Gengolfo di Borgogna

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San Gengolfo
San Gengolfo – Olio su tela del  Maestro di Meßkirch. Oggi presso la Yale University Art Gallery (New Haven, Stati Uniti d'America)
San Gengolfo – Olio su tela del Maestro di Meßkirch. Oggi presso la Yale University Art Gallery (New Haven, Stati Uniti d'America)

Martire

Nascita VIII secolo
Morte verso il 760
Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse
Ricorrenza 11 maggio
Attributi spada e lancia
Patrono di cavalli

Gengolfo, o anche Gengulphus, Gongolf, Gangulf, Gengoux, Gangloff (Borgogna, VIII secolo760 circa), era un cavaliere borgognone dell'VIII secolo che venne ucciso ai tempi di Pipino il Breve; è considerato santo e martire.


Tradizione[modifica | modifica sorgente]

Nei documenti di quei tempi egli non viene citato, ma la sua leggenda è narrata in due agiografie del X secolo: una Vita in prosa di autore anonimo ed una versione in distici elegiaci di Roswitha di Gandersheim.

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Gengolfo, comandante dell'esercito e cacciatore, era in marcia per svolgere un compito assegnatogli da Pipino il Breve. Un giorno bevve acqua da una fonte, che si trovava in uno splendido giardino fiorito. Ammaliato da questo luogo di fiaba, decise di acquistarlo. Suo fratello tuttavia, che riteneva avesse pagato un prezzo troppo alto per un pezzo di terra, lo schernì. Gengolfo non si seccò per la sfottitura, dato ch'egli aveva voluto anche aiutare il povero proprietario. Molte volte egli invitò i suoi maldicenti amici a sontuose feste conviviali. Una volta egli aveva urtato nel giardino un bastone in terra e subito dopo andò dal povero ex proprietario, per portargli delle vivande, prima di mettersi a tavola con i suoi ospiti.

Il mattino successivo egli desiderava lavarsi nella fonte ma questa si era esaurita. Gengolfo ordinò ad un suo servo di recarsi in giardino e portar via da terra il bastone nel quale si era imbattuto il giorno precedente. Il servo eseguì l'ordine e improvvisamente dalla fonte riprese a sgorgare copiosa l'acqua. Grazie alla preghiera di Gengolfo l'acqua sarebbe diventata in quel modo curativa.

Poco dopo le sue nozze gli venne riferito, che la moglie aveva commesso contro di lui adulterio con un prete. Richiesta di dare spiegazioni, la moglie di Gengolfo si protestò innocente. Dato che egli non le credeva, sollecitò un giudizio di Dio: lei avrebbe dovuto immergere una sua mano nell'acqua della fonte. Dopo averlo fatto, quando la estrasse, essa apparve tutta ustionata. Gengolfo le fece grazia, le concesse in parte il perdono, regalandole persino la metà dei suoi beni, ma a lei non fu più permesso di vedere l'amante, che venne bandito dal territorio. Molto presto tuttavia la moglie infedele richiamò l'amante a sé. Questi si affrettò a tornare, uccise nella notte Gengolfo e fuggì con la donna.

Sulla tomba dell'assassinato devono essere presto accaduti numerosi miracoli. Allorché la moglie lo venne a sapere, disse sarcasticamente: «Gengolfo fa miracoli, come il mio deretano canta canzoni» Ella ebbe tuttavia immediatamente la sua punizione: appena pronunciate queste parole, si udirono provenire dal suo deretano indecenti rumori. E così le succedeva ad ogni venerdì, il giorno dei martiri. Così ad ogni parola che diceva si udiva una scoreggia.

Anche il prete ebbe la sua punizione: si ammalò di una grave malattia, che lo distrusse dall'interno, portandolo alla tomba.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Egli è considerato patrono dei cavalli, ma viene anche invocato per guarire le malattie degli occhi, della pelle e delle articolazioni. Viene rappresentato come un cavaliere con lancia e spada, talvolta con una sciabola e una bandiera. Le chiese o cappelle a lui dedicate sono principalmente collocate presso fonti o fontane.

Egli è venerato in numerose parti d'Europa, soprattutto in Germania ed in Francia. Le sue reliquie sono custodite a Bamberga, ove esiste anche una chiesa a lui dedicata. La chiesa di San Gengolfo ad Hollfeld è una chiesa succursale di quella di Bamberga.

Sul Milseburg, un monte della catena del Rhön si eleva una "cappella di Gengolfo", così come a Wolpertswende. In questo luogo il santo avrebbe sconfitto il demonio, alleato con il gigante del luogo, Mils. Nel parco naturale bavarese del Rhön si eleva il Gangolfsberg (Monte di Gengolfo), alto 736 m s.l.m., con la sua famosa parete in basalto.

A Treviri la Chiesa di San Gengolfo è la chiesa parrocchiale della città e, dopo il duomo, è la chiesa più grande della città.

Fino al XIX secolo, la cappella della Svevia superiore e quella omonima di Neudenau furono méta di pellegrinaggi. A Schelingen, sul monte vulcanico di Kaiserstuhl, nel Baden, c'è una "fonte di Gengolfo".

Vi sono inoltre località che dal santo prendono il nome, come St. Gangloff e Gangloffsömmern in Turingia.

Chiese e cappelle dedicare a san Gengolfo[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Gengolfo a Bamberga

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (LA) Passio sancti Gongolfi martiris in: Paul von Winterfeld (Hrsg.): Scriptores rerum Germanicarum in usum scholarum separatim editi 34: Hrotsvithae Opera. Hannover 1902, S. 35–52 Monumenta Germaniae Historica
  • (DE) Wolfram Siegel: Der heilige Gangolf in Münchenlohra an der Hainleite; Lukas-Verlag Berlin, 2005

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Agiografia su San Gengolfo in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.