Genrich Grigor'evič Jagoda

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Genrich Grigor'evič Jagoda

Direttore Generale della Nkvd
Durata mandato 10 Luglio 1934 –
26 Settembre 1936
Predecessore carica istituita
Successore Nikolaj Ivanovič Ežov

Dati generali
Partito politico Partito Comunista dell'Unione Sovietica

Genrich Grigor'evič Jagoda in russo: Генрих Григорьевич Ягода? (Rybinsk, 7 novembre 1891Mosca, 15 marzo 1938) è stato un politico sovietico, membro della GPU e poi capo del Commissariato del Popolo degli Affari Interni (NKVD).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Jagoda nel 1936

Di origini ebraiche, il suo vero nome era Enoch Geršonovič Ieguda (in russo: Енох Гершонович Иегуда?), in gioventù aveva studiato a Nižnij Novgorod come farmacista, era stato amico dello scrittore Maksim Gorkij, oltre che noto per la sua passione verso il gioco e le donne.

Aderì al partito bolscevico nel 1907 e fu deportato in Siberia nel 1911; amnistiato nel 1913 si stabilì a San Pietroburgo.

Entrato nella Čeka (che, dal 1922, assunse la denominazione di GPU), dopo la rivoluzione d'ottobre del 1917, divenne nel settembre 1923 il secondo vice di Feliks Dzeržinskij e alla morte di questi, nel luglio 1926, il vice del suo successore Vjačeslav Menžinskij, ben presto gravemente ammalato (Jagoda fu poi accusato di averlo ucciso per avvelenamento). In questo ruolo fu tra i principali organizzatori della liquidazione dei kulaki.

Nella prima metà degli anni trenta si dedicò alla pianificazione della rete dei Gulag e, in tale contesto, alla costruzione del canale Mar Bianco-Mar Baltico e, successivamente, del canale Mosca-Volga.

Morto Menžinskij, fu nominato commissario del popolo agli interni dal 10 luglio 1934 al 16 settembre 1936 e, come tale, direttore del neonato NKVD, erede della GPU. Fu il probabile organizzatore dell'assassinio di Sergei Kirov, il 1º dicembre 1934 a Leningrado, evento che segnò l'inizio delle grandi purghe staliniane. Supervisionò gli interrogatori nel primo dei processi di Mosca[1] nell'agosto 1936, che si concluse con la condanna e la fucilazione, tra gli altri, di Lev Kamenev e Grigorij Zinov'ev, principali esponenti dell'opposizione di sinistra del partito comunista.

Subito dopo, su ordine di Stalin, fu a sua volta estromesso dall'incarico dal suo vice e successore Nikolaj Ežov, con l'accusa di non essere sufficientemente zelante. Arrestato il 3 aprile 1937, fu condannato nel quarto ed ultimo dei processi moscoviti[2], nel marzo 1938 e subito fucilato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il primo grande processo pubblico si svolse a Mosca, nella sala di Ottobre della Casa dei sindacati, dal 19 al 28 agosto 1936. Viene generalmente indicato, dal numero degli imputati, come "processo dei sedici".
  2. ^ Il processo venne celebrato nella capitale dell'URSS dal 2 al 13 marzo 1938 ed è ricordato, dal numero degli imputati, come "processo dei ventuno". Vennero colpiti i maggiori esponenti dell'opposizione di destra del partito.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Andrew, Christopher. La storia segreta del KGB. Milano: Rizzoli, 1991.
  • Chlevnjuk, Oleg V. Storia del Gulag: dalla collettivizzazione al Grande terrore. Torino, Einaudi, 2006. ISBN 88-06-17520-3.
  • Conquest, Robert. Inside Stalin's secret police: NKVD politics, 1936-39. London, MacMillan, 1985. ISBN 0-333-39260-4.
  • Conquest, Robert. Il grande terrore. Milano, BUR, 2006. ISBN 88-17-25850-4.
  • Lucini, Marcello. Ghepeù: storia della polizia segreta sovietica. Milano: Bietti, 1974.
  • Marie-Schwartzenberg, Nadine. Le KGB: (des origines a nos jours). Paris: Presses universitaires de France, 1993.
  • Rayfield, Donald. Stalin e i suoi boia: una analisi del regime e della psicologia stalinisti. Milano: Garzanti, 2005. ISBN 88-11-69386-1.

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