Gavroche

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Gavroche in una illustrazione di Émile Bayard.

Gavroche è un personaggio immaginario presente all'interno del romanzo I Miserabili di Victor Hugo. È un monello di strada, molto giovane ma furbo e smaliziato, perfettamente a suo agio nei bassifondi parigini che ha eletto a sua dimora.

Biografia del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Gavroche è nato nel 1820 ed è figlio dei Thénardier che non lo amano e che quindi se ne sono ben presto sbarazzati: è per questo che vive sulla strada (abitualmente dice «Rientro nella strada» quando esce da una casa). Gavroche ha fatto in tempo a conoscere le due sorelle più grandi, Éponine e Azelma, ma non i due fratelli minori che i genitori hanno dato in adozione dopo una sordida trattativa con altri malfattori. Dopo l'arresto della loro madre adottiva, quando i due bambini si ritrovano a loro volta sulla strada, Gavroche li incontra senza sapere che sono i suoi fratelli e li aiuta a sfamarsi, prima che Parigi li inghiotta definitivamente nel suo ventre. Né lui né il lettore sapranno il loro destino futuro.

Gavroche muore il 6 giugno 1832, poco dopo Éponine, accanto alla stessa barricata della rue de la Chanvrerie, durante la protesta popolare del 5 giugno 1832, tentando di recuperare delle cartucce inesplose per i suoi compagni insorti al di là della barricata, dove viene preso di mira quasi per un tragico gioco dai soldati. Muore cantando una canzone popolare dell'epoca che non ha tempo di concludere:

Se siam brutti a Nanterre,
La colpa è di Voltaire,
Se siam sciocchi a Palaiseau,
La colpa è di Rousseau.
Se non sono un banchiere,
La colpa è di Voltaire,
Se casa più non ho,
La colpa è di Rousseau.
Se balzano è il mio carattere,
La colpa è di Voltaire,
Se quattrini non ho,
La colpa è di Rousseau.
Se son finito in terra,
La colpa è di Voltaire,
Col naso nel canale finirò,
La colpa è di Rousseau [...]

Influenze ed ispirazioni[modifica | modifica wikitesto]

Per la sua ideazione, Hugo fu probabilmente ispirato al ragazzo che appare in testa ai rivoltosi nel celebre quadro La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix.

La statua a forma di elefante in cui, nella finzione del romanzo, Gavroche realizza il suo rifugio è esistita veramente nell'epoca in cui si svolge il racconto: essa fu voluta da Napoleone Bonaparte e realizzata dall'architetto Jean-Antoine Alavoine nel 1813. La statua, situata a Place de la Bastille, sarebbe dovuta essere una fontana ma la sua costruzione non venne mai ultimata; infine fu abbattuta nel 1846.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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