Gemini 5

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Gemini 5
Emblema missione
Gemini5insignia.png
Dati della missione
Vettore Titan
Lancio 21 agosto 1965
13:59:59 UTC
Ammaraggio 29 agosto 1965
12:55:13 UTC
Oceano Atlantico
Nave da recupero USS Lake Champlain
Durata 7 giorni 22:55:14
Numero orbite 120
Apoapside 350.1 km
Periapside 162 km
Periodo orbitale 89.59 min
Inclinazione orbitale 32.61°
Distanza percorsa 5.242.682
Massa 3.605 kg
Equipaggio
Equipaggio di lancio
S65-46990.jpg
Programma Gemini
Missione precedente Missione successiva
Gemini 4 Gemini 6

Gemini 5 (GT-5) fu una missione nello spazio con equipaggio nel corso del programma Gemini degli Stati Uniti d’America.

L’equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

La NASA annunciò la composizione dell’equipaggio per il terzo volo Gemini l’8 febbraio 1965 cioè prima che il primo volo con equipaggio del programma venisse lanciato. Gordon Cooper venne nominato comandante della missione e divenne così il primo uomo ad orbitare intorno alla Terra per la seconda volta. Infatti la prima missione di Virgil Grissom, nell’ambito del programma Mercury fu un semplice volo suborbitale. Secondo pilota venne nominato l’astronauta del secondo gruppo scelto dalla NASA e pertanto privo di esperienza nello spazio Charles "Pete" Conrad.

L’equipaggio di riserva fu composto da Neil Armstrong ed Elliott See, entrambi privi di esperienza nello spazio.

Radiofonista di contatto con la capsula (Capcom) operante da Cape Kennedy - cioè per la fase di lancio - fu Virgil Grissom, il comandante della missione di Gemini 3. Dal centro di controllo di Houston, ora il famoso Lyndon B. Johnson Space Center operarono James McDivitt, comandante della missione precedente Gemini 4, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin.

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

La missione di Gemini 5 venne programmata ad avere una durata di otto giorni, cioè il doppio della missione precedente Gemini 4. Fine principale della missione fu la dimostrazione pratica dell’affidabilità di tutti i sistemi della capsula per una durata così lunga, nonché l’analisi della reazione fisica e psichica degli astronauti allo stato prolungato di assenza di gravità.

Per la prima volta venne inoltre testata la fornitura di energia mediante apposite celle contenenti materiali combustibili e non esclusivamente mediante semplici accumulatori. Inoltre fu programmato di effettuare manovre di avvicinamento - le cosiddette manovre rendezvous - con un satellite appositamente trasportato e messo in orbita direttamente da Gemini 5.

Non fu invece programmata dell’attività extraveicolare come nell’ambito della missione di Gemini 4. Tali EVA erano appena nuovamente previste per la missione di Gemini 8.

Lancio della Gemini 5

Gemini 5 fu inoltre il primo volo della NASA ad utilizzare un suo emblema. Fu il comandante Cooper ad avanzare la proposta con il carro coperto, che venne accettata dai responsabili. Il motto per la missione proposto dallo stesso, cioè Eight days or bust (più o meno: otto giorni o fallimento) invece venne respinto. Per il direttore della NASA James E. Webb infatti, non avrebbe significato un insuccesso o addirittura un fallimento se la missione per varie ragioni non fosse durata i previsti otto giorni. Infatti, ad essere fiscali, alla fine del volo mancavano un'ora e cinque minuti per raggiungere completamente questo traguardo.

Gli emblemi delle missioni del programma Mercury, al contrario di Gemini 3 e Gemini 4, furono elaborati con ampio ritardo sulla data dei rispettivi voli.

Missione[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio fu programmato per il 19 agosto 1965. Il conto alla rovescia dovette essere interrotto 10 minuti prima del lancio a causa di un problema ad un computer del centro di controllo. Inoltre la situazione meteorologica peggiorò di minuto in minuto e si prevedeva una burrasca. Pertanto il lancio venne annullato e spostato di due giorni.

Gemini 5 venne dunque lanciato il 21 agosto 1965. Già due ore dopo il lancio, Cooper e Conrad furono in grado di mettere in orbita il satellite verso il quale era prevista la manovra di avvicinamento. A causa della perdita di pressione nelle celle contenenti materiali combustibili, gli astronauti furono però costretti a spegnere diversi sistemi della capsula, tanto che non fu più possibile tentare la manovra predetta.

A causa dei problemi, per un attimo venne presa in considerazione addirittura l’interruzione della missione con un immediato rientro a Terra. La pressione si stabilizzò e contemporanei test a terra dimostrarono che si poteva continuare a lavorare anche con una pressione di quel livello. Gli astronauti poterono dunque nuovamente riaccendere uno a uno i sistemi precedentementi spenti e continuare nella loro missione originaria.

Ammaraggio della Gemini 5

Il terzo giorno della missione vennero effettuate le prime manovre di avvicinamento, fingendo di avvicinarsi ad un satellite. Si trattò di una novità assoluta dei voli nello spazio, cioè il preciso cambiamento e la modifica, nonché ed in particolar modo la deviazione dalla traiettoria originale. I tentativi furono un pieno successo, anche se dopo qualche giorno i retrorazzi usati per effettuare e pilotare dette manovre smisero di funzionare e si dovette dunque rinunciare ad ulteriori tentativi precedentemente programmati.

Verso il termine della missione, la NASA decise di anticipare il rientro a Terra di un’orbita, dato che per la zona di atterraggio erano previste delle situazioni meteorologiche ostiche. Inoltre, a causa di dati erroneamente inseriti nei computer, il punto di atterraggio precedentemente definito, venne mancato di 145 km. La NASA aveva comunque precedentemente tenuto conto di una tale possibilità, inviando più navi nella zona di atterraggio pronte ad effettuare il recupero degli astronauti. Cooper e Conrad vennero dunque presto recuperati da sommozzatori della USS DuPont e portati via elicottero alla nave principale prevista per detto incarico (con a bordo i vari medici e le attrezzature relative), cioè la USS Lake Champlain.

Importanza per il programma Gemini[modifica | modifica wikitesto]

Con la durata di otto giorni, l’equipaggio aveva raggiunto un nuovo record di permanenza nello spazio. Contemporaneamente gli Stati Uniti d'America erano riusciti a superare in questo settore la finora dimostrata supremazia dell’Unione Sovietica. Fu un importante vittoria di tappa nella corsa verso la Luna. Infatti con questa missione fu dimostrato che l’uomo era in grado di sopravvivere in assenza di gravità per un periodo prolungato, anche superiore a quello impegnato per un volo verso la Luna.

Dall’altra parte, la missione aveva dimostrato inequivocabilmente i punti deboli delle apposite celle contenenti materiali combustibili che necessitavano di ulteriore perfezionamento.

La successiva missione di Gemini 6 venne programmata per ottobre dello stesso anno. Per la prima volta si voleva tentare l’agganciamento del veicolo spaziale Gemini con un satellite vuoto, precedentemente ed appositamente lanciato nello spazio. I programmi non poterono comunque essere realizzati come previsto.

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