Geografia dell'Etiopia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Etiopia.

Mappa dell'Etiopia.
Topografia dell'Etiopia

L'Etiopia è un Paese dell'Africa orientale che confina a N con l'Eritrea, a NE con Gibuti, a E e a SE con la Somalia, a S con il Kenya e a O con il Sudan e il Sudan del Sud. Si estende su una superficie di 1.127.127 km².

Cenni geologici e morfologia[modifica | modifica sorgente]

La caratteristica più rilevante della morfologia etiopica è data dalla presenza di altopiani ora assai estesi ora piccoli, elevati a volte migliaia di metri, che danno al paesaggio un aspetto tipicamente tabulare, solcato profondamente da grandiosi corridoi dove ristagnano acque o si raccolgono veri e propri laghi, o compartimentato da valloni e inciso da forre e burroni.

La parte settentrionale dell'altopiano è separata da quella meridionale da una grandiosa e complicata frattura denominata «estafricana» o Fossa Galla, caratterizzata dalla presenza di una serie di laghi, in parte craterici o intervulcanici. Il grande solco dovuto a un grandioso fenomeno che ha sconvolto l'originaria unità e continuità dell'altopiano ha inizio a O del Kilimangiaro e si sviluppa verso NNE; dopo aver attraversato diagonalmente l'altopiano si allarga progressivamente nella regione attraversata dal fiume Auash, dando origine alla grande depressione della Dancalia (o Afar). La vasta zona paraclastica prosegue con quella del Mar Rosso e quindi termina in territorio asiatico nella depressione in cui si trova il Mar Morto. La grande frattura orografica con i suoi elevati ciglioni esterni permette di distinguere l'altopiano etiopico da quello somalo che in origine ne era la continuazione.

L'altopiano, che è compreso quasi per intero al di sopra della isoipsa di 1000 m, è limitato da ogni parte da bassure, così che nel suo insieme costituisce la zona di alteterre meglio delimitata e nella quale si riscontrano le massime altezze medie del continente africano. Il carattere tabulare del rilievo dipende dalla regolare sovrapposizione orizzontale degli strati, non alterata dai movimenti orogenetici che hanno sollevato uniformemente l'intera zolla anziché dar luogo a pieghe. Questo si nota soprattutto nell'altopiano etiopico, mentre in quello somalo si ha una lieve generale pendenza verso SE di tutto il complesso stratigrafico.

Alla prima antichissima fase della storia geologica della regione, che durò per tutto il Paleozoico, durante il quale il rilievo esistente fu abbassato e frazionato dall'incessante opera demolitrice degli agenti esogeni, seguì nel Mesozoico una lenta sommersione dell'antica terra. In particolare, durante il Mesozoico medio (Giurassico superiore), il mare invase tutta la Somalia e la Dancalia attuali e parte dell'altopiano etiopico sino alla zona di Macallè e al corso medio del Nilo Azzurro: a questa fase risale la formazione di terreni sedimentari al di sopra della piattaforma cristallina. Verso la fine del Mesozoico ebbe inizio infine una lenta e definitiva emersione dell'intera regione, emersione che si estese gradualmente da NO a SE. Nel Cenozoico (Miocene), per effetto di fenomeni di tensione, si verificarono nella massa dell'imbasamento fratture, lacerazioni e fessure, specialmente con andamento meridiano, talora tanto profonde da determinare potenti espandimenti di lave, prevalentemente di tipo basaltico; queste ricoprirono, per la loro fluidità, grandi estensioni del territorio, adattandosi e modellandosi sulla superficie preesistente. Si può dire che l'altopiano etiopico sia quasi interamente coperto da questi grandi espandimenti di lave che spesso si presentano incisi da profonde gole che mostrano sui fianchi, in bella evidenza, la successione dei vari strati.

Tra i solchi d'erosione si levano i tavolati e le ambe, isolate o collegate da strettissime dorsali dentellate, dai fianchi assai ripidi e scoscesi; dove l'erosione ha agito più profondamente è venuto in luce l'antico imbasamento che ha ereditato la rete idrografica preesistente. Anche gran parte delle fratture sono ingombre di materiali vulcanici antichi e recenti di varia natura. Qua e là compaiono anche apparati vulcanici vari, attualmente accompagnati da fenomeni secondari di vulcanismo, come solfatare, fumarole, sorgenti termali, ecc. A tali fratture e dislocazioni - che si notano anche in tutta l'Africa orientale - si devono attribuire la Fossa Galla e la depressione dancala.

Unitaria per genesi e struttura, la regione etiopica appare tuttavia divisibile in diverse sezioni, morfologicamente ben delineate e con precisi caratteri fisici. Esse corrispondono all'altopiano etiopico, all'altopiano somalo, alla Fossa Galla e alla depressione dancala.

L'altopiano etiopico[modifica | modifica sorgente]

Il Ras Dascian (4620 m), la più alta vetta etiopica.

È compreso tra le pianure sudanesi, la fascia costiera eritrea, le bassure della Dancalia e la grande fossa dei laghi Galla. Costituito essenzialmente da un grande tavolato di rocce vulcaniche poggianti su un basamento di rocce sedimentarie mesozoiche e cristalline antiche, si presenta molto frazionato dalla complessa rete dei corsi d'acqua e raggiunge le massime elevazioni nella parte orientale, limitata da una notevole e ripida scarpata a gradini che termina sulla fascia costiera dell'Eritrea nella parte settentrionale, e sulla desolata e grande depressione dancala e sulla media valle del fiume Auash nella parte meridionale.

Lungo il ciglio orientale si trovano numerose cime che si elevano tra i 3000 e i 1000 m, come l'Amba Alagi (3438 m), l'Abbi Mieda (3437 m), l'Abuia Mieda (4000 m) e il monte Meghezez (3603 m). Le maggiori altitudini si trovano però più a occidente di questo allineamento, specialmente nella metà più meridionale dell'altopiano: così il monte Biala (3806 m) e l'Abuna Josef (4198 m) nel Lasta, il monte Collo (4300 m) nell'Amhara e altre numerose cime intorno ai 4000 metri. Su di un terzo allineamento, ancora più a occidente, si levano i monti del Goggiam che culminano nel Birkan (4154 m) e, ad oriente del lago Tana, il monte Guna (4221 m) e i monti del Semien, dove il Ras Dascian (Ras Degen), la più alta vetta dell'Etiopia, raggiunge i 4620 m.

L'altopiano declina invece verso occidente con notevoli contrafforti meno elevati, nettamente separati fra loro da profondi solchi vallivi che ricordano a volte i tipici cañones e che si protendono e digradano verso occidente, irregolari e complicati nel loro andamento, fino a confondersi con i tenui rilievi delle sottostanti pianure alluvionali del Sudan.

L'altopiano somalo[modifica | modifica sorgente]

Ha nel suo insieme caratteri orografici alquanto diversi da quello etiopico. Le sue massime elevazioni si trovano lungo il ciglione che scende ripido nella fossa dei laghi Galla di fronte a quello etiopico, mentre il restante territorio si distingue per la regolare e uniforme inclinazione verso SE, tanto che le ultime propaggini dell'altopiano si immergono sotto le alluvioni e le sabbie costiere dell'Oceano Indiano. Questa struttura differenzia notevolmente l'altopiano somalo da quello etiopico, e si riflette specialmente nella forma delle valli, generalmente meno incavate e profonde di quelle dell'altopiano etiopico, che fanno capo ai due principali corsi d'acqua: il Giuba e l'Uebi Scebeli, diretti verso SE secondo la pendenza generale della regione.

Le massime elevazioni s'incontrano a E dei laghi Auasa e Zuai dove il Badda raggiunge i 4133 m e l'Encuolo, più a S, i 4340 m. A S dell'alto corso dell'Uebi l'altopiano raggiunge nel monte Batu i 4307 m; gli altri gruppi sul ciglio dell'altopiano hanno quote decisamente minori e toccano a O, nei monti Gugù, i 3628 m, e nella Gara Mullata, presso Harar, i 3392 m.

La Fossa Galla[modifica | modifica sorgente]

Si presenta come una netta spaccatura tra l'altopiano etiopico e l'altopiano somalo, che la delimitano con i loro orli rilevati. La fossa, che ospita molti bacini lacustri posti a varie altitudini, ha inizio, a S, con lo stretto bacino del lago Turkana posto a 407 m; continua con il lago Stefania, situato a 593 m e compreso fra le ultime propaggini dell'altopiano che raggiungono i 2000 m. Proseguendo verso NNE, il fondo della fossa si va gradualmente sollevando: i laghi Ciamò (Ruspoli) e Margherita si trovano rispettivamente a 1233 e 1285 m, mentre i ciglioni dei due vicini altopiani superano i 3000-4000 m.

Dopo il Margherita si incontra un nuovo bacino lacustre, quello del lago Auasa posto a 1708 m e poi i laghi Sciala (1567 m), Abàita (1573 m), Langana (1585 m) e infine lo Zuai (1846 m), in corrispondenza del quale il ciglione dell'altopiano somalo raggiunge i 4000 m, mentre quello etiopico è notevolmente più basso, non superando i 3000 m. Subito dopo il lago Zuai, posto ai piedi dell'altopiano etiopico di Addis Abeba, il fondo della fossa si fa più ampio e pianeggiante ed è disseminato di laghetti. Il solco prosegue sempre verso NNE, stretto e serrato tra il bordo dell'altopiano etiopico, elevato oltre i 3500 m, e quello dell'altopiano somalo, prossimo ai 3000 m. Il suo fondo, percorso dal fiume Auash, va gradualmente calando e sempre più allargandosi fino a svasarsi ad imbuto nelle bassure della Dancalia meridionale dove l'Auash si impaluda presso Hadelè Gubò.

Tra le scarpate dell'altopiano etiopico che hanno un allineamento da N a S, e quelle dell'altopiano somalo che si incurvano nei monti del Cercer assumendo una direzione O-E, si distende la caratteristica regione dancala.

La Dancalia[modifica | modifica sorgente]

Paesaggio vulcanico della Dancalia.

Diretta continuazione della Fossa Galla, la Dancalia è compresa tra il Mar Rosso e il piede del versante orientale dell'altopiano etiopico. La regione, vasta circa 100.000 km², ha forma grossolanamente triangolare ed offre meravigliosi esempi di vulcanismo, attualmente solo in minima parte attivo, oltre a fratture, faglie ed altri fenomeni consimili. La mancanza di vegetazione permette di osservare questi fenomeni come forse in nessun'altra parte del mondo.

La Dancalia si affaccia al mare con una stretta cimosa, a O della quale si incontrano dei rilievi, paralleli alla costa, che si presentano con forme tondeggianti e tavolati calcarei solcati da strette e profonde valli. Il nucleo principale di questi monti è costituito dal pianoro di Arrata che raggiunge i 1250 m. Una bassa insellatura, alle spalle di Edd, separa la catena costiera dancala settentrionale dal gruppo montuoso del Dubbi, costituito da vulcani inattivi (Gebel Dubbi, 1280 m) e attivi (Dubbi Alto, 1580 m; Dubbi Basso, 1250 m), e da altri coni vulcanici più elevati situati più a SO. Intorno a questa zona vulcanica si stendono ampie colate basaltiche che si spingono fino ad Assab.

A O dei rilievi che dominano la costa segue una grande depressione divisa in vari bacini, tra i quali il più importante è quello detto Piano del Sale, esteso circa 5000 km². Il bacino è attraversato da cordoni basaltici; il fondo è sabbioso con estesi campi di dune - talora nella tipica forma di barcane - mentre i margini sono terrazzati; la parte settentrionale del Piano del Sale, in prossimità delle pendici orientali della scarpata dell'altopiano etiopico, presenta la sua maggiore depressione, il cui fondo è occupato dal lago Assalè, posto a 116 m sotto il livello del mare, e dal lago Giulietti (-80 m). La depressione si presenta come un deserto ove nell'inverno non sono rare temperature di 40 °C. Nel complesso la depressione dancala si può dividere in due parti: quella settentrionale, chiamata Ghebrò, è ricca di depositi salini, gessosi e potassici; quella meridionale, ancor poco nota, è occupata da zone salmastre dalle quali si elevano formazioni vulcaniche. Questa si estende fino al Gibuti al cui confine occidentale si aprono il lago Abbé, nel quale si perdono le acque del fiume Auash, e più a E il lago Assal, situato a -173 m.

La Dancalia è una regione inospitale e squallida che funge da entroterra di una costa naturalmente portuosa, ma a cui è generalmente difficile approdare per bassezza di fondali e spirar di venti contrari. D'altra parte in questa regione è difficile stabilire regolari comunicazioni, date le sue condizioni di clima e di ambiente: solo dove appaiono le acque vi sono piccole oasi. Migliori condizioni presenta la regione degli Aussa posta nella parte più meridionale.

Clima[modifica | modifica sorgente]

L'Etiopia, benché sia compresa nella zona torrida, tra il Tropico e l'Equatore, presenta un clima molto vario. Se si eccettuano le zone desertiche e dei bassopiani, dove predomina il clima torrido, può dirsi in generale che la regione gode di una notevole uniformità termica, con temperature medie annue non elevate, notevoli escursioni diurne e modeste escursioni annue. La configurazione molto accidentata della regione, la posizione geografica rispetto alle masse oceaniche, la notevole estensione, la presenza di valli che penetrano profondamente nell'altopiano, il regime dei venti e le condizioni bariche introducono elementi di differenziazione climatica di somma importanza.

L'altopiano etiopico, e in genere tutto il territorio al di sopra dei 2000 m, è caratterizzato da una notevole uniformità termica: la forma predominante del rilievo ha una grande importanza nel mantenere tale uniformità, i cui caratteri essenziali sono rappresentati dalla media annua moderata che si aggira intorno ai 18 °C (Addis Abeba posta a 2640 m ha una media annua di circa 17 °C) e dall'esiguità delle oscillazioni annue delle temperature massime e minime. In linea generale, mentre nella parte meridionale e centrale dell'altopiano la temperatura raggiunge il suo massimo fra aprile e maggio, con punte di 31 °C, in quella settentrionale il culmine viene raggiunto fra maggio e giugno, con punte di 28 °C. L'andamento delle temperature minime dell'anno presenta ovunque maggiore regolarità di quella delle massime; le punte minime si verificano fra dicembre e gennaio e possono toccare eccezionalmente 0 °C come nella massima elevazione dell'altopiano, il Ras Dascian. Così non si può parlare di una vera e propria ripartizione stagionale dell'annata bensì di un periodo relativamente caldo (marzo-maggio) e uno relativamente freddo (giugno-agosto), alternati con due altri aventi caratteristiche analoghe: quello caldo (settembre-novembre) mentre l'ultimo (dicembre-febbraio) è a volte il periodo in cui si raggiungono le temperature più basse.

Sulle pendici occidentali sudanesi, come nella depressione dei laghi Galla e sui versanti nord-occidentali dell'altopiano somalo, cioè le zone comprese fra i 500 e i 1800 m, si riscontrano i caratteri termici fondamentali di un ambiente tropicale, soprattutto per i valori medi, per l'escursione diurna più alta e per altri fattori topografici locali, per cui si passa gradualmente da temperature medie annue di 20 °C delle fasce più elevate a quelle di 26-27 °C delle parti più basse: Gambela, posta sul fiume Baro, ha una media annua di 27 °C. Per quanto si riferisce agli estremi assoluti si può notare la preponderanza di elevate temperature durante quasi tutto l'anno: a Gallabat si raggiungono 39 °C, mentre le basse temperature sono piuttosto rare in tutte le località della zona, eccettuate le pendici fino a una certa altitudine, dove le minime più basse non discendono mai sotto 6 °C. In queste regioni, in analogia col comportamento termico annuo, l'annata può dividersi in due periodi principali, ineguali come durata, compresi l'uno nel primo semestre (febbraio-giugno), con temperature inferiori alla media, e l'altro con temperature più basse, alternati con altri due periodi relativamente caldo il primo (settembre-ottobre-novembre) e freddo il secondo (luglio-agosto).

Le due regioni immediatamente contigue a S e SE, cioè il tavolato somalo settentrionale e l'altopiano arusso-hararino, sono influenzate dall'Oceano Indiano, tanto che la temperatura ha una notevole regolarità. Harar, il cui clima gode la fama di essere il migliore dell'Etiopia, ha una temperatura media di 19,7 °C, con punte estreme massima di 25 °C e minima di 12 °C.

Le due ultime zone climatiche dell'Etiopia comprendono i territori desertici della Dancalia e parte dell'Ogaden che sono fra le regioni più calde e aride del mondo: le medie più elevate dell'anno si verificano fra maggio e giugno con 35 °C, con escursioni annue di 10-15 °C ed escursione diurna limitata.

Ma più che dalla temperatura il clima dell'Etiopia è caratterizzato dai venti e in modo particolare dalla quantità di umidità diffusa nell'aria. Il regime dei venti segue un ritmo la cui regolarità è collegata alla circolazione di due correnti fondamentali che traggono origine dal soffiare dei due alisei: boreale di NE e australe di SE. Questa costante circolazione atmosferica e particolari condizioni idrografiche locali assicurano un considerevole apporto di vapore acqueo che è fonte di abbondanti precipitazioni. In linea generale la ripartizione pluviometrica è legata alla distribuzione dell'umidità che è minima nella zona settentrionale del territorio e va crescendo spostandosi verso S, tanto nell'altopiano quanto lungo il versante sudanese. È abbastanza elevata nell'altopiano somalo, diminuisce invece verso la costa somala del Mar Rosso e la regione dei Galla Borana; l'umidità è abbastanza ridotta su buona parte della Fossa Galla, minore nell'Ogaden, minima nella Dancalia; ragguardevole è invece l'umidità lungo il litorale del Mar Rosso.

Il fattore meteorologico più importante è costituito dalle abbondanti precipitazioni dovute alla condensazione dei vapori che i venti sospingono contro i rilievi. L'epoca delle piogge rappresenta per l'Etiopia un periodo la cui durata e intensità variano col variare dei fattori geografici, la vicinanza dei mari, la naturale conseguenza dei grandi movimenti zonali dell'atmosfera e del doppio passaggio del sole allo zenit. Su quasi tutto l'altopiano etiopico si verifica un'unica stagione piovosa, però tradizionalmente suddivisa in due periodi, «piccole piogge» e «grandi piogge», anche se in realtà tra le due fasi non vi è una netta distinzione. Le «piccole piogge» si verificano in primavera e anticipano il grande periodo piovoso. In generale le piogge cadono nel semestre che va da aprile a settembre, mentre da ottobre a marzo si ha il periodo siccitoso, durante il quale, però, in qualche regione come nel Caffa, nel Gimma, nello Scioa e nel Ghimirra si hanno lievi precipitazioni. I massimi si verificano in luglio o in agosto, poi diminuiscono rapidamente e in dicembre e gennaio si registrano i valori minimi. Caratteristica delle piogge in Etiopia è quella di manifestarsi con violenza e con vistose scariche elettriche. Frequente è la grandine, che nelle zone più elevate resta al suolo dando l'impressione talvolta di una nevicata.

La distribuzione della pioggia è ripartita su gran parte dell'altopiano con quantità sempre crescenti procedendo dai confini settentrionali col Sudan, dove cadono circa 200 mm, fino a raggiungere, all'altezza di Axum, i 1000 mm. Vi sono però alcune zone periferiche dell'altopiano, come a SO del lago Tana, e a O e SO di Addis Abeba, dove cadono rispettivamente 1400 e 1800 mm di pioggia. Scarse sono le piogge nella Fossa Galla e nella media valle dell'Auash (500-600 mm); scarsissime quelle che cadono lungo la costa eritrea (circa 250 mm) mentre addirittura insignificanti sono le precipitazioni della depressione dancala, dove cadono non più di 30 mm all'anno.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Le cascate del Nilo Azzurro.

I corsi d'acqua etiopici hanno generalmente un regime torrentizio. Dalle forti piene che si verificano essenzialmente nel semestre più piovoso non vanno esclusi i fiumi principali. Nel corso inferiore le acque scompaiono spesso dalla superficie, ma si ritrovano a modesta profondità.

La regione etiopica divide le sue acque fra il bacino del Nilo e quindi del Mediterraneo a N, il bacino dell'Oceano Indiano a S, e il bacino del Mar Rosso a E. Esistono poi molti bacini interni, privi di sbocco al mare, dislocati lungo la Fossa Galla e nella Dancalia.

Al bacino del Nilo appartengono il Mareb, che nasce nella zona di Asmara e, dopo un corso di 680 km, giunto nella regione di Kassala, nel Sudan, si dirama in vari canali alcuni dei quali raggiungono, nelle annate di notevoli piogge, l'Atbara; il Setit-Tacazzé, che nasce nelle montagne del Lasta, nell'altopiano centrale etiopico; questo fiume ha una lunghezza di circa 760 km e confluisce anch'esso nell'Atbara, verso Tamat. L'alto bacino comprende alcune regioni fra le più ricche di acque dell'altopiano e il fiume, pur avendo corso torrentizio, ha acqua perenne. Nell'alto corso prende il nome di Setit e scorre in genere incassato tra ripide pareti, mentre sul fondo, sottoposto al regime vorticoso delle acque, si formano caratteristiche «marmitte dei giganti» di ogni ampiezza e profondità; i tratti di rapide si alternano spesso con altri che assumono l'aspetto di veri laghetti. Nel basso corso il Setit ha acqua corrente per poco più di tre mesi. Dopo la confluenza con il Mai Sciglà il fiume scorre in una valle coperta da bellissima vegetazione tropicale. In territorio etiopico nasce l'Atbara, che ha diversi rami tra l'Uolcait e il lago Tana, nei monti a O del Semien, al margine orientale dell'altopiano. Lungo complessivamente circa 800 km dalle sorgenti al Nilo, ha acque perenni nel corso superiore; è asciutto da dicembre ad aprile nel corso inferiore, mentre le piene assai forti si osservano tra agosto e settembre.

Il Nilo Azzurro o Abbai è il fiume più importante di tutta l'Africa orientale. Nasce a 3120 m nel cuore dell'altopiano etiopico in una conca paludosa ai piedi del monte Amidamit e scorre, alimentato dalle acque dei ruscelli e piccoli torrenti, verso N fino a immettersi nel lago Tana, dal quale esce presso l'estremità meridionale, arricchito dalle acque del vasto bacino imbrifero della regione. Dopo aver percorso alcuni tratti pianeggianti, il fiume s'infossa in una stretta gola che l'accompagnerà per tutto il suo percorso etiopico. All'inizio della gola, in vicinanza di imponenti cascate, è posto il cosiddetto «ponte portoghese», l'unico che attraversa il Nilo Azzurro: in quel punto il fiume, in tempo di magra, ha una larghezza di appena cinque metri. Dopo aver descritto un ampio semicerchio che comprende e delimita la regione del Goggiam, il Nilo si dirige verso O; raggiunta la pianura sudanese, assume direzione NO e, dopo un percorso di circa 1400 km, a Khartoum unisce le sue acque ricche di fertile limo con quelle relativamente limpide del Nilo Bianco.

L'Abbai accoglie le acque di numerosi affluenti dei quali i più importanti sono quelli di riva sinistra: l'Adabai (Giamma), che accoglie le acque dello Scioa settentrionale, e il Didessa, che nasce nella regione fra il Gimma e l'Uollega, una delle più piovose di tutto il Paese. La valle in cui scorre l'Abbai è quasi ovunque ampia, anche se in taluni punti il fiume scorre con grande violenza, costretto entro vere e proprie forre dominate da pareti a picco alte decine e decine di metri. Ha acque perenni ma, come tutti i fiumi della regione, presenta le portate maggiori fra agosto e settembre. L'ampiezza del bacino imbrifero fa dell'Abbai uno dei più importanti tributari del Nilo Bianco, anche se soggetto a fortissime oscillazioni: alla confluenza col Nilo Bianco il Nilo Azzurro scarica da 120 a 5600 m³ d'acqua al secondo. Il volume medio annuo di acque fertilizzanti che il fiume reca si aggira sui 48 miliardi di metri cubi.

Rapide lungo l'Auash.

Altri fiumi, affluenti del Nilo Bianco, irrigano l'estrema zona meridionale della regione dell'Uollega e del Caffa: tra questi il Baro e l'Akobo che, riuniti, formano il Sobat. Il Baro nasce nella regione dei Moccia; nell'alto corso ha carattere montano, con alveo angusto, ciottoloso e corrente impetuosa. Si svolge verso O e, superata Gambela, si disperde in distese paludose nel bassopiano sudanese in prossimità del fiume Sobat. L'Akobo, che nasce nella regione di Magi, segue per lungo tratto la linea di confine naturale col Sudan fino alla località di Akobo e, attraverso la zona paludosa del Pibor, confluisce nel Sobat, ricco di acque durante tutto l'anno.

L'idrografia del versante meridionale, che defluisce verso l'Oceano Indiano, presenta caratteri semplici e distinti e si può dire si riassuma in due soli grandi fiumi: il Giuba e l'Uebi Scebeli, che hanno la maggiore superficie di bacino idrografico e lunghezza di tutti i corsi d'acqua etiopici; hanno però portata e importanza molto minori e interessano solo in parte il territorio etiopico. Al di fuori di questi due grandi fiumi si può dire che il versante meridionale non abbia un'idrografia superficiale ben definita; dei due corsi d'acqua il Giuba è il principale. Nasce da tre grandi rami (Daua Parma, Ganale Doria e Uebi Gestro), le cui origini si trovano tra la regione dei Borana e quella degli Arussi, presso il ciglio più occidentale e più elevato dell'altopiano etiopico-somalo. Dopo circa 700 km di percorso i tre fiumi si uniscono, presso Dolo, in un unico corso che prende il nome di Giuba. Da questo punto il fiume si svolge con direzione meridiana in territorio somalo e giunge al mare dopo un percorso di altri 900 km.

L'altro grande fiume dell'altopiano etiopico-somalo è l'Uebi Scebeli il cui ramo più importante, l'Uabi, nasce a N del monte Guramba a 2680 m, nella conca di Hoghisò. L'Uebi Scebeli, che raccoglie le acque delle regioni degli Arussi e dell'Harar meridionale, venne compiutamente esplorato dalla spedizione del Duca degli Abruzzi. È il maggiore dell'Africa orientale per ampiezza di bacino idrografico e per la sua lunghezza, che raggiunge i 2490 km. Nell'alto corso montano presenta due grandi cascate e diverse rapide; attraversa una grande gola di erosione dall'aspetto di cañón e riceve, prima di giungere in pianura, i maggiori affluenti, che gli assicurano l'acqua anche nel corso inferiore, almeno per buona parte dell'anno. Raggiunta la pianura, non riceve più affluenti e si dirige serpeggiando in territorio somalo, dove, a poca distanza dalla costa, che segue per lungo tratto verso SE, si perde nella zona acquitrinosa di Balli, in prossimità della foce del Giuba. L'Uebi Scebeli ha acqua perenne, portata assai scarsa e regime analogo a quello del Giuba; costituisce la principale e unica risorsa idrica dell'altopiano etiopico-somalo.

I corsi d'acqua che scendono dalle pendici orientali dell'altopiano etiopico e dai rilievi dancali nel Mar Rosso sono assai brevi e hanno generalmente valli ripide e tortuose. Il principale tributario del Mar Rosso è il Barca, che possiede il più vasto bacino idrografico dell'Eritrea. Il suo corso è di circa 630 km e si svolge da S a N; nasce nel Seraè, presso Debra Mercurios, e, cambiando di tratto in tratto nome, assume quello definitivo di Barca solo a valle dei pozzi di Dambà, dove convergono, per formare un'unica corrente, i suoi principali affluenti dell'alto corso: fra questi lo Sciuguolguol, che si ritiene il ramo principale del Barca. A valle dei pozzi di Dambà il medio corso del Barca si prolunga fino al confine col Sudan; il basso corso si svolge in territorio sudanese dove la precarietà delle acque superficiali è ancora maggiore. Avvicinandosi alla foce, il fiume si suddivide in vari rami, di cui uno soltanto porta acqua fino a uno stagno adiacente al mare. Il principale affluente del Barca è l'Anseba, il cui corso, di circa 400 km, si svolge completamente in territorio eritreo.

Vi sono poi numerosi corsi d'acqua minori, tributari del Mar Rosso, che si distinguono in due gruppi e comprendono quelli che sboccano in mare lungo le coste del Samar e del Sahel e quelli dancali. I primi hanno le loro sorgenti sull'altopiano e le loro valli costituiscono le naturali vie di penetrazione dalla regione costiera al'interno.

Nei bacini chiusi della fossa dei laghi Galla due sono i fiumi veramente importanti. L'Omo Bottego e l'Auash. Il primo, il cui nome è legato alle esplorazioni compiute nel 1897 da Vittorio Bòttego, presenta uno dei corsi più tortuosi di tutta l'Etiopia. Nasce presso Gara Tuca col nome di Ghibiè e si svolge, con carattere torrentizio, serpeggiando prima verso S e poi verso O, ricevendo successivamente molti affluenti che portano le acque dal massiccio del Zalà Gughè; sfocia dopo un percorso di oltre 850 km nell'estremità settentrionale del lago Turkana, grande lago equatoriale privo di emissario.

Il secondo, l'Auash, è il maggiore corso d'acqua del versante orientale e sfocia nei bacini chiusi dell'Aussa e della Dancalia. Nasce a O di Addis Abeba e scorre per la massima parte nella grande fossa tettonica che separa l'altopiano etiopico da quello somalo. Di norma il fiume porta acqua tutto l'anno, ha carattere montano e andamento tortuoso nell'alto corso; attraversa due laghetti, dilaga nella zona paludosa di Uongi e Ciurri e, giunto nella regione dell'Aussa, scorre prima in un desolato e tormentato paesaggio vulcanico e poi, accompagnato dalla lussureggiante foresta che riveste la parte settentrionale dell'Aussa, si divide in più rami dei quali quello principale termina nel lago Abbé.

Laghi e paludi[modifica | modifica sorgente]

Il lago Tana.

Il maggiore e il più importante lago etiopico è il Tana, posto nel cuore dell'altopiano, in una vasta conca, a 1830 m d'altezza, dove esce il Nilo Azzurro. Il lago, noto ai Greci e agli Arabi, venne riscoperto dai Portoghesi nel XVI secolo. Ricco di isole il Tana ha un bacino idrografico di circa 16.800 km², forma circolare e una superficie di circa 3600 km²; la sua massima lunghezza è di 72 km e la larghezza di 65; ha appena 70 m di profondità massima e 40 di media. L'origine di questo importante lago - che nei tempi passati fu ritenuto erroneamente la sorgente principale del Nilo - è legata alla notevole attività vulcanica, avvenuta durante una fase interpluviale, che con enormi colate laviche produsse lo sbarramento delle valli dell'Abbai e quindi la formazione dello specchio lacustre.

Sempre sull'altopiano si trova il minuscolo lago Gudera, a S del Tana, mentre verso l'orlo orientale vi sono molti laghi di una certa importanza fra i quali l'Ascianghi, posto a 2409 m d'altezza, di forma circolare, con superficie di circa 20 km².

Ma la regione più ricca di laghi è la fossa che divide l'altopiano etiopico da quello somalo, dove fenomeni vulcanici hanno separato i diversi bacini lacustri rendendoli indipendenti. Uno dei più importanti è lo Zuai; ha una superficie di 400 km² ed è ricco di isolette; le sue acque sono relativamente dolci e pochissimo profonde. Questo lago è diviso da due brevi cordoni di terreno dal lago Sciala che ha 450 km² di superficie e dal Langana con circa 200 km² di superficie. A SO si apre il lago Regina Margherita, scoperto da Bottego. Ha una superficie di circa 1200 km² ed è cosparso di numerose isole; prossimo a questo è il lago Ciamò, con una superficie di 500 km². L'ultimo lago è lo Stefania, con una superficie di circa 1200 km²; gran parte di questo lago è però ridotta a palude salmastra. Entro i confini dell'Etiopia è compresa la porzione settentrionale del lago Turkana.

Numerose sono le paludi, che abbondano nell'Aussa e nella Dancalia, nel bassopiano verso il Sudan, nella Fossa Galla e nelle regioni meridionali dell'Etiopia. Fra esse la grande palude Giomman, posta a occidente di Addis Abeba, sotto i monti Gorochen.

Flora[modifica | modifica sorgente]

In senso altimetrico si riscontrano tre tipi di vegetazione che dai nativi sono denominati quollà, voina degà e degà. Il quollà include le zone relativamente basse, fino ai 1700 m circa, e la vegetazione è costituita, nei luoghi più bassi e aridi, da cespugli e da rade acacie spinose, nelle regioni umide e calde da lussureggiante vegetazione con foreste di sicomori giganti, palme selvatiche ed euforbie a candelabro; in talune regioni crescono alberi gommiferi, incenso e mirra. Nelle zone più alte e relativamente più fresche vegetano alberi di banano, di tamarindo, di ebano e alcuni tipi di orchidee. Ove abbonda l'acqua prosperano il cotone, il tabacco, la canna da zucchero, gli aromi, il caffè e quasi tutti i cereali fra i quali il tef, usato per fare il pane, e l'Eleusina dagussa dalla quale si ottiene ottima birra.

A questa prima zona fa seguito la voina degà che comprende tutti i terreni posti fra i 1800 e i 2000 m. È la zona media più estesa, più densamente popolata e coltivata e corrisponde - secondo il significato letterale del termine - alla regione della vite. Il clima moderato, il terreno fertile e le piogge copiose consentono per alcuni cereali anche tre raccolti annuali. Questa è anche la zona dove vegetano piante ad alto fusto quali tamarindi, baobab e tutte le specie di sicomori e di euforbiacee; la specie arboree più diffuse sono il grande ginepro abissino, l'olivo selvatico e ogni varietà di cedri; vegetano anche alberi della canfora, palme dum e dattilifere. La palma dum è l'albero più diffuso in Etiopia, tanto che si trova perfino nelle povere e rare oasi della desertica Dancalia. Questo albero cresce rigoglioso ed è tutto sfruttabile: il tronco per legnami da costruzioni, il frutto per mangime ed estrazione di alcool, il picciolo per la fabbricazione di graticci, la fibra delle foglie per la cellulosa e i semi per la fabbricazione dei bottoni. Lungo i fiumi prosperano anche fitte macchie di alti bambù utilizzati dagli indigeni per usi domestici. I prati e i pascoli producono numerose specie di graminacee, di leguminose, tra cui il trifoglio, molto nutrienti quali foraggi.

La vite, un tempo largamente coltivata, è oggi quasi scomparsa. Tra gli alberi da frutto si coltivano il limone, l'arancio, il banano e il melograno; il caffè cresce spontaneamente allo stato selvatico nelle zone sud-occidentali e particolarmente nel Caffa.

La regione del degà comprende tutti i terreni compresi tra i 2000 e i 3700 m. È la zona fredda, poco o niente alberata ma coperta di abbondanti pascoli sfruttati dalla pastorizia. La flora è, in questa zona, costituita da licheni, muschi, arbusti ed eriche. Però sulle dorsali ben esposte crescono pini, ginepri, molte piante alpine e, dove il terreno è coltivato, si producono anche ottimi cereali. È risaputo che l'Etiopia è il solo Paese dove il grano si coltiva fin quasi ai 3000 m e con esso patate, piselli, lenticchie e altri legumi. I boschi delle zone più basse del degà sono caratterizzati dalla presenza dell'olivo selvatico (Olea chrysophylla), del ginepro abissino e da un'alta conifera, il podocarpo. La Kosa (Hagenia abyssinica) è anche reperibile a queste altitudini; i suoi fiori e frutti sono usati dagli etiopici per la preparazione dei medicinali.

Al di sopra di queste tre zone ne esiste però una quarta del tutto improduttiva. È la zona delle cime più elevate del Semien e dei monti del Goggiam, totalmente abbandonata dai nativi che la distinguono col nome di nurc (ghiaccio); in questa zona cresce l'erica arborea e altri pochi arbusti.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

L'Etiopia è straordinariamente ricca di animali d'ogni genere, sia per le favorevoli condizioni del clima e della vegetazione, sia per le differenti zone, alte o basse, umide o aride, in cui si divide. Sugli estesi pascoli dagli altopiani scorrazzano in libertà grandi mandrie di buoi, particolarmente della specie sanga, dalle enormi corna, nonché capre e pecore dal lungo pelame. Numerose sono anche varie specie di antilopi, di orici e di struzzi che sono però fatti segno a una caccia spietata.

Nelle regioni più calde e basse vivono per lo più animali carnivori quali il leone, che è fra i più grandi dell'Africa, la iena, lo sciacallo, la volpe. L'elefante africano si è fatto raro mentre nelle zone più alte si trovano leopardi, rinoceronti, bufali e numerose scimmie.

Le aree paludose delle bassure e i fiumi albergano coccodrilli e ippopotami. Sull'altopiano sono comuni i cinghiali, le lepri e le gazzelle; si trovano pure linci, asini selvatici, istrici, marmotte e oritteropi che sono grandi distruttori di termiti. Un quadrupede stranissimo, originario dell'Etiopia, è il facocero, dal grugno enorme, orecchie e occhi piccolissimi, zanne lunghe e zampe di cavallo; questo animale si nutre di galline ed è ricercato per la sua carne gustosissima.

La fauna etiopica è ricchissima di volatili: branchi di centinaia di faraone e gran numero di francolini vagano nelle pianure; uccelli dai più vivaci colori quali il mascàl, il bengalino, il passero tessitore, il colibrì, la vedovella, lo storno splendente, il fringuello e tante altre specie si trovano in grandi quantità unitamente ad altri volatili più grossi come le aquile, gli avvoltoi, i pellicani, i fenicotteri, le cicogne, i falchi. Né mancano i rettili; vi sono i coccodrilli, che oltrepassano i sei metri di lunghezza e i varani. Tra i serpenti le aspidi e le vipere sono assai comuni; non mancano i pitoni e, tra i rettili di piccole dimensioni, il ceraste, il cui veleno può causare la morte quasi istantanea.

Vero flagello delle campagne sono poi le cavallette e, durante le piogge, le mosche tse-tse che danneggiano gli animali da stalla e da cortile.

Nel Mar Rosso la fauna ittica è ricchissima e permette pesca abbondante. Anche i fiumi e i laghi sono ricchi di pesci, specialmente grossi barbi.

Da ultimo tra gli animali domestici vanno ricordati il cammello, che viene allevato solo nel Paese degli Adal e nella Samahara, il resistentissimo muletto abissino e infine asini e cavalli dell'altopiano.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]