare senza pietà contro tutti i governi borghesi che partecipavano alla guerra ».

Čičerin ruppe con i menscevichi e si riavvicinò agli internazionalisti, collaborando con il « Naše Slovo » (La nostra Parola), il giornale edito a Parigi e diretto da Trockij. In Inghilterra salutò con soddisfazione la vittoria, nel British Socialist Party, dell'ala ostile alla guerra contro i nazionalisti di Henry Hyndman, e la rivoluzione russa, nel marzo del 1917, trovò Čičerin ancora a Londra, dove si attivò per ottenere il passaggio verso la Russia degli emigrati politici nel continente. Le autorità inglesi negavano ai bolscevichi il permesso di transito e finirono per incarcerare Čičerin, che era il segretario della commissione incaricata di organizzare il ritorno degli emigrati.

Liberato nel gennaio del 1918 e tornato in Russia, Čičerin entrò nel Partito bolscevico. Fu posto nella delegazione russa che, in assenza di Trockij, commissario agli Esteri e contrario alla stipula del trattato alle condizioni poste dai tedeschi, il 3 marzo 1918 firmò il Trattato di Brest-Litovsk che, a prezzo di gravi perdite territoriali, sanciva la pace tra la Russia e gli Imperi Centrali. In aprile fu nominato vice-commissario agli Esteri e a luglio, dopo le dimissioni di Trockij, ottenne la carica di primo commissario agli Esteri.

La tomba di Čičerin

Nel 1921 firmò gli accordi diplomatici con la Turchia, l'Iran e l'Afghanistan, nell'aprile del 1922 guidò la delegazione sovietica alla Conferenza di Genova, firmando poi con il ministro degli Esteri tedesco Walther Rathenau il Trattato di Rapallo, primo passo verso il riconoscimento internazionale dell'Unione Sovietica. Avendo il Trattato di pace di Versailles vietato il riarmo della Germania, una postilla segreta prevedeva la collaborazione militare tra i due paesi, un accordo cessato con l'avvento al potere di Hitler.

Nel 1923 partecipò alla Conferenza di Losanna, che riconobbe alla Turchia il possesso dei Dardanelli. Nel 1924 Italia e Unione Sovietica stabilirono relazioni diplomatiche e Čičerin firmò altri accordi la Turchia nel 1925 e con l'Iran nel 1927. Lo stile di Čičerin fu sempre quello di un diplomatico tradizionale, di un funzionario e non, come il suo predecessore Trockij, quello di un uomo politico oltre che di un rivoluzionario. Egli stesso affermò di aver sempre seguito le direttive del suo governo senza farsi promotore di una propria linea politica.

Non partecipò alle lotte intestine tra i dirigenti del Partito comunista succedutesi dopo la morte di Lenin, ma fu eletto membro del Comitato centrale nel XIV e XV Congresso. Colpito da una grave malattia, si curò in Germania dal 1928 al 1929 e si dimise dalla carica di ministro nel luglio del 1930, venendo sostituito da Litvinov. Čičerin morì nel 1936 e fu sepolto nel cimitero moscovita di Novodevičij.

Fonti e bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Georges Haupt, Jean-Jacques Marie, Les bolchéviks par eux-mêmes, Paris, François Maspéro, 1969, pp. 366–376
  • G. V. Čičerin, Autobiografia, in « Enciclopedia Granat »

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 95224384 LCCN: n50054512